| "Pinocchio" di don Romeo Maggioni | trentaseiesima puntata |
SALVATO DALLE ACQUE...!
Pinocchio, gettato in mare, è mangiato dai pesci e
ritorna ad essere un burattino come prima;
ma mentre nuota per salvarsi, è ingoiato dal terribile Pescecane
Come Mosè e Giona, anche Pinocchio è "salvato dalle acque" e da
un grosso pesce. E' la storia vera di ognuno di noi salvato nel battesimo.
Gettatolo in acqua per farne pelle di tamburo, il padrone,
tirata la fune con la quale lo aveva legato per una gamba, invece di un ciuchino
morto, vide apparire a fior d'acqua un burattino vivo.
Era stata opera della Fata che aveva convocato i pesci per mangiargli l'asinità:
una Caprettina turchina belava amorosamente infatti dalla riva! Il compratore
imbestialito pensò allora - come già maestro Ciliegia - di venderlo a peso di
legno stagionato per accendere il fuoco nel caminetto; ma Pinocchio,
sfuggendogli di mano, si rituffò in mare finché un gigantesco Pescecane,
ricordato più volte in questa storta, lo inghiottì...!
Tra acqua, pesce, balena... siamo nel pieno della simbologia cristiana della
salvezza. Il tutto sotto la regia della "capretta turchina", che
abbiamo già identificato con la Chiesa.
L'acqua del diluvio e l'acqua del Mar Rosso sono state, come qui per Pinocchio,
distruzione del male e salvezza per i giusti; anzi inizio di rinnovamento e vita
nuova. Immagini lontane e simbolo del battesimo, dove entriamo in contatto col
mistero di morte e risurrezione di Cristo per parteciparne i frutti. "Per
mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché
come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così
anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4). Nel battesimo
"peccato" e "carne" vengono distrutti, e rinasce la nuova
creatura del figlio di Dio.
Ikthys "pesce", era la parola d'ordine segreta dei cristiani per
entrare nelle catacombe: con essa professavano, a partire dalle cinque sillabe,
che "Gesù Cristo è Figlio di Dio Salvatore". E' appunto di Cristo
che sta scritto: "Per le sue piaghe noi siamo stati guariti" (Is
53,5).
Come Giona nel ventre della balena, come Cristo nel ventre della terra per tre
giorni con la sua morte, anche Pinocchio trova in questo grosso pesce la culla
indispensabile per rigenerarsi a nuova vita. Come si vedrà nella prossima
puntata.
Una parola di attenzione merita questa Capretta turchina, ma d'un turchino
sfolgorante, che rammentava moltissimo i capelli della bella Bambina. Anche
Collodi ha dovuto dare tratti celestiali a questa personificazione della Chiesa:
l'abbiamo vista a volte come Fata che muore per suscitare il senso del vuoto e
della disperazione; a volte come buona madre robusta e austera nell'educare al
dovere; a volte come lenta lumaca che ha i ritmi dell'eterno; ma alla fine
comunque è per lei che si attua l'incontro col Padre e quindi la salvezza. Par
di leggere bene in lei i molti volti con cui si presenta la Chiesa, con tratti
umani a volte sconcertanti; ma sono i modi dell'incarnazione del Cristo che si
prolunga in essa nel tempo e nello spazio, egli che "spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2,7).
Ed è interessante notare quanti simboli abbia usato Collodi, per esprimere
incarnazioni e mediazioni dell'Omino o quelli della Fata, i due protagonisti
della vicenda di Pinocchio. Dal Gatto e la Volpe - i più vistosi - per il
primo, al Grillo parlante per la seconda. A suggerirci che la vita dell'uomo si
muove tra sollecitazioni di segno opposto, che è una lotta reale la vita tra il
bene e il male, ed è necessario saper discernere e scegliere bene sotto quali
bandiere vivere la nostra avventura e costruire il nostro destino.
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