Pellegrinaggio - diario di Terra Santa diciassettesimo capitolo


IL DESERTO
(terza parte)


A Gerico siamo al capolinea della storia: il Tell conserva la lunga storia della Gerico antica che risale all'8000 a.C. Di quell'epoca è visibile un torrione di difesa profondo all'interno 7 m. Arriviamo fino a circa il 1600 a.C., quando la vecchia città sembra sia stata distrutta e abbandonata. A ondate successive vennero popolazioni di diversa civiltà e cultura (almeno 17 ne ha trovato Miss Kenyon che vi ha fatto lunghi scavi); ne abbiamo notizia soprattutto da reperti, prima di statuette religiose, e poi da molta ceramica. La città attingeva acqua dalla "sorgente di Eliseo"; le ultime mura e case (circa il 2500 a.C.) contengono molto legname, segno che attorno ci dovevano essere foreste. Tombe di epoca diversa testimoniano un culto dei morti in forme diverse; verso il duemila si trova un luogo sacro con sacrifici umani. L'ultimo periodo, al tempo degli Hyksos, la città aveva mura robuste e fossato, civiltà contadina guidata da una classe guerriera. L'erosione del tempo non ci ha lasciato traccia del periodo più recente, e, dall'archeologia, nessuna documentazione della conquista di Giosuè nel 1200. Il racconto biblico (Gs 6), in chiave di liturgia solenne di ringraziamento, ci dice poco del fatto storico che viene ricordato.

Oggi Gerico è cittadina modesta di confine, perché il ponte di Allemby è l'unico punto di passaggio per civili e merci tra Israele e Giordania. Siamo a 300 m sotto il livello del mare; dicono qui, nella città più in basso della terra. Facciamo sosta lungo il viale che porta al Tell davanti a enormi banchi pieni di agrumi e frutti tropicali, banane, papaie, kiwi, ogni tipo di cocomeri... e, più avanti, datteri dolcissimi! Gerico d'estate e un inferno di caldo; d'inverno però e a primavera, la temperatura non scende mai sotto i 15 gradi. A gennaio si mangia sotto i limoni in frutto!

Usciamo da Gerico non senza ricordare l'altra pagina evangelica molto bella: "Gesù e i suoi discepoli erano a Gerico. Mentre stavano uscendo dalla città, seguiti da molta folla, un mendicante cieco era seduto sul bordo della strada. Si chiamava Bartimeo ed era figlio di un certo Timeo. Quando sentì dire che passava Gesù il Nazareno, cominciò a gridare: "Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Molti si misero a sgridarlo per farlo tacere, ma quello gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo qua". Allora alcuni andarono a chiamarlo e gli dissero: "Coraggio, alzati! Ti vuol parlare". Il cieco buttò via il mantello, balzò in piedi e andò vicino a Gesù. Gesù gli domandò: "Che cosa vuoi che io faccia per te?". Il cieco rispose: "Maestro, fa' che io possa vederci di nuovo!". Gesù gli disse: "Vai, la tua fede ti ha salvato". Subito il cieco ricuperò la vista e si mise a seguire Gesù lungo la via" (Mc 10,46-52).

Corriamo verso il mar Morto, che sta a circa 10 km di qui. E' collocato, lungo quasi 90 km, entro questa fossa geologica, a 400 m sotto il livello del mare, frutto forse del distacco dei due continenti, Africa e Asia. All'inizio è profondo 400 m, mentre alla fine, verso Sodoma, è molto basso, tanto che davanti a Masada emerge tutto il fondo. La sua caratteristica è di avere una forte concentrazione salina, pari al 27 per cento (l'Oceano ne ha solo il 5 per cento) così da rendere l'acqua molto densa, e l'ambiente invivibile. La sua forte evaporazione aiuta la concentrazione dei sali e quindi l'utilizzo di sodio, magnesio, asfalto...: sali tutti che bruciano fortemente bocca e occhi. Il colore è di un azzurro chiaro, e d'estate ancor più chiaro per il formarsi sotto il pelo dell'acqua di larghe banchine di sale bianco.

