| Pellegrinaggio - diario di Terra Santa | sesto capitolo |
SALIAMO A GERUSALEMME
(seconda parte)
Verso Gerusalemme
Lasciato il pozzo di Giacobbe, la strada per Gerusalemme riprende a salire:
siamo nel cuore della prima conquista ebraica, nei territori di Beniamino. Qui
c'era il santuario di Silo, luogo dell'Arca dell'Alleanza, centro quindi della
Lega delle Tribù al tempo dei Giudici. E' il tempo del grande profeta Samuele,
della sua storia familiare (1Sam 1-4) e poi delle sue scelte politiche in vista
dell'instaurazione della monarchia. Più sopra c'era Betel, santuario legato
dapprima ai patriarchi, e in particolare a Giacobbe, che fece il sogno della
scala che congiungeva terra e cielo (Gn 28). Ma poi centro di culto
antigerosolimitano ai tempi della divisione del regno: Geroboamo vi pose
addirittura un vitello d'oro; falsi profeti, legati a corte, ricevettero le
invettive di Amos e Osea.
Il paesaggio si fa più rupestre: si passa tra gole e strettoie dove sassi e
rocce la fanno da austeri custodi. Uno scrittore d'Israele ne ha dato una
stupenda spiegazione. Scrive il profeta Ezechiele: "Toglierò da voi il
cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez 36,26). Ecco: questi
sassi che si infittiscono attorno a Gerusalemme sono appunto il cuore di pietra
che milioni di pellegrini sono venuti a lasciare nella santa città, cambiandolo
con un cuore di carne! E' l'augurio che ci facciamo l'un l'altro mentre iniziamo
la preparazione immediata all'incontro con Gerusalemme.
La storia
Un po' di storia anzitutto.
E' nell'anno mille a.C. che Davide riesce con uno stratagemma a conquistare
questa roccaforte dei Gebusei e farne la "sua città". Per la
tradizione sacerdotale era la città di Melchisedech (Gn 14,18). Ne fa subito il
centro politico e religioso portandovi l'Arca dell'Alleanza, per la quale suo
figlio Salomone costruirà il primo tempio. E' con costui che Gerusalemme
raggiungerà il suo massimo splendore (970-930).
Per tre secoli, ridotta a capitale delle sole tribù di Beniamino e Giuda,
Gerusalemme è oggetto di attacchi da parte di Filistei, Egiziani e Assiri. Nel
701 è miracolosamente salva da Sennacherib. La sua disfatta definitiva è ad
opera dei Babilonesi: nel 586 Nabucodonosor la cinge d'assedio, distrugge il
tempio, deporta tutti gli abitanti. E' la schiavitù di Babilonia. Ma Dio
suscita Ciro, persiano, che conquistata Babilonia, lascia liberi i deportati
(538 a.C.) di ritornare a Gerusalemme e ricostruire il tempio con Zorobabel, e
le mura, con Neemia nel 445. E' il periodo della dominazione persiana, in cui
poté svilupparsi più una autonomia religiosa che politica: è la nascita del
Giudaismo.
Nel 331 Gerusalemme è occupata da Alessandro Magno, e quindi messa sotto la
dominazione dapprima dei Tolomei e poi dei Seleucidi: è il periodo ellenista,
con forte pressione culturale pianificatrice d'ogni realtà locale. Nel 168
Antioco IV Epifane saccheggia e profana il tempio, mettendovi una divinità
pagana. E' la scintilla che fa scoppiare la reazione partigiana dei Maccabei,
che per circa 100 anni riescono a salvare l'indipendenza. Rivalità interne alla
dinastia degli Asmonei, discesa da loro, provocarono l'arrivo dei Romani, con
Pompeo nel 63 a.C.
