"Pinocchio" di don Romeo Maggioni ventiquattresima puntata


OH, SE POTESSI RINASCERE...!
Pinocchio scopre i ladri e, come ricompensa per essere stato fedele, viene posto in libertà

Sulla strada dell' "imbestiamento", dicevamo, la china è pericolosa: un passo tira l'altro, il male incalza; esso ha dentro una logica ferrea che, a non contrastarla, mena a livelli di degradazione non previsti ... !
Dopo il furto di due grappoli d'uva, Pinocchio - divenuto cane da guardia - rischia di farsi complice di quattro faine, anímalettí carnivori, ghiottissimi specialmente d'uova e di pollastrini giovaní, che vengono al pollaio a rubare otto galline e tentano di coinvolgerlo, associandolo all'impresa.
Ma questa volta Pinocchio sa reagire, ha il coraggio di spezzare quella logica; non c'è mai un momento in cui non possa scattare la nostra libertà responsabile! Pinocchio non si associa ai ladri e, abbaiando proprio come se fosse un cane da guardia, sveglia il padrone, meritandosi così la libertà.
Dove sta la radice di questa vittoria, di questo primo passo di redenzione? Pinocchio, nella consapevolezza della propria miseria e della propria colpa, ha un'intuizione del cuore che lo eleva - per noi - alla più autentica soglia evangelica:
Oh!, se potessi, rinascere un'altra volta!...

È la coscienza aver sbagliato tutto nella vita, ma assieme la voglia di ricominciare da capo, di non rinunciare o rassegnarsi, di sentire come ancora valida la propria libertà...: un sussulto di sano orgoglio vitale! Ma è possibile cancellare il passato? Non è questione di "dimenticare", né di "emanciparsi" da regole o morali-tabù, o far tacere la coscienza con sofismi ideologici: alla fine non si può barare con se stessi! C'è bisogno di una nuova creazione del cuore, di un riportarsi all'innocenza originale, avere un perdono che sia una autentica pagina bianca.
Ma questo è possibile a noi? È sufficiente autogiustificarsi, ed è giusto autopunirsi? Pinocchio sembra scoraggiato, non vede prospettive di libertà a breve termine:
ormai è tardi, e ci vuol pazienza.
Anche Nicodemo, nel Vangelo, si poneva la domanda: Come può un uomo rinascere? "Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre?" (Gv 3,4).

La risposta per una soluzione piena sta in Gesù: "Se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio" (Gv 3,3). Occorre l'irruzione di un perdono e di una forza e vita divina che risani dalla radice il nostro essere, così da renderlo capace di azioni nuove. "Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Gv 3,5). "Quel che è nato da carne è carne...". Quel che è impossibile all'uomo, è possibile a Dio: che proprio per questo s'è fatto nostro Salvatore!

All'uomo è richiesta - per questa giustificazione che essenzialmente è dono gratuito di Dio - la condizione della FEDE, cioè la coscienza di una radicale rinnovazione che ci è data dall'alto, accreditata da gesti di buona volontà che ne dicano la sincerità. È ciò che noi chiamiamo "preparazione alla fede" ("preambula fidei"): cuore sincero e gesti buoni.

Incamminato verso la salvezza, Pinocchio ha fatto un primo passo concreto. Anche a noi, come il padrone del pollaio che gli ha ridato libertà, viene spontaneo battergli affettuosamente una mano sulla spalla e dirgli:
Codesti sentimenti ti fanno onore.
Sei sulla strada buona, "Non sei lontano dal regno di Dio" (Mc 12,34).

Indice