"Pinocchio" di don Romeo Maggioni nona puntata


SENTÌ INTENERIRSI
Geppetto torna a casa e gli dà la colazione
che il pover'uomo aveva portato per sé

Dall'esperienza della propria miseria al bisogno di salvezza il passo è breve; ma può essere anche un passo verso la disperazione, se ci si accorge della propria incapacità a raggiungerla.
Il povero Pinocchio appena sentì la voce di suo padre, schizzò giù dallo sgabello per correre a tirare il paletto della porta; ma invece, dopo due o tre traballoni, cadde di picchio tutto lungo disteso sul pavimento. "Aprimi!", gridava Geppetto dalla strada. "Babbo mio, non posso", rispondeva il burattino piangendo e ruzzolandosi per terra. "Oh! povero me! povero me, che mi toccherà a camminare coi ginocchi per tutta la vita!".
È questo il punto più profondo della miseria umana: l'uomo sente in sé come un bisogno naturale di Dio, una sete d'infinito - mascherata spesso dal tumulto di altre voglie. E' richiamo e anelito che nasce da una profonda connaturalità con Dio di cui è immagine. E' questa aspirazione alla totalità la ragione ultima della sua incontentabilità e insoddisfazione. Chiamato "figlio" all'atto della creazione, la voce paterna di Dio gli si è profondamente confitta nel cuore, ne sente profonda nostalgia; e appena c'è un segnale - magari anche spurio, come capita sempre più oggi! - subito rizza le orecchie, il cuore si muove... e vorrebbe!
Ma rimane subito bloccato; attingere a Dio gli pare un sentimento fantastico, un'aspirazione senza possibile oggetto; ... un'emotività non razionale! Allora si ritrae scoraggiato, e, tra i più lucidi, disperato, perché sente l'assurdità di vivere un'aspirazione naturale ma inefficace e impossibile alle sole sue capacità umane.
Un tipo come Leopardi concluderebbe così: faceva meglio maestro Ciliegia a destinare al caminetto questo pezzo di legno! Meglio non essere mai nati ... ! Per fortuna pochi arrivano alla tragica lucidità di Leopardi!

Ma Dio conosce bene la nostra drammatica condizione perché ha provato la fatica di essere uomo! Sa quale rovina abbia prodotto quella breve corsa di libertà sfrenata per i campi fatta da Pinocchio, il burattino ribelle che è l'Adamo di sempre.
E, come Geppetto, di fronte alla creatura, ribelle ma sua, ostinata ma frutto delle sue mani e del suo amore,
... sentì intenerirsi, e presolo subito al collo, si dette a baciarlo e a fargli mille carezze.
Siamo davanti alla sorpresa di un Dio che si fa tenero, misericordioso, un Dio che si commuove: "Non è forse Efraim un figlio caro per me, un mio fanciullo prediletto?... Per questo le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza. Oracolo del Signore" (Ger 31,20). Sorprendente già la creazione, più sorprendente è la redenzione, di fronte all'assurdità del rifiuto dell'uomo! Quasi una rivincita, regale e munifica, quella di Dio: "Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia", dice San Paolo.

Non l'avesse mai fatto! Subito l'uomo alza il becco: è abituato a vedere ogni manifestazione di bontà come un'abdicazione!
Pinocchio, tormentato da una gran fame, una fame da lupi, ci aspetteremmo si accontenti di tutto. Invece no! Accetta le pere da Geppetto, ma gli pone delle condizioni:
Se volete che le mangi, fatemi il piacere di sbucciarle.
Fa il "figlio di papà" grasso e schifato. L'uomo, di bocca buona con tutti, diventa stranamente sospettoso di fronte al dono di Dio, che pure è l'unico veramente disinteressato! Dev'essere brutto anche fare il mestiere di Dio con uomini così orgogliosi! Vien da pensare che anche quando entrerà in paradiso, l'uomo farà lo sdegnoso, con l'aria di aver già visto di meglio al suo paese!

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