IV domenica per annum B Dt 18,15-20 - 1Cor 7,32-35 - Mc 1,21-28


INSEGNAVA
COME UNO CHE HA AUTORITA'


Tutto il vangelo di Marco è costruito attorno a questa domanda: Chi è questo Gesù di Nazaret?
Domanda che interessa sempre anche a noi, perché Cristo è il cuore della nostra fede, e quindi della stessa nostra visione della vita che mutuiamo proprio da Lui.
Il primo presentarsi di Gesù tra la gente suscita subito ammirazione e stupore, perché appare “profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (Lc 24, 19), come ricorderanno i discepoli di Emmaus. Con Lui veramente il Regno di Dio è qui, la signoria di Dio incomincia a sconfiggere il potere del male, e satana lo riconosce e reagisce.

1) IO SO CHI TU SEI, IL SANTO DI DIO

    La prima impressione che Gesù lascia di sé è quella di uno che dice e fa, che parla a nome di Dio e dimostra di averne il potere: “Erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. Il gesto che compie di scacciare satana dice l’autorità e la potenza divina che è in Lui, e dà autorevolezza al suo insegnare come derivante da Dio. C’è qualcosa di nuovo qui, c’è il dito di Dio in questo profeta Gesù; è diverso dagli scribi.
    Ed effettivamente era atteso così il Messia: un profeta come Elia. Già dai tempi di Mosè il Signore aveva promesso: “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” (I lett.). Gesù ne avrà piena coscienza e continuamente ripeterà di parlare a nome di Dio, di dire nient’altro che quello che il Padre gli suggerisce, di esserne il portavoce autentico e autorizzato. San Giovanni non saprà trovare di meglio che chiamarlo “il Verbo”, la Parola incarnata che rende udibile la voce e visibile il mistero del Dio nascosto.
    Anche Satana lo riconosce: “Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. Santo è tutto ciò che appartiene alla sfera del divino. Satana sa bene di essere davanti alla potenza stessa di Dio che parla e agisce in Gesù; e non vi può resistere. “Taci! Esci da lui!. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui”. Solo il comando potente di Dio è così efficace da vincere il demonio. Gesù quindi è Dio stesso che opera la salvezza attraverso la potenza della sua parola.

2) SEI VENUTO A ROVINARCI

    Veramente qualcosa di rivoluzionario sta avvenendo con l’opera di Gesù. Lo spirito del male grida: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?”. Il segno che il Regno di Dio è incominciato è proprio la sconfitta del principe di questo mondo che è satana. “Se io scaccio i demoni - dirà Gesù - per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il Regno di Dio” (Mt 12,28). Un’altra volta proclamerà: “Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito” (Mc 3,26). L’episodio di oggi, posto all’inizio del suo ministero, ha valore paradigmatico: tutta l’attività di Gesù ha come fine quello di liberare l’uomo dallo spirito del male che lo tiene schiavo. “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38).
    E’ necessario prendere coscienza della nostra condizione di schiavitù. Una delle falsificazioni più potenti di satana è quella di far credere all’uomo di essere più libero quando commette il peccato, mentre invece - dice Gesù - “chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34). Gesù ha smascherato questo potere di satana che spinge l’uomo a sospettare di Dio, a distaccarsi da Lui, fino a essere in balia del suo potere di menzogna e violenza. Persa la sicurezza che gli deriva da Dio, l’uomo cerca altre sicurezze nell’avere, nel potere, nell’apparire. Da qui la crescente insoddisfazione, la disistima di sé, le brame incolmabili, gli egoismi, le guerre...! Tutto questo male poi si solidifica e organizza attorno all’uomo strutture moltiplicatrici di iniquità, di cui l’uomo diviene ingranaggio. Alla fine vi resta imprigionato come un baco nel bozzolo che lui stesso ha fatto.
    Questa situazione dell’uomo però non è fatale. Cristo è venuto a liberarlo da questo vincolo, interiore prima e poi anche sociale. La sua opera è la liberazione del cuore, dal peccato, dall’egoismo, dall’alienazione da Dio per riportare l’uomo alla fiducia in Lui, alla forza e al coraggio di affrontare e superare il male. Dal battesimo in poi la forza del suo Spirito che ci è dato sostiene e rende efficace quella scelta di valori che l’annuncio evangelico propone e corregge nell’animo dell’uomo smarrito. Appunto guarito da una parola “nuova e autorevole”, cioè carica della forza divina che ottiene quello che promette! Parola e grazia sono gli strumenti del nostro risanamento e della nostra salvezza.

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Paolo oggi pone un problema, problema concreto della nostra vita quotidiana: chi è sposato ama la sposa, ha famiglia e si deve occupare di tutto questo: “si preoccupa delle cose del mondo” (II lett.). Come e quando pensa a Dio? “E si trova diviso”.
La sua strada nell’amare Dio è amare la sposa! Non senza l’impegno a vivere tutto il resto nell’obbedienza al vangelo, cioè la coerenza e la gratuità. Alimentata dalla Parola, come misura, “perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni”.

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