Pellegrinaggio - diario di Terra Santa undicesimo capitolo


GERUSALEMME CRISTIANA
(quarta parte)


Calvario

Non è conveniente entrare nella basilica del S. Sepolcro, nella quale è pure custodito quel che rimane del Calvario, senza aver prima assicurata una buona informazione storica di quel che in questo posto è capitato lungo i secoli. L'aiuto di cartine e disegni è assolutamente indispensabile. L'opera di ricerca è tra le più complete, sicura nei risultati, abbondante nei sussidi didattici.

Partiamo dal tempo di Gesù. Quel che oggi rimane del Golgota ce lo fa pensare una roccia alta una decina di metri (oggi è fuori 6 metri dal pavimento), lunga a forma di "s" o di arco circa 7 metri. Ma c'è da tener presente che lungo i secoli molto è stato rubato in reliquie come devozione: v'è documentazione a Gerusalemme di piccoli frammenti di Calvario con sigilli d'autenticazione d'epoca bizantina, con scritta: "Pietra del Santo Golgota". Pensiamo cosa possa essere avvenuto nel Medioevo! Il Vangelo dice che assomigliava a un "cranio". I cristiani d'origine giudeo-cristiana vi furono subito molto attaccati: risale a loro la tradizione di collocare qui la tomba di Adamo, indicazione teologica preziosa per esprimere l'universalità della redenzione di Cristo.
Nel 135 Adriano coprì questi luoghi venerati, Calvario e Sepolcro, per farne il foro di Aelia Capitolina; e per cancellare ogni ricordo cristiano costruì sopra il Calvario il tempio alla dea Fortuna. Questo fatto fu prezioso: il luogo non subì ulteriori manipolazioni. Con Costantino si va allora a ripulire tutto il posto e si fanno i grandi lavori di sistemazione: la roccia del Calvario viene messa a nudo, raccolta dentro il quadriportico che racchiude il prato davanti il S. Sepolcro; sopra il Sepolcro, tagliato dalla zona di tombe che stava alle spalle, si costruisce il mausoleo rotondo; davanti a tutto, verso est, la basilica a cinque navate chiamata "Martyrion". Sul Calvario Teodosio II (428) pose una croce d'oro, circondandolo con una cancellata protettiva e una cupoletta.
Successivamente, per salvare il Calvario da peripezie sempre peggiori, fu chiuso tra pareti, coperto da robusti archi, fino ad essere definitivamente inglobato nella basilica crociata nel punto e nel modo ancor oggi visibile (o... invisibile!). Lo si intravede in una vetrina nella parte nord; in una finestrella a ovest entro la cappella di Adamo; sopra, in una vasta finestra, dove si tocca per devozione, nel punto più alto; e dietro l'altare degli ortodossi (ma ci vuole un permesso speciale) dove si vede un buon tratto della parete est proprio sopra una grotticella che per secoli fu luogo di privata devozione di tante anime in preghiera.

