| "Pinocchio" di don Romeo Maggioni | trentacinquesima puntata |
AL PASSO!.. AL TROTTO!...
AL GALOPPO!
Diventato un ciuchino vero, Pinocchio è portato a vendere
e lo compra il Direttore di una compagnia di pagliacci per insegnargli a ballare
e a saltare i cerchi;
ma una sera azzoppisce, e allora lo ricompra un altro per far con la sua pelle
un tamburo
Con un violentissimo calcio l'Omino entra in azione: "Io vi ho subito
riconosciuto alla voce" - e vende i due somari, che ormai non sanno che
ragliare sonoramente, al Direttore d'un circo che incomincia a farli trottare.
Dopo tre mesi d'allenamento, è pronto il primo grande spettacolo di gala. Ma
Pinocchio si azzoppa sbagliando un salto nel cerchio. Venduto per venti soldi,
il nuovo compratore lo affoga in mare per fare della sua pelle un tamburo per la
banda musicale.
Ecco: Pinocchio è ormai in mano "al principe di questo mondo, il principe
delle tenebre" che lo tiene sulla corda, a suon di frusta, a ballare nel
circo equestre di questo mondo. Com'è amaramente povero questo spettacolo:
qualche bestia che balla, un po' di ballerine, qualche contorsionista, un
domatore con la frusta e... folle plaudenti; il tutto con scenari di cartapesta
e segatura. Vien da pensare alle discoteche del sabato notte...! E' comunque
"la scena di questo mondo" (cfr. lCor 7,31).
Si ode solo un ordine: Al passo!... Al trotto!... Al galoppo! Chi rifiuta la
libertà dei figli di Dio finisce miseramente nella schiavitù di una frusta.
Chi ha rifiutato la verità, diventa schiavo dell'ideologia, o
dell'indifferenza, che è insicurezza e noia. Chi si è ribellato "al giogo
soave e leggero" diventa schiavo del potere più irrazionale; ne sono
riprova il dilagare di sette e fattucchierume di oggi! Chi ha rifiutato la lotta
per restare fedele deve arruolarsi per vivere sotto la bandiera del primo che
grida più forte (alias... tuttologi televisivi!). Chi non ha scelto di obbedire
all'unico Signore e Salvatore, prima o poi non si sottrarrà al destino
frequente di "credere obbedire combattere", o, che è lo stesso, al
"meglio rossi che morti".
Pinocchio, ubbidiente.... nota due volte il testo; com'è penoso vedere proprio
chi s'è ribellato a Dio e alla Chiesa divenire poi schiavo docile docile del
peggior conformismo in fatto di mode, modelli consumistici, ideologismi, e, più
penoso ancora, di evasione, droga, o del raket di mafia e violenza in cui ci si
e irretiti.
Ad un certo punto della sua "fatica di vivere", Pinocchio dal circo
alza gli occhi e vede una bella signora che assiste muta e triste allo
spettacolo. Lo sguardo della Fata è capace di richiamarlo alla sua più vera
umanità, e Pinocchio cominciò a piangere dirottamente! Sembra lo sguardo di
Gesù a Pietro dopo che costui l'aveva rinnegato tre volte: "e uscito
fuori, pianse amaramente!" (Mt 26,75). Capitano anche oggi dei ritorni:
basta la presenza silenziosa della Chiesa a riaccendere la nostalgia di
un'innocenza e la libertà perduta!
Alla fine l'imbestiamento si "cosifica": è l'ultimo stadio della
dannazione. Divenuto zoppo, del somarello Pinocchio se ne fa un tamburo per la
banda musicale. La Bibbia parla di fuoco, rievocando l'inferno; appunto l'uomo
che finisce imprigionato e mortificato dalla materia più irrazionale; si
completa cosi la "trasnaturazione della perdizione". Forse è una fine
- questa della dannazione come cosificazione - cui l'uomo si ribella, e che gli
è comodo negare! Ma che cosa sappiamo noi dell'aldilà da permetterci il lusso
di contestare quel poco che se ne è saputo finora?
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