Pinocchio tredicesima puntata

 
 
COME UN FUSCELLO
NELLA CORRENTE
Mangiafoco starnutisce
e perdona a Pinocchio
il quale poi difende dalla morte
il suo amico Arlecchino

 
Per rimettere ordine su quel palcoscenico scompigliato, non c’è che il metodo violento: prendere Pinocchio e bruciarlo per lo spiedo del padrone Mangiafuoco. Ma la notizia che quel burattino ha un padre commuove il burattinaio, che lascia libero Pinocchio.

Riprendiamo il tema del rapporto burattini-burattinaio. Come siamo, sul palcoscenico della vita, chiassosi burattini ubriachi di libertà; altrettanto, un momento dopo, siamo povere marionette ridotte al silenzio e... pronte per lo spiedo. Tutti abbiamo sempre a che fare con un Mangiafuoco padrone e tiranno! Questi avrà a volte il volto della natura cieca e del caso che ci bistratta con le sue improvvise bizzarrie, tal altra avrà il volto delle ferree leggi economiche con i loro condizionamenti antiumani. O sarà il potere politico, dove pochi dispongono della sorte di altri e non sempre secondo giustizia. O il volto della scienza e della tecnica delirante che si ritorce come un boomerang in disastri ecologici o terrori atomici ... O quello che paventiamo nel domani ormai prossimo, la robotizzazione della società tecnologica e tecnocratica, dove tutti saranno “razionalizzati” a computer!

Impigliato in questa molteplice casualità, l’uomo è libero... quanto un fuscello abbandonato a una corrente d’acqua vorticosa. Ciascuno sente il peso di questa schiavitù. Ne ha sempre più coscienza, sospinto dall’amara ironia di una sempre più vasta campagna di emancipazionismo! Anche quando finalmente le cose sembrano andar bene perché s’è trovato un assetto “democratico”, c’è sempre un Mangiafuoco che esige che il suo montone sia arrostito bene. Ci mangiano sopra sempre e comunque...! Perché “il potere logora chi non ce l’ha..!”.

Umanizzare ogni autorità è discorso di moda. Moralità o ricupero delle evidenze etiche sembrano i linguaggi oggi in uso. Anche Mangiafuoco è toccato al cuore dalla compassione:
Mangiafoco pareva un uomo spaventoso... ma nel fondo poi non era un cattivo uomo.
E commosso, dice a Pinocchio:
Chi lo sa che dispiacere sarebbe per il tuo vecchio padre, se ora ti facessi gettare fra quei carboni ardenti. Povero vecchio! Lo compatisco! Etcì, etcì, etcì...

Ma quanto resiste l’appello del cuore di fronte a un interesse concreto? Se risparmia Pinocchio, Mangiafuoco vuol sacrificare Arlecchino. Allora Pinocchio interviene fieramente:
“In questo caso conosco qual è il mio dovere. Avanti, signori giendarmi! Legatemi e gettatemi là fra quelle fiamme. No, non è giusta che il povero Arlecchino, il vero amico mio, debba morire per me!”.
Di fronte a un tale atto di generosità eroica, anche Mangiafuoco si commuove e cambia parere.
Certo, l’appello a un Padre e a un Giudice che sta sopra di tutti, è fondamento solido e unico a che gli uomini si sentano tutti uguali e ogni autorità non divenga autocrazia disumanizzante. Probabilmente però solo dei gesti profetici, delle testimonianze personali di gratuità e servizio, renderanno credibile e significativa, da parte dei cristiani, quella proclamazione di paternità di Dio e fraternità tra gli uomini che possono garantire un po’ di respiro alla nostra libertà e limitare la rigidità delle nostre inevitabili schiavitù terrene. Questo è compito proprio della Chiesa nei confronti del mondo: seminare tra gli uomini isole di gratuità e perdono, perché queste, diventate un arcipelago, contagino individui e famiglie e condizionino, almeno un po’, il potere economico e politico. Ancora concludiamo: o Dio o un padrone!

Alla fine, una società ben fondata potrebbe dare anche benessere: Mangiafuoco regalò addirittura a Pinocchio cinque zecchini d’oro! Ogni benessere è ricchezza ambivalente: può aiutare Pinocchio ad arrivare più in fretta a casa o portarlo... nel paese dei Barbagianni ossia di Acchiappacitrulli. Come vedremo, seguitando la storia.

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