| "Pinocchio" di don Romeo Maggioni | diciassettesima puntata |
SONO MORTA ANCH'IO
Gli assassini inseguono Pinocchio e, dopo averlo raggiunto, lo
impiccano a un ramo della Quercia grande
Pinocchio è proprio spacciato! Inseguito dai neri assassini, il burattino
raggiunge quello che per Collodi era il vertice della sua assimilazione
all'uomo: la morte come porto inesorabile di ognuno. Un finale amaro per la sua
fiaba. E così al libro pone la parola "fine"! Ma i suoi "piccoli
lettori", che avevano dovuto cedere all'inizio del libro - ricordate? -,
sono loro ora a far continuare la storia, per una logica del simbolo che solo
essi avevano saputo intravedere nella favola; e Collodi la riprende dopo quattro
mesi di sospensione.
Pinocchio vive tre ore di agonia, appeso all'albero: come l' "Uomo",
che Pilato presentò come archetipo, anche nella sofferenza e nella morte,
quando disse: "Ecco l'uomo!". E in quel momento supremo d'angoscia -
come per l'uomo Gesù - il pensiero del burattino va al padre:
quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio nessuno, allora
gli tornò in mente il povero babbo... Oh, babbo mio!... se tu fossi qui!
"Elì, Elì, lemà sabactàni; cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato!". Il Padre è sempre l'unico che resta alla fine: come un
grido di nostalgia anche per chi, nelle sue scorribande, se ne è sempre
allontanato.
Prima però di giungere a quel punto, quando ancora fuggiva agli inseguitori,
Pinocchio aveva intravisto una salvezza:
vide fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare in lontananza una casina
candida come la neve.
E subito si disse:
se avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa, forse sarei salvo. E via a
corsa disperata di quasi due ore!
Quando sono ormai caduti tutti gli "aquiloni" delle fatue illusioni
umane, si corre ai ripari, si recupera quell'annuncio nebuloso ricevuto nella
fanciullezza di un'altra vita, di un altro mondo, ... di una salvezza promessa!
La Chiesa appare ancora come l'unica arca di salvezza nel naufragio
dell'esistenza ...: potessi ritornare là, potessi riavere la fede di quei
giorni!
Ma è un recupero inefficace. Chi vi ha vagato lontano per molto tempo e ha
sperimentato disinganni, delusioni, amarezze... non ha più il coraggio di
credere, non si fida più di nessuno, ha rotto la speranza nella verità e nel
bene. E Dio e la Chiesa e la verità e l'amore gli appaiono come un'utopia, una
nostalgia ... !
Anche forse perché già all'inizio è mancato un approccio serio alla fede,
capace di fondarne con intelligente documentazione la credibilità per un
"assenso razionale" (come dice san Pietro). Chi della fede e della
Chiesa ha solo quell'immagine incipriata da prima comunione non riesce più a
servirsene da adulto: gli sembrerà cosa morta e sbiadita, come una favola
lontana in cui rifugiarsi come mito sentimentale, chiusa al bisogno concreto di
salvezza dell'uomo emancipato del ventesimo secolo. Quale grande peccato
"in causa" è quello di crescere come cervelloni competenti in ogni
materia e professionalità, ma con il cervello rimasto nano per quel che
riguarda le conoscenze della fede! Chi del catechismo sa solo quel che ha
imparato fino alla cresima avrà della fede una idea da bambino, per nulla
significativa di fronte ai problemi della vita matura! A Pinocchio,
dopo aver bussato e dato calci e zuccate nella porta, apparve una bella Bambina,
coi capelli turchini e il viso bianco come un'immagine di cera. "Sono morta
anch'io, disse, e aspetto la bara che venga a portarmi via".
A furia di dire che la Chiesa è roba vecchia e morta... anche quel barlume
sincero che ognuno ha di Dio gli parrà roba smorta, rispetto ai riflettori che
invadono ed esaltano "la scena di questo mondo"!
Ogni luce quindi sembra spegnersi e ogni speranza svanire nel buio della morte
che incalza inesorabile... Ma per fortuna, come vedremo nel seguito della
storia, l'accertamento di morte di Pinocchio era prematuro e poco fondato.
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