Pellegrinaggio - diario di Terra Santa sedicesimo capitolo


IL DESERTO
(seconda parte)


A metà discesa di Gerusalemme verso Gerico è collocato il "can" (locanda) del buon samaritano. Entro le svolte tortuose della vecchia strada romana che abbiamo fatto lungo il Qelt, Gesù ha ambientato la parabola sintesi del progetto d'amore che Dio ha sull'umanità.
"Scendeva un uomo da Gerusalemme a Gerico, quando incontrò i briganti. Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso passò di là un sacerdote; vide l'uomo ferito, passò dall'altra parte della strada e proseguì. Anche un levita del tempio passò per quella strada; anche lui lo vide, lo scansò e proseguì. Invece un uomo della Sama-ria, che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò. Poi lo coricò sul suo asino e lo portò a una locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo. Il giorno dopo tirò fuori due monete d'argento, le diede al padrone dell'albergo e gli disse: "Abbi cura di lui e anche se spenderai di più pagherò io quando ritorno" (Lc 10,30-35).
Sant'Agostino, e con lui molti Padri della Chiesa, così leggono questa parabola: l'umanità creata da Dio stava nella intimità del paradiso terrestre, nella Gerusalemme che è luogo della Presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Ma l'uomo si mosse alla ricerca di un'altra felicita, verso la città del peccato, che è Gerico. Come avviene per il figlio prodigo, questo abbandono del Padre e fatale: l'umanità incappa nei ladroni - Satana tentatore - che la spoglia dei doni della vita divina e la ferisce nelle sue stesse capacità umane; tanto che oggi l'uomo, lasciato a se solo, è incapace di resistere al male, e langue destinato alla morte lungo la strada della sua storia. Il sacerdote e il levita dell'Antica Alleanza passano a fianco di questa umanità, ma è un passaggio inefficace. Finché viene un Samaritano (Gesù che aveva respinto diverse accuse: mangione, beone, satana... non respinge mai l'accusa di essere "un Samaritano"!), Cristo Salvatore che chinandosi su quest'uomo, lo mette sulla sua cavalcatura, l'umanità da lui assunta, per portarlo alla locanda - che e la Chiesa -, dentro la quale l'uomo possa trovare ristoro e guarigione nell'attesa del suo ritorno. Intanto lì è possibile il suo ricupero mediante le due monete lasciate dal Samaritano, appunto la Parola di Dio e i Sacramenti. E' lo schizzo storico della vera storia dell'umanità, come la guida Dio, come storia di salvezza. Proprio di qui, da questo esempio d'amore divino, verrà l'impegno a vivere il medesimo atteggiamento di amore e salvezza verso il prossimo che incontriamo lungo la strada!

Questa parabola ci introduce alla comprensione della spiritualità del deserto come luogo e atteggiamento della scoperta dell'amore di Dio, esperienza della sua tenerezza, dell' hesed ! Un amore, dicevamo, letto dai profeti in forte chiave sponsale: è la canzone dell'amore di Dio per la sua sposa.

