| Pellegrinaggio - diario di Terra Santa | tredicesimo capitolo |
BETLEMME
(seconda parte)
Erodion
Risaliamo ora verso il nord, ma per altra regione, entro le gole del piccolo
deserto detto di Teqoa. Entriamo in uno dei paesaggi più interessanti: colline
molto rupestri e sassose, punteggiate di case bianche con cortiletto e quattro
cipressi sempreverdi, due ulivi su terreno riportato, l'asinello nero che
pazienta al sole, il pozzo, il cane, tre bambini in libertà sull'aia. E' un
ambiente lirico, nel senso che sprizza poesia nel suo lindore, essenzialità,
come un cantico domestico povero ma dignitoso. Domina dall'alto questo panorama
il cono tronco della collina dell'Erodion, il palazzo di Erode il grande.
"Erode - scrive Giuseppe Flavio, storico suo contemporaneo - circondò la
cima della collina con torri rotonde e ricoprì tutto il recinto con palazzi
sontuosi, tanto che non solo l'interno delle costruzioni offriva una splendida
vista, ma anche sui muri esterni, sulle merlature e sui tetti era profusa
largamente la ricchezza. V'importò da lontano con grandissime spese abbondanza
d'acque. Sistemò l'accesso alla cima con duecento gradini di marmo
bianchissimo, giacché la collina era piuttosto elevata e tutta artificiale.
Anche alle falde costruì altri palazzi, capaci di dar ricovero al bagaglio e
agli amici, cosicché, quanto all'esservi ogni cosa quella fortezza sembrava una
città, quanto al perimetro una reggia".
A pianta perfettamente circolare del diametro di 80 m, con quattro torri,
l'Erodion aveva al suo interno terme meravigliose, mosaici, soffitti di
cipresso, marmi neri e rosati... Erode aveva voluto che questa fortezza
diventasse il suo monumento funebre; lo portarono qui morto (di cancro) su un
letto d'oro massiccio costellato di pietre preziose, avvolto in un manto di
porpora. Ora è un ammasso di ruderi. Distrutta dai Romani nel '70, riutilizzata
dalla resistenza ebraica nel 135 contro Adriano, divenne sede di gruppi di
monaci che si raccolsero qui in penitenza e vi costruirono anche una chiesa.
Dall'alto è uno spettacolo unico: davanti a noi Betlemme, tutta seminata ad
anfiteatro sulla collina che guarda ad est; più in là a destra l'altopiano di
Gerusalemme, dagli alberghi ad ovest fino ai campanili del monte degli Ulivi; più
sotto tutto l'immoto deserto di Giuda, verso il quale pascolano fino a
disperdersi villaggi arabi e poi tende di beduini ...; là in fondo il mar Morto
con la parete azzurrognola dell'altopiano di Moab; sotto e attorno il silenzio
del deserto, come un mare mosso da colline grigio-ocra, increspato da qualche
raglio d'asino, dal coccodè del pollame domestico, e segnato da lunghe file di
greggi che formicolano nel deserto dietro i loro robusti e taciturni pastori
beduini.
Campo dei pastori
Sotto l'Erodion la strada riprende verso Betlemme con il condensarsi delle case
nella vicinanza di un minareto: qui è il centro del villaggio, con la moschea,
la scuoletta, il campo di pallone come un nostro oratorio. Attraversiamo conche
e radure stupendamente coltivate a cereali: siamo nei "campi di Booz"
dove è ambientato il bellissimo libro di Ruth, che tanto amò la suocera Noemi
da venire, lei straniera, ad abitare presso la sua casa a Betlemme. E siamo a
Beit Sahur, che è già un quartiere di Betlemme, cioè al luogo cristiano
chiamato "Campo dei pastori". Forse s'è visto poco di greggi venendo
qui a quest'ora; ma è zona piena di pastori e di pecore che si muovono a frotte
su queste colline; verso il tramonto si vedono ritornare ai loro ovili
invisibili, forse ancora anfratti e grotte di riparo entro rocce, sul tipo di
questa che qui i Francescani venerano a ricordo dei pastori di Luca 2.
