Pinocchio trentasettesima puntata

 
 
IL SEGNO DI GIONA Pinocchio si ritrova in corpo al Pescecane...:
Chi ritrova? Leggete questo capitolo e lo saprete.

 
Allorquando Pinocchio sembra finito, mangiato dal Pescecane, tutto si capovolge e si rinnova, perché in fondo al ventre del pesce vi trova il padre Geppetto. E’ la conclusione della sua ricerca, il passaggio obbligato per perdere la sua natura di burattino e divenire un ragazzino per bene.
Proprio come era già capitato al profeta Giona. Finito nelle “viscere del pesce”, viene da lì liberato per riconciliarsi con Dio. Gesù un giorno ebbe a dire: “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,39-40). Si tratta del mistero centrale di Cristo, e dell’uomo nuovo: dalla morte alla risurrezione, dallo scacco d’ogni risorsa e presunzione umana all’obbedienza fiduciosa al Dio della vita, abbandonandosi tra le braccia del Padre che salva.
Pinocchio dentro quel pesce, descritto in effetti come una pacifica balena - più lungo di un chilometro senza contare la coda -, dalla sua angoscia grida al padre e lo ritrova. Con lui dopo tre giorni si avvia verso la libertà e la vita nuova. Anche la descrizione di Geppetto rievoca “il Padre dei giorni”: vecchietto bianco come se fosse di neve o di panna montata. “I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida come neve” (Ap 1,14).

Il primo risultato di questo ritrovamento del padre è la gioia di sentirsi amato e di amare, suscitando in lui l’autentica gioia del vivere:
il povero Pinocchio ebbe un’allegrezza così grande e così inaspettata, che ci mancò un ette non cadesse in delirio.
Al confronto, il vagabondaggio adolescenziale - correre dietro alle farfalle e salire su per gli alberi e prendere gli uccellini di nido! -, che all’inizio era sembrato una grande libertà e festa, ora gli appare illusione e fatica sprecata. Adesso ritorna a rivivere, avendo ritrovato se stesso dopo le avventure del travaglio umano della ricerca. Viene alla mente il lungo itinerario dantesco attraverso il regno della perdizione per giungere “a riveder le stelle”:
potè vedere.., un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna.
Tutto sembra rappacificato, dopo le tempeste del mare di questa vita:
il mare era tranquillo come un olio, la luna splendeva in tutto il suo chiarore!
Per chi arriva alla fede, il compimento è la felicità, l’anticipo è la serenità.

Riavuto il padre, Pinocchio vi si dedica con affetto di figlio e, lui burattino alto appena un metro, lo porta sulle sue fragili spalle verso la liberazione. Capita che Dio, fattosi fragile, si affidi tutto alla fragilità dell’uomo credente perché lo porti al mondo, “fino agli estremi confini della terra”. D’ora in poi Pinocchio vivrà da bravo bambino accanto a Geppetto, sviluppando la sua autentica natura di figlio. E’ nell’intimità col Padre che ogni uomo, ricuperata nel battesimo la vita divina, cresce come figlio di Dio per divenirne alla fine suo erede.

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