XXV domenica per annum C Am 8,4-7 – 1Tim 2,1-8 – Lc 16,1-13


I FIGLI DI QUESTO MONDO
SONO PIU’ SCALTRI DEI FIGLI DELLA LUCE



Oggi il vangelo prende spunto da un fatto di cronaca giornalistica: si tratta di un ragioniere truffatore bell’e buono che, scoperto e licenziato in tronco, sa escogitare un’ultima truffa per assicurarsi il proprio futuro.
E’ pacifica per tutti la condanna morale di un tale atto - anche per Gesù, che lo chiama “disonesto” -; ma altra è l’attenzione e l’insegnamento cui mira il Signore che ha sempre a cuore di precisare i nostri rapporti con Dio e con il suo Regno iniziato tra noi.

1) SCALTRI PER IL REGNO

L’accento è posto sulla prontezza di spirito e di decisione di questo “amministratore disonesto che aveva agito con scaltrezza”. Commenta Gesù: “I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari, sono più scaltri dei figli della luce”. L’insegnamento è chiaro. Gesù sembra dire: guarda come sono svelti, interessati, capaci questi uomini nei loro affari materiali ... magari disonesti, e invece come sono tardi, apatici, poco efficienti nei loro affari che riguardano l’anima, la vita divina, la fede! Ci vorrebbe la medesima prontezza, passione, colpo d’occhio per ciò che più propriamente conta, per gli affari che durano: “Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove il ladro non arriva e tarlo non consuma” (Lc 12,33).
Gesù aveva iniziato la sua missione con un grido d’urgenza: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15). Non avevano risposto in molti; anzi l’invito al banchetto del regno era stato snobbato da chi “era andato o a comprare un campo o a provare cinque paia di buoi o a sposarsi” (cf. Lc 14,15-24). Scuse e interessi di sempre che si pongono in alternativa al vangelo: Ora non ho tempo..., ho da lavorare, .. verrò in chiesa quando me la sento! Ma ci avverte san Paolo -: “Il tempo si è fatto breve ..., passa infatti la figura di questo mondo” (1Cor 7,29-31). “Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici! Ma egli vi risponderà: Non so di dove siete!” (Lc 13,25). “Cercate, anzitutto, il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33).
Occhio allora, per assicurarci il proprio domani; ma - io aggiungerei anche - scaltrezza, passione, creatività per il nostro servizio al regno di Dio. Gesù sembra dirci: ci metti tutta la tua professionalità, e con rigore, quando sei in ufficio e tratti le cose della tua azienda, perché non usi altrettanta professionalità e serietà nel fare le tue cose di Chiesa, la tua missione di testimone del vangelo e della carità, la tua azione pastorale in parrocchia? E anche: quante risorse siamo capaci di mobilitare per cose futili - per me è assurdità tutto il business dello sport -, e quanto poco ci mobilitiamo in tempo, energie e mezzi per le cose buone e per il vangelo! “Veramente i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce“.

2) FATEVI AMICI PER IL DOMANI

Poi Gesù, per i suoi discepoli, tira alcune conclusioni da questo episodio; sono raccomandazioni circa l’uso delle ricchezze. La prima: la ricchezza ad un certo punto - come all’amministratore disonesto - così anche per noi verrà meno, per la morte; come assicurarci anche noi accoglienza per il nostro futuro in cielo? “Fatevi degli amici che vi accolgano nelle dimore eterne”. La carità e l’elemosina, l’uso sociale della proprietà privata, il sostegno alle opere di solidarietà sono il modo sicuro di procurarci amici in cielo. Classica è la parabola del ricco epulone che, avendo trascurato in terra il povero Lazzaro, non lo trovò più disponibile in cielo neanche “per intingere nell’acqua la punta del dito e bagnargli la lingua nei tormenti di questa fiamma” (Lc 16,19-31). Significativa è l’ultima benedizione che la Chiesa dà alle nozze di due cristiani: “Siate nel mondo testimoni della carità di Cristo, sappiate riconoscere Dio nei poveri e nei sofferenti perché vi accolgano un giorno nella casa del Padre”.
La seconda: l’uso giusto dei beni di questo mondo, che non sono quelli veri e definitivi, ci procura il godimento dei beni più veri, quelli che saziano pienamente il nostro cuore, quelli eterni. “Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta (cioè effimera), chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui (perché noi delle ricchezze non siamo padroni, ma solo amministratori), chi vi darà la vostra?”. Il criterio evangelico nell’uso dei beni non è l’accumulo, ma la condivisione. Proviamo a pensare di quante cose superflue, di quanti bisogni voluttuari inutili ci siamo resi schiavi..., mentre attorno a noi c’è ancora gente che manca dell’assoluto necessario! E’ questione di giustizia. Scrive san Basilio: “Non sei forse un ladro, tu che delle ricchezze di cui hai ricevuto la gestione fai come fossero cosa tua?”.
La terza osservazione: “Nessuno servitore può servire a due padroni; non potete servire a Dio e la ricchezza”. La ricchezza è tentazione di idolatria, perché può diventare tutta la nostra sicurezza e distoglierci da Dio. Diceva Gesù:“Il seme caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita, e non giungono a maturazione” (Lc 8,14).“Perché, dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,34).

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Anche oggi il vangelo ci ha spiazzati. Parlando di un fatto di disonestà nel trattare il denaro (uno dei tanti scandali che capitano anche oggi!), ci saremmo aspettati da Gesù una buona esortazione sull’essere onesti, ... naturalmente dando consolazione al nostro cuore di persone perbene ...! Noi siamo abituati a stimare le ricchezze come la cosa più importante; Gesù invece le guarda con sospetto e come strumento che deve servire al fine più grande che è il nostro destino di vita divina. Il criterio per l’uso è: non privilegio, ma servizio!
Ricchezza non è solo soldi, ma anche salute, intelligenza, cultura, potere...; chi possiede questi beni non li deve godere in solitudine, ma li deve considerare doni di Dio dati per il bene di tutti: il sano per soccorrere l’ammalato, l’istruito per aiutare chi non lo è, la persona autorevole per dare una mano all’indifeso! Trasformare il dono in servizio, ecco a cosa ci esorta anche san Paolo in questa pagina a Timoteo: “A quelli ceh sono ricchi in questo mondo ordina di non essere orgogliosi, di non porre la speranza nell‘instabilità delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché possiamo goderne. Facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera“ (1Tim 6,17-19).

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