"Pinocchio" di don Romeo Maggioni terza puntata


PER UN FILO SOSPESO SUL NULLA...
Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto,
il quale lo prende per fabbricarsi un burattino meraviglioso
che sappia parlare, tirar di scherma e fare i salti mortali

È, questo Geppetto, un vecchietto tutto arzillo, così straordinariamente fantasioso, così consapevole delle sue capacità artigianali, ma soprattutto così ottimista verso quel pezzo di legno da decidersi solennemente: Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino!

È qui adombrata la culla della nostra esistenza di uomini, venuti al mondo non per caso ma per una libera decisione di Dio, che sembra aspettarsi molto da questa creatura che sogna di fare: un burattino meraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali.
Nella ricchezza della sua vita d'amore, Dio ha voluto come debordare oltre la sua famiglia Trinitaria: un giorno si tenne consiglio di Casa Trinità e si decise: "Aggiungi un posto a tavola..!", e si creò l'uomo perchè divenisse in qualche modo partecipe della divinità. "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza..." (Gn 1,26).
Il perché è un mistero d'amore gratuito: Dio ha voluto che la vita sovrabbondasse oltre l'oceano della sua perfetta gioia interiore, varcasse l'infinita distanza che lo separava dal nulla, per dare spazio ad altre libertà capaci di dialogo libero e sincero e di comunione con Lui.
Questo allora significa che prima che nel ventre di nostra madre, la fonte della nostra vita è nel cuore del Padre, nel cuore di Dio, nell'intimo di Casa Trinità. Noi siamo - fin da prima creazione del mondo - oggetto di un atto di amore, di un progetto preciso, di un senso quindi e di un perchè; ci ha chiamati ciascuno per nome! Come il vasaio (cfr l'immagine di Gn 2) non fa vasi in serie, ma ciascuno è un capolavoro a sè, così ogni uomo è unico e irripetibile. Siamo alla fine un impasto di terrestre ed eterno che fonda in noi il profondo bisogno di Lui.

Porci il problema della nostra origine è l'unico atto serio, oltre le "alienazioni" degli inutili problemi di ogni giorno. Capita a volte all'uomo di essere come quel viaggiatore che salito in treno si dà da fare per trovarvi il posto nello scompartimento, stare comodo..., dimenticandosi poi della stazione d'arrivo! Sapere se l'uomo sia il risultato del fortuito confluire di forze senz'anima, senza ragione e finalizzazione, o invece un progetto che ha un senso e uno scopo, è essenziale per dare significato e motivo ad un'esistenza che non voglia essere solo casuale! Tener viva la coscienza di quel destino di vita divina è questione di vita o di morte, o semplicemente di realismo e razionalità. L'alternativa è solo la morte. E giustamente si ribella chi della vita conosce se non questo primo segmento. che noi viviamo oggi!

Del resto cosa è più irrisolvibile? domandarci perché la materia ignara abbia potuto germinare spontaneamente lo spirito; oppure perché Dio, amore e libertà, abbia voluto costruirsi l'uomo?
Oltretutto, se l'azione creatrice di Dio mi resta inscrutabile, irraggia però splendore e gioia a tutta la mia vita: la gioia di sapermi visto e voluto da sempre, di non essere figlio di nessuno in mano alle violenze di tutti, ma di essere tenuto in mano da uno potente - "Il Padre mio - diceva Gesù - è il più grande di tutti" (Gv 10, 29) - , di essere chiamato ad una comunione di figlio con un Padre creatore!

Un incubo pesa sul cuore dell'uomo che guarda solo in sé: la sua precarietà, la coscienza cioè di essere sospeso sull'abisso del nulla! Ma la mia precarietà ora non mi è più angosciosa: certo so di essere sospeso per un filo sul nulla, ma è il filo tenacissimo dell'amore di un Dio fedele!

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