Siamo alle porte del Nuovo Testamento: la cultura ellenista aveva unificato
tutto il bacino del Mediterraneo con l'uso di una sola lingua ufficiale,
commerciale e diplomatica, la koiné. I Romani nel 37 a.C. mettono sul trono
Erode il Grande, che muore nel 4 a.C. Gerusalemme è abbellita da costruzioni
nuove, e soprattutto dal nuovo grandioso tempio, che sarà quello frequentato da
Gesù.
Dopo Erode e, per breve tempo, il figlio Archelao, Gerusalemme passa sotto il
governo diretto della occupazione militare romana con un procuratore. Ponzio
Pilato tiene il decennio 26-36 d.C. Ma gli Ebrei non stanno sotto il giogo:
continue sollevazioni e attentati provocano la prima reazione di Roma. Nel 70
Vespasiano e Tito distruggono la città e il tempio, proseguendo poi a
conquistare le ultime sacche di resistenza fino a Masada. I cristiani della città
erano fuggiti a Pella, in Giordania; ritornati, ripresero la loro dimora presso
i luoghi sacri, Cenacolo, Calvario e Santo Sepolcro. Erano i giudeo-cristiani,
chiamati Nazareni.
Nel 135 una seconda rivolta guidata da Bar Kokebà convinse l'imperatore Adriano
a risolvere definitivamente il problema ebraico: distrusse la città di
Gerusalemme, le cambiò faccia e nome, e le diede una configurazione tutta
romana col nome di Aelia Capitolina. I Giudei furono tutti espulsi dalla città;
i cristiani, già provenienti dal paganesimo, furono in parte risparmiati. Ma
Calvario e Sepolcro furono cancellati sotto i terrapieni per il mercato; anzi,
sopra vi furono collocati due tempietti di Venere e Giove. La vita cristiana di
quei secoli si sviluppò lontano da Gerusalemme, a Cesarea Marittima, dove nel
253 Origene fondò una importante scuola teologica.
E' sotto Costantino che la vita cristiana rinasce nell'impero, con l'Editto di
Milano del 313. Nel 325 si convocò il Concilio di Nicea. Il vescovo di Aelia
Capitolina, Macario, parlò con Elena, la madre dell'imperatore, e le instillò
un grande amore per la Terra Santa. Elena venne a Gerusalemme e vi costruì le
grandi basiliche del Santo Sepolcro (inaugurato il 13-9-335), della Natività a
Betlemme e del Monte degli Ulivi. Si apre il periodo detto
"bizantino", per il suo riferimento a Bisanzio-Costantinopoli, nuova
capitale dell'impero. E' tempo di monasteri, basiliche, mosaici, anacoretismo
entro il deserto di Giuda, dei primi pellegrinaggi (Egeria nel 380), e di uomini
che si innamorano di questa terra (san Girolamo vi soggiorna per 36 anni). Nel V
secolo pare che a Gerusalemme vi fossero oltre 200 conventi.
Con Teodosio (379-395) il cristianesimo divenne religione di stato, e quindi
iniziarono intolleranze e persecuzioni verso Ebrei ed eretici. Con Giustiniano
(527-565) la Palestina rifiorì in costruzioni e rifacimenti (es. Santa Caterina
al Sinai). Nel 614 Cosroe II con orde persiane dilagò in questo paese con odio
anticristiano, distruggendo basiliche, facendo martiri, profanando reliquie;
risparmiò solo la basilica di Betlemme. L'imperatore Eraclio riportò la pace e
la ricostruzione.
Ma per poco: nel 638 Gerusalemme è conquistata dagli Arabi musulmani. Il
movimento religioso-politico di Maometto inizia nel 622 con la sua fuga dalla
Mecca a Medina. Nel 630 è già capo indiscusso di uno stato teocratico che
unisce le varie tribù dell'Arabia - politeiste e pagane -, elevando il tono
religioso col trasmettere loro un monoteismo rigido e messianico. Si sente
interprete della vera religione di Abramo e di Gesù, come ultimo profeta di
Allah tra gli uomini. Dapprima tolleranti, i musulmani si instaurano sulla
spianata del tempio e vi costruiscono le loro moschee, facendo di Gerusalemme la
terza città santa dell'Islam. Ancora oggi gli Arabi chiamano Gerusalemme
"el-Quts", la Santa.
