"Pinocchio" di don Romeo Maggioni quindicesima puntata


LE SOLITE STORIE
L'osteria del Gambero rosso

Seconda notte "senza padre" per Pinocchio sulla strada di una compagnia poco raccomandabile, appunto il Gatto e la Volpe: una china inclinata dove più nulla riesce a trattenerlo. Già all'osteria del Gambero rosso intuisce di essersi sviato, tanto che gli diventa indigesto quel poco cibo pagato uno zecchino:
chiese uno spicchio di noce e un cantuccino di pane, e lasciò nel piatto ogni cosa.
Poi, a mezzanotte, parte per l'avventura del Campo dei miracoli. E' già nel suo cuore quella ineluttabilità al peggio che a volte prende ognuno di noi quando s'accorge d'aver fatto un passo falso, e, scoraggiato, si sente abbandonato a forze più grandi e malefiche. Anche la natura attorno sembra trattenere il respiro in attesa come d'un grande inganno e d'una .. grande desolazione:
...nella campagna non si sentiva alitare una foglia. Solamente alcuni uccellacci notturni... venivano a sbattere le ali sul naso di Pinocchio.
E' lo stato d'animo, da una parte, frutto della caparbietà che ci impedisce di tornare sulle proprie decisioni; dall'altra dell'"empietà", cioè del non credere più che "il Padre mio lavora sempre - dice Gesù - e anch'io lavoro" (Gv 5,17), ...anche e soprattutto nella notte del cuore umano! L'immagine del buon pastore che va in cerca della pecora smarrita dice quanto Dio non si rassegni mai a perderci e fino all'ultimo solleciti un ripensamento!
E proprio da Dio, e dal suo portavoce interiore, la coscienza, giunge sempre, anche se discreta, una luce a rischiararci.
A Pinocchio apparve all'improvviso
pallido e opaco, come un lumino da notte entro una lampada di porcellana trasparente; "Sono l'ombra del Grillo parlante" disse una vocina fioca fioca che pareva venire dal mondo di là.
La coscienza è come la memoria viva della nostra identità più vera e del nostro destino, cioè la verità di noi stessi, fatti "a immagine di Dio"; specchio quindi nel quale si riflette e risuona il segnale di ciò che è il nostro vero bene al di là delle contraffazioni della nostra libertà pigra e deviata. Ma è proprio questa volontà prevaricatrice che quasi sempre vince, e alla 'logica' del peccatore non c'è argomento di coscienza che tenga! Se poi al "rimorso" - campanello d'allarme della coscienza - si sostituisce il "complesso di colpa" - ritenuto un indotto irrazionale dei condizionamenti sociologici -, si elimina l'unica autorevolezza che sempre la coscienza sana ha: quella della verità !
Allora non esiste più che "l'imperativo ideologico": Voglio andare avanti!, l'irrazionale imperativo che deriva dal paraocchi d'una fissazione politica o d'un certo obiettivo schematizzato, senza più tener conto d'altri valori e senza più capacità critica. Anzi, ciò che è fuori dello schema sono... le solite storie! (Le solite storie della Chiesa "oscurantista", della morale "tabù", dei genitori "matusa", dei professori "dispotici", del capitale "colonizzatore", della cultura cattolica "utopica e delegittimante", ecc. . . ). E' quel dogmatismo più "clericale" di ogni clericalismo che gli ideologismi di oggi scimmiottano da una Chiesa che hanno sempre condannato come intransigente e intollerante.
Ma il risultato è ben tragico:
si spense a un tratto come si spegne un lume soffiandoci sopra, e la strada rimase più buia di prima.
Ci vogliono anni per educare un ragazzo; ma si può distruggere tutto in due mesi di scuola, o in pochi anni di ingordigia goliardica, se - come è - la cultura in cui s'immerge è all'insegna della dissacrazione, del permissivismo, della "rivoluzione"... La coscienza è l'ultima spia che segnala un pericolo, come la febbre per un corpo aggredito da virus malefici; quando la si fa tacere è come votarsi alla "deficienza immunitaria", spegnere gli anticorpi, cioè .. votarsi alla morte! V'è ben più diffusa da noi un'AIDS dell'anima, prima e più ancora di quella del corpo!

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