Pellegrinaggio - diario di Terra Santa ottavo capitolo


GERUSALEMME CRISTIANA
(prima parte)


Questa giornata è tutta dedicata a seguire i momenti estremi della vita di Gesù a Gerusalemme, in mattinata visitando il monte degli Ulivi fino al Getsemani, nel pomeriggio salendo al Calvario e al Santo Sepolcro. Più ancora che i giorni precedenti abbiamo tra mano il Vangelo, per verificarlo sul posto e riviverlo in sintonia con il Signore Gesù. Siamo al cuore del nostro pellegrinaggio: inizio la giornata con la preghiera dei Salmi mentre il sole sta diradando gli ultimi pennacchi di nuvole che sempre di notte agitano il cielo di Gerusalemme.

Betania

Iniziamo da Betania, un villaggio a tre chilometri a est della città, sul versante orientale del monte degli Ulivi. Poche case sulla strada per Gerico, un rifugio tanto caro a Gesù nelle ultime settimane a Gerusalemme quando sentiva addensarsi l'odio dei Capi e quindi il pericolo d'un arresto. Veniva qui, in questa casa di Marta, Maria e Lazzaro, dove trovava accoglienza e amicizia. "Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella Maria e a Lazzaro" (Gv 11,5).
Altre volte, quando saliva da Gerico, si fermava per ristoro. "Una donna di nome Marta lo ospitò in casa sua, e si mise subito a preparare, ed era molto affaccendata. Sua sorella invece, che si chiamava Maria, si era seduta ai piedi del Signore e stava ad ascoltare quel che diceva. Allora Marta si fece avanti e disse: Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata da sola a servire? Dille di aiutarmi!" (Lc 10,38-41). La confidenza di Marta svela quanto Gesù fosse ormai di famiglia. Maria però, più attenta alle confidenze di Gesù, ne avrà colto il mistero, tanto che un giorno "prese un vaso di nardo purissimo, unguento profumato di grande valore, lo versò sui piedi di Gesù; poi li asciugò con i suoi capelli, e il profumo si diffuse per tutta la casa" (Gv 12,1-1 1). Era certo un gesto di tenerezza; ma Gesù disse: "Lo ha fatto per il giorno della mia sepoltura"; forse le aveva già confidato i suoi timori di morte.
E' in questo contesto che Gesù compie il segno più vistoso e decisivo: la risurrezione dell'amico Lazzaro (Gv 11,1-44), per dare la certezza che la morte non è l'ultima parola, dacché Dio interviene per mezzo del suo Cristo: "Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; anzi chi vive e crede in me non morrà in eterno". Il racconto di Giovanni raccoglie tutte le obiezioni di fronte alla morte: "Lui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva fare in modo che Lazzaro non morisse?". Lui che gli era così amico: "Guarda come gli voleva bene!", disse la gente quando Gesù scoppiò in pianto. Perché è rimasto via e ha lasciato consumare la tragedia? Gesù non è venuto ad alterare il ciclo biologico della vita, anzi vi si rende partecipe nelle reazioni affettive che provoca; ma è venuto a dare alla morte un nuovo significato. Il cuore del problema è in quella professione di fede fatta da Marta: "Signore, sì! Io credo che tu sei il Messia, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo". E il Dio che noi conosciamo è il Dio dei vivi, non dei morti!
Risale all'inizio del III secolo - come attesta Eusebio - la venerazione qui alla tomba di Lazzaro. Si fece una prima chiesa nel IV secolo; distrutta da un terremoto, fu ricostruita il secolo successivo: ne rimangono diversi mosaici. All'epoca crociata la regina Melisenda vi costruì una chiesa, un monastero femminile e una torre: resti ancora oggi visibili. La tomba di Lazzaro c'è ancora: vi si scende con 24 gradini sotto la attuale moschea posta proprio sopra l'antica chiesa crociata, dalla cui cripta allora, per altra scala, si scendeva alla tomba. Era a due camere: quindi di un certo prestigio, in mezzo ad una zona cimiteriale che recenti scavi hanno testimoniato antichissima. Una di queste tombe, con pietra rotonda da rotolare davanti, la visitiamo appena sotto Betfage. Il villaggio, e quindi la casa di Marta e Maria, era più giù.