Oggi entrando nella basilica, subito a destra si sale una ripida scala, e sopra vi è il piano a livello della cima del Golgota: vi sono tre altari, uno ortodosso, uno latino, e l'altarino della Vergine dei Dolori. Arriviamo anche noi per sostare a lungo in meditazione e preghiera, rileggendo con molta calma le pagine evangeliche.
"Allora le guardie presero Gesù e lo fecero andare fuori della città costringendolo a portare la croce sulle spalle; giunsero al posto chiamato "Cranio", che in ebraico si dice "Golgota", e lo inchiodarono alla croce. Con lui crocifissero altri due, uno da una parte e uno dall'altra. Gesù era in mezzo. Pilato scrisse il cartello e lo fece mettere sulla croce. C'era scritto: "Gesù di Nazaret, il re dei Giudei". Molti lessero il cartello, perché il posto dove avevano crocifisso Gesù era vicino a Gerusalemme; e il cartello era scritto in tre lingue: in ebraico, in latino e in greco. I soldati che avevano crocifisso Gesù presero i suoi vestiti e ne fecero quattro parti, una per ciascuno. Poi presero la tunica, che era tessuta d'un pezzo solo da cima a fondo e dissero: "Non dividiamola! Tiriamo a sorte a chi tocca!"" (Gv 19,17-24).
"Dopo rimasero lì seduti a fargli la guardia. Quelli che passavano di là, scuotevano la testa in segno di disprezzo, lo insultavano e dicevano: "Volevi distruggere il tempio e ricostruirlo in tre giorni! Se sei il Figlio di Dio, salva te stesso! Scendi dalla croce!". Allo stesso modo, anche i capi dei sacerdoti insieme con i maestri della legge e le altre autorità ridevano e dicevano: "Lui che ha salvato gli altri, adesso non è capace di salvare se stesso! Lui che diceva di essere il re d'Israele, scenda ora dalla croce e noi gli crederemo! Ha sempre avuto fiducia in Dio e diceva: Io sono il Figlio di Dio; lo liberi Dio, adesso, se gli vuol bene!"" (Mt 27,34-43). "Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno"" (Lc 23,34).
"Uno dei malfattori, crocifissi con lui, insultandolo diceva: "Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi!". L'altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse: "Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male". Poi aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso"" (Lc 23,39-43).
"Stavano accanto alla croce alcune donne: la madre di Gesù, sua sorella Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù vide sua madre e accanto a lei il discepolo preferito. Allora disse a sua madre: "Donna, ecco tuo figlio". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre". Da quel momento il discepolo la prese in casa sua" (Gv 19,25-27).
"Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la regione, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre Gesù gridò molto forte: "Eli, Elì, lemà sabactàni", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Alcuni presenti udirono e dissero: "Chiama il profeta Elia"" (Mt 27,45-47). "A questo punto Gesù, sapendo che tutto era compiuto, disse: "Ho sete". C'era lì un'anfora piena di aceto: bagnarono una spugna, la misero in cima a un ramo d'issopo e l'accostarono alla sua bocca. Gesù prese l'aceto e poi disse: "E' compiuto"" (Gv 19,28-30). "Poi gridò a gran voce: "Padre, nelle tue mani affido la mia vita". Dopo queste parole, morì" (Lc 23,46).
"Allora il grande velo appeso nel tempio si squarciò in due, da cima a fondo. La terra tremò, le rocce si spaccarono, le tombe si aprirono e molti credenti tornarono in vita. Usciti dalla tomba dopo la risurrezione di Gesù, entrarono a Gerusalemme e apparirono a molti. L'ufficiale romano e gli altri soldati che con lui facevano la guardia a Gesù si accorsero del terremoto e di tutto quel che accadeva. Pieni di stupore, essi dicevano: "Quest'uomo era davvero il Figlio di Dio"" (Mt 27,51-54).

Ecco, è questo il mistero: solo un Dio non inventato da noi, ma quello vero, poteva escogitare di rivelarsi a noi non come potenza, ma come dono totale di sé, "perché Dio è amore" (1Gv 4,8), e "non c'è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici" (Gv 15,13).
Più che riflettere, qui c'è da contemplare e pregare. Ogni giorno alle ore 16 i Frati Francescani ripercorrono all'interno della basilica i vari momenti della Via Crucis, secondo una tradizione di testi e canti antichi. Ci uniamo anche noi per pregare con loro: è un dialogo accorato tra Gesù che soffre e l'anima credente, intercalato dalla meditazione del coro.

