Assunzione della Beata Vergine Maria Ap 11,19a;12,1-6a.10ab - 1Cor 15,20-26 - Lc 1,39-56


GRANDI COSE
HA FATTO IN ME L’ONNIPOTENTE



Oggi, ferragosto, tutti in ferie, tutti al mare: è la sagra della corporeità! Ma quale triste e illusa esaltazione è mai quella di un corpo sano, abbronzato, efficiente ... se poi tutto finisce al cimitero? Quale materialismo è quello che va predicando il mondo, se poi non ci sa garantire quella risurrezione della carne che scavalca malattia e morte e ci ricrea vivi e giovani per l’eternità?
L’unico serio “materialismo” pensabile è quello che contempliamo già attuato in Maria. Oggi celebriamo in lei la promessa di una resurrezione della carne anche per noi credenti, del corpo assunto a partecipare in pienezza della glorificazione nella comunione piena con Dio.

1) IL FONDALE DELLA STORIA

Per capire e per poter credere vera questa promessa che capovolge la sorte umana, è necessario tracciare le linee portanti della storia come la vede e la muove Iddio. L’umanità ha due capostipiti emblematici, un primo e un secondo Adamo: “In Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita” (II lett.), “perché Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti”. La risurrezione di Gesù è l’inizio di un mondo nuovo o, meglio, è l’inizio di una riconquista, frutto della battaglia drammatica ingaggiata da Dio in favore dell’uomo contro ogni potenza del male, contro ogni nemico della vita umana, fino alla distruzione della morte. “Prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza; ... finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte” (II lett.).
E’ una battaglia i cui bagliori drammatici illuminano i cieli di tutta la storia. Fin dall’inizio è scritto: “Io porrò inimicizia fra te (il serpente) e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn 3,15). La battaglia in atto la vediamo nella pagina dell’Apocalisse che abbiamo letto. San Giovanni la sintetizza in una visione: “una donna vestita di sole, .. era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto”, è la comunità dei credenti, la Chiesa, (di cui Maria è icona), che ancora e sempre con fatica partecipa alle doglie della passione per partorire la figliazione divina a tutta l’umanità, sempre aggredita dalle violenze del drago, di satana e del mondo. Come il suo Signore è stato vincente e ora siede alla destra del Padre, così la comunità messianica non soccomberà alla prova e potrà cantare il canto della vittoria: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo”.
La Madonna fa eco a questo canto di vittoria col suo ‘Magnificat’: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”. Ella riconosce che tutto è dono di Dio. Ringrazia il Signore perché ha mantenuto le promesse. Al tempo stesso il Magnificat è un inno di rivincita: Vedete - sembra dire Maria - i potenti sono stati sconfitti, i superbi umiliati... Chi alla fine ha avuto ragione? Anche per noi il giorno in cui entreremo in paradiso, sarà giorno di vittoria e di soddisfazione! Maria è “primizia e immagine della Chiesa - come è detto nel Prefazio -. In lei si rivela il compimento del mistero di salvezza e risplende per il popolo pellegrino sulla terra come segno di consolazione e speranza”. “Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono”. La sua vittoria completa sul male - la testa schiacciata del serpente - diviene così la premessa al nostro destino di vittoria.

2) MARIA E NOI

Analizziamo questo mistero di Maria per coglierne contenuto e metodo per un nostro riscatto. La Chiesa, il 1 novembre 1950 ha dichiarato questa verità di fede: “L’assunzione è il privilegio in virtù del quale l’Immacolata Madre di Dio è stata glorificata, alla fine della sua vita terrena, nella sua anima e nel suo corpo, senza attendere la risurrezione finale”. Annuncia che il paradiso non sarà questione solo di anima, ma di tutto l’essere umano, corpo compreso; che Dio reintegrerà - dopo la nostra dissoluzione nella terra - il nostro corpo nella esaltazione della comunione eterna con Dio. Scrive san Paolo che “tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie di un parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Rm 8,22-23).
Maria è stata esaltata sia per dono di Dio sia per una sua personale piena corrispondenza. Ella è la donna che dall’annunciazione alla croce per fede si è legata così profondamente a Gesù da divenirne partecipe anche della risurrezione (cf. Rm 8,17). Questo Dio l’ha portato dentro di sé – come dice oggi l’episodio di Elisabetta – come l’arca santa portava la presenza di Jahvè in mezzo al suo popolo. Per questo ora quest’arca santa che è Maria si trova in cielo: “Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza”.
La radice della sua risurrezione è il suo legame con Cristo nella fede e nella grazia. Se “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato” (Rm 5,12), Maria, che fin dal suo concepimento è rimasta libera dal peccato, non poteva subire la corruzione. Inoltre la sua costante comunione del cuore con Dio le ha meritato la comunione del corpo e della vita con la Beata Trinità del cielo. Questa dovrà essere la nostra legge: renderci “santi e immacolati”, se non per innocenza almeno per penitenza, per poter divenire eredi di quel regno che Dio dà solo “ai puri di cuore” (Mt 5,8).

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Celebriamo con gioia quindi un’altra festa della Madonna. Ella è “l’icona”, l’immagine che riassume tutto il progetto e il nostro destino di uomini. Lei è come l’alba di una nuova umanità. In lei leggiamo il primo e più riuscito umanesimo. Sentiamo la gioia e il dovere di annunciarlo a tutti gli uomini.
Inoltre Maria è madre, che in cielo è andata a prepararci un posto. Lì con la sua intercessione opera affinché tutti lo raggiungano. Santa Teresa di Lisieux ebbe a dire del suo paradiso: “Sì, voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra”. Quanto più questo lo si dovrà pensare di Maria, la cui intercessione è potente per lo stretto legame che ha con Cristo. Rivolgiamoci a lei con piena fiducia e audacia, sicuri di ottenere quanto ci è necessario per la salvezza eterna.

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