"In quella stessa regione c'erano anche alcuni pastori. Essi passavano la
notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si
presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse dì luce, così che essi
ebbero una grande paura. L'angelo disse: "Non temete! lo vi porto una bella
notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di
Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così:
troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia" - Subito
apparvero e si unirono a lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo
canto: "Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini che egli
ama". Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in
cielo.
Intanto i pastori dicevano gli uni gli altri: "Andiamo fino a Betlemme per
vedere quel che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere" . Giunsero
in fretta a Betlemme e lì trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva
nella mangiatoia. Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di
questo bambino. Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle
cose che essi raccontavano. Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il
ricordo di tutti questi fatti e li meditava dentro di sé. I pastori, sulla via
del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quel che avevano sentito e
visto, perché tutto era avvenuto come l'angelo aveva loro detto" (Lc
2,8-20).
L'ambiente è dei più sereni, tra olivi, sempreverdi, palme, e il dolce suono
d'una cornamusa che a volte il Francescano custode diffonde con disco per
salutare i pellegrini. E' d'obbligo sostare per celebrare qui la Messa del
nostro Natale. All'interno, su un pavimento di mosaico bizantino un po'
primitivo - qui già dal IV secolo si venerava questo posto con un monastero -
è eretto un altare di sasso: alle spalle, entro anfratti, un piccolo presepio dì
legno d'ulivo, sullo sfondo della grotta un piccolo gregge, la greppia, gli
attrezzi d'una stalla.
Iniziamo con il canto: Adeste fideles..., per prorompere nella gioia del canto
tipico di qui: Gloria a Dio nell'alto dei cieli ...! Sì, gloria a Dio, perché
qui è apparsa la bontà e la benevolenza del nostro Dio a riscatto della nostra
povera condizione di uomini. "Oggi vi è nato nella città di Davide un
go'el, cioè un riscattatore". A quei poveri pastori, come ai poveri
beduini di oggi, come a noi uomini occidentali all'apparenza tanto sazi ma
interiormente non meno fragili e incerti quando ci interroghiamo sul senso del
vivere e sul nostro destino, Dio si propone come quell'uomo-Dio che dilata dalla
terra al cielo il progetto di umanità riuscita: dacché Dio s'è fatto uomo,
l'uomo ha saputo del suo traguardo divino.
A Betlemme appare il prototipo di uomo, la verità dell'uomo, ben oltre i suoi
sogni e le sue aspirazioni: "Riconosci allora, o cristiano, la tua dignità",
diceva san Leone Magno. Quel bambino, "nato da donna", è in realtà
Dio che vuol ripercorrere tutta la vicenda dell'uomo, dalla nascita alla morte,
per indicare e trascinare l'uomo oltre il suo tratto terreno in una avventura
divina, gratuita e grande, che si configura nella condizione di figlio di Dio:
quel che Gesù è per natura, noi lo diveniamo per grazia, figli ed eredi di
Dio! E se figli di uno stesso Padre, fratelli tra noi: " ... e pace in
terra agli uomini ... "! E' una delle Messe più commoventi: la grotta
della Natività doveva essere molto simile a questa, tra le molte che
punteggiano questo declivio est di Betlemme.
Sopra la grotta i Francescani hanno costruito un santuarietto a forma di tenda
da pastore, con una cupola a volo d'angeli che si innalzano verso il cielo
stellato. Come i pastori anche noi ci diciamo: "Andiamo fino a Betlemme,
vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Siamo a
tre km dal centro città, vi giungiamo ormai poco prima di mezzogiorno, giusto
in tempo per una visita alla venerata grotta della Natività e alle attigue
grotte di san Girolamo.
Betlemme
"Casa del pane" in ebraico, "casa della carne" in arabo è
il significato del nome Betlemme, con significativa allusione a chi vi è nato!
E' la patria di Davide, e del "figlio di Davide", Gesù. Davide ebbe
molto a cuore il suo villaggio natio: qui visse da pastorello quando venne
scelto da Samuele e unto re (1Sam 16, 1 ss); dell'acqua della sua fontana ebbe
nostalgia anche da vecchio (2Sam 23,15). Di Betlemme parla il profeta Michea:
"E tu Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di
Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore di Israele"
(Mic 5,1 ss).