"Io ti ho liberato dalla schiavitù dell'Egitto, e tu mi hai consegnato in catene ai capi dei sacerdoti.
Hai spezzato, Signore, le mie catene.
Si divisero le mie vesti e sulla mia tunica hanno tirato le sorti.
Fa' che spogliati dai vizi e adorni di virtù, meritiamo di comparire in veste candida al tribunale della tua giustizia.
O croce, simbolo della nostra fede, nessun albero è più degno di te: piega i tuoi rami, o albero troppo alto, allenta le tue fibre tese, si rilasci la durezza che ti diede la natura: accogli in pietoso abbandono le membra del Re del cielo.
Io ti ho posto in mano uno scettro regale, e tu hai posto sul mio capo una corona di spine!
Tra tutti è il più disprezzato, la canaglia lo deride; Isaia l'aveva predetto: consegnerà il suo corpo a chi lo percuote, offrirà il viso a chi lo schiaffeggia, il volto a chi gli sputa addosso. Dalla pianta dei piedi alla testa non v'è in lui che un'unica piaga. Come Isacco è votato alla morte: è stretto da spine, come un ariete imbrigliato dai rovi.
Perforarono le mie mani e i miei piedi, contarono tutte le mie ossa.
Dal fianco di Cristo trafitto, sgorgò acqua e sangue per lavarci dalle nostre sozzure: o croce, sicura speranza, fatta bilancia del corpo di Cristo, strappasti la preda all'inferno.
Abbeverato di fiele, è ormai moribondo; le spine, i chiodi, la lancia hanno straziato quel corpo che non si ribella; sgorga acqua e sangue, dal suo cuore: la terra, il mare, i cieli, l'universo a quale fiume sono purificati!
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché morendo sulla croce hai redento il mondo.

Stabat mater dolorosa... O Madre, sorgente di amore, fa' che unisca il mio pianto al tuo: restar con te presso la croce, condividendo il tuo martirio è, o Maria, mio vivo desiderio.
Ecco, incombe la notte: l'ora nella quale il Redentore dev'essere deposto dalla croce; sarà posto tra le braccia della Vergine. Il giusto e coraggioso Giuseppe, che ha comperato una sindone, e il virtuoso Nicodemo, che porta essenza di aromi, imbalsamano il corpo del loro maestro e qui l'avvolgono con bende.
Il tuo nome è come profumo che si espande; per questo le adolescenti ti ameranno.

O Redentore, che sei diventato dolce fiamma del mio cuore, a te mi appresso, come fossi presente e sulle tue piaghe depongo un bacio; ti stringo tra le mie braccia, in un devoto e forte amplesso. Ti venero, o capo coronato da una corona di spine; ti onoro, o sacro costato, squarciato da lancia crudele: in questa santa piaga nascondi me peccatore. Vi saluto, o mani, perforate da chiodi dilanianti; non respingermi, o Redentore, dai tuoi piedi trafitti. Rendi concittadino dei beati del cielo questo tuo supplice figlio. Amen".

I Greci-ortodossi hanno tanta devozione a questo momento della deposizione dalla croce: venerano qui, davanti l'ingresso della basilica, la "pietra dell'unzione". Noi pensiamo più volentieri alla "Pietà", cioè a Maria che accoglie tra le sue braccia Gesù morto; quale momento tremendo di prova per la sua fede! E' la prova del sabato santo, quando tutto sembra fallito e finito, anche Dio è nella tomba! Mai come qui, pensando anche alle mie prove, sento di invocare la Madonna così:

Alla Madonna del sabato santo

E' stato, o Maria, un giorno terribile quel sabato santo. Gesù nella tomba: Dio è morto! I nemici cantano vittoria, il male prevale sul bene; gli apostoli se la squagliano tutti, i discepoli dicono: "Speravamo!". Il bel sogno è finito!
Tu lo sai che ogni giorno è sabato santo! Dio tace, è nascosto, sembra estromesso e sconfitto da questo mondo: la violenza e l'ingiustizia ribolle! Il grido del povero è soffocato; schernito è il sospiro del giusto: fare il bene diviene una beffa! Dense tenebre coprono ancora la terra!
Ma tu, o Madonna del sabato santo, sei là trepidante in attesa d'un'alba! Tu credi che Dio è Dio, tu speri che alla fine riappaia e vinca, tu attendi la risurrezione e la vita: tu sei la Madonna della speranza!
"Io ho vinto il mondo": fa', o Maria, che io non disperi mai della vittoria del bene sul male, della vita sulla morte, di Dio sul mondo! E lo proclami, e ne contagi gli uomini assetati di speranza! Come te, o Vergine, che io porti Cristo, luce del mondo, per essere lampada che rischiara il cammino mio e dei miei fratelli, in questa valle d'esilio, verso la patria eterna. Amen.

