"Pinocchio" di don Romeo Maggioni trentaduesima puntata


TRA ANGELO E ANIMALE
Pinocchio, invece di diventare un ragazzo,
parte di nascosto col suo amico Lucignolo per il Paese dei balocchi

Pronto per il grande salto di qualità, divenire uomo da burattino che era, Pinocchio si lascia nuovamente tentare da un altro miraggio di felicità. Andando in giro per la città a fare gli inviti per la sua "festa del passaggio", trova l'amico Lucignolo, nascosto sotto il portico di una casa di contadini, pronto a partire per il Paese dei balocchi, niente doveri, solo divertimenti. Perché - gli dice - non vieni anche tu?

E' il momento drammatico della tentazione. Nel cuore dell'uomo si scatena spesso questa battaglia: tra il "troppo" e il "domani" della felicità con Dio, e l'immediato e più modesto soddisfacimento conquistato tutto e solo da noi. Disistima del bene oggettivo e orgoglio sono i fattori che determinano il peccato. La libertà dell'uomo è come tra due fuochi: essere angelo o divenire bestia. Un fascino esercita su di lui l'ideale di bene e di divinizzazione; ma un'attrattiva più potente esercita ancora su di lui il legame con la materia e la sua eredità animalesca: il gioco della libertà sta tutto qui, e determina il suo destino. Pinocchio protesta la sua volontà di bene:
No, no, no e poi no: ormai ho promesso!; ma quell'ormai tradisce in lui la noia di stare dalla parte della verità e la potente seduzione che il male ormai esercita su di lui.

"Io non riesco a capire neppure ciò che faccio - ci confida san Paolo in una pagina autobiografica - infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto... Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio... Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?" (Rm 7,15-23). Qui è il punto: l'uomo e davvvero libero? Cioè davvero capace di fare il bene che vuole ed evitare il male che non vuole? O è schiavo, o è ferito, o è debole, o è insufficiente? A guardare la vicenda di Pinocchio - tutta giocata sulla vacillante e falli- mentare volontà di diventare uomo - sembra che ben poca e poco efficace sia tale libertà!

Certo la libertà ci dev'essere. Ognuno la sente come sua prerogativa qualificante; e del resto Dio stesso non saprebbe che farsene di un mondo anche perfetto se in esso mancasse qualcuno che gli rispondesse con libertà e amore! E giustamente lottare per la libertà, di ognuno e di tutti, è santa battaglia. L'uomo ne è geloso fino al punto di rivendicarla anche contro Dio.
Ma in quale condizione si trova la nostra "libertà"? Qui è il punto che qualifica la visione biblico-cristiana dell'uomo. Grande valore è di certo la libertà, ma è anche qualcosa che l'uomo non possiede ancora pienamente, che deve conquistare con fatica, che anzi deve risanare nei suoi meccanismi interni perché divenga capace di mirare al vero bene e ne abbia la forza di conquistarlo. Quella libertà che si va rivendicando come bene proprio, in fondo è solo esercizio della libertà, ma esercizio tragicamente sottoposto a tali pressioni e tare che l'ago della bilancia fatalmente cede necessariamente al peggio, al peccato.
Esattamente questa è la condizione dell'uomo: come un bambino che per camminare ha bisogno della mano sicura della mamma altrimenti cade. Quell'impasto di umano e di divino che è l'uomo - fatto com'è a immagine di Cristo - è macchina non più autonoma e autosufficiente quando si taglia in lui la parte divina, che in fondo per tanti aspetti costituisce la radice della vita, il motore che tiene in esistere...! Col peccato l'uomo diviene insufficiente a se stesso; per ridiventare uomo, capace di fare il bene e resistere al male, ha bisogno di rimettere dentro quella carica, quel motore che è il suo collegamento con Dio. Lo esige la sua struttura "teologica", l'incancellabile identità di figlio di Dio! Solo Cristo Salvatore ci rende veramente liberi, cioè un uomo uomo, o - come dice il concilio - più uomo! Solo quando l'uomo riassume la vita divina, trasnaturandosi oltre se stesso, ridiviene quell'uomo che è stato progettato da Dio e che ognuno sogna di essere.
O cristiano, o meno che uomo. Non c'è alternativa.

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