"Cosi dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei per origine e per nascita del paese dei Cananei": nessun diritto alla cittadinanza divina! "Quando sei nata nessuno ti ha tagliato il cordone ombelicale; non ti hanno lavata con acqua, ne ti hanno avvolta in fasce; nessuno ha avuto compassione di te. Anzi, per il disgusto, appena nata ti hanno gettata via, in aperta campagna": destinata alla morte, come ogni uomo! "Sono passato vicino a te e ho visto che ti dibattevi nel tuo sangue, e ti dissi: Vivi... e cresci come l'erba del campo!". E' la prima parola di Dio sull'uomo che si dibatte nel suo destino di morte: vivi! Ma poi, molto di più: "Sei cresciuta, ti sei fatta donna: i seni hanno preso forma, sei diventata molto bella! Passai di nuovo vicino a te e ti vidi: ecco, la tua era l'età dell'amore! Ho promesso di amarti e ho giurato di sposarti. Cosi sei diventata mia. Questo lo dico io, il tuo Dio, il Signore" (Ez 16,3-8).
Se Dio crea per la vita, poi soprattutto ci cerca per l'amore! Un innamoramento in piena regola con esplicita promessa di matrimonio: "Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Creatore; come un giovane gioisce per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te" (Is 62,5). E' quindi con la baldanza dell'innamorato e la tenerezza del fidanzato che entra nella storia dell'uomo; e siamo ad un innamoramento in piena regola: "Ho sparso olio profumato su di te, ti ho vestita con abiti finemente ricamati, ti ho dato calzature di cuoio pregiato, una cintura di lino e un mantello di seta pura. Ti ho coperta di gioielli: braccialetti, collane, orecchini, e ti ho messo una stupenda corona sulla testa. I tuoi gioielli erano d'oro e d'argento, i tuoi vestiti ricamati di lino e di seta. Hai mangiato pane della farina migliore, miele e olio d'uliva. Sei diventata bellissima e regina. Eri famosa in tutto il mondo. La tua bellezza era perfetta. Ti avevo resa splendida. Questo lo dichiaro io, Dio, il Signore" (Ez 16,9-14).

Che cosa non ci ha dato Dio? "Cos'hai che tu non abbia ricevuto?" (1Cor 4,7); "Dio che non ha risparmiato il suo Figlio, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?" (Rm 8,32). Ma, che abbiamo fatto dei suoi doni? Che ne facciamo del suo amore?
C'era un uomo chiamato Osea, aveva sposato una donna cui voleva molto bene, da lei aveva ricevuto tre bei bambini; un giorno questa se ne andò di casa lasciando marito e figli. Osea ne fu angosciato. Dio interviene proprio in questo momento drammatico e gli dice: Va' e fa' il profeta per Me, racconterai la tua vicenda personale come immagine del mio stesso dramma che vivo col mio popolo: "La loro madre si e prostituita; si e coperta di vergogna. Ha detto: Andrò dai miei amanti. Essi mi danno cibo e acqua, lana e lino, olio e bevande" (Os 2,7).
Non facciamo cosi anche noi uomini? Dio non mi da né stipendio né pensione, ed è questo che conta! Diventiamo orgogliosi della nostra scienza e del nostro progresso e rifiutiamo Dio. "Non ha mai compreso che io solo le davo il grano, il vino e l'olio, e anche tutto l'argento e l'oro che essa usava per adorare il dio Baal" (Os 2,10). Di qui il dolore di Dio, il suo sgomento di fronte a chi "ha abbandonato me, sorgente di acqua fresca e viva e ha preferito scavarsi cisterne, cisterne screpolate, incapaci di contenere acqua" (Ger 2,13). E i suoi richiami, i suoi castighi per farle aprire gli occhi: "Perciò, ecco, le sbarrerò il cammino con rovi, costruirò un recinto attorno a lei e non ritroverà più la sua strada" (Os 2,8).
Isaia qui ha una pagina di profondissima penetrazione nel cuore di Dio: "Voglio cantare una storia: e il canto di un amico e della sua vigna. Il mio amico aveva una vigna su una fertile collina. L'aveva vangata e ripulita dai sassi; vi aveva piantato viti scelte, vi aveva costruito una torretta di guardia e scavato un pressoio per pigiare l'uva. Sperava che facesse bei grappoli ma la vigna produsse solo uva selvatica. Allora disse il mio amico: Abitanti di Gerusalemme e di Giuda, fate da arbitri tra me e la mia vigna: potevo fare di più per la mia vigna? Perché essa mi ha dato solo uva selvatica e non l'uva buona che io mi aspettavo? Ecco quel che faro alla mia vigna: le toglierò la siepe d'intorno, abbatterò il muro di cinta, la faro diventare un pascolo, un ritrovo per animali selvatici. La ridurrò a terreno incolto: nessuno verrà più né a zappare né a potare, vi cresceranno soltanto rovi e spine. Dirò alle nuvole di non darle la pioggia" (Is 5,1-6).
"Rincorrerà i suoi amanti ma non potrà raggiungerli, li cercherà, ma non li troverà. Allora dirà: Tornerò dal mio primo marito perché con lui stavo meglio di adesso" (Os 2,9). E' la eco lontana di un'altra dichiarazione a noi cara: "Allora si mise a riflettere (il figlio prodigo) sulla sua condizione e disse: Tutti i dipendenti di mio padre hanno cibo in abbondanza. Io, invece, sto qui a morire di fame. Ritornerò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato contro Dio e contro di te. Non sono più degno di essere considerato tuo figlio" (Lc 15,17-19).