Betfage

Più su, sopra Betania, lungo la strada che sale al monte degli Ulivi, c'è Betfage. La testimonianza della pellegrina Eteria pone qui dal IV secolo una chiesa; quella medievale aveva una torre, dentro la quale è stata strutturata l'attuale chiesa francescana; di quest'epoca medievale si conserva una pietra istoriata con affreschi crociati.
"Gesù e i suoi discepoli stavano avvicinandosi a Gerusalemme. Arrivati al monte degli Ulivi, nei pressi dei villaggi di Betfage e Betania, Gesù mandò avanti due discepoli. Disse loro: "Andate nel villaggio che è qui di fronte a voi. Appena entrati, troverete legato un piccolo asino sul quale nessuno è mai salito, slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiede: che cosa state facendo? Voi risponderete così: E' il Signore che ne ha bisogno, ma ve lo rimanderà subito". I due discepoli andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori, sulla strada, e lo slegarono. Portarono dunque l'asinello a Gesù, gli posero addosso i loro mantelli, e Gesù vi montò sopra. Mentre camminavano, molta gente stendeva i mantelli sulla strada, altri invece stendevano rami verdi, tagliati nei campi. Quelli che camminavano davanti a Gesù e quelli che venivano dietro gridavano: "Osanna! Gloria a Dio! Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Benedetto il regno che viene, il regno di Davide nostro padre! Gloria a Dio nell'alto dei cieli!". Gesù entrò in Gerusalemme e andò nel tempio. Si guardò attorno osservando ogni cosa e poi, siccome ormai era sera, tornò a Betania insieme con i dodici discepoli" (Mc 11,1-11).
La finale è modesta: non deve essere stato un gran trionfo. Più tardi la Chiesa capì l'intenzione di Gesù di presentarsi ufficialmente come Messia nella città santa, "perché non è possibile che un profeta muoia fuori Gerusalemme" (Lc 13,33). Scrive infatti l'evangelista Giovanni: "Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto" (Gv 12,16). Si ricordarono cioè che Zaccaria aveva scritto: "Ecco a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina" (Zc 9,9). E' l'interpretazione che ancor oggi la Liturgia dà di quel semplice ingresso del Rabbi in Gerusalemme con alcuni discepoli. Ormai alla vigilia della morte prevista, le andava incontro con coraggio e apertamente!

Monte degli Ulivi

Anche noi a piedi percorriamo lo stesso sentiero che sale al monte degli Ulivi. In cima domina un lungo campanile, d'un monastero ortodosso, chiamato dei "Viri Galilaei" a ricordo dell'Ascensione avvenuta proprio qui in cima all'Oliveto. E appunto dell'Imbomon ("sulla vetta") si chiamava la chiesa circolare costruita qui nel 378 dalla signora romana Pomenia; al centro di essa un cancelletto segnava il punto della partenza di Gesù per il cielo. (Secondo i recenti scavi, otto metri sotto il punto attualmente venerato!).
Nel 438 Melania vi costruì a fianco un monastero; il tutto distrutto nel 614. I Crociati ripresero la prima chiesa, costruendone una ottagonale, le cui pareti sono ancora oggi visibili. Al centro posero una edicola aperta a colonnine; questa, col ritorno dei musulmani nel 1187, fu trasformata in moschea e coperta con una cupola. Qui dentro veniamo a ricordare il mistero dell'Ascensione, come ci è descritto da Luca.
"Gesù condusse i suoi discepoli verso il villaggio di Betania. Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. I suoi discepoli lo adorarono" (Lc 24,50-52). "Poi venne una nube ed essi non lo videro più. Mentre avevano ancora gli occhi fissi verso il cielo, dove Gesù era salito, due uomini, vestiti di bianco, si avvicinarono loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché ve ne state li a guardare il cielo? Questo Gesù che vi ha lasciato per salire in cielo, un giorno ritornerà come lo avete visto partire"" (At 1,9-11). Poco prima Gesù aveva loro promesso: "E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Nel modo realistico con cui gli apostoli lo hanno sperimentato vivo dopo la morte, toccandolo, mangiando..., vivono qui il definitivo commiato, con promessa di ritorno e diversa presenza: "Non allontanatevi da Gerusalemme, ma aspettate il dono che il Padre ha promesso e del quale io vi ho parlato. Giovanni infatti ha battezzato con acqua; voi, invece, fra pochi giorni sarete battezzati con lo Spirito Santo" (At 1,4-5). Gesù qui ha dato appuntamento alla sua Chiesa: "Vado a prepararvi un posto... " .
Stretti nella piccola edicola anche noi in profondo silenzio, come è detto degli apostoli qui per la prima volta, adoriamo (Lc 24,52) il Signore, perché il mistero dell'Ascensione significa appunto la sua intronizzazione divina, la glorificazione dell'uomo Gesù, rapito dentro la divinità, "ove siede alla destra del Padre".

