"Pinocchio" di don Romeo Maggioni ventitreesima puntata


VITA DA CANI
Pinocchio è preso da un contadino il quale lo costringe a fare da cane da guardia a un pollaio

Intanto si fece notte: il povero Pinocchio lo ritroviamo legato a una catena con un grosso collare tutto coperto di spunzoni di ottone, più morto che vivo, a motivo del freddo, della fame e della paura, a menare una vera vita da cani, facendo guardia a un pollaio! Gli appare una Lucciola, altra incarnazione del Grillo, e quindi della sua coscienza, che lo fa riflettere sulla sua condizione umiliante, e lo spinge nuovamente al pentimento: un'altra volta non lo farò più!

Vita da cani, come conseguenza del male compiuto! E' il tema centrale di tutto questo commento a Pinocchio in chiave teologica: la natura umana ci è affidata, all'inizio, come un seme che deve maturare, come una prima distribuzione di carte che renda possibile la partita della nostra vita, perché sia la nostra libertà per una certa parte a determinarne il destino, quasi un "trasnaturarla" per degradarsi o per elevarsi, cioè per imbestiarsí, divenire bestia, o per divinizzarsi, divenire "simili a Dio"! Del resto ci accorgiamo che la nostra esistenza effimera tende a evolversi, alla ricerca di un senso e di un assetto più definitivo. L'uomo è oggetto e artefice del suo duplice destino, che non è solo il dato finale, ma un processo che si evolve gradualmente all'interno, trasformando intelligenza, volontà, sensibilità, carne, ossa, sangue ecc.! Quale grandezza ha mai la nostra libertà!

E l'imbestiamento, come la divinizzazione, si attua coll'agire: attraverso gli atti liberi si cambia l'essere e la natura! Di solito si dice: chi è bestia, agisce da bestia. Ma bisogna anche dire: chi agisce da bestia, bestia a poco a poco immancabilmente diventa. Sarà la storia finale di Lucignolo..., e in parte di Pinocchio, a confermarci tale tesi. Del resto l'esperienza ce lo dice: ci troviamo a volte davanti esempi di uomini miracolosamente più che uomini, e uomini che al contrario ci appaiono bestie insensibili, quasi irrecuperabili!
La trasnaturazíone allora ha chiaramente diversi stadi: nel suo momento finale la divinizzazione sarà la partecipazione piena alla vita stessa di conoscenza, d'amore e di gioia propria di Dio; la materializzazione nella degradazione sarà uno spirito schiavizzato ormai per sempre dalla materia, e, stando al linguaggio biblico, raffigurata dal fuoco! Nella sua fase intermedia, attuale, la vita divina iniziale noi la chiamiamo "vita di grazia", dove nella fede incominciamo ad adeguarci - per esempio nella carità - alla vita di Dio; la degradazione, prodotta e aggravata da una vita di peccato, si rivela sempre più una vita egoista, violenta e, interiormente, sempre più vicina alla disperazione dei dannati. Anche se per fortuna, fino all'ultimo, passibile di pentimento.

Quale peso allora hanno anche i piccoli gesti di ogni giorno! Niente è indifferente; tutto lascia una traccia! E il bene facilita il bene successivo, il male e il peccato condizionano e schiavizzano sempre di più in viscosità pesanti la nostra intelligenza e la nostra volontà!
Anche rubare due grappoli di uva moscatella porta, alla fin fine, alla schiavitù dell'avere collare, catenella e... cuccia, come un Pinocchio qualunque incappato nella tagliola dei suoi misfatti. Queste esperienze di schiavitù sono dei campanelli d'allarme: guai se non ne sentiamo il richiamo ...! La vita scivola velocemente in una china di rovina inarrestabile!

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