Pellegrinaggio - diario di Terra Santa decimo capitolo


GERUSALEMME CRISTIANA
(terza parte)


Via dolorosa

"Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo". Signore, sono qui oggi a ripercorrere la tua stessa Via Crucis, concreta e reale sui luoghi che ti hanno visto soffrire, i luoghi più sacri della mia fede. Sono venuto a Gerusalemme proprio per questo, per salire con te al Calvario e toccare con mano il sepolcro vuoto della tua risurrezione. "Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore!". E' con spirito di preghiera che affronto questo itinerario; ma mi si suggerisce anche il massimo di impegno culturale, storico e archeologico, per non rimanere deluso da quel che incontrerò; ciascuno infatti - da lontano - s'è fatto di questi luoghi tanto legati alla propria vita una sua immagine oleografica, così diversa da quel che era in realtà al tempo di Gesù, e quel che si ritrova oggi.

Già dal IV secolo la notte tra il giovedì e il venerdì santo la comunità cristiana di Gerusalemme percorreva pressappoco la "via dolorosa" ancora oggi tracciata tra il suk arabo che sale al Calvario. E' una tradizione che va rispettata.

Sull'angolo nord-ovest della spianata del tempio era stata costruita da Erode la fortezza "Antonia", come postazione militare di controllo soprattutto nei giorni di maggior afflusso di pellegrini al tempio durante le feste pasquali. Durante quella Pasqua di Gesù, sabato 8 aprile dell'anno 30, a Gerusalemme governava Ponzio Pilato, procuratore di Roma. Di solito abitava a Cesarea, ma in occasioni speciali era a Gerusalemme, o qui alla fortezza Antonia, o nel palazzo di Erode presso la Cittadella, o - secondo una tradizione letteraria del IV-VI secolo che ricorda una chiesa di S. Sofia sul posto "di Pilato" vicino al "muro del pianto" - in un'aula ufficiale, forse vicina all'aula ufficiale del Sinedrio, dove teneva i processi.
Ma come fu d'emergenza il processo religioso, così appare sbrigativo anche quello civile, con una condanna frutto più di pressioni di folla che di seduta processuale formale. Il fatto poi che durante lo stesso processo Gesù sia stato flagellato, fa pensare più a una guarnigione militare che non a un'aula giudiziaria o a un palazzo residenziale. Quindi è dalla "torre Antonia" che sembra sia iniziata la via dolorosa di Gesù. Di quella costruzione (distrutta nel 69 da Tito) è rimasta una grossa cisterna e larghe pietre in granito rosso, lastricato di un cortile che richiama chiaramente il "Lithóstrotos" di Giovanni 18,28. Queste pietre, rimosse da Adriano per fare una piazza più grande e coprire la cisterna quando ristrutturò la città nel 135, provengono presumibilmente proprio dalla caserma "Antonia", cioè dal cortile interno di quella fortezza militare, perché portano i segni dei giochi dei soldati, tipo con dadi; uno in particolare siglato con una "B", cioè "Basileus", o gioco del re, conferma quanto viene ricordato dai vangeli di Gesù flagellato e poi coronato di spine come re da burla.
La visita a questo ricordo sacro è ancora oggi una delle più commoventi: queste pietre hanno visto il sangue e l'umiliazione del Figlio di Dio. Leggiamo i quattro vangeli unificati, per cogliere dall'apporto di tutti il seguito più verosimile degli eventi. La preoccupazione degli evangelisti evidentemente non è di cronaca, ma di meditazione teologica e catechesi ... : ma sono considerazioni che partono da episodi reali ben precisi.
"Poi portarono Gesù dal palazzo di Caifa a quello del governatore romano. Era l'alba. Quelli che lo accompagnavano non entrarono: per poter celebrare la festa di Pasqua non dovevano aver contatti con gente non ebrea. Pilato usc incontro a loro e disse: "Quale accusa portate contro quest'uomo?". Gli risposero: "Se non era un malfattore, non te lo portavamo qui!". Pilato replicò: "Portatelo via e giudicatelo voi come la vostra legge prescrive". Ma le autorità ebraiche obiettarono: "Noi non abbiamo l'autorizzazione a condannare a morte"" (Gv 18,28-31).
"Si misero ad accusarlo: "Quest'uomo noi l'abbiamo trovato mentre metteva in agitazione la nostra gente: non vuole che si paghino le tasse all'imperatore romano e pretende di essere il Messia-re promesso da Dio"" (Lc 23,2).
"Pilato rientrò nel palazzo, chiamò Gesù e gli chiese: "Sei tu, il re dei Giudei?". Gesù rispose: "Hai pensato tu questa domanda, o qualcuno ti ha detto questo di me?". Pilato rispose: "Non sono ebreo, io. Il tuo popolo e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me: che cosa hai fatto?". Gesù rispose: "Il mio regno non appartiene a questo mondo. Io sono nato e venuto nel mondo per essere testimone della verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce". Pilato disse a Gesù: "Ma cos'è la verità?"" (Gv 18,33-38).
