XXIII domenica per annum C Sap 9,13-18 – Fm 9b-10.12-17 – Lc 14,25-33


CHI NON RINUNCIA A TUTTO
NON PUO’ ESSERE MIO DISCEPOLO



Oggi il vangelo inizia con un’impennata polemica fortissima: “Una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse...”. Siccome molta gente si crede cristiana senza saperne le esigenze specifiche o prenderne sul serio tutta la radicalità di scelte ...; siccome troppi si accontentano del minimo, identificano fede e buon senso comune, praticano la Chiesa ma fino a che non scocci troppo...; siccome molti dicono che ogni religione è uguale, basta seguire la propria coscienza...; siccome tutti siamo tentati di addolcire il vangelo e di adattarlo ai propri gusti ..., Gesù si ferma e dice: Oh... ma sai bene cosa vuol dire essere mio discepolo? Hai coscienza di quale rischio e impegno comporti? Hai ben presente dove si arriva se prendi sul serio il venire dietro a me?

1) CHI NON ODIA...

“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Non si tratta di trascurare nessuno, ma di RELATIVIZZARE in un modo radicale ogni altra cosa rispetto alla Persona di Gesù preso come valore assoluto. Tutto - cose, amori, persino la vita - qualora vengano in contrasto con l’amore di Cristo, devono essere sacrificati. Solo un pazzo potrebbe esigere un tale distacco da tutto per attaccarsi a lui! San Paolo lo dice bene: “La parola della croce è stoltezza per quelli che si perdono” (1Cor 1,18). Ma è proprio perché la prima stoltezza l’ha compiuta lui, Gesù - “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13) - ora Egli esige una risposta totalitaria e radicale da noi. Il precetto positivo è: “Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,29). In Dio poi si potranno amare gli altri con legami diversi, superiori a quelli della carne, facendo un nuovo tipo di famiglia e comunione: “Mia madre e i miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21). La seconda lettura di oggi ci presenta un caso tipico di rapporti diversi tra padrone e schiavo una volta che sia subentrata la fede e l’amore di Cristo (Lettera a Filemone).
Un segno di questa radicalità è il distacco dalle cose: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. La ricchezza è idolatria, valore che prende il cuore in sostituzione di Dio. Per questo Gesù un giorno chiese a un buon giovane ebreo il salto di qualità da compiere per divenire suo autentico discepolo: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; vieni! Seguimi!” (Lc 18,22). Sicuramente la povertà, l’uso giusto e generoso dei beni, il rigore nel gestire la propria esistenza, sono il termometro che misura la qualità di una vita cristiana! “Quanto è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. E’ più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!” (Lc 18,24-25).
C’è di più: “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. Simone di Cirene,“caricato della croce da portare dietro a Gesù” (Lc 23,26), è l’immagine del vero discepolo. Questo significa che dobbiamo come Gesù essere pronti a tutto - fino a metterci la pelle - per realizzare il disegno di Dio; significa che la croce è un passaggio obbligato per la riuscita nella vita, come è avvenuto per Gesù; che le croci e le prove quotidiane sono il modo e la materia della nostra sincera sequela di Cristo. “A tutti poi diceva: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” (Lc 9,23-24).

2) FARE I PROPRI CALCOLI

Di fronte a un’impresa così difficile ed esigente - così poco popolare -, è necessario pensarci bene e fare i propri calcoli prima di intraprenderne il cammino.“Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolarne la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?”. Non si può andare a spanne con Dio; fare il cristiano significa costruire di sé e del mondo una umanità nuova. Questo richiede programmazione, richiede disponibilità di risorse, strategie e perseveranza. E’ peggio smettere che non aver incominciato! Quale grave responsabilità hanno coloro che fanno apostasia della propria fede o vivono praticamente da atei avendo dimenticato il dono di Dio, lasciata a metà la costruzione della propria divinizzazione...! E ce ne sono sempre molti, plagiati e omologati all’indifferentismo del mondo..., quasi un bere un bicchier d’acqua!
Ecco: fermarsi a fare un bilancio! E’ passata l’estate, si apre un anno nuovo di vita pastorale: che somme tiriamo di quel che è stato? Che preventivo facciamo per il domani? Con buona voglia? Con impegni ecclesiali precisi? Con il puntiglio di mettercela tutta..: “Chi non rinuncia a tutto...!”. Computerizziamo tutto per la vita del corpo che certamente deve morire - direbbe ancora sant’Agostino -, e non programmiamo niente per la vita dell’anima che certamente non deve morire..! Una vita cristiana senza un progetto, o anche un cammino religioso senza una guida spirituale.. non sono che velleità e propositi inefficaci.
Certo Gesù non fa complimenti, non corre dietro a nessuno! Un giorno che - per questi duri discorsi - si vide abbandonato dalla folla, ebbe a dire ai suoi apostoli: “Beh..., volete andarvene anche voi?” (Gv 6,67). Proprio quando Gesù parlava di rinuncia alle ricchezze, gli apostoli rimasero spaventati: “E chi può essere salvato?”. E Gesù: “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,26-27). Per questo oggi la Prima Lettura ci fa pregare: “Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?”.

******

Stiamo certi che alla fine Dio non delude. Ancora Pietro, che aveva poi preso sul serio il Signore, ebbe a dire: “Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito E Gesù gli rispose: In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà” (Lc 18,28-30). Veramente l’essere discepoli del Signore dà poi una padronanza nel guardare alla vita che fa invidia a molti! Provare per credere!

horizontal rule

Pagina precedente