La grotta del Pater

Dicono che nel IV secolo il monte degli Ulivi fosse tutto coperto di chiese e monasteri. Ne sono rimasti parecchi anche oggi; quello del Carmelo raccoglie una delle reliquie più sacre di questo monte: è la grotta detta del Pater. Secondo lo storico Eusebio di Cesarea tre "mistiche grotte" erano venerate al tempo di Costantino, sulle quali sant'Elena costruì le prime basiliche: quella della Natività a Betlemme, quella del S. Sepolcro, quella "dove Gesù iniziò i suoi discepoli ai sacri misteri", cioè qui a metà monte dove fu costruita la basilica detta "in Eleona", ossia dell'Oliveto. Come avveniva in Galilea, anche a Gerusalemme Gesù si ritirava "in luoghi solitari" (Lc 5,16; 9,8) a pregare. E' rimasta visibile una grotta, nella quale anche noi ci raccogliamo per imparare da Gesù la preghiera: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli" (Lc 11, 1).
La novità assoluta sta in quel "Padre", o meglio "Abbà, papà!" (Mc 14,36): un uomo ora chiama Dio Creatore col termine confidenziale con cui un bambino chiama il suo babbo! L'atteggiamento di fondo nei confronti di Dio sarà quindi quello della confidenza e della fiducia: "Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono" (Lc 11,11-13). "Perciò io vi dico: Chiedete e riceverete! Cercate e troverete! Bussate e la porta vi sarà aperta. Perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova; a chi bussa sarà aperto" (Lc 11,9-11).
Una fiducia insistente (Lc 11,5-8) e perseverante: "Gesù raccontò una parabola per insegnare ai discepoli che bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai. Disse: C'era una volta in una città un giudice che non rispettava nessuno: né Dio né gli uomini. Nella stessa città viveva anche una vedova. Essa andava sempre da quel giudice e gli chiedeva: "Fammi giustizia contro il mio avversario". Per un po' di tempo il giudice non volle intervenire, ma alla fine pensò: "Di Dio non me ne importa niente e degli uomini non me ne curo; tuttavia farò giustizia a questa vedova perché mi dà ai nervi. Così non verrà più a stancarmi con le sue richieste". Poi il Signore continuò: Fate bene attenzione a ciò che ha detto quel giudice ingiusto. Se fa così lui, volete che Dio non faccia giustizia ai suoi figli che lo invocano giorno e notte? Ma quando il Figlio dell'uomo tornerà sulla terra troverà ancora fede?" (Lc 18,1-8).
Ecco, la condizione è la fede: "Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete" (Mt 21,22). Con fede significa fare spazio a Dio, convinti della nostra debolezza; o più precisamente fidarci di lui. Non tanto o solo della sua potenza, o di quella mediatrice di Cristo: "Vi assicuro che il Padre vi darà tutto quello che domanderete nel mio nome. Fino a ora, non avete chiesto nulla nel mio nome" (Gv 16,23-24); ma fidarci del progetto stesso che Dio ha su di noi, in quanto più bello e grande d'ogni nostro progetto e sogno. Io uso definire la fede così: credere che Dio vede e vuole il mio bene più di quello che vedo e voglio io stesso. Che cioè il disegno di Dio su di me è più grande non solo d'ogni mio merito o d'ogni mia conquista, ma addirittura d'ogni mio desiderio.
Allora sarei stolto se tentassi di ridurre, con le mie richieste, il progetto di Dio al mio, sarebbe renderlo più meschino. Allora la vera preghiera è quella insegnataci da Gesù: Venga il tuo Regno; sia fatta la tua volontà; non la mia ma la tua volontà; mio cibo è fare la volontà del Padre; ... tutto è compiuto. Cioè: Signore, fa' tu, secondo il tuo disegno, e mi sta benissimo! Come Maria, fa che io sappia sempre dire: Sono la serva, il servo del Signore, si faccia di me quel che lui vuole..., perché "lui fa grandi cose".
Dopo la lunga meditazione ci uniamo con le mani alzate per cantare con commozione tutti insieme il Padre nostro.

