| Pinocchio | diciassettesima puntata |
| SONO MORTA ANCH’IO | Gli assassini inseguono
Pinocchio e, dopo averlo raggiunto, lo impiccano a un ramo della Quercia grande |
Pinocchio è proprio spacciato! Inseguito dai neri assassini, il burattino
raggiunge quello che per Collodi era il vertice della sua assimilazione
all’uomo: la morte come porto inesorabile di ognuno. Un finale amaro per la sua
fiaba. Così al libro pone la parola “fine”! Ma i suoi “piccoli lettori”, che
avevano dovuto cedere all’inizio del libro - ricordate? -, sono loro ora a far
continuare la storia, per una logica del simbolo che solo essi avevano saputo
intravedere nella favola. Collodi la riprenderà dopo quattro mesi di
sospensione.
Pinocchio vive tre ore di agonia, appeso all’albero: come l’ “Uomo”, che Pilato
presentò come archetipo della sofferenza e della morte, quando disse: “Ecco
l’uomo!” (Gv 19,5). In quel momento supremo d’angoscia - come per l’uomo Gesù -
il pensiero del burattino va al padre:
quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio nessuno,
allora gli tornò in mente il povero babbo... Oh, babbo mio!... se tu fossi qui!
“Elì, Elì, lemà sabactàni; cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”.
Il Padre è sempre l’unico che resta alla fine: come un grido di nostalgia anche
per chi, nelle sue scorribande, se ne è sempre allontanato.
Prima di giungere a quel punto, quando ancora fuggiva agli inseguitori,
Pinocchio aveva intravisto una salvezza:
vide fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare in lontananza una
casina candida come la neve.
E subito si disse:
se avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa, forse sarei salvo. E
via a corsa disperata di quasi due ore!
Quando sono ormai caduti tutti gli “aquiloni” delle fatue illusioni umane, si
corre ai ripari. Si ricupera quell’annuncio nebuloso ricevuto nella fanciullezza
di un’altra vita, di un altro mondo, ... di una salvezza promessa! La Chiesa
appare ancora come l’unica arca di salvezza nel naufragio dell’esistenza ...:
potessi ritornare là, potessi riavere la fede di quei giorni!
Ma è un ricupero difficoltoso. Chi vi ha vagato lontano per molto tempo e ha
sperimentato disinganni, delusioni, amarezze... non ha più il coraggio di
credere, non si fida più di nessuno. Ha rotto la speranza nella verità e nel
bene. Dio e la Chiesa e la verità e l’amore gli appaiono come un’utopia, una
nostalgia ...!
Questo perché, già all’inizio, è mancato un approccio serio alla fede, capace di
fondarne con intelligente documentazione la credibilità per un “assenso
razionale” (come dice san Pietro). Chi della fede e della Chiesa ha solo
quell’immagine incipriata da prima comunione non riesce più a servirsene da
adulto. Gli sembrerà cosa morta e sbiadita, come una favola lontana in cui
rifugiarsi come mito sentimentale, chiusa al bisogno concreto di salvezza
dell’uomo emancipato del ventunesimo secolo. Quale grande peccato “in causa” è
quello di crescere come cervelloni competenti in ogni materia e professionalità,
ma con il cervello rimasto nano per quel che riguarda le conoscenze della fede!
Chi del catechismo sa solo quel che ha imparato fino alla cresima avrà della
fede una idea da bambino, per nulla significativa di fronte ai problemi della
vita matura!
A Pinocchio,
dopo aver bussato e dato calci e zuccate nella porta, apparve una bella
Bambina, coi capelli turchini e il viso bianco come un’immagine di cera. “Sono
morta anch’io, disse, e aspetto la bara che venga a portarmi via”.
A furia di dire che la Chiesa è roba vecchia e morta... anche quel barlume
sincero che ognuno ha di Dio gli parrà roba smorta, rispetto ai riflettori che
invadono ed esaltano “la scena di questo mondo”!
Ogni luce sembra spegnersi e ogni speranza svanire nel buio della morte che
incalza inesorabile... Per fortuna, come vedremo nel seguito della storia,
l’accertamento di morte di Pinocchio era prematuro e poco fondato.
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