Sotto il controllo di diverse dinastie islamiche la presenza cristiana in
Gerusalemme diviene sempre più difficile: saccheggi, incendi, persecuzioni. Nel
1009 il califfo "pazzo" al-Hakim fece distruggere ogni tempio
cristiano: il 15 agosto di quell'anno si distrusse col piccone il Santo
Sepolcro. La reazione in Occidente si fece sentire: si muovono le Crociate.
Motivi di fede - con la predicazione di Pietro l'Eremita e san Bernardo, e la
benedizione dei Papi - uniti a spirito d'avventura e interessi commerciali
mossero ben otto spedizioni verso l'Oriente per conquistare Gerusalemme.
Iniziano nel 1099 con la conquista della Città Santa e la creazione del Regno
Latino con a capo Goffredo di Buglione. La città rivive gli splendori d'una
capitale, con chiese, palazzi e ordini cavallereschi coi loro ospizi per i
pellegrini. L'anno 1187, durante la terza Crociata Saladino sconfisse ai corni
di Hattin i Crociati, riducendo Riccardo Cuor di Leone a chiudersi in Akko.
Altre Crociate non furono che infruttuosi tentativi di riprendere Gerusalemme.
In questo clima si ricorda la visita di san Francesco d'Assisi (1219) al Sultano
per "convertirlo"; e la partecipazione di san Luigi IX re di Francia
alle ultime due Crociate, dove alla fine trovò la morte per peste.
Dal 1291 si apre l'epoca dei Mamelucchi, principi egiziani, che abbellirono
Gerusalemme di mura e moschee, abbastanza tolleranti con cristiani ed Ebrei,
tanto che questi - con l'inizio dell'Inquisizione - ritornarono in molti nella
loro terra, facendo di Safed il loro centro religioso. Nel 1516 arrivano i
Turchi Ottomani. Sotto Solimano il Magnifico Gerusalemme ebbe le mura attuali e
la porta di Damasco (1542), e un periodo di prosperità. Ma alla sua morte
iniziarono decadenza e abbandono, corruzione e spopolamento che
caratterizzeranno secoli di miseria della Palestina fino alla prima guerra
mondiale.
Verso la fine del secolo scorso, 1897, inizia il movimento Sionista con Teodoro
Herzl, che ha lo scopo di favorire il ritorno degli Ebrei alla patria dei loro
padri. I primi a ritornare furono Ebrei di Russia e Polonia, pionieri che
costruirono i primi kibbutzim (Degania 1909 e Tel Aviv). Nel 1917 i Turchi
furono sconfitti dagli Inglesi: questi ebbero sulla Palestina un Mandato
protettivo. Favorirono - con la dichiarazione di Balfour - il ritorno degli
Ebrei a un loro focolare nazionale.
Ma intanto nascevano le persecuzioni naziste in Europa, e quindi le fughe
clandestine verso Israele. La presenza sempre più massiccia e organizzata anche
militarmente nei kibbutzim incominciò a
preoccupare gli Arabi, e nacquero le prime scaramucce. Il 14 maggio 1948, allo
scadere del Mandato britannico, vi è la proclamazione dello Stato d'Israele; e
la prima guerra arabo-israeliana. Molti Ebrei che abitavano nelle regioni arabe
dovettero di necessità rifugiarsi in Israele. In questi 40 anni altre guerre:
nel 1956 la campagna del Sinai; nel '67 la guerra dei sei giorni e la conquista
di Gerusalemme unificata; nel '73 quella del Kippur. Recentemente le difficoltà
coi Palestinesi del Libano.