Qumran

All'inizio del Mare, sulla sponda occidentale, sta il monastero di Qumran. Era la primavera del 1947 quando un ragazzo beduino, nell'inseguire una pecora dispersa, scoprì in una grotta alcune giare piene di pergamene. Erano sette rotoli con testo della Bibbia, in particolare tutto Isaia, risalenti al sec. I a.C. E' stata una delle scoperte più importanti per quel che concerne il testo biblico: fino ad allora avevamo testi manoscritti che non risalivano oltre il IX secolo; questa scoperta ci ha riportato indietro di mille anni; cioè molto vicino al testo originale della Bibbia e quindi meno sospettabile di errori di trascrizione. Il confronto ha poi confermato la sostanziale identità dei testi, e quindi la certezza che la Bibbia e stata trasmessa con molto scrupolo e fedeltà.

Come mai quegli scritti lì? La visita a questo luogo archeologico, assieme alle abbondanti informazioni di Giuseppe Flavio, e l'analisi di molti altri scritti ritrovati in grotte vicine che parlano della vita interna della comunità, ci danno un quadro abbastanza preciso di che cosa era Qumran. Siamo nel periodo post-maccabaico, circa il 150 a.C.: a Gerusalemme l'influsso ellenista indebolisce la tensione religiosa del Giudaismo. In particolare, il cambio di Calendario e una illegittima usurpazione sacerdotale al tempio, ha fatto scattare una reazione da parte dei piu "puri", detti Esseni, che si ritirano da Gerusalemme e fondano qui e altrove delle comunità di forte tensione religiosa e messianico-escatologica. Nasce qui quel grosso monastero di cui oggi si vedono ancora tracce e planimetria: con sale, cucina, articolato sistema idrico, cisterne per abluzioni sacre e bagni, forno per ceramica, scrittoio...
Un grosso monastero in piena regola, con disciplina e gerarchia, con momenti di lavoro, studio, preghiera; con forte tensione a vivere l'amore a Dio e al prossimo, nell'obbedienza, povertà e castità. Si sviluppò nel primo secolo a.C. fino a un presumibile terremoto del 31 a.C.; e poi, dopo la morte di Erode, fino all'invasione romana del 70, che disperse e distrusse tutto. Fu appunto all'arrivo dei Romani che i monaci nascosero nelle giare i loro scritti. Un "maestro di giustizia" ha redatto anche una "regola della comunità", e un libro dal titolo "Guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre": se ne ricava una grande attesa messianica in prospettiva di Giudice finale che viene a risolvere le deviazioni, soprattutto di culto e spiritualità giudaica.

Contatti con il cristianesimo nascente sono evidenti in alcuni temi e aspetti dell'organizzazione della comunità primitiva (es. la comunione dei beni); quasi sicuramente Giovanni Battista era uno di loro. Certamente Gesù ha un altro respiro, più universalistico e più libero di fronte alla concezione giudaica della Legge; ma contatti ci saranno stati, almeno a considerare l'uso comune di linguaggio e immagini (luce-tenebre, poveri-umili). Oggi il materiale qui ritrovato è esposto al Museo del Libro a Gerusalemme.

Questi Esseni ci insegnano l'amore alla Bibbia: lo studio di essa deve divenire il nostro primo proposito da questa Terra Santa. Con la scelta di un buon testo prima, poi con lo studio sistematico di una buona introduzione generale; infine con l'impegno di leggere un Libro della Bibbia all'anno, con le sue introduzioni e note.
Scopriremo immediatamente come il linguaggio di Dio sia ancora il più commovente e il più facile per aprire il nostro cuore a lui. Ma soprattutto si tratta di radicare nel cuore la conoscenza e la certezza dei fatti d'amore intercorsi tra Dio e l'uomo: quando tra due persone che si amano capita un incidente, s'appanna l'amore; dopo l'attimo di smarrimento, è il ricordo dei "fatti" d'amore intercorsi da lungo tempo che ripara la situazione! E' la memoria dei fatti compiuti da Dio per noi che ci sosterrà nei momenti di prova; dice sant'Agostino: "Uno ama quando si sente amato; ora io amo Dio perché lui per primo ha amato me". Leggere la Bibbia è fondare la fede su questo primo passo compiuto da Dio per amarmi... Il resto, la risposta, verrà spontanea!
Per quel che concerne l'Antico Testamento c'è da fare una osservazione e un invito particolare: Dio ha voluto isolare un segmento di umanità - il piccolo popolo d'Israele - per mostrare l'itinerario educativo che ogni popolo deve percorrere per passare dagli idoli al Dio vivo e vero; non si può accedere all'evento di Cristo se prima non ci si distacca dal paganesimo e non si prende, come gli Ebrei, la via dell'Esodo.