Appena sotto il Carmelo incontriamo un altro monastero di clausura: le Benedettine, presso le quali entriamo a contemplare le "moderne" icone fatte con tecnica antica, e a prendere speciali corone del rosario fatte con l'ulivo di questo santo monte, così profumato di contemplazione e preghiera.
Più avanti ci attende uno degli spettacoli più belli su tutta Gerusalemme entro le mura. Dal monte degli Ulivi la città si mostra con la grande cornice della spianata del tempio lungo la parete est di circa 600 metri. La Porta d'oro, murata, ne è il ricamo medievale più vistoso. Al centro brilla al sole la grande moschea di Omar, con l'oro della cupola e gli azzurri delle sue maioliche. Ai suoi piedi il grande cimitero ebraico, dove qua e là si vedono gruppi di Giudei in preghiera sopra una tomba. Sulla sinistra il Sion cristiano dominato dalla "Dormizione"; più sotto il variopinto villaggio di Siloe; all'interno il nuovo quartiere ebraico e, tra la moschea El Aqsa e quella di Omar, l'ammasso del quartiere musulmano. Là in alto, sullo sfondo, i campanili del quartiere cristiano con la cupola del S. Sepolcro, la mole squadrata del campanile della Chiesa luterana, e l'indice più alto puntato verso il cielo che è il campanile di S. Salvatore, centro direzionale della Custodia di Terra Santa. Come fondale, gli alti alberghi della città nuova. A destra la città si innesta con i quartieri diplomatici del monte Scopus fino alla grande Università. E' una sosta turistica d'obbligo per le foto classiche, sul cammello o sull'asinello, con lo sfondo della Santa Città. E' il primo impatto anche col nugolo di ragazzini venditori abusivi di tutto, cartoline, pifferi, pellicole, braccialetti e collane, segnalibri... e quant'altre cianfrusaglie di cui tu avessi curiosità.

