| Pinocchio | trentaquattresima puntata |
| ...O TROPPO POCO! | A Pinocchio vengono orecchi da ciuco e poi diventa ciuchino vero e comincia a ragliare. |
Dopo cinque mesi nel Paese dei balocchi, una mattina Pinocchio si sveglia, ormai contagiato - come sentenzia di lui una Marmottina - cioè con un magnifico paio di orecchi asinini:
“E’ la febbre del somaro... Fra due o tre ore diventerai un ciuchino vero e proprio”.
Con la stessa sorte, naturalmente, si trova condannato Lucignolo. Colpiti tutti e due dalla medesima disgrazia, si riparano con un gran berretto di cotone in testa! Lo sbocco finale è inesorabile: divenuti somari a quattro zampe e dai ragli sonori, sentono bussare all’uscio:
Aprite! Sono l’Omino, sono il conduttore del carro che vi portò in questo paese.
E’ adombrato qui il mistero della dannazione. E’ lo sbocco possibile di una libertà reale, non fittizia: capace di meritare il bene o di demeritarlo. E per l’eternità. Altrimenti la libertà - se tutto fosse comunque a lieto fine - sarebbe una farsa. La grandezza dell’uomo sta in questo dilemma: posto al bivio tra l’eternità beata e l’eternità dannata, può scegliere o “il troppo” di Dio (essere figli ed eredi suoi!), o l’altro inesorabile destino della “materializzazione”, il divenire meno che uomini, appunto... “il troppo poco”. Dall’imbestiamento alla dannazione è percorso obbligato per l’uomo libero che ha scelto la strada del male, sotto la guida di satana, fino all’inferno. “Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv 15,6).
A tale traguardo finale si arriva per stadi, perché il destino dell’uomo è nel farsi ogni giorno, atto per atto.
La possibilità di cambiare natura lungo l’itinerario della vita – trasnaturare – è il contenuto concreto della libertà. Come Pinocchio, restando in qualche modo se stesso, diventa un vero e proprio somaro, così l’uomo cambia gradualmente natura nella permanenza dell’identità personale. Questo dice tutta la serietà dell’uso della libertà, che non può essere capriccio, perché cambia la vita, in bene o in male. Niente è indifferente nell’uomo!
La strada del bene, secondo il progetto di Dio, fa salire, nel cammino della vita di grazia, dalla fede alla gloria. La teologia spirituale ha analizzato a fondo questo itinerario di crescita nella divinizzazione, che non è solo psicologico, ma ontologico. Avviene così anche per l’opposta direzione. Nella strada del male è un decrescere ogni giorno in umanità (e anche in resistenza al male!): dal primo peccato, per continui cedimenti, attraverso l’attutirsi della sensibilità religiosa, l’intorbidimento dell’intelligenza e delle facoltà spirituali, si cade nella schiavitù delle cose e nella materializzazione. L’esperienza insegna: il troppo attaccamento ai beni terrestri alla fine rende ottusi ai beni eterni. La parabola del ricco epulone lo conferma (cfr. Lc 16,19-31). Dice sant’Agostino: “Ami la terra? Diventerai terra!”. Da uomo con l’anima spirituale e divina, il peccatore decade a bestia (come dicevano con realismo un tempo!) - e... quanto spesso lo si incontra per strada! - da qui, a vita vegetativa (alias consumismo!) e poi... assimilazione piena con la materia. Uno scivolare inevitabile verso il peggio.. .
... E poi dicono che un peccato singolo sia niente!
Quando l’uomo si distacca da Dio si divide anche dal proprio fratello. Dopo Adamo ed Eva, la Bibbia registra Caino e Abele.
“La colpa, credilo, Marmottina, è tutta di Lucignolo”.
E, col peccato, ... homo homini lupus!
L’unica via d’uscita può sembrare l’evasione, la dissennatezza del non riflettere mai sul proprio destino: edonismo e ateismo vanno a braccetto!
Così finisce questo capitolo di Pinocchio:
Invece di restare mortificati e dolenti... finirono col dare in una bella risata.
Questa sarà l’unica condizione della “coscienza”, per sopravvivere all’inferno:... quella della pazzia!
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