| Pinocchio | quarta puntata |
| SENTI’ ARRIVARSI UN CALCIO SULLA PUNTA DEL NASO | Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette nome Pinocchio. Prime monellerie del burattino |
La creazione del burattino è piena di sorprese, è la descrizione dei rapporti
che intercorrono tra l’uomo e Dio.
E’ un “dialogo” un po’ deludente, che va esaminato con cura.
DIO
Birba di un figliolo!
Geppetto non ha ancora finito di sbozzare quel pezzo di legno, che lo chiama già
figlio, assegnandogli anche un nome. Suggerisce la prima strabiliante verità che
precisa la creazione dell’uomo: per Dio, la decisione di creare si accompagna
subito con quella di essere padre. “Ci ha scelti - scrive san Paolo - prima
della creazione del mondo predestinandoci ad essere suoi figli adottivi” (Ef
1,5). “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli
di Dio, e lo siamo realmente” (1Gv 3,1). Figli non in qualche modo, ma figli
veri. La cosa avvenne così.
Il Padre aveva un Figlio molto caro, dall’eternità, col quale vi era intesa
perfetta. Un giorno decise di allargare famiglia e di avere un UOMO come suo
figlio proprio: Gesù “predestinato come Figlio di Dio” (Rm 1,4).
Egli è il primo esemplare di uomo voluto da Dio: è il Figlio Unigenito, uno di
Casa Trinità, che assume la natura umana, portando quindi fin dall’inizio la
nostra umanità in una intimità profonda con la divinità. Gesù costituisce quindi
il PROTOTIPO IDEALE d’ogni altra creatura. Su di lui, uomo-Dio, è stato
“stampato”, cioè creato ogni uomo. Infatti quell’Unigenito (uomo-Dio) è voluto
subito come “primogenito” di una lunga serie di fratelli che fossero, come Lui -
oltre che uomini - veri figli di Dio, amati come Lui, partecipi della stessa
natura divina, destinati a vivere per sempre in Casa Trinità.
Quel che il Figlio è per natura, l’uomo lo diviene per grazia, per dono
gratuito. “Ha dato potere di diventare figli di Dio a quelli che credono nel suo
nome, i quali da Dio sono generati” (Gv 1,12-13). Un giorno Gesù svelerà questa
profonda intenzione di Dio, pregando per noi: “Come tu, Padre, sei in me e io in
te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21). Si realizzi cioè una sola
famiglia divina allargata a tutti gli uomini, accogliendoli come figli ed eredi
della stessa intimità della Trinità.
Dono questo che l’uomo è chiamato ad accogliere e maturare con la sua libertà.
Il senso della vita è far crescere in noi quella condizione di figli di Dio per
poter arrivare alla fine a divenirne eredi.
Tutta la storia di Pinocchio sarà appunto un lungo cammino per passare da
burattino a bambino.
UOMO
La bocca non era ancora finita di fare, che cominciò subito a ridere e a
canzonarlo.
Il riso spavaldo su tutto ciò che ci precede (e ci ricorda un dono ricevuto), è
l’atteggiamento adolescenziale dell’uomo che si crede autosufficiente e non
debitore di nessuno!
Sentì arrivarsi un calcio sulla punta del naso!
E’ il guadagno che ci fa Dio volendo bene all’uomo. La ribellione gratuita e
dispettosa verso il proprio Autore accompagna fin dall’inizio il cammino
dell’umanità. E’ il peccato di Adamo e il nostro: non ci fidiamo di Dio, lo
vogliamo scavalcare pensando di gestire meglio la nostra felicità
indipendentemente da Lui e dalla sua legge. Nasce nel cuore un sospetto: Dio è
veramente buono come vuol far credere e disponibile in tutto? Che ci proibisca
qualcosa? Il peccato è proprio dubitare di Dio e della sua totale bontà, mettere
in discussione che Dio voglia sempre e comunque il nostro bene. Pensare che
faccia il doppio gioco, che abbia degli interessi nascosti, che ci voglia
sfruttare! E allora diciamo: è meglio che pensi io a me stesso e non mi fidi di
nessuno; del resto, chi più di me sa quel che è il mio bene? Non c’è bisogno che
un altro me lo dica. Chi è più esperto di me nel capire ciò che mi dà
soddisfazione e felicità? Ecco allora: io lo scavalco, io gliela faccio..! E’ il
calcio di Pinocchio..., calcio che anche noi purtroppo tiriamo spesso contro
Dio!
DIO
Dovevo pensarci prima!
Quasi un pentimento amaro di Dio: “Il Signore si pentì di aver fatto l’uomo
sulla terra e se ne addolorò in cuor suo” (Gen 6,6), è scritto nella Bibbia
parlando dei tempi prima di Noè. Tanto è l’orrore e il dispiacere di Dio per il
rifiuto dell’uomo!
Ormai è tardi.
Perché? Geppetto poteva bruciare subito tutto. Dio può benissimo ripetere il
diluvio o distruggere all’istante il peccatore! Ma Dio è padre e misericordia:
crea per la vita e attende il ravvedimento.
Geppetto lo conduceva per insegnargli a mettere un passo dopo l’altro.
E’ scritto nel profeta Osea: “Al mio popolo io insegnavo a camminare tenendolo
per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro” (Os 11,3). Dio non è un
dongiovanni che mette al mondo dei figli e poi se ne disinteressa. Questa è idea
pagana di Dio! Il Dio cristiano è un padre amoroso e appassionato che educa e
guida alla meta il proprio figlio. “La gloria di Dio è l’uomo vivente”
(sant’Ireneo). Soggiace qui la grande idea della Provvidenza di Dio, Colui che
vede e vuole il mio bene più di quello che io non veda e voglia di me. Egli sa
trarre il bene, cioè il nostro bene, anche dal male. Sa scrivere dritto anche
sulle nostre righe storte!
UOMO
Quando le gambe gli furono sgranchite, Pinocchio cominciò a camminare da sé
e a correre per la strada; finché infilata la porta di casa, saltò nella strada
e si dette a scappare.
Qui siamo al vertice dell’assurdo! Appena l’uomo si sente autonomo se ne
infischia di Dio e fa a meno di Lui. Il giorno in cui si allontana da chi gli ha
dato la vita e l’invita all’amore, gli sembra il giorno della raggiunta
maturità. E’ un mistero del cuore umano! Gesù ne ha parlato nella parabola del
figlio prodigo. L’uomo trova continuamente pretesti e giustificazioni per
difendersi da Dio (...la Chiesa, i preti, i soldi del Vaticano, ....!). Forse
quello che più profondamente è fastidioso e duro per lui è il suo “diventare
come bambini”, è fare un atto di fede vero e coraggioso: dipendere e
abbandonarsi a Dio. Terribile costatazione: l’uomo spesso si annoia di Dio!
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