Masada

Mentre parlavamo di Bibbia siamo passati - lungo la strada occidentale del mar Morto - davanti alla sorgente di Ain Feshka, usata dagli Esseni per la loro agricoltura, oggi posto di balneazione. La strada prosegue in un paesaggio straordinario. Da un lato la roccia rossa del deserto di Giuda, dall'altra l'azzurro del mare, chiuso ad oriente dall'altipiano di Moab, là dove, sul monte Nebo, Mosè sospirò di vedere questa Terra Promessa. Ogni tanto si incontrano macchie di verde intenso là dove si è riusciti a canalizzare l'acqua: sono palmeti, filari d'uva, e piccole tessere di prato, forse foraggio per animali, frutto del pionierismo di alcuni kibbutzim che sognano di trasformare questa regione in un giardino... magari tirando fin qui l'acqua del Mediterraneo!

L'oasi vera e propria, rigogliosa e vasta, è a Ein Ghedi: all'interno vi è una grossa sorgente che dà vita ai palmeti esaltati dal Cantico dei cantici. Ci fermiamo per il bagno nel mar Morto: un'esperienza unica al mondo. L'acqua densa tiene a galla come a fare "il morto"; la pelle si sente rinfrescata per l'azione dei sali; l'unica attenzione è a non bere, perché è amarissima. E' una sosta di un'ora che fugge veloce pur sotto il cocente sole di mezzogiorno: una brezza costante ti dà l'illusione di sollievo. Alla fine vieni via con tutta la tintarella... che pensavi di aver perso rinunciando al mare per Israele!

E siamo a Masada. Dall'alto dei suoi 500 m sul livello del mar Morto, la fortezza costruita da Erode sembra un nido d'aquila inaccessibile. Oggi vi si giunge con una ardita funivia che riempie il balzo in quattro minuti. Qui Erode aveva la sua villa privata, scavata a tre piani pensili sul versante nord: piano superiore, abitazione; piano medio, a forma circolare con doppia fila di colonne; piano sotto, sala dei banchetti con disegni prospettici. Dall'alto, lo spettacolo del deserto asciutto, chiazzato dal biancore del sale; attorno allo sperone i campi militari romani di Flavio Silva che nel '70 venne qui con la decima legione a porre assedio: durò tre anni finché riuscirono a entrare nella fortezza costruendo nella parte ovest una collina artificiale che arrivava fino alle mura. Il vallo è lì ancora, incredibile per l'audacia e per il sangue che sarà costato...

Giunti in vetta i Romani trovarono solo un cimitero di 960 zeloti che si erano uccisi per non perdere la propria libertà: "Abbiamo ricevuto da Dio - esortò Eleazar Ben Yair - la grazia di poter morire come uomini liberi, per non diventare schiavi dei nostri nemici. Che le nostre donne muoiano senza subire oltraggio; che i nostri figli muoiano senza conoscere la schiavitù: uccidiamoli e poi uccidiamoci e la liberta sarà il nostro sudario". Era l'ultima sacca di resistenza ebraica contro l'operazione Vespasiano-Tito: quell'olocausto per la libertà è ancora oggi ricordato dalle reclute dell'esercito di Israele che qui vengono a fare il loro giuramento: mai più piede straniero sulla nostra patria!

Del tempo d'Erode rimangono visibili le terme, con caldaia centrale, i magazzini sotterranei e le vaste cisterne per l'acqua, il palazzo ufficiale con mosaici molto fini; della occupazione zelota, una mini-sinagoga; del V secolo, una basilica, costruita da monaci venuti qui a far penitenza. Un chilometro e mezzo di mura alte 5 m, con 38 torri alte 22 m chiudevano tutto il perimetro della fortezza. In un angolo sono ammucchiati i proiettili di sasso arrotondato che si scambiavano a vicenda zeloti e romani durante l'assedio con le rispettive balestre...

