Pinocchio ventisettesima puntata

 
 
NON PUO’ AVERE
DIO PER PADRE...
Pinocchio promette alla Fata di essere buono
e di studiare perché è stufo
di fare il burattino
e vuol diventare un bravo ragazzo

 
Prima o dopo, raccolto nella sua profonda coscienza, uno matura! Una volta o l’altra uno s’accorge di essere stanco delle menzogne, e dice basta.
Sono stufo - dice Pinocchio – di far sempre il burattino... Sarebbe ora che diventassi anch’io un uomo.
Finalmente uno, una volta tanto, si ribella alla sua meschinità! E si decide:
Io studierò, io lavorerò, io farò tutto quello che mi dirai, perché, insomma la vita del burattino mi è venuta a noia, e voglio diventare un ragazzo a tutti i costi.
La conversione avviene quando dal puro desiderio si passa a propositi precisi. Donde, tale conversione? “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3). Quando uno s’accorge di non essere un arrivato, quando uno misura la grande distanza tra la sua miseria e l’ideale, quando uno sente che ha ancora molto da imparare..., quando uno diventa bambino.... allora si mette a obbedire e fare. Pinocchio butta via la sua autosufficienza sbarazzina e randagia, e accetta la Fata come sua educatrice:
Vi chiamerò la mia mamma!
Uno arriva a scoprire di avere un padre, quando è premuto dalla tenerezza di una madre che lo rende un bambino docile. Anche nella vita di fede succede così: “Non può avere Dio per Padre, chi non ha la Chiesa per madre”. Gli uomini, filosofi o meno, che hanno tentato di arrivare a Dio senza la Chiesa, sono sfociati, al massimo, in un vago deismo!

La prima esperienza di Chiesa è quella di sentirsi parte di una famiglia che preesiste alla propria scelta. E’ come entrare in un vasto fiume la cui sorgente è Cristo, tramite il quale giunge fino a noi quell’eredità oggettiva del “Sacro” che sono gli strumenti della salvezza: la Parola, i sacramenti, l’autorità apostolica.
A questo deposito è richiesta una obbedienza, quella alla verità e allo Spirito santo: “l’obbedienza della fede”.
Io sarò la tua mamma... tu obbedirai e farai sempre quello che ti dirò io.
Come ogni madre ci richiama e ci educa al nostro impegno:
L’uomo, per tua regola, nasca ricco o povero, è obbligato in questo mondo a far qualcosa, a occuparsi, a lavorare. Guai a lasciarsi prendere dall’ozio. L’ozio è una bruttissima malattia...

Oggi il vero problema non è l’ozio. Fanno problema l’esagerato soggettivismo, la libertà come emancipazione da ogni vincolo morale e sociale, la libertà come capriccio e comodo individuale e la libertà come è nell’attuale cultura radicale! Questo stile di vita sappiamo tutti dove porta: svuotamento di sé, perdita di ogni valore e senso del vivere, perché vien meno ogni riferimento oggettivo di sicurezza e confronto, e svilimento d’ogni rapporto sociale fino all’anarchismo violento del terrorismo.
“La verità vi farà liberi”, dice Gesù! Questo è il punto. Il bene, il vero bene, oggettivo, è il progetto di Dio, e quindi la natura reale di ogni cosa. Non adeguarsi, scartare “il libretto di istruzione” per fare di propria testa, significa non conoscere fino in fondo come funziona la macchina, e si finisce per distruggerla! Questa è l’unica strada da percorrere per non finire imbrogliati o illusi, per essere LIBERI. Liberi perché veri.
Questa, in fondo, è la vera “rivoluzione” da fare, la vera liberazione necessaria anche oggi. E’ la missione della Chiesa. Questa è la sola obbedienza richiesta al credente... perché è l’obbedienza dovuta alla verità, da parte di ogni uomo di buona volontà.

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