"Pilato quindi si rivolse ai capi dei sacerdoti e alla folla e disse: "Io non trovo alcun motivo per condannare quest'uomo". Ma quelli insistevano dicendo: "Egli crea disordine tra il popolo. Ha cominciato a diffondere le sue idee in Galilea; ora è arrivato fin qui e va predicando per tutta la Giudea". Quando Pilato udì questa accusa domandò se quell'uomo era Galileo. Venne così a sapere che Gesù apparteneva al territorio governato da Erode. In quei giorni anche Erode si trovava a Gerusalemme; perciò Pilato ordinò che Gesù fosse portato da lui. Da molto tempo Erode (Antipa) desiderava vedere Gesù. Di lui aveva sentito dire molte cose e sperava di vederlo fare qualche miracolo. Perciò, quando vide Gesù davanti a sé, Erode fu molto contento. Lo interrogò con insistenza, ma Gesù non gli rispose nulla. Intanto i capi dei sacerdoti e i maestri della legge che erano presenti lo accusavano con rabbia. Anche Erode, insieme con i suoi soldati, insultò Gesù. Per scherzo gli mise addosso una veste d'effetto e lo rimandò da Pilato.
Pilato riunì i capi dei sacerdoti, altre autorità e il popolo e disse: "Voi mi avete presentato quest'uomo come uno che mette disordine fra il popolo. Ebbene, io ho esaminato il suo caso pubblicamente davanti a voi. Voi lo accusate di molte colpe, ma io non lo trovo colpevole di nulla. Anche Erode è dello stesso parere: tant'è vero che lo ha rimandato da noi senza condannarlo. Dunque, quest'uomo non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò lo farò flagellare e poi lo lascerò libero"" (Lc 23,4-16).
"Ogni anno, per la festa di Pasqua, il governatore aveva l'abitudine di lasciare libero uno dei carcerati, quello che il popolo voleva. A quel tempo era in prigione un certo Barabba, un carcerato famoso. Così, quando si fu riunita una certa folla, Pilato domandò: "Chi volete che sia lasciato libero: Barabba oppure Gesù detto il Cristo?". Perché sapeva bene che l'avevano portato da lui solo per odio. Intanto i capi dei sacerdoti e le altre autorità riuscirono a convincere la folla che era meglio chiedere la liberazione di Barabba e la morte di Gesù. E governatore domandò ancora: "Chi dei due volete che lasci libero?". La folla rispose: "Barabba". Pilato continuò: "Che farò dunque di Gesù, detto il Cristo?". Tutti risposero: "In croce". Pilato replicò: "Che cosa ha fatto di male?". Ma quelli gridavano ancora più forte: "In croce! In croce!". Allora Pilato lasciò libero Barabba. Fece fustigare a sangue Gesù, poi lo consegnò ai soldati.
Allora i soldati portarono Gesù nel palazzo del governatore e chiamarono tutto il resto della truppa. Gli tolsero i suoi vestiti e gli gettarono addosso una veste rossa. Prepararono una corona di rami spinosi e gliela misero sul capo, nella mano destra gli diedero un bastone. Poi incominciarono a inginocchiarsi davanti a lui e a dire ridendo: "Salve, re dei Giudei!". Intanto gli sputavano addosso, gli prendevano il bastone e gli davano colpi sulla testa" (Mt 27,15-30).

"Pilato usci un'altra volta dal palazzo e disse: "Ora ve lo porto qui fuori, perché sappiate che io non trovo nessun motivo per condannarlo". Gesù venne fuori, con la corona di spine e il mantello rosso. Pilato disse: "Ecco l'uomo". I capi dei sacerdoti e le guardie lo videro e cominciarono a gridare: "Crocifiggilo! Mettilo in croce! Noi abbiamo la nostra legge: secondo la legge deve essere condannato a morte perché ha detto di essere il Figlio di Dio!". Sentendo queste parole, Pilato si spaventò. Entrò di nuovo nel palazzo e disse a Gesù: "Di dove vieni?". Ma Gesù non rispose. Pilato cercò allora in tutti i modi di mettere Gesù in libertà. Ma i suoi accusatori gridavano: "Se liberi quest'uomo, non sei fedele all'imperatore. Chi si proclama re è nemico dell'imperatore". Quando Pilato udì queste parole, fece condurre fuori Gesù. Poi si mise seduto su una tribuna nel luogo chiamato "Lastricato" (in ebraico "Gabbata"). Era la vigilia della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse alla folla: "Ecco il vostro re". Ma quelli gridarono: "A morte! A morte! Crocifiggilo!". Pilato disse: "Devo far morire in croce il vostro re?". I capi dei sacerdoti risposero: "Il nostro re è uno solo: l'imperatore". Allora Pilato lasciò Gesù nelle loro mani perché fosse crocifisso" (Gv 19,4-16).

