Pellegrinaggio - diario di Terra Santa primo capitolo


UNA GRANDE TENSIONE


I PP. Francescani usano dire che per fare un viaggio in Terra Santa bisogna rifornirsi di tre borse: una piena di fede, l'altra di soldi, e la terza di. . . pazienza! E proprio quest'ultima che si svuota quasi tutta già il primo giorno!

Il viaggio

Da Linate a Fiumicino, da Fiumicino a Tel Aviv è una volata di non più di duemila chilometri, ma seminati entro tante ore d'attesa, tanti controlli di sicurezza, tanto frastornarsi in mezzo a migliaia di turisti d'ogni razza e colore, fogge di vestito e libertà d'atteggiamenti; per molti pellegrini il già preoccupante "battesimo dell'aria" diviene anche un tuffo violento in un mondo agitato, "pluralistico", così diverso dalla regolarità dei nostri giorni di provincia.
Qualcuno, più esperto, riesce anche a raccogliersi: legge qualcosa, appunta qualche nota, e si prepara a non sciupare questa grande grazia di Dio che è un viaggio nella Terra di Gesù. Come Mosè, sa di doversi "togliere i sandali, perché il luogo dove ti trovi è Terra Santa!" (Es 3,5). Se siamo giunti fin qui, noi e non altri, è perché il Signore ha qualcosa da comunicarci; come il piccolo Samuele, io vado ripetendo: "Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta" (1Sam 3,9). Nel fascicolo che trovo "nella tasca della poltrona posta davanti a voi", noto una preghiera scritta in ebraico e inglese; è una benedizione biblica per chi compie il viaggio nella Santa Città:

O Signore eterno, Dio nostro e Dio dei nostri padri,
fa' che questo viaggio sia tutto secondo la tua santa volontà,
per poter fare il nostro cammino in tutta serenità
e giungere al traguardo in pace, in buona salute e gioia.
Preservaci, Signore, da ogni malore e da ogni disgrazia.
Facci trovare grazia e misericordia ai tuoi occhi
e ascolta la nostra preghiera:
perché tu sei un Dio che ascolti la preghiera e la supplica.
Sii lodato, o Eterno, che ascolti la nostra preghiera.
Che l'Eterno ti benedica e ti custodisca!
Che il Signore faccia risplendere il suo volto su di te
e t'accordi la sua grazia.
Che Dio eterno volga verso di te la sua faccia
e ti doni la sua pace. Amen.

L'impatto

Giunti sul cielo di Tel Aviv l'augurio che risuona nell'aereo è: "Evenu shalom...". Shalom, pace, è il "ciao" che qui in Israele ognuno si scambia familiarmente per strada; shalom è l'augurio biblico che raccoglie tutto l'insieme dei beni messianici promessi da Dio al suo popolo; shalom è soprattutto la prima parola detta da Gesù risorto incontrando i suoi: la prima parola del mondo nuovo! Che siano giorni di pace questi che mi aspettano, in un paese che è in guerra da quarant'anni. Dammi, Signore, come augura Paolo alle sue Chiese. "Shalom" e "charis", pace e grazia: "Dio, nostro Padre, e il Signore Gesù Cristo diano a voi grazia e pace" (1Cor 1,3).
Il disbrigo delle formalità all'aeroporto Ben Gurion è velocissimo, e si è subito tra la gente di questo paese: si assiepa qui all'uscita in attesa dl parenti. Ma... sono Ebrei o Arabi? Quante facce diverse, e quanti modi di vestire! So che qui vivono circa quattro milioni di Ebrei, provenienti da tutte le parti del mondo, divisi tra loro per cultura e civiltà: gli occidentali, chiamati "Askenaziti", e gli orientali, i più poveri, chiamati "Sefarditi". E, mescolati nello Stato d'Israele, inaugurato il 14 maggio 1948, almeno un milione di Arabi che accettano di vivere come cittadini di questo paese. A fianco, circa 1.200 mila Palestinesi vivono nella "Cisgiordania", territori controllati militarmente dagli Ebrei e in viaggio verso una propria autonomia sotto l'autorità di Arafat. Il problema politico è una curiosità di molti appena mettono piede qui. Ma io voglio aspettare a giudicare solo alla fine. Prima vedo.
Ci aspetta un pullman per il trasferimento al nord, verso la Galilea. Il paese non è grande: è lungo da nord a sud, "da Dan fino a Bersabea", come dice la Bibbia, non più di 250 chilometri; e largo un'ottantina, dal Mediterraneo alla fossa del Giordano. Ha caratteristiche di paesaggio e di clima molto varie, tanto che ogni giorno ci si imbatte in ambienti diversi. La pianura costiera di Sharom è invasa da migliaia di ettari di agrumeti ben coltivati, i famosi pompelmi di Giaffa, irrigata dall'acqua che viene dal nord e da primi esperimenti di desalinazione del mare; le vallate della Galilea, Esdrelon, Zabulon.. . sono un tappeto unico di cereali in inverno e cotone d'estate; il lago di Tiberiade è un occhio azzurro in mezzo a colline verdi che si coronano di nevi scintillanti al confine col Libano col monte Ermon; la valle del Giordano corre in una fossa sotto il livello del mare: inizia piena di frutti tropicali e finisce nell'immoto mar Morto; le montagne di Samaria salgono gradualmente fino ai mille metri della Giudea e sono tutte uno spettacolo di terrazze coltivate a ulivo e vigna; infine il deserto di Giuda e quello del Negheb costituiscono una sorpresa indimenticabile per il visitatore che viene per la prima volta.
Anche la storia di questo paese è una lunga vicenda che si inoltra fin forse alle origini dell'umanità. Sulle pendici che chiudono a nord la valle di Esdrelon sotto Nazaret e al monte Carmelo si sono ritrovati resti di "ominidi", simili all'uomo di Neanderthal, che risalgono a circa 60-80 mila anni fa. A Gerico s'è trovata la città più antica del mondo che si conosca, risale a circa 10 mila anni fa, "il capolinea della storia". Certo è che, lasciando l'incerta preistoria ed entrando nella storia, questo lembo di terra fu dal terzo millennio corridoio di transito obbligato di popoli d'ogni razza, cultura e religione, collegando i grandi imperi dell'ovest, l'Egitto dei Faraoni, a quelli dell'est, le civiltà mesopotamiche, Sumeri, Babilonesi, Assiri... Forse per questo Dio trovò qui opportuno "inclinare il cielo e discendere", secondo la bella immagine del salmo 18,10.