Intanto che parlavamo di storia, per non essere troppo noiosi, abbiamo fatto
sosta a un posto stupendo sulle montagne di Beniamino: Lebona. Dall'alto si
domina la vallata ben coltivata; colline rocciose e brulle la circondano; là in
fondo un villaggio che ricorda episodi biblici tipo ratto delle Sabine in una
delle feste a Silo. Ci si può ristorare con un buon tè alla menta, e comprare
qualche ricordino da portare ai nipoti. Si riprende il cammino verso Ramallah,
ormai a 10 km da Gerusalemme; al quartiere di el-Bireh viene ricordato
l'episodio di Gesù disperso al tempio a 12 anni. Qui era la prima sosta delle
carovane che venivano da Gerusalemme.
"Dopo un giorno di cammino, si misero a cercarlo tra parenti e conoscenti.
Non riuscendo a trovarlo, ritornarono a cercarlo a Gerusalemme. Dopo tre giorni
lo trovarono al tempio: era là, seduto in mezzo ai maestri della Legge: li
ascoltava e discuteva con loro. I genitori, appena lo videro, rimasero stupiti,
e sua madre gli disse: "Figlio mio, perché ti sei comportato così con
noi? Vedi, tuo padre e io ti abbiamo tanto cercato e siamo stati molto
preoccupati per causa tua". Egli rispose loro: "Perché cercarmi
tanto? Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?"" (Lc
2,41-52). A 12 anni ogni ragazzo ebreo diventa membro a pieno titolo della
comunità d'Israele; rito ancor oggi praticato con gran festa al "Muro
Occidentale" nei sabati solenni.
Ora si corre su doppia carreggiata in mezzo a quartieri arabi fino a
Gerusalemme. E' un saliscendi di colline a 600-700 m sul livello del mare, fino
alla grande città che si intravede dai grandi alberghi là in fondo. A un certo
punto sulla destra il piccolo aeroporto civile della città. Prima di arrivarci
però abbiamo ancora una riflessione da fare per capire che cosa rappresenti
Gerusalemme per la Bibbia.
La Bibbia
Scrive Rabano Mauro, autore medievale: "Gerusalemme secondo la storia
designa la nazione dei giudei; secondo l'allegoria è la santa Chiesa; secondo
l'analogia è la patria celeste". Radicato nella sua storia, il mistero di
Gerusalemme si proietta nel futuro come profezia.
Quando Davide conquistò la città, vi collocò l'Arca dell'Alleanza (2Sam 6):
Gerusalemme diveniva l'erede del santuario di Silo e quindi di tutte le
tradizioni religiose delle tribù. Il monte Sion è la "santa dimora
dell'Altissimo: Dio sta in essa" (Sal 46,5). Ma più che nel tempio
materiale, era nel tempio vivo della Comunità dell'Alleanza che Dio abitava,
nel popolo venuto dalla discendenza davidica: "Qual è il popolo il cui Dio
è così vicino?" (Dt 4,7). Tutta la vicenda di questo popolo è un
intreccio di rapporti sempre più intimi con Iahvè, letti in modo ardito in
chiave sponsale da tutto il Profetismo: "Nessuno ti chiamerà più
"Abbandonata", né la tua terra sarà più detta
"Devastata", ma tu sarai chiamata "Mio compiacimento", e la
tua terra "Sposata", perché il Signore si compiacerà di te e la tua
terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà
il tuo Creatore; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà
per te" (Is 62,4-5).
Nella sala arrivi dell'aeroporto di Tel Aviv spicca una composizione, in stoffa,
che rappresenta "il monte del tempio del Signore elevato sulla cima dei
monti e più alto dei colli" (Is 2,2); tre processioni di Giudei vi salgono
festanti, a compimento della promessa divina: "C'è speranza per i tuoi
discendenti: i tuoi figli ritorneranno in patria lo prometto io, il
Signore" (Ger 31,17).
Ma Isaia nel suo sguardo profetico ampio "fino alla fine dei giorni",
dilata la convocazione a tutti i popoli: "Ad esso affluiranno tutte le
genti. Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore,
perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare sui suoi sentieri. Perché da
Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice
fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in
vomeri e le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un
altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra" (Is 2,2-5).
