"Pinocchio" di don Romeo Maggioni quinta puntata


DOVE C'È LA FEDE, C'È LIBERTÀ !
Il burattino, fuggito di casa, si imbatte nelle forze dell'ordine.
Un carabiniere lo afferra per il naso e lo riconsegna a Geppetto;
poi sotto la pressione dell'opinione pubblica (curiosi e bighelloni), rimette Pinocchio in libertà
e, chissà perché, conduce in prigione Geppetto

E' questa una pagina amara. Ma è meglio ogni tanto mettere il dito sulla piaga. C'entrano la folla e l'autorità

Chi ne diceva una, chi un'altra. "Povero burattino! dicevano alcuni - ha ragione di non voler tornare a casa! Chi sa come lo picchierebbe quell'omaccio di Geppetto! ...". Altri.- "E' un vero tiranno coi ragazzi! E' capacissimo di farlo a pezzi!".
Non è stato un gioco al massacro in questi anni? Cosa non s'è detto contro la famiglia? E tutto il giovanilismo della cultura dominante ad allettare e approvare ogni devianza? Sempre e solo i poveri genitori sono colpevoli, anche quando magari ce l'hanno messa proprio tutta! Non è mai Pinocchio che sbaglia, ma Geppetto! La tragedia è che al tempo di Collodi erano solo "i curiosi e i bighelloni" a stravolgere i valori; oggi è ben più sfacciato e organizzato, potente ed efficace l'allettamento al male e il dispregio dei valori morali. Prima era moda, adesso è norma; anzi... rassegnazione perché tutti hanno gettato la spugna!
E non parliamo poi dell' "oscurantismo" della Chiesa e della morale cattolica, di quel Geppetto-Dio che rende schiava la coscienza creando complessi di colpa e traumi nel subcosciente coi suoi "tabù"! Emancipazione, libertà, permissivismo ... ! Ma non ci si lamenti poi dei "baby killers"... !

Insomma, tanto dissero e tanto fecero, che il carabiniere rimise in libertà Pinocchio, e condusse in prigione quel pover'uomo di Geppetto.
E' l'epoca dei sondaggi d'opinione: la verità è DOXA! Guai ad andar contro l'opinione dominante, inimicarsi la carta stampata, il quinto potere ... : l'autorità non è a servizio della gente?!
L'autorità allora è in balia della pressione dell'opinione pubblica, montata e manipolata dai mass-media. Il consenso è la prima norma del partito, non il bene comune. Si parla di "programmi", ma le alleanze (... o le alternanze!) sono disinvolte in vista del potere.
E il più debole è schiacciato. L'autorità è sempre stata forte con il debole e debole col forte.
E non è questione di inefficienza. E' questione di valori; si parla oggi di "eticità". L'autorità è necessaria, è nel disegno di Dio. E' il suo uso parziale ed egoistico, che non tiene conto della globalità dell'uomo e del bene comune, che la rende inefficace e controproducente. E' ben raro che essa brilli dei valori dello spirito. Pensiamo al potere economico: difficilmente riesce a distinguere gli uomini dalle cose, e comunque non vuol saperne del fatto che produttori e consumatori sono prima di tutto figli di Dio; pensiamo al potere dei mezzi informativi: prima della verità ci sta, per lo meno, il sensazionale, lo scandalistico quando non la manipolazione, l'ideologia, la... menzogna; pensiamo alle organizzazioni di categoria che troppo spesso confondono la giustizia con l'interesse della propria parte! Del resto sappiamo quanto sia potente la tentazione del "cadreghino" invece del "servizio"; lo aveva già detto Gesù, con sarcasmo: "Coloro che hanno il potere (sulle nazioni) si fanno chiamare benefattori" (Lc 22,25).

Il recupero e la coltura di evidenze etiche comuni è il primo passo da fare per ricostruire consenso civile e poi politico. Lo stato dev'essere laico nel senso di non imporre una particolare fede o ideologia; ciò però non significa indifferente nel difendere e promuovere i valori necessari alla convivenza umana. L'opera più decisiva è l'educazione. Delle coscienze in generale; delle giovani generazioni in particolare. Lasciarle senza proposte e valori non è rispettare la libertà, ma votarli al nulla. Tagliare le radici, rinnegare una cultura, è perdere l'identità.
Qui l'opera dei credenti è preziosa. Il loro ambito prima di tutto è il sociale. E' qui che si esercita in modo diretto l'attenzione alla persona umana, valore primo e assoluto della realtà sociale. Nella forma di un volontariato è l'esercizio di quella gratuità che traduce la fede in vita, testimonia e sostiene una speranza di cambiamento, supplisce e completa con la carità e la misericordia la troppo rigida giustizia umana che sfiora sempre la peggior ingiustizia. Se dei cristiani - come capita - esercitano il potere politico in modo sbagliato, è anche perché forse non sono passati dal sociale!

D'altra parte l'annuncia evangelico è l'unico che dà libertà e disincanto di fronte a ogni formula politica. E' la fede, la certezza di avere un solo Signore cui obbedire che libera dall'incantamento verso gli "uomini della provvidenza", le "formule collaudate", i miti della "nazione" e della "razza", i libretti di Mao o di Marx che costituiscono vangelo per i bigotti della "rivoluzione permanente", magari anche quando sono caduti tutti gli "dei"; e ... a costo di rimanere a conservare un museo di antiquate nostalgie fallite! Sant'Ambrogio diceva: "Ubi fides, ibi libertas".

Ma siamo andati troppo lontano, mentre Geppetto se ne va in carcere di null'altro colpevole che di aver voluto salvare la sua creatura dai capricci!
Balbettava singhiozzando: sciagurato figliolo! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene.
E' il mistero del Dio che "soffre", perché è sempre lui a preoccuparsi di più della libertà e della salvezza dell'uomo!

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