L'esperienza religiosa

Corriamo verso il nord lungo strade sorvegliate da filari di eucaliptus, mentre alla nostra sinistra s'inabissa velocissimo il tramonto nelle acque del Mediterraneo. Il rosso di sera fa bene sperare per il nostro pellegrinaggio. Mi sono impegnato a una rigida regola come mi è stato più volte suggerito: "Cercate prima il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù". Tutto il resto è l'aspetto turistico, che mi hanno promesso non mancherà di essere pieno di fascino e di sorprese; ma dovrà essere solo il "superfluo", dopo aver perseguito con puntiglio una profonda esperienza spirituale. Il pellegrinaggio si articola a tre livelli, come tre piste di lavoro e tre mete da raggiungere. Anzitutto il livello della storia: veniamo qui per radicare in coordinate storico-geografiche ben precise e documentate i fatti che costituiscono la radice della nostra fede: sono gli interventi di un Dio personale nella storia di Israele, la sua incarnazione in Gesù di Nazaret. Di qui il primo lavoro da fare: una fitta informazione storica, una attenta analisi archeologica, un itinerario su luoghi per rivedere e ricostruire le situazioni ambientali concrete in cui quell'impatto di Dio con l'umanità è avvenuto.
Ma quei fatti hanno cambiato il corso della storia e il destino dell'uomo: è la Bibbia che si incarica di riferire quei fatti come storia di salvezza. E la fede è appunto credere che quegli eventi sono significativi e decisivi anche per la mia vita personale. Di qui il secondo lavoro: arrivare su ogni posto e leggere la Bibbia per cogliere tutto l'agire di Dio per l'uomo e imparare a interpretare anche i nostri fatti di oggi come storia del Dio che salva. Si tratta in particolare di ripercorrere quegli itinerari "dove Gesù è passato", con il Vangelo sempre in mano per rivivere con lui la sua vicenda umana e illuminare qualcosa della nostra vicenda personale. È proprio il taglio "pastorale" di questo viaggio, che vuol essere un intenso corso d'esercizi spirituali con composizione di luogo e ingaggio umano il più impegnato possibile.
Mi è stato detto che il viaggio sarà faticoso: ma non d'una fatica fisica a parte il caldo di stagione; la fatica sarà in questa tensione interiore per assimilare informazioni e stimoli, per farli propri in momenti di riflessione e silenzio. Certo non tutto avrà lo stesso peso: un conto sono le segnalazioni turistiche, un conto gli excursus biblici...; si tratta allora di tener sempre attivato un selezionatore interiore capace di discernere e valorizzare i diversi livelli di segnale; e non è esercizio facile!
Ma non è tutto: perché quei fatti rievocati divengano efficaci per noi è necessaria ancora la mediazione del mistero o sacramento, l'opera cioè di Cristo vivo nostro contemporaneo che applica a noi i frutti dei suoi gesti tramite l'azione dello Spirito Santo. Di qui l'importanza enorme data alla celebrazione eucaristica di ogni giorno e al clima di preghiera che deve circondare tutto il pellegrinaggio. Ogni luogo evangelico che si visita deve divenire un contatto vitale ed efficace con quel Gesù che lì ha vissuto e ora vive e opera per la sua Chiesa!

...e fu sera

Sono passate quasi due ore di pullman e non me ne sono accorto, tanto sono state intense di pensieri e riflessioni. Ora attraversiamo il passo di Ara, sul tracciato dell'antica Via Maris, tra gole e colline adocchiate da mille luci di villaggi arabi che sono ormai immersi nel buio più fondo sotto una volta di stelle che sorprendono per la loro vibrante vicinanza! E là in fondo spunta il pulviscolo luminoso della città di Nazaret adagiata sulla collina. È un risveglio del cuore il nome di Nazaret, e subito il pensiero e la preghiera corrono alla "piccola fanciulla di Nazaret".
Ti affido, o Maria, il mio pellegrinare di questi giorni: tu che girando per queste strade "custodivi gelosamente il ricordo di questi fatti meditandoli dentro di te" (Lc 2,19), fa' che non sciupi briciola di quel che il Signore mi farà intuire in questo "ritorno alle mie sorgenti" (cf Sal 86) di fede e identità culturale.
... e fu sera: primo giorno!

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