Siamo ancora tutti seduti su queste pietre del "Lastricato", da più di mezz'ora. Quanto fanatismo, quanti pregiudizi, quanto odio, e quanta ipocrisia, fino a dichiarare di avere un solo re, l'imperatore! Mi insegnava un mio maestro che, quando l'uomo rifiuta il Padre, diventa necessariamente vittima di un burattinaio: o Dio o gli idoli; o la fede con la libertà o la schiavitù! Questi segni dei giochi dei soldati ci richiamano le umiliazioni di Gesù. Un giorno a sant'Angela da Foligno apparve Gesù in visione e le disse: "Io non ti ho amato per scherzo!".

"Santa madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore!". Ogni venerdì la "Via crucis" dei francescani inizia appena poco più indietro, sempre nell'ambito dell'antico insediamento della Torre Antonia (di questa, distrutta nel 70, non è rimasto più nulla; col materiale della fortezza Adriano ristrutturò la città in questa zona costruendovi un arco romano, rimasto lì da allora, chiamato erroneamente "dell'Ecce Homo"). Di fronte vi è una cappella del loro Convento "della Flagellazione"; siamo nello Studium Biblicum, l'università di studi biblici e archeologia della Custodia di Terra Santa. Hanno qui un bel museo dove sono raccolti i risultati delle ricerche e degli scavi di questi ultimi 50 anni. Ed è merito di questa loro ricerca se oggi possiamo documentarci un poco di più su quello che verosimilmente c'era all'epoca di Gesù.
Uscendo dalla Torre Antonia, la strada costeggiava pressappoco le antiche mura nord, dette dagli storici il secondo muro. Verso ovest dapprima scendeva un poco entro l'avvallamento del Tiropeion, per salire poi verso la collina occidentale, all'incirca verso l'attuale porta di Giaffa. Il vangelo parla di una porta frequentata; fuori di questa verso nord-ovest si usciva in una zona semiabbandonata: era stata già all'epoca dei Re una cava di pietre per costruzioni, ormai esaurita; vi era rimasto come un piccolo rialzo roccioso, a forma di arco, circondato da un prato: era luogo di esecuzioni, perché fuori dalla città (il terzo muro fu costruito solo nel 44 d.C.), ma al tempo stesso vicino perché fosse un monito. Sul sasso più alto vi erano piantati perennemente alcuni pali verticali, a cui i condannati erano applicati con corde e chiodi direttamente, tramite il legno orizzontale che gli stessi condannati portavano sulle spalle durante il tragitto del loro martirio. Tutta la folla lungo la strada era indifferente o ostile: anche Gesù portava al collo la scritta della sua condanna: il re dei Giudei! Di Gesù ci vien riferito che dovette essere aiutato; riprendiamo il vangelo:
"Quando finirono di insultarlo, gli tolsero la veste rossa e lo rivestirono dei suoi abiti. Poi lo portarono via per crocifiggerlo. Mentre uscivano incontrarono un certo Simone, originario di Cirene, e lo obbligarono a portare la croce di Gesù" (Mt 27,31-32). C'era anche chi aveva compassione di lui: "Erano in molti a seguire Gesù: una gran folla di popolo e un gruppo di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Gesù si voltò verso di loro e disse: "Donne di Gerusalemme, non piangete per me. Piangete piuttosto per voi e per i vostri figli. Perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà di quello secco?". Insieme con Gesù venivano condotti a morte anche due malfattori" (Lc 23,27-32).
Indifferenza, se non ostilità, è quanto si incontra anche oggi nel ripercorrere questo sacro itinerario. Si attraversa il vivacissimo mercato arabo, pieno di merci, odori, clamori, folla che va e viene e bada ai propri affari. Noi cristiani, che veniamo da lontano per vivere in questi luoghi momenti intensissimi, proviamo dolore e scandalo di fronte a tanto distacco e ignoranza della nostra fede. Ma anche al tempo di Gesù: chi capiva quel che Gesù rappresentava e stava facendo? Forse solo Maria, sua madre, che certamente avrà accompagnato Gesù in questa tragedia, e si saranno incrociati sguardi di turbata ed eroica fede! La lunga devozione su questa strada ha segnato alcune cappelle che ricordano le tradizionali stazioni della Via Crucis.

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