| "Pinocchio" di don Romeo Maggioni | undicesima puntata |
PINOCCHIO VENDE
L'ABBECEDARIO
Pinocchio vende l'abbecedario per andare a vedere il teatro dei
burattini
Nella vita di ognuno c'è il momento di una partenza entusiasta, fatta di
grandi ideali. Pinocchio s'incammina verso la scuola col suo bravo
abbecedario nuovo sotto il braccio, e strada facendo fantasticava di
guadagnare molti quattrini e di fare a Geppetto una casacca tutta d'argento e
d'oro e coi bottoni di brillanti. Diceva tra sé:
"Quel pover'uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i
libri e per farmi istruire, è rimasto in maniche di camicia.. a questi
freddi! Non ci sono che i babbi che siano capaci di certi sacrifici!".
Commuovono questi grandi proposito di Pinocchio; come commuovono sempre - per
nostalgia - le ingenue idealità degli adolescenti! Non per disprezzarle, non
per rinunciarvi, ma per sentire quanta fragilità, quanto scarto ci sia dentro
di noi tra il dire e il fare, tra il sognare e... il razzolare d'ogni giorno.
Quando si è al bivio delle scelte concrete, dove le velleità devono diventare
volontà e programmi precisi, ... lì casca l'asino! Pinocchio sente un suono
lontano di pifferi e di grancassa: è un teatro di burattino e la sua natura
burattinesca ne è irresistibilmente attratta.
Il cuore dell'uomo è sottoposto a una continua tensione tra il fascino del
cielo e il ritorno alla terra. Se in lui vi è un "desiderio naturale"
di Dio proprio perché un'impronta di lui e un profondo bisogno è in ognuno di
noi, sopravviene però quasi subito un richiamo al mondo, alla sua più modesta
prospettiva intratemporale, all'orgogliosa e prepotente tentazione
all'indipendenza da ogni legame, al prometeico farsi da sé e..., forse anche al
fascino discreto e quotidiano dell'aurea mediocritas, della pigrizia e
dell'anonimato, dei comodi compromessi della coscienza che fanno convivere il
diavolo e l'acqua santa, o, se si vuole - almeno una volta si usava -
"falce, martello e moccolo"! E' di pochi la vocazione all'eroe o al
santo!
E' uno strano guazzabuglio di desideri l'animo umano: non c'è libertino che non
senta a volte il fascino della divina intimità; e non esiste asceta che non
porti dentro il desiderio della sfrenata festa chiassosa del mondo. Angelo e
demonio convivono in lui!
Proprio per questo, tentiamo di mascherare la scelta sempre di buoni
pretesti, nel tentativo di non rinunciare a niente. Ma "nessuno può
servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e
disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona" (Mt 6,24).
Pinocchio rimase lì perplesso, e disse:
Oggi anderò a sentire i pifferi e domani a scuola: per andare a scuola c'è
sempre tempo.
La via del poi poi - si dice - finisce nel mai mai! Pinocchio ci metterà tutto
il libro per arrivare a quella scuola!
Sicché vende l'abbecedario! La scuola e l'abbecedario sono la strada,
faticosa, dell'umanizzazione e della sana ragione. Quando uno la perde, finisce
tra i burattini! Quando uno rinuncia a ragionare con la propria testa e si
lascia martellare dagli slogan; quando non sottopone più a critica i giudizi
prefabbricati che la cosiddetta "cultura" gli ammannisce dai
teleschermi o dai festival; quando si sgrava del fastidio di decidere e si
lascia muovere dai fili invisibili del fanatismo di partito o ideologico..., non
è più che un burattino, e si merita un bel burattinaio, rosso o nero che sia!
Né è meno pericoloso l'opinionismo che infesta oggi i mass-media, dove
tuttologi di turno squadernano pareri soggettivi l'uno contrapposto all'altro,
in un pluralismo che fa dimenticare che la verità è una, come una è la realtà
e la vita! Un retto uso della ragione significa appunto lo sforzo
dell'interpretazione giusta del reale, non l'esercizio estetizzante un po'
fasullo che s'usa negli ultimi romanzi in voga da noi.
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