| XXII domenica per annum C | Sir 3,19-21.30-31 – Eb 12,18-19.22-24a – Lc 14,1.7-14 |
CHI SI UMILIA
SARA’ ESALTATO
Gesù, con altri, è invitato a pranzo in giorno di festa da un fariseo. Prende lo spunto per parlare in parabole, per parlare del Regno, di quel banchetto che Dio, dalla pasqua dell’Esodo alla Pasqua dell’Ultima Cena, ancor oggi imbandisce per il suo popolo. Gesù ne parla così bene che alla fine “uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: Beato chi prenderà cibo nel Regno di Dio!” (Lc 14,15).
Qual è la caratteristica di questo Regno di Dio e lo stile che è richiesto per chi vi partecipa? Gesù lo chiarisce con queste due parabole: è la gratuità. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).
1) GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO
L’arrembaggio per i primi posti è l’emblema della nostra società. Ognuno di noi si sente protagonista, la valorizzazione del nostro io s’è fatta esasperata, siamo diventati una massa di esibizionisti. Basta un niente per farci ritenere predestinati: una specializzazione professionale, un cadreghino dietro uno sportello..., e subito ci sentiamo importanti, padroni di noi stessi e degli altri! Tutto è dovuto, tutto è preteso, tutto deve essere ottenuto ad ogni costo. Non ci si ferma davanti a nessuno. Nei confronti degli uomini, ma anche ormai nei confronti di Dio. L’umiltà non è proprio più di casa da noi.
Ma per essere ammessi al Regno di Dio, la condizione fondamentale è quella di riceverlo, di accoglierlo, di farsi piccoli: è “il padrone di casa” che invita e fa sedere ai primi posti. Paradossalmente colui che si stima l’ultimo è più preparato a ricevere per grazia il dono che sente di non meritare. Il pubblicano umile e senza pretese parte dal tempio giustificato, mentre il fariseo che esibisce i suoi meriti viene condannato (Lc 18,9-14). Ciò che si oppone alla salvezza non è il peccato - una volta che se ne prenda coscienza e ci sveli la nostra fragilità -, ma la pretesa della nostra autogiustificazione: “I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno dei cieli” (Mt 21,31). E’ necessario sentirsi deboli, piccoli, ultimi davanti a Dio, per confidare pienamente in Lui, rinunciando totalmente a confidare nelle nostre forze: “In verità io vi dico: Chi non accoglie il Regno di Dio come l’accoglie un bambino, non entrerà in esso” (Lc 18,17).
E’ Dio che gratuitamente invita e liberamente dispone i posti; è Lui che “disperde i superbi e innalza gli umili” (Lc 1,52); è Lui che “ha tenuto nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le ha rivelate ai piccoli” (Lc 10,21); è Lui che “resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia” (Gc 4,6); è Lui “che ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti..” (1Cor 1,27). Nella grande cena del Regno di Dio è promesso innalzamento solo a chi accoglie l’invito come dono e con umiltà: “Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.
2) GRATUITAMENTE DATE
Gratuitamente invitati, dobbiamo a nostra volta gratuitamente invitare. Al scegliere l’ultimo posto, deve corrispondere lo scegliere gli ultimi. All’umiltà di fronte a Dio, deve corrispondere, come stile, l’umiltà nei confronti dei fratelli. Ecco il senso della seconda parabola: “Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti”.
Questo infatti è lo stile di Dio e di Cristo. Lui per primo ha preso l’ultimo posto: “Pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo; umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte” (Fil 2,6-8). “Chi tra voi è più grande - insegnava Gesù ai suoi discepoli - diventi come il più giovane e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 26-27). “Si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Poi disse: Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri. Io vi ho dato un esempio, infatti, perché voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,4-15).
Il nostro radunarci a messa, alla cena del Signore, è il segno e la forza per tradurre nella vita quotidiana questo stile d’umiltà e di servizio nei confronti dei fratelli. San Giacomo lo richiama fortemente: “Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo sia immune da favoritismi personali la vostra fede nel Signore Gesù. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: Tu siediti qui, comodamente, e al povero dite: Tu mettiti là in piedi, oppure: Siediti qui ai piedi del mio sgabello, non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi con la fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero!” (Gc 2,1-5). E’ importante qui usare il metro giusto: se guardiamo verso gli altri, è sempre troppo il bene che facciamo loro; se guardiamo invece verso Dio, è sempre troppo poco quello che siamo chiamati a fare: “Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori, per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6,32-35).
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Certo l’umiltà e la gratuità non pagano subito. Per chi fa le cose d’istinto..., umiltà e gratuità non è roba per lui. A chi cerca tornaconto, ritorno gratificante e successo, umiltà e gratuità non possono interessare. Bisogna alzare il tiro dei riferimenti e delle motivazioni. “Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”. Alla fine la scelta di cambiare vita e i criteri che la gestiscono, stanno nel credere a quei valori oggettivi radicati su Dio e sulla realtà del mondo nuovo iniziato già nel tempo e che sfocerà nell’eternità. E’ la scelta di credere al Regno di Dio come realtà definitiva, e quindi già da oggi verità e autenticità per l’uomo. Bisogna credere al progetto d’umanità incarnato in Gesù Cristo, il quale disse: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,29).
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