"Pinocchio" di don Romeo Maggioni ventiseiesima puntata


UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO
Pinocchio arriva all'isola delle Api industriose e ritrova la Fata

Alla ricerca del padre, Pinocchio si getta in mare inseguendo una barchetta:
nuotò tutta quanta la notte! Che orribile nottata fu quella!
(Dura come "la notte oscura dei sensi" nel travaglio feroce della conversione!). Finché, su indicazione di un Delfino gentile, così garbato, come se ne trovano pochi in tutti i mari del mondo (è sempre attraverso la carità che il cristiano si fa salvatore!), approdò di peso sulla rena del lido del paese delle Api industriose, dove
le strade formicolavano di persone che correvano di qua e di là per le loro faccende; tutti lavoravano, tutti avevano qualcosa da fare. Una vera repubblica fondata sul lavoro!

Nella storia di Pinocchio siamo a una svolta: dopo quel mare e quell'approdo, cammina più deciso alla ricerca del padre.
Come avviene nel cammino dell'uomo alla ricerca di Dio: molto e tutto cambia quando, attraverso il battesimo, conquistato magari con molta fatica, approda nella comunità viva della Chiesa, nella quale tutti sono in faccende per operare la propria salvezza!
Sì, perché, secondo la teologia cattolica, la salvezza è anche una conquista! "Grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5,12), quando avremo trafficato tutti i nostri talenti; e non, come il servo pigro se l'avremo solo custodito in una buca! La vita è "un'obbedienza", diceva Dostoevskji, è un'obbedienza faticosa e attiva per conquistarci il regno dei cieli! "Non chi dice.... ma chi fa, ... entrerà!". E non per finta, ma con serietà: "Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato" (Eb 12,4).

Può capitare di scoraggiarci, e dire come Pinocchio:
"Questo paese non è fatto per me!".
Gesù ci aveva preavvisati: "Piccola è la porta e stretta è la via che conduce alla vita, e sono pochi quelli che la trovano" (Mt 7,14).
Per questo è indispensabile vivere entro la comunità cristiana, come luogo normale di crescita e di stimolo. Stare alle sue leggi e indicazioni significa tradurre in opere concrete il nostro velleitario voler andare a Dio. Magari anche accettando le sue forme pedagogiche, i suoi istituti e ambienti educativi, facilmente passibili di critiche perché sono sempre... opere di noi uomini! Ma esse raccolgono una antica tradizione di sapienza ed esperienza fatta di sano realismo, di prudenze didattiche che nascono dal sapere che "anche le migliori virtù sono sorrette dai propri vizi"!
Come appunto capita qui a Pinocchio, che per decidersi a fare un atto di obbedienza (... Pazienza! vi porterò la brocca fino a casa), dev'essere invogliato dal miraggio di piccole ricompense:
"Un bel pezzo di pane... un bel piatto di cavolfiori conditi con olio e con l'aceto,... un bel confetto ripieno di rosolio!".
Sembra proprio tutta la pedagogia dei nostri oratori.

Ma per questa pedagogia, l'ultima osservazione! Nella storia di Pinocchio, capita proprio in questo capitolo che la Fata appaia in vesti di umile donna di casa, anch'ella occupata in faccende domestiche, e quindi non venga subito riconosciuta. Pinocchio la riconosce più tardi, ... per caso:
"Anche voi avete i capelli turchini.. come lei!".
Una pedagogia, quella della Chiesa delle nostre contrade, fatta dell'umiltà e della condivisione domestica con la vicenda umana di tutti, povera e umile... da non attirare lo sguardo! Eppure un tratto di "turchino", come il cielo, alla fine appare all'occhio anche del giovane più distratto, o che magari si è allontanato da adolescente... "sbattendo la porta"! La vita insegna poi a stimare quel bene ricevuto da piccoli con tanta dedizione e gratuità. Non è mai troppo tardi ritornare a scoprire che Dio e la sua Chiesa ci sono stati da sempre Padre e madre, anche quando noi seguivamo la via del figlio prodigo!

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