III domenica per annum B Gn 3,1-5.10 – 1Cor 7,29-31 – Mc 1,14-20


CONVERTITEVI
E CREDETE NEL VANGELO


Chiuso il capitolo della preparazione e presentazione (Giovanni Battista viene arrestato), è venuto per Gesù il tempo di incominciare la sua missione: gira per la Galilea, scende al lago dove troverà dimora a Cafarnao. E’ questa una zona di intenso passaggio, su una via internazionale, chiamata appunto “Galilea delle genti”, cioè dei pagani, a segnare subito una grande apertura da parte di Gesù nell’annunciare il suo vangelo.
Dice la mira di Marco nel suo racconto: pensa ad ognuno di noi, quasi a voler rinnovare a noi quel primo annuncio di Gesù e l’invito a seguirlo con la radicalità di quei primi discepoli.

1) LA PROPOSTA

    L’iniziativa è di Gesù. Alla ricerca dell’uomo, Dio gli si è fatto incontro da tempo con fatti e parole entro la storia del popolo di Israele; ma ora Lui in persona, Dio in carne ed ossa, Gesù di Nazaret, viene alla ricerca dell’uomo perché l’incontro ormai sia risolutivo e pieno. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). Siamo al vertice della Rivelazione: Gesù è il Cristo, il Messia preannunciato e atteso; con Lui Dio si dice e si dona all’uomo in un modo definitivo. “Non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,12).
    “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Suona come una tromba che chiama all’attenti: è ora di svegliarvi, è tempo di togliervi dal torpore e dalla rassegnazione! Dio ha preso l’iniziativa di capovolgere le sorti del mondo e dell’uomo, liberandolo dal male e dalla morte, stabilendo la sua signoria di giustizia nei confronti dei superbi e usando misericordia per gli umili (cf. il Magnificat). “Credete nel Vangelo ...”, a questa buona notizia che è al tempo stesso rivoluzione e pace; lasciate le vostre sicurezze e arroganze, e apritevi alla azione del Dio che salva!
    Il Regno di Dio ormai è qui, nella persona di Gesù: Lui è il vangelo, cioè l’iniziativa di Dio incarnata, con Lui iniziano le opere di Dio. Credere al vangelo è credere a Lui, seguire Lui. La fede non è sapere di Dio o di Cristo; è incontrare una persona viva - risorto -, Dio che ha camminato prima di me, come uomo, per le difficili strade della vita e ne ha risolto gli enigmi e i limiti, e ora mi dà una mano, si accompagna ai miei giorni, con la potenza e la discrezione dell’amore ...! Si tratta di incontrare Lui, realmente e personalmente presente nell’Eucaristia, nella sua Parola, attraverso il Suo Spirito che dentro al mio cuore sollecita e modella la mia libertà a divenire come Lui. Crescendo in un rapporto affettivo che si esprime nella intensità della preghiera. Vivendo nella Chiesa.

2) LA RISPOSTA

    All’invito di Gesù, subito rispondono questi primi discepoli, Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. L’iniziativa della chiamata si cala nella vita quotidiana: Dio ci prende lì dove viviamo. E ci fa balenare prospettive superiori: non più pescatori del lago, ma salvatori degli uomini e del mondo intero! La fede è dare dimensioni diverse e senso alla propria vita, sia per un nuovo destino cui ci sentiamo chiamati, sia per nuove motivazioni ed efficacia del nostro agire. Il sacramento del matrimonio, ad esempio, assume i gesti d’amore dei coniugi perché incarnino l’uno per l’altro l’amore salvifico di Cristo, e tutti e due l’amore di Dio nei confronti dei figli. E’ ben oltre le nostre prospettive umane, spesso autodidatte e .. deludenti! Il Signore fa sempre grandi cose con chi a Lui si affida!
    Certo si richiede un distacco e un rischio: “E subito lasciarono le reti, lo seguirono; lasciato il loro padre sulla barca con i garzoni e lo seguirono”. Per alcuni il distacco è del cuore, per altri è un distacco effettivo dal mestiere e dalla famiglia. E’ la radicalità la caratteristica della fede: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore...” (Lc 10,27); “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me..” (Mt 10,37). Un po’ perché “chi vuole salvare la propria vita, la perderà”, nel senso che da noi siamo capaci solo di guadagnarci la morte; ma soprattutto perché “chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,25); chi cioè s’aspetterà la vita come regalo da Dio perché a Lui si è affidato, la potrà veramente possedere per sempre!
    In qualche forma comunque dev’essere una adesione reale. Di fronte ad un mondo che ignora praticamente Dio e pensa di fare da sé, la sfida della fede è capovolgimento di prospettiva: dice che l’uomo non può fare a meno di Dio, né per il suo destino ultraterreno cui è chiamato - cioè predestinato, strutturato -, né per le stesse risorse umane che non sono sufficienti a riempirgli il cuore e la vita. Adesione reale significa anche non formale, o semplicemente rituale. Una fede che finisce a messa, non è risposta reale a Cristo, e quindi non è fede che salva. Ateismo, indifferenza, ma anche abitudine sono, alla pari, modi d’esistenza contrari alla sequela di Cristo! Per cui, fresco anche oggi, deve risuonare l’invito primordiale: “Convertitevi e credete nel Vangelo!”. Proprio adesso va preso sul serio!

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Forse domani è già tardi, perché “passa la figura di questo mondo”, ci avverte san Paolo. Ormai “il tempo s’è fatto breve ...” : ciò che è effimero non può entrare nell’eterno e ciò che non è divinizzato non potrà far parte del regno di Dio!
Forse siamo tra quelli che faticano a credere, abitanti di questa Ninive moderna che è la nostra società secolarizzata. Ma anche per noi è inviato un profeta, anche per noi soprattutto è garantita la misericordia di Dio. “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece” (I lett.).
Non è mai troppo tardi arrendersi al cuore di Dio!

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