XIX domenica per annum C Sap 18,3.6-9 – Eb 11,1-2.8-19 – Lc 12,32-48


SIATE PRONTI!


Nel mistero della Trasfigurazione che abbiamo appena celebrato Gesù parlava con Mosè ed Elia del suo esodo che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme, cioè della sua morte e risurrezione. Oggi si parla del nostro esodo, del nostro passaggio dalla terra al cielo alla venuta del Signore (cioè alla nostra morte), per il quale ci è detto di essere pronti e pieni di speranza. Siamo chiamati ad avere “le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”, pronti per il passaggio.
Potrà sembrare provocatorio, in mezzo alla grande fiera della vanità che si celebra sulle spiagge di ferragosto, sentir parlare della morte e di “vendere ciò che possedete e e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma”. Ci può venire il sospetto di essere noi un po’ tagliati fuori dalla vita! Ma Gesù ci conferma: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di dare voi il suo Regno”. Noi cristiani crediamo - come Abramo - di vivere in questo mondo “come stranieri e pellegrini, perché si è alla ricerca di una patria migliore, cioè quella celeste, la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso” (II lett.). La vita presente è come una lunga notte, nella quale l’uomo veglia in attesa del nuovo giorno definitivo ed eterno che sarà il Paradiso.

1) VIGILANZA ATTIVA E RESPONSABILE

Su questo sfondo si mettono in luce gli atteggiamenti spirituali da tenere in questa attesa del nostro incontro con Dio, con tre immagini. La prima è quella del padrone che torna dalla festa di nozze a notte fonda e trova ancora i suoi servi svegli e pronti a servirlo alla tavola che gli hanno tenuto preparata. La seconda è quella del prudente uomo di casa che sta lì presente e vigilante, perché il ladro non manda il preavviso quando viene a scassinare. La terza è quella del responsabile di una amministrazione di cui deve rendere conto: guai se si dimenticasse che ha da riferire tutto al padrone e si sentisse lui il padrone, trattando male il personale e sperperando sostanze che non sono sue!
Tre immagini per sottolineare l’atteggiamento di vigilanza viva, attiva e responsabile. Per dire soprattutto che non siamo noi i padroni della nostra vita così da gestirla con disordine e sperpero, o tanto peggio con violenze e ingiustizie verso gli altri. Per indicare ancora l’elemento sorpresa del rendiconto da fare, “perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non immaginate”. Dice san Paolo ad ogni cristiano: “Voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri” (1Tes 5,4-6).
Attesa di Dio non è disimpegno nel mondo: il Regno di Dio è l’entrare dell’eterno nel tempo per aprire questo all’eterno. La nostra missione è quella di trasformare il mondo in Regno di Dio e anticiparlo, realizzando il progetto che Dio ha sul mondo perché questo è l’unico modo di portarlo a riuscita, per realizzare l’unica umanità degna di questo nome. E’ quindi la responsabilità del qui che determina la nostra sorte dell’aldilà. Ciascuno per quel servizio a cui Dio lo chiama, nel distacco dalle cose, nell’amministrazione saggia e fedele di ciò che Dio gli ha dato da gestire per il bene dei fratelli.

2) RICOMPENSA GENEROSA

Per chi sarà trovato sveglio e pronto ci sarà la stupenda ricompensa del “Padre che dà il suo Regno”. Anche qui sono usate immagini vive. “Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi”. San Paolo dice: “Se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi con Cristo” (Rm 8,17). Altro che il “mangiare, bere, ubriacarsi... della notte”, altro che tutti i beni della terra che “dove il ladro arriva e il tarlo consuma”; ci aspetta “il tesoro sicuro nei cieli”, per partecipare alla stessa ricchezza di Dio che è il padrone del mondo!
Ma più che dei beni, saremo partecipi della stessa vita e intimità con Dio. E qui sta l’immagine più bella usata da Gesù nel vangelo quando ci parla del paradiso: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Fantastico, vero? .., saremo a cena da Dio e Lui nostro inserviente! Tanto si commuoverà di averci trovati pronti a servirlo come suoi servi, che si farà lui servo per servire noi alla sua tavola in casa Trinità, partecipi pienamente della sua vita divina. Altrove Gesù parlerà del banchetto di nozze del Figlio del Re (Mt 22,1-14), ripetendo: “Vado a preparavi un posto.. perché dove sono io siate anche voi ” (Gv 14,2-4).
Del resto Gesù l’aveva già prefigurato con un segno, quando all’ultima cena lavò lui i piedi ai discepoli, e proprio lì diede appuntamento a “casa sua”: “Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio” (Mt 26,29). Questa evocazione eucaristica ci fa pensare che è proprio a partire da oggi, nella messa, che noi incominciamo ad essere commensali di Dio, conosciuti e consueti, come anticipo e pegno di quel banchetto definitivo dell’eternità. Vale ancora oggi quel caldo invito di Gesù: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). Guai a snobbare questi inviti a tavola di oggi - che è l’Eucaristia: rischiamo di essere esclusi dal banchetto eterno!

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Tra pochi giorni è festa dell’Assunta, festa della glorificazione del corpo, strappato alla corruzione del cimitero per la pienezza di vita in cielo: Maria come primizia e promessa di un destino di vita che va oltre ogni nostra aspettativa. Chiediamo a Lei - vivendo bene questi giorni e questa festa - di darci il coraggio dell’anticonformismo cristiano che sa credere all’autentico umanesimo, all’unico materialismo che razionalmente si può sostenere, quello che ci regala Dio, autore e creatore della vita e del corpo. A Lui sia onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

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