| XXVI domenica per annum C | Am 6,1a.4-7 – 1Tim 6,11-16 – Lc 16,19-31 |
HANNO MOSE’ E I PROFETI,
ASCOLTINO LORO
Oggi la Parola del Signore pone il dito su una piaga bruciante: lo scandalo dei ricchi sempre più ricchi e dei poveri sempre più poveri, l’indifferenza per lo meno (e lo sfruttamento) degli uni nei confronti degli altri; l’assoluta presunzione di impunibilità, lo scherno d’ogni norma morale e l’ateismo di quanti si sentono sazi e sicuri delle proprie ricchezze e del proprio potere.
La storia del povero Lazzaro e del ricco “che indossava vesti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti”, costituisce la risposta di Gesù e il suo giudizio su questo problema dell’ingiustizia sociale di fronte al quale tutti siamo molto sensibili.
1) CESSERA’ L’ORGIA DEI BUONTEMPONI
La prima risposta è che tutto finisce, anzi che tutto si capovolge, che ci sarà giustizia, che equità sarà fatta, che “cesserà l’orgia dei dissoluti” (I lett.). “Beati voi, poveri - grida Gesù nelle Beatitudini - perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete”. E prosegue: “Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete” (Lc 6,20-21.24-25). Con Gesù il Regno di Dio ha fatto irruzione nella storia degli uomini per cambiare le cose: Beati voi poveri! Dio s’è stancato di vedervi poveri e soffrire; ormai è finita, il giudizio è fatto, la vostra sorte cambia, la signoria di Dio incomincia a impiantarsi scalzando quella dei prepotenti. “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1,51-53).
Gesù ha posto i segni di questa novità, Dio ha riabilitato il suo Cristo schiacciato dalla malvagità dei potenti: è quindi annunciato, garantito un futuro diverso. “Ma quando? - dice qualcuno - Io voglio giustizia qui e subito, io voglio giustizia per me!”. Certo per te! L’uomo sopravvive alla sua morte fisica. L’esistenza dell’uomo va considerata nella sua totalità, non solo nella sua frazione terrena e temporale. La giustizia che non si è ottenuta in questa vita la si avrà nell’altra, che è poi quella definitiva. Il Paradiso non è stato inventato - come dicono ancora alcuni - per riparare l’ingiustizia del mondo; il paradiso esiste davvero e, proprio per questo, è in grado di ristabilire quella giustizia che, nonostante lodevoli sforzi, noi uomini non riusciamo a stabilire tra noi.
Sarà una questione da risolvere personalmente davanti al Giudice Gesù, perché lui stesso si è identificato nel povero. L’indifferenza o l’ingiustizia verso il povero è indifferenza e ingiustizia verso Dio. “Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero straniero (o terzomondiale o meridionale) e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito ....” - “Quando mai, Signore?” - “Allora egli risponderà: In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno questi al supplizio eterno” (Mt 25,42-46).
2) NEANCHE SE UNO RISUSCITASSE
Al ricco che cosa gliene importa di Dio, del paradiso e del giudizio finale? Non ci crede. “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti” (Lc 12,19). Ecco l’illusione, ecco l’accecamento: la ricchezza rende troppo sicuro l’uomo di sé e non vede più la verità del suo destino, diviene sordo ad ogni possibile richiamo di Dio. La seconda parte della parabola denuncia proprio l’insensibilità religiosa come il pericolo maggiore della ricchezza. “Ti prego di mandare .. ad ammonire severamente i miei cinque fratelli. - Hanno Mosè e i Profeti, ascoltino quelli! - No, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”. Non c’è miracolo che scuota chi si è chiuso sopra il suo piccolo mondo di sazietà!
Richiamiamo gli avvertimenti forti di Gesù sui pericoli della ricchezza:“Quanto è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. E’ più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio! Quelli che ascoltavano dissero: E chi può essere salvato? Rispose: Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,24-27). Sentiamoci tutti coinvolti in questa idolatria che ci rende insensibili alla vita spirituale e che solo la grazia di Dio può vincere.
Noi facciamo anche un’altra applicazione - che è quella rimproverata da Luca ai Giudei che, non avendo creduto alle Scritture, non hanno saputo poi neanche credere al morto risuscitato che è Cristo! C’è oggi nella Chiesa, tra cristiani, una smania di miracolismo, di apparizioni della Madonna, di segni straordinari tra esaltazione e fanatismo. “Una generazione malvagia e adultera - disse un giorno Gesù - chiede un segno! Ma non le sarà dato alcun segno se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,39-40). Per la nostra fede e per la salvezza ci basta Cristo risorto e il suo vangelo: non abbiamo bisogno di altri segni, rivelazioni private o gesti e gruppi esaltati. Anzi, se non si è capaci di conoscere, capire, credere e vivere il vangelo, è illusione quella di poter andare a Dio per altra strada che non sia l’unica Chiesa di Cristo che è quella apostolica, cioè quella del proprio vescovo e della propria parrocchia!
******
Ad un certo punto qui Luca scrive: “I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui” (Lc 16,14). Ma, naturalmente: ride bene chi ride ultimo! La storia del ricco epulone ci richiama l’altra, pure di Luca: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non si arricchisce presso Dio” (Lc 12,20-21).
Chi è ricco? Chi è povero? Chi arricchisce davanti a Dio aprendosi agli altri nell’uso dei beni. E’ una norma che ci riguarda tutti per quel poco o tanto di ricchezza che il Signore ci ha concesso da amministrare.
![]()