Santo Sepolcro

Proseguendo la "Via Crucis" dei Francescani si arriva davanti al S. Sepolcro. Oggi appare come un gran catafalco - mi si perdoni l'espressione - pesante di marmi, fatto nel 1810 in stile russo, in sostituzione di un'edicola più agile fatta dai Crociati, bruciata due anni prima. E' esattamente la tomba giudaica a due stanze atrio e loculo con banco rialzato - che Giuseppe d'Arimatea possedeva qui sul lato ovest di quella cava di pietra ormai trasformata in giardino, di cui era parte anche il Calvario. Il taglio di pietre aveva dato modo di creare dei balzi verso ovest, e quindi possibilità di ricavarvi facilmente alcune tombe in forma di grotte; era zona cimiteriale quindi, e ancora sono visibili qui due altre tombe consimili.
Quella di Gesù aveva la chiusura a pietra-macina da mulino rotolata davanti, come gli esemplari d'epoca che si ritrovano ancora oggi (es. Betfage). "Giuseppe comprò un lenzuolo, tolse Gesù dalla croce, lo avvolse nel lenzuolo e lo mise in una tomba scavata nella roccia. Poi fece rotolare una grossa pietra davanti alla porta della tomba" (Mc 15,46). Le vicende storiche di questo posto le conosciamo già: da Adriano a Costantino, alle varie devastazioni, fino alla basilica Crociata attuale. In pratica però ci troviamo ancora nella "rotonda" fatta da Costantino, e certamente entro il perimetro della tomba di Gesù!

Il canto e la preghiera dei Frati ora è di festa e di Alleluia, come è ogni "Via Crucis" che termina nella tomba vuota e quindi nella risurrezione.
"Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, e Salòme comprarono olio e profumi per andare a ungere il corpo di Gesù. E la mattina presto del primo giorno della settimana, al levar del sole, andarono alla tomba. Mentre andavano dicevano tra loro: Chi ci farà rotolar via la pietra che è davanti la porta? Ma quando arrivarono, guardarono, e videro che la grossa pietra, molto pesante, era stata già spostata. Allora entrarono nella tomba. Piene di spavento, videro, a destra, un giovane seduto, vestito di una veste bianca. Ma il giovane disse: "Non spaventatevi. Voi cercate Gesù di Nazaret, quello che hanno crocifisso. E' risuscitato, non è qui. Ecco, questo è il posto dove lo hanno messo. Ora andate e dite ai suoi discepoli e a Pietro, che Gesù vi aspetta in Galilea"" (Mc 16,1-7).
"Allora Pietro e l'altro discepolo uscirono e andarono verso la tomba. Andarono tutti e due di corsa, ma l'altro discepolo corse più in fretta di Pietro e arrivò alla tomba per primo. Si chinò a guardare le bende che erano in terra, ma non entrò. Pietro lo seguiva. Arrivò anche lui ed entrò nella tomba: guardò le bende in terra e il lenzuolo che prima copriva la testa. Questo non era in terra con le bende, ma stava da una parte, piegato. Poi entrò anche l'altro discepolo che era arrivato per primo alla tomba, vide e credette" (Gv 20,3-8).

Siamo evidentemente davanti a un racconto autobiografico, preciso e decisivo: vide e credette! Anche noi al termine della processione ci mettiamo in fila per entrare nella tomba vuota di Gesù, per vedere e per credere! In quell'attimo, dopo il bacio del marmo che copre il banco rialzato di roccia, dico sempre e solo una preghiera: "Credo, Signore, aumenta la mia fede: fammi un testimone appassionato della tua risurrezione!".