Nell'educazione robusta di questo sposo che è Dio nei confronti del suo popolo,
la prospettiva non è nazionalista, ma universale: l'elezione è per la
missione, non per un privilegio.
Non avendolo compreso, Dio permette la fine del regno politico, e opera per la
ricomposizione di un Resto, legato da una nuova Alleanza più spirituale e più
universale (Ger 31,31-34; Ez 36,24-28). Nella prospettiva messianica Gerusalemme
diviene il centro di unità spirituale di tutta l'umanità rinnovata (Ez 40-46):
"Cammineranno i popoli alla tua luce. Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te. Uno stuolo di cammelli ti invaderà
dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e
proclamando la gloria del Signore. Le tue porte resteranno sempre aperte, non
saranno chiuse né di notte né di giorno per far entrare, uno dopo l'altro, i
re delle nazioni con i loro tesori. Ormai non avrai più bisogno della luce del
sole durante il giorno, né di quella della luna durante la notte. Infatti, io,
il Signore, tuo Dio, ti illuminerò per sempre con il mio splendore" (Is
60,1-22).
E il nuovo popolo della "nuova ed eterna Alleanza" finalmente si
raccoglie attorno alla nuova "dimora" di Dio tra gli uomini, in quel
"Verbo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi"
(Gv 1,14), che proprio in Gerusalemme, col dono del suo Spirito, fa convocazione
(cioè ekklesía) di tutti i popoli "nella Gerusalemme di lassù che è
libera ed è nostra madre" (Gal 4,26), ossia la Chiesa, autentica erede
delle promesse e delle benedizioni, nuovo Israele. "Voi vi siete accostati
al monte Sion e alla santa città del Dio vivente, alla Gerusalemme
celeste" (Eb 12,22). E' in questa comunità che Gesù promette presenza
definitiva: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo"
(Mt 28,20); e anche: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni".
E' questa Gerusalemme-Chiesa la città di cui tutti gli uomini si sentono
cittadini: "Di conseguenza, ora voi non siete stranieri, né ospiti. Ma
voi, insieme con gli altri, appartenete al popolo e alla famiglia di Dio. Siete
parte di quell'edificio che ha come fondamento gli apostoli e i profeti, e come
pietra principale lo stesso Gesù Cristo" (Ef 2,19-20).
Ma è una nuova Gerusalemme che è appena agli inizi del suo destino: "Come
stranieri e pellegrini sopra la terra aspettiamo la città dalle salde
fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso" (Eb 11,10). E'
come una fidanzata che aspetta di diventare "donna" con l'incontro
definitivo col suo sposo: "Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa
dell'Agnello. L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto e
mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio,
risplendente della gloria di Dio. La città è cinta da un grande e alto muro
con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi
delle dodici tribù dei figli di Israele. Le mura della città poggiano su
dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli
dell'Agnello. Non vidi alcun tempio in essa, perché il Signore Dio,
l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della
luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e
la sua lampada è l'Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della
terra a lei porteranno la loro magnificenza.. Le sue porte non si chiuderanno
mai durante il giorno, perché non vi sar più notte. E porteranno a lei la
gloria e l'onore delle nazioni". In mezzo alla piazza della città si trova
un albero di vita... ecc. (Ap 21,9-26).
E' la trasfigurazione di questa grande città nella nuova città del cielo,
definitiva, perenne, piena della ricchezza di Dio, della sua presenza,
dell'albero della vita...
Questi capitoli 21 e 22 dell'Apocalisse dovrebbero essere allora il filtro col
quale leggere quanto vedremo in questa città. Qui tutto è segno, tutto è
richiamo. Più precisamente, qui tutto è memoriale: cioè ricordo del passato,
e tipo, anticipo, presagio per il futuro. Ogni cosa diviene sacramento, segno
del nostro incontro con Dio, oggi "nella speranza e nel mistero",
domani nella pienezza della luce e del possesso!
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