Beer Sheba

Dopo la visita a Masada, la sosta per il pranzo nel self-service locale e un buon gelato che distribuisce un ebreo di Padova sposato qui, si prosegue verso sud, sempre costeggiando il mare, fino alla sua parte terminale, chiusa da una lunga diga: qui è lo spettacolo eccezionale delle isole di sale che punteggiano di bianco tutto l'azzurro specchio d'acqua. Capita nei mesi estivi, per la più forte evaporazione: piccoli e grossi agglomerati si legano l'un l'altro facendo una grande banchisa che emerge. Si scende sulla riva a raccogliere un po' di questo sale "da cucina" per portarlo come ricordo a casa.

Appena prima di Sedom, che richiama le pagine bibliche di Sodoma e Gomorra (Gen 19), lasciamo il mare per risalire verso Arad, ormai a mille m sul mare e di lì per Beersheva. Il tratto di deserto è esattamente lo spaccato in piccolo di quel che è poi tutto il Sinai, nella sua parte montagnosa attorno alla grande montagna sacra: rocce rosse, canaloni e acciottolato di pietre, or qua or la cammelli selvatici isolati, grande silenzio e... sole! Dopo Arad, antichissimo centro abitato alle soglie del Negheb, si estende un altopiano fino a Beersheva: è l'esempio dell'opera ciclopica che gli Ebrei stanno attuando di questo vasto deserto meridionale, ormai centro segreto di vita militare, con industrie aeronautiche e nucleari. Con una operazione a lungo arco di anni, si opera per l'acquisto a coltura di questo inospitale deserto: nei primi dieci anni, con grossissimi bulldozer, si spacca tutto l'acciottolato, si spiana a dolce rilievo tutto il terreno, così che con l'umidità che sale dal mar Morto si possa creare un primo leggero strato di humus; nel secondo stadio - sempre alla mercè della rugiada - si solca il terreno con aratri per porvi una coltura estensiva di cereali; in una terza fase, preparato ormai il terreno, si porta la canalizzazione e si arriva alla produzione intensiva di vastissime zone di frumento. Lungo il percorso si vedono tutte e tre queste fasi: impressionano i vastissimi campi verdi attorno ormai a Beersheva. Un altro fenomeno è qui riscontrabile: i diversi stadi di sedentarizzazione dei beduini; dapprima le tende, poi le capanne di latta a gruppi; infine le prime casupole stabili alla periferia della città.

Beersheva è tra le città più anticamente abitate qui: gia nel terzo millennio la gente si era fatta una città sotterranea con cunicoli e slarghi per viverci al riparo delle grandi bufere di vento che spolverano questo altopiano. Abramo nel 1800 a.C. vi fa alleanza con Abimelech e si compera un pozzo. Oggi è una grossa città industriale e commerciale, punto di raccordo tra il paese e le sue industrie nascoste nel deserto. Siamo al punto più a sud del nostro itinerario: anche per la Bibbia, Israele è "da Dan fino a Bersabea".

Risaliamo verso nord: dapprima attraverso vastissime zone coltivate a cereali: siamo ai bordi della Shefela; poi per una lunghissima gola si risale verso le colline della Giudea con villaggi arabi sparsi tra cime e slarghi di vallate coltivate a terrazze. Ripassiamo da Ebron, per giungere a sera tardi a Gerusalemme. E' stata una cavalcata lunghissima che ci ha fatto accostare paesaggi sempre diversi e interessantissimi.

Domani è l'ultimo giorno, con partenza. Tirare le somme di oggi, iniziato con l'intensa esperienza spirituale del deserto e vissuta poi nel fuoco dei quaranta gradi del mar Morto, forse non è facile questa sera. Si preparano le valigie in camera e ciascuno incomincia ad appuntare ricordi.

Ultima sera a Gerusalemme: ...settimo giorno!

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