Oltre le colonne della rotonda, nel transetto nord v'è l'altare dedicato a santa Maria Maddalena: la prima apparizione del Risorto è a una donna!
"Maria era rimasta a piangere vicino alla tomba. A un tratto, chinandosi verso il sepolcro, vide due angeli vestiti di bianco. Gli angeli le dissero: "Donna perché piangi?". Maria rispose: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno messo". Mentre parlava si voltò e vide Gesù in piedi, ma non sapeva che era lui. Gesù le disse: "Perché piangi? Chi cerchi?". Maria pensò che era il giardiniere e gli disse: "Signore, se tu l'hai portato via dimmi dove l'hai messo, e io andrò a prenderlo". Gesù le disse: "Maria! ". Lei subito si voltò e disse: "Rabbunì!"" (Gv 19,11-18).
Maria! - Maestro! Un filo d'amore li lega, "perché molto ha amato" (Lc 7,47). "Non mi trattenere..., va' e di' ai miei fratelli: Io torno al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro. Andò e disse: Ho visto il Signore!" (Gv 20,17-18).
Lo schema è evidente: l'amore, l'esperienza di Lui vivo, la missione.

La processione dei Frati termina in una cappella posta in fondo al transetto: è dedicata all'apparizione di Gesù a sua madre, Maria. Il Vangelo non ne parla, ma chi prima e più di Maria ha amato Gesù? Si alza qui un cantico antichissimo di lode e di gioia per Maria:

Godi, o vergine Madre di Cristo: Egli, che piangesti condannato a morte è risorto, come aveva detto!
Esulta, o fulgida stella: Egli, che contemplasti inchiodato a una croce, è risorto come aveva detto!
Rallegrati, o immenso mare di pianto: Egli, che vedesti morire, è risorto, come aveva detto!
Gioisci, o fiore dal profumo soave: Egli, che piangesti sepolto, è risorto, come aveva detto!
Godi, o divina Madre di Cristo: Egli, che ti apparve glorioso, è risorto, come aveva detto!
Alleluia! Alleluia! Alleluia.


Ci inginocchiamo tutti durante la benedizione eucaristica: per noi credenti la prova più grande che Gesù è risorto è saperlo vivo nelle nostre chiese e nella nostra storia. Proprio perché vivo siamo certi che è risorto! "Beati quelli che hanno creduto senza aver visto!" (Gv 20,29).

La basilica ormai s'è fatta più raccolta: è terminata anche la processione di preghiera e di canti degli Armeni, che con i Latini e Ortodossi hanno in condominio questo centro nevralgico della fede cristiana. Copti e Abissini hanno le loro cappelle. La divisione tra i cristiani qui è sofferta in modo vistoso quando capita il sovrapporsi di più celebrazioni solenni contemporanee... Ciascuna confessione ha alle spalle una storia dalla quale attinge diritti e contrasti. Forse è l'immagine reale del "Corpo di Cristo", che non ha ancora raggiunto "la statura ottimale di Cristo", e aspetta, anche da questo ritorno alle sorgenti, il superamento di incrostazioni politico-dottrinali, per arrivare a identificarsi nel progetto di Cristo, che ha voluto la sua Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

All'uscita della basilica, sul piazzale, il muezzin chiama alla preghiera serale; svelti ci passano davanti tre Ebrei ortodossi osservanti che scendono al "muro occidentale": anche fuori del cristianesimo, quante vie diverse per andare a Dio! Ma allora Cristo qui è morto in croce non per tutti? Non è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini? Chi è nel giusto? Chi si salva? Nonostante una giornata così lunga e intensa, non si finisce mai di pensare: nascono problemi e interrogativi.

Dopo cena, in albergo, ci si raccoglie in gruppo per rispondere alle domande che nascono, per andare un po' più a fondo nella nostra fede forse troppo pacifica perché superficiale... Il pellegrinaggio in Terra Santa per molti è una scoperta, per parecchi una conversione, per tutti è un incontro con un Cristo più vero che a ciascuno ha un dono e una richiesta personalizzata da fare. Mai come in questi momenti la presenza di un sacerdote-pastore è preziosa!

Ed è più che notte anche oggi ... : quinto giorno!

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