Dominus flevit

Proprio qui, o appena più sotto, anche Gesù si fermò estatico a contemplare la sua città, in quella luce luminosa che te la fa pensare quasi immortale. Con lui c'erano i discepoli: "Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!". E Gesù: "Non rimarrà pietra su pietra che non sia distrutta" (Mc 13,1-2). "E Gesù si mise a piangere per lei. Diceva: Gerusalemme, se tu capissi, almeno oggi, quel che occorre alla tua pace! Ma non riesci a vederlo! Ecco, Gerusalemme, per te verrà un tempo nel quale i tuoi nemici ti circonderanno di trincee. Ti assedieranno e premeranno su di te da ogni parte. Distruggeranno te e i tuoi abitanti e sarai rasa al suolo, perché tu non hai saputo riconoscere il tempo nel quale Dio è venuto a salvarti" (Lc 19,4-44). "Gerusalemme! Gerusalemme! Tu che metti a morte i profeti e uccidi a colpi di pietra quelli che Dio ti manda! Quante volte ho voluto riunire i tuoi abitanti attorno a me, come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali! Ma voi non avete voluto. Ebbene la vostra casa sarà abbandonata" (Mt 23,37-38).
E' un lamento e un richiamo che Gesù in quei giorni andava ripetendo spesso, con immagini trasparenti: "Ascoltate un'altra parabola: C'era un proprietario che piantò una vigna, la circondò con siepe, scavò una buca per il torchio dell'uva e costruì una torretta di guardia; poi affittò la vigna ad alcuni contadini e andò lontano. Quando fu vicino il tempo della vendemmia, mandò dai contadini i suoi servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo colpirono con le pietre. Il padrone mandò di nuovo altri servi più numerosi dei primi, ma quei contadini li trattarono allo stesso modo. Alla fine mandò suo figlio, pensando: Avranno rispetto di mio figlio! Ma i contadini, vedendo il figlio, dissero tra loro: "Ecco, costui sarà un giorno il padrone della vigna. Coraggio, uccidiamolo e l'eredità l'avremo noi!". Così lo presero, lo gettarono fuori della vigna e lo uccisero. A questo punto Gesù domandò: "Quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?". Risposero i presenti: "Ucciderà senza pietà quegli uomini malvagi e darà in affitto la vigna ad altri contadini che, alla stagione giusta, gli consegneranno i frutti". Disse Gesù: "Non avete mai letto quello che dice la Bibbia? La pietra che i costruttori hanno rifiutato è diventata la pietra più importante. Questo è opera del Signore ed è una meraviglia per i nostri occhi. Per questo vi assicuro che il regno di Dio sarà tolto a voi e sarà dato a gente che farà crescere i suoi frutti"" (Mt 21,33-34).
Una parabola chiarissima, che allude almeno a tre momenti successivi: il fatto della morte di Gesù, conclusione di un rifiuto di Israele che data da antico; l'esclusione quindi dal Regno dell'Israele che ha rifiutato, con relativo segno visibile di giudizio e rottura, che sarà l'assedio e la distruzione di Gerusalemme degli anni 70: "Un giorno vedrete colui che commette l'orribile sacrilegio: lo vedrete in quel luogo dove non dovrebbe mai entrare (chi legge cerchi di capire!) [cioè la profanazione del tempio]. Allora quelli che saranno nel territorio della Giudea fuggano sui monti; chi si troverà sulla terrazza del tetto non scenda in casa a prendere qualcosa; chi si trova nei campi non torni indietro a prendere il mantello. Saranno giorni tristi per le donne incinte e per quelle che allattano" (Mc 13,14-17).
Terza allusione, al medesimo rifiuto che lungo la storia avverrà di Cristo, e quindi al giudizio finale con relativo capovolgimento cosmico, di cui la distruzione di Gerusalemme era solo segno profetico: "In quei giorni, dopo queste tribolazioni, il sole si oscurerà, la luna perderà il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le forze del cielo saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi, con grande potenza e splendore. Egli manderà i suoi angeli in ogni direzione. E da un confine all'altro del cielo e della terra egli radunerà tutti gli uomini che si è scelti" (Mc 13,24-27). "Ma quando ... ?" chiesero i discepoli. "Fate attenzione, rimanete svegli, perché non sapete quando sarà il momento decisivo" (Mc 13,33).
A buon conto proprio qui nel posto oggi chiamato del "Dominus flevit" (Il Signore pianse) i cristiani - col desiderio di sentirsi "scelti" - fecero il loro primo cimitero; recenti scavi hanno messo in luce tombe e ossari. Sotto l'attuale cappella vi sono mosaici e reperti d'una chiesa bizantina e monastero.

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