| III Avvento anno B | Is 61,1-2.10-11 – 1Ts 5,16-24 – Gv 1,6-8.19-28 |
IN MEZZO A VOI STA UNO
CHE VOI NON CONOSCETE
Non è vero che l’uomo non cerchi. Siamo sì in una cultura sazia di consumismo; ma proprio questo ci annoia e fa desiderare altro. Le forme di esperienza religiosa - di sette, di mistica orientale, o New Age - dicono un bisogno interiore di più sicurezza, anche se non sempre, purtroppo, di altrettanto rigore razionale. C’è nostalgia del Mistero.
Capita oggi come era capitato al tempo di Giovanni Battista. Bastò che quella voce gridasse nel deserto che subito tutti accorressero a chiedere: “Tu, chi sei? Sei tu Elia? Sei tu il profeta? Che cosa dici di te stesso?”. E quell’uomo onesto, “mandato da Dio: il suo nome era Giovanni”, subito a dire: “Io non sono il Cristo”. “Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce. Non era lui la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce”.
Ogni anno la Chiesa rilancia questa testimonianza del Battista per indirizzare al punto giusto l’attesa che il clima natalizio suscita sempre anche nel cuore dell’uomo più distratto.
1) IL LIETO ANNUNZIO AI POVERI
La parola profetica, la Bibbia in genere, suscita un bisogno e va sempre a rispondere ad un anelito profondo dell’uomo. Dio stesso accende nel nostro cuore l’immagine viva di un ideale a cui la routine e la pesantezza della vita spesso ci costringono a guardare con scetticismo e rassegnazione. E’ la Parola di Dio ad aprire alla speranza. “Lo spirito del Signore Dio.. mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore”. E’ la segnalazione d’una iniziativa di Dio per risollevare l’uomo, per risanargli il cuore, per liberarlo dalle sue schiavitù interiori e aprirlo agli alti destini della comunione con Lui. Il profeta Isaia ne intuisce la grandezza e ne è commosso: “Io gioisco pienamente nel Signore, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli”. Annuncio di una liberazione e di una festa: “Il Signore Dio farà germogliare la giustizia”.
Ma questa parola profetica è già diventata realtà. Un giorno a Nazaret Gesù entrò nella sinagoga e, aperto il libro di Isaia, lesse questa medesima pagina di annuncio messianico. Chiuso il rotolo, disse solenne: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 4,21). Quell’iniziativa di salvezza si è concretizzata nell’opera di Gesù; il Mistero di Dio ha preso un volto preciso di uomo, Gesù di Nazaret. E’ lui che guarisce, è lui che perdona, è lui che risuscita i morti; ed è lui che ripropone all’uomo l’amicizia con Dio e la partecipazione alla vita divina, fino al destino di sedere con lui alla destra del Padre. Giovanni Battista lo segnalerà a dito: “Colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo”.
Anzi, sarà più preciso: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. E’ già qui, opera già, e voi non ve ne siete ancora accorti. Sarà lui, Giovanni, a indicarlo ai suoi discepoli, e questi divengono subito discepoli di Gesù. E’ proprio questa la parola che oggi la Chiesa vuol sottolineare per noi: è già tra noi il Cristo, è già tra noi la salvezza; e noi andiamo a cercarla altrove, e noi non siamo più capaci - in mezzo a tante luccicanti proposte natalizie - di riconoscere il Salvatore giusto, l’unico inviato di Dio. La salvezza è una storia - la vicenda personale di Gesù - di cui noi cristiani dobbiamo fare memoria in tutto il mondo. La salvezza è anche un incontro attuale - nei sacramenti e nei riti della Chiesa in questo prossimo Natale - che noi cristiani siamo chiamati a celebrare per incanalarne fino all’uomo di oggi l’efficacia e il frutto.
2) RENDERE TESTIMONIANZA ALLA LUCE
Ritorniamo alla funzione di Giovanni, quella di essere “testimone per dare testimonianza alla luce”, quella di segnalare il Cristo presente, quella di far incontrare ogni uomo con Lui. E’ esattamente la nostra missione di cristiani. Non c’è altro motivo se tu sei cristiano invece del tuo amico, o del tuo fratello. Non è un privilegio, ma una responsabilità e un impegno. “Di me sarete testimoni fino ai confini della terra” (At 1,8). “Voi siete la luce del mondo, voi siete la città che sta sopra un monte..: non può restare nascosta” (Mt 5,14), punto di riferimento per chi cammina alla ricerca di una sicurezza. Il giorno della Cresima anche ognuno di noi ha potuto dire: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati ...”. E’ il contenuto e lo stile di una nostra medesima missione.
Testimoni però di qualcosa di preciso, di nuovo, che sia veramente la risposta di Dio al bisogno profondo dell’uomo. Giovanni continuamente ripete: Non sono io! Non è qualcosa di nostro che dobbiamo portare alla gente, non le nostre intuizioni od esperienze religiose soggettive. Dobbiamo essere testimoni di una “memoria” che abbiamo ricevuto, alla quale noi per primi abbiamo agganciato la nostra identità e il nostro destino, e che, ritenendola unica formula di riuscita, non possiamo tenerla per noi. “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato..” (At 4,20), dicevano gli apostoli entusiasti dell’incontro con Cristo risorto. Oggi si respira aria di anonimato generico, di mimetizzazione, di omologazione con la cultura secolarizzata, ossia un tipo di cristianesimo annacquato, fatto di puri valori etici naturali, senza il robusto vino dello specifico cristiano.
Con i contenuti manca forse anche la gioia, l’entusiasmo della fede: solo questa contagia, assieme alla carità. C’è bisogno di un po’ di fierezza della propria fede, per porsi con senso critico di fronte alle più scadenti proposte di umanesimo che ci offre il mondo, di cui è verifica ogni telegiornale. Oggi ci è proposto come salmo responsoriale il “Magnificat” di Maria, certamente il canto più provocatorio e rivoluzionario di tutto il vangelo, e detto con profonda gioia: “L’anima mia magnifica il Signore perché ha guardato alla sua serva poverella, e ne ha fatto una gran cosa. Così fa da sempre Dio con quelli che gli vogliono bene: ricolma di beni gli affamati e fa fallire i ricchi. Basta leggere la Bibbia e vedere quel che ha fatto ad Israele”.
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“Non spegnete lo Spirito - ci esorta san Paolo nella seconda lettura - non disprezzate le profezie!”. Verrebbe da tradurre: leggete la Bibbia per trovare per noi e per gli altri la strada verso il Messia giusto.
Ma, cantiamo qualche volta, “noi siamo l’ultima Bibbia che la gente ancora può leggere”, cioè la nostra testimonianza di verità e di carità. Non spegniamo questa nostra funzione di esser luce, sale e lievito. Siamo già in pochi, noi cristiani; se poi ci nascondiamo, chi “annuncerà ai poveri la buona novella”..!?
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