| "Pinocchio" di don Romeo Maggioni | diciottesima puntata |
LA BELLA BAMBINA DAI
CAPELLI TURCHINI
La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino,
lo mette a letto e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto
Per riprendere la storia, si dice che Pinocchio era soltanto più morto che
vivo, e che la bella Bambina dai capelli turchini era una bonissima Fata che da
più di mill'anni abitava nelle vicinanze di quel bosco, la quale, fatto
staccare dall'albero il povero burattino e, portatolo in una cameretta che aveva
le pareti di madreperla, mandò subito a chiamare i medici più famosi del
vicinato.
Nel rapporto padre-figlio entra qui un "principio femminile" che ormai
sarà decisivo per il seguito della storia; sarà proprio per lei, la Fata, che
si instaurerà la comunione perfetta e definitiva tra Pinocchio e Geppetto. Allo
sguardo teologico sembra potersi dire di essere al passaggio tra l'Antico e il
Nuovo Testamento; dalla Bibbia appunto dobbiamo trarre tutto il senso di questa
simbologia femminile.
Essa è anzitutto la "Sapienza" creatrice di Dio che prende
personificazione femminile, e rappresenta il progetto e la premura esecutiva di
Dio provvidente sul mondo, tanto che la fede popolare l'invoca come la
"Provvidenza". Questa volontà salvifica, quasi un progetto
onnicomprensivo si incarna anzitutto nell'umanità di Cristo quale Prototipo e
Primogenito di una molteplicità di esseri che in lui trovano ricapitolazione.
E da Cristo alla Chiesa: essa è l'umanità raggiunta dall'azione redentiva,
associata quindi all'umanità di Cristo quale suo prolungamento nel tempo. La
Fata dai capelli turchini è quindi immagine della Chiesa, la sposa "senza
macchia né ruga ..., ma santa e immacolata" (Ef 5,27).
Di essa l'attuazione singolare e la primizia è Maria ("dai capelli
turchini", color del cielo); la sua sollecitudine per la nostra salvezza è
ben raffigurata dalla premura che questa Fata ha per la salute di Pinocchio. E
in Maria è visto il mistero di ogni donna che si china con sensibilità materna
sulla vita umana a realizzare quella sua vocazione specifica di fare del proprio
figlio un figlio di Dio!
Si tratta di un insieme di mediazioni concatenate che mettono in luce una
sensibilità femminile entro il processo salvifico escogitato da Dio.
Al suo capezzale sono chiamati tre medici, i più famosi del vicinato, che danno
soluzioni diverse. Sentenzia il Corvo:
"Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione."
Sentenzia la Civetta:
"Quando il morto piange, è segno che gli dispiace di morire."
L'autore malignamente vuol rappresentare la scienza con tutte le sue analisi
psicologiche e sociologiche, incapace di analizzare fino in fondo i mali
dell'uomo; o anche tutti gli umanesimi terrestri che, al massimo, costatano il
bisogno di infinito e di immortale che c'è dentro l'uomo, senza però poter
dare risposte e salvezza a quel suo insoffocabile anelito.
Il Grillo invece è ben esplicito e drastico, va a mettere il dito sulla piaga:
"Quel burattino lì, io lo conosco da un pezzo! E' una birba
matricolata, è un monellaccio, uno svogliato, un vagabondo! Quel burattino lì
è un figliuolo disobbediente, che farà morire di crepacuore il suo povero
babbo ... !"
Rappresenta la coscienza e il rimorso, che colloca in un ravvedimento profondo
anche se sconvolgente l'inizio della salvezza.
Si sentì allora nella camera un suono soffocato di pianti e singhiozzí!
E' il coraggio forte della conversione, al di là delle facili scuse cui spesso
la coscienza non illuminata dalla parola di Dio si prostituisce.
Come si racconta del libertino De Foucauld, che giunto davanti all'abate Huvelin
per "discutere" di fede, si senti intimare: "Inginocchiati prima
e confessati, poi si potrà discutere!". Ed è nato da lì il grande santo
fratel Carlo De Foucauld, e con lui la più moderna spiritualità del nostro
secolo.
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