| "Pinocchio" di don Romeo Maggioni | ventesima puntata |
QUATTRO MONETE D'ORO
Pinocchio ritrova la Volpe e il Gatto
e va con loro a seminare le quattro monete nel Campo dei miracoli
"Prima che faccia notte sarà qui il tuo babbo", dice la Fata a
Pinocchio, cui ha promesso di far rivedere Geppetto.
E' nella Chiesa l'incontro col Padre: "Non può avere Dio per Padre chi non
ha la Chiesa per madre", diceva s. Cipriano. Ma l'uomo, come Pinocchio, è
insofferente della verità posseduta nella casa dei figli di Dio, e preferisce
l'esplorazione "nel bosco" dei dubbi, col sogno di arrivare
autonomamente alla verità! Ma è strada pericolosa: ci si può imbattere nel
Gatto e la Volpe e finire nel paese di Barbagianni o di Acchiappacitrulli.
In questo vagare con le sole sue forze - Platone direbbe: in questo navigare
nell'esplorazione del mistero sulla fragile zattera delle nostre intuizioni e
non sull'imbarcazione solida della rivelazione divina - l'uomo, come Pinocchio,
ha in dotazione quattro monete d'oro, tesoro preziosissimo per sostenerlo nella
ricerca. Sono quattro valori dello spirito, viatico che la misericordia divina
assegna a chi è chiamato a diventare figlio, anticipazione di luce e aiuto per
proseguire il viaggio verso il Regno! Tesori che i figli di Dio posseggono a
pieno titolo e con larghezza, e che negli altri sono come dati in forma di
aspirazione e anelito.
Il primo valore è l'intuizione che una razionalità ci sia del reale, che ogni
cosa debba avere un perché, che connessione appaia tra cause diverse, che in
sostanza un unico progetto onnicomprensivo sia quanto sospettiamo di trovare
quando diciamo di cercare la verità. Chi sciupa questo talento suicida la
ragione. E vien meno anche una premessa indispensabile al raggiungimento della
fede, che ha bisogno di una sua ragionevolezza documentata.
Il secondo dono è una certa conoscenza di Dio, come un barlume iniziale per
avviarne la ricerca: nessuno nasce veramente ateo! "Ciò che di Dio si può
conoscere è... manifesto; infatti dalla creazione del mondo in poi, le sue
perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da
lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità" (Rm 1,19-20). E'
quando l'uomo sofistica la ricerca, ammutolendo il buon senso in nome di una
scienza apparente, che arriva al più desolato ateismo e alla solitudine mai
quieta di sentirsi orfano.
Terzo profondo anelito è quello per la giustizia: è il contenuto primordiale
della speranza, la molla verso il paese d'utopia, un sole dell'avvenire che
muove in messianismí terrestri masse intere di popoli. Ma anche questo talento,
quando è usato male, esasperato, diviene schiavitù ideologica e totalizzante.
Ed è genocidio e fallimento.
Quarto, il senso innato della solidarietà, un'aurorale capacità di amare, una
simpatia per il sentimento della fraternità universale come fondamento della
convivenza umana. Se deviato, diviene collettivismo spersonalizzante.
I talenti della parabola però vanno trafficati; e nel senso giusto, non
affidandoli ad altri che a Dio per il loro rendere. Pinocchio invece
scavò la buca, ci pose le quattro monete d'oro che gli erano rimaste, e dopo
ricoprì la buca con un po' di terra.
Risultato: la spogliazione completa, come per gli abitanti di Acchiappacitrulli:
cani spelacchiati, pecore tosate, galline rimaste senza cresta, pavoni scodatí
dalle loro scintillanti penne d'oro e d'argento ormai perdute per sempre.
Sembrano i reduci dei nostri più recenti ideologismi, comunismo e terrorismo,
che hanno lasciato masse intere senza Dio e senza ideali! Ogni umanesimo ateo è
controproducente, e spesso sfocia in... barbarie! Anche su sponde diverse,
naturalmente! Il Gatto e la Volpe hanno sempre travestimenti adatti ad ogni
cultura e sistema economico. Guai se l'uomo si fida di loro; Gesù l'aveva ben
preannunciato: "Chi non raccoglie con me, disperde" (Lc 11,23)!
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