Gesù nasce qui verso l'anno 6 avanti l'era cristiana, in una grotta con
mangiatoia. La zona rupestre sullo sperone est della cittadina è oggi
sovraccarica delle recenti costruzioni: ma qualcosa s'è conservato di allora:
un insieme di grotte naturali, adattate ad abitazione nel IV secolo da san
Girolarno, che per la grande devozione alla Natività venne a viverci qui con
alcuni amici, in forma monastica. Vi dimorò per 36 anni nella preghiera e nella
traduzione della Bibbia dall'ebraico (la sua è la "Vulgata", rimasta
testo ufficiale della Chiesa latina fino al Concilio Vaticano II); il suo rigore
scientifico e critico ci dà estrema garanzia che questa indicata è la grotta
della Natività.
L'imperatore Adriano la profanò costruendovi sopra un altare dedicato ad Adone;
san Giustino nel 160 ne conosce bene la localizzazione. Lo storico Eusebio dice
che su una delle "tre mistiche grotte" sant'Elena nel 326 costruì una
grande basilica a cinque navate che l'imperatore Giustiniano abbellì nel 540.
Fu l'unica basilica rispettata dai Persiani nel 614, forse perché vi trovarono
dipinti i Re Magi; così pure ne ebbero rispetto i Musulmani, perché dedicata a
Maria, "madre del profeta Gesù". I Crociati la arricchirono di
pitture (sulle colonne) e di mosaici lungo la navata, che raccontano la storia
dei primi dieci Concili. Rimase proprietà dei Latini fino al XV secolo; ora è
in mano ai Greci-Ortodossi che celebrano la solennità del Natale la sera della
nostra Epifania (6 gennaio).
I Francescani nel 1852 costruirono a fianco della basilica una loro chiesa
dedicata a santa Caterina di Alessandria; sotto l'altare la notte di Natale il
Patriarca depone il Gesù Bambino, e segna l'inizio della celebrazione natalizia
in tutto il mondo!
La visita alla grotta della Natività è momento commovente: ci si inginocchia a
baciare la stella d'argento che segna il punto preciso della nascita di Gesù:
"Qui dalla Vergine Maria è nato Gesù Cristo".
"In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di
tutti gli abitanti dell'impero romano. Questo primo censimento fu fatto quando
Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome
nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d'origine. Anche Giuseppe parti da
Nazaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Andò
là perché era discendente diretto del re Davide, e Maria sua sposa, che era
incinta, andò con lui. Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il
tempo di partorire, ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo
avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non
avevano trovato altro posto" (Lc 2,1-7).
La grotta è molto malandata, per incendi e fumo, tutta ricoperta di pannelli di
amianto. Ma nel silenzio ciascuno vive qui il suo Natale: dalle ingenue capanne
dei nostri presepi, a questa semplice grotta, con l'angolo della mangiatoia;
forse per molti ancora è un passaggio maturo da una favola dell'infanzia alla
realtà storica più grande e più vera che segna la propria vita e la propria
fede! Mentre si muove sottovoce il canto natalizio: Astro del ciel..., io vado
rievocando come preghiera le pagine di Isaia che hanno sognato questo momento e
questo luogo:
"Stillate, o cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si
apra la terra e produca la salvezza... Un germoglio spunterà dal tronco di
lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo
Spirito del Signore... In quel giorno il germoglio del Signore crescerà in
onore e gloria per gli scampati di Israele... La radice di Jesse si leverà a
vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia. Il popolo che
camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra
tenebrosa una luce rifulse ... : un bambino è nato per noi, ci è stato dato un
figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato Consigliere
ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il
suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno che egli
viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e
sempre" (Is 45,8; 11,1 s; 4,2; 11,10; 9,1S).
Usciamo dal chiostro dei Francescani, sul quale essi hanno costruito proprio ora
una modernissima "Casa Nova". E' già oltre mezzogiomo: la piazza,
dominata dal grande minareto, rigurgita di gente che s'affretta a casa dal
mercato. Si dice che Betlemme abbia le donne più belle della zona... Nei
negozietti che circondano la piazza vendono i prodotti tipici di qui: ulivo e
madreperla. Noi facciamo sosta in un grazioso ristorantino che per lunga
tradizione prepara per gli Italiani un degno pranzo "di Natale":
spaghetti e brasato! Chi si accontenta ... !
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