Sappiamo chi trova ad aspettarlo sulla porta di casa: un padre tutto tenerezza e compassione. Così infatti prosegue la vicenda di Osea: "Il Signore mi disse ancora: Amala, come il Signore ama gli Israeliti, anche se si rivolgono ad altre divinità" (3,1). E con gesto altissimo di carità e perdono Osea riaccoglie in casa la sposa infedele. Quando in questa coppia strana il partner umano viene meno, il Partner divino non ha altra scelta che di ripiegare sulla òisericordia e il perdono. Capita da noi di sentire le nostre mamme dire, di fronte ad un figlio discolo: Che vuoi farci... o massal o mantegnill !! "Perciò, ecco, io, il Signore, la riconquisterò. La porterò nel deserto e le dirò parole d'amore. Lì, mi risponderà come al tempo della sua giovinezza quando usci dall'Egitto. Allora mi chiamerà: "Marito mio", e non più: "Mio padrone!". Israele, ti farò mia sposa, ti dimostrerò il mio amore e la mia tenerezza. Sarai mia per sempre. E tu conoscerai il Signore. E amerò "Non-amata"; e a "Non-mio-popolo" dirò: "Popolo mio", ed egli mi dirà: "Mio Dio!" (Os 2,16-26).

Questa è la scelta di Dio e il cuore più profondo di lui! Gesù farà una stupenda rivelazione di questo cuore di Dio nei suoi gesti di misericordia verso pubblicani e peccatori: "Si fa più festa in cielo per un peccatore pentito. . ." (Lc 15,7). Egli è il buon Pastore che va in cerca della pecora smarrita (Lc 15,3-7); è il padre della parabola del figlio prodigo (Lc 15,11-32). Noi a Dio - mi insegnava un grande biblista - non possiamo regalare niente che già non abbia, tranne una cosa: dargli la gioia col chiedergli perdono! Scrive sant'Ambrogio: "Non leggo nella Bibbia che Dio si sia riposato quando creò il cielo e la terra; o le piante e gli animali; leggo che si è riposato quando creò l'uomo, perché finalmente aveva trovato uno cui potesse perdonare".

Le conclusioni di questo discorso le affidiamo a san Paolo, che prima e più di noi ha avuto la sorpresa di scoprire di essere gratuitamente e con fedeltà amato da Dio, e quindi di aver appoggiato la propria vita sulla roccia incrollabile dell'amore di un Innamorato potente e dolce, stabile e generoso, che è Dio stesso, "il più grande di tutti".

"Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi; perciò, come potrebbe non darci ogni cosa insieme con lui? E chi potrà mai accusare quelli che Dio ha scelti? Nessuno, perché Dio li ha perdonati. Chi allora potrà condannarli? Nessuno, perché Gesù Cristo è morto. Anzi, egli è risuscitato, e ora si trova accanto a Dio, dove sostiene la nostra causa. Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse il dolore o l'angoscia? La persecuzione o la fame o la miseria? I pericoli o la morte violenta? Ma in tutte queste cose noi otteniamo la più completa vittoria, grazie a colui che ci ha amati. Io sono sicuro che né morte né vita, né angeli né altre autorità o potenza celeste, né il presente né l'avvenire, né forze del cielo né forze della terra, niente e nessuno ci potrà strappare da quell'amore che Dio ci ha rivelato in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,31-39).

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