Pinocchio settima puntata

 
 
COMINCIO’ A FARSI NOTTE Pinocchio ha fame
e cerca un uovo
per farsi una frittata,
ma sul più bello
la frittata gli vola via dalla finestra

 
Gli sembrava di aver toccato il cielo col dito, libero com’era dal padre e avendo fatto tacere anche la coscienza. Ed ecco farsi notte, sentirsi solo, affamato: avere paura! Spente le luci della ribalta esaltante, perso il luccichio falso della vita superficiale, viene per tutti il momento della verità. Ci si trova soli con se stessi: invece che padroni del mondo... molto spesso - come Pinocchio - ci si sente solo dei pezzi di legno!
Ci capitano allora almeno tre cose strane:

1. La delusione del “vuoto”. Pinocchio si guarda in giro affamato e scorge sul camino una pentola tutta in bollore: meno male! Ma...
la pentola era dipinta sul muro! Immaginatevi come restò!
Capita così anche a noi: credevamo saziante quel traguardo di piacere... e subito ci lascia la bocca amara. Tanto eccitante era quell’esperienza, quanto presto giunge l’inedia; tanto era appetibile quel “peccato”, quanto.. “succhiare un turacciolo”!
Del resto, solo l’esperienza della “vanità” delle cose ci può rendere più liberi, umoristi, distaccati e veri. La convinzione che “passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,31) è la premessa indispensabile per aprirsi alla fede!

2. La rassegnazione “esistenziale”. Pinocchio, affamato, cerca qualunque cosa possa placare la sua fame:
gli avanzi di un po’ di pane, magari di un po’ di pane secco, d’un crosterello, d’un osso avanzato al cane, d’un po’ di polenta muffita, di una lisca di pesce, d’un nocciolo di ciliegia, insomma di qualche cosa da masticare.
Del figliol prodigo è detto: era talmente affamato che “avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava” (Lc 15,16). L’uomo, così schizzinoso con Dio, diventa poi di bocca buona di fronte ai suoi idoli irrazionali e ridicoli. “Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...” (Sal 115,5). E’ quanto succede anche oggi: chi ha abbandonato la razionalità e l’umanesimo plenario cristiano lo si vede finire in forme di irrazionalità magica e superstiziosa che abbrutiscono l’uomo, lo rendono schiavo e lo conducono fino.. al suicidio collettivo!
Il risultato finale è la disperazione del nulla e dell’assurdo, come ci insegnavano Sartre e Moravia.
Non trovò nulla, il gran nulla, proprio nulla!
O Dio o il nulla: l’eterno dilemma dell’uomo!

3. La “ribellione delle cose”. Finalmente Pinocchio, nella spazzatura, trova un uovo: è tutta la ricchezza rimastagli e il segno della sua vagheggiata signoria sulle cose. Ma ecco lo sberleffo: dall’uovo salta fuori un pulcino tutto allegro e complimentoso, che, fatta una bella riverenza, infila la finestra e se ne va!
L’uomo è nato per servire Dio e regnare sull’universo: se rifiuta il servizio, perde anche il regno! Se l’uomo si ribella a Dio, le cose si ribellano all’uomo. Non è più il re del creato. E’ cacciato dal giardino di Eden. La terra produrrà “spine e cardi” (Gen 3,18). La Bibbia parla chiaro. Dà conferma anche la nostra esperienza odierna: gli sperperi e i disastri ecologici sono il risultato dell’insensata tirannia della tecnica senza amore e senza sapienza, di una cultura atea, che si sente padrona assoluta delle cose. Il creato invece è un dono di Dio perché l’uomo ne goda, rispettandone finalità e leggi.

Per fortuna la notte... porta consiglio: dal profondo della miseria umana parte il grido della liberazione e della salvezza, il cui primo passo è il pentimento. Dice Pinocchio:
Il Grillo parlante aveva ragione. Ho fatto male a rivoltarmi al mio babbo e a fuggire di casa...! Se non fossi scappato di casa e se il mio babbo fosse qui, ora non mi troverei a morire di fame!
Scrive ancora Luca del figliol prodigo: “Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io invece qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te ...” (Lc 15,17-18).
E’ sempre grande la notte di ogni “Innominato”!

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