| Se tu conoscessi...! | Le sorprese di Dio: stupirci per lasciarsi amare |
Introduzione
IL FATTO
Approccio e sfide della fede
Un Dio che si china a lavare i piedi agli uomini è certamente la sorpresa più
provocatoria del Dio cristiano. Se poi si va al di là del segno per cogliere la
verità che richiama, si scopre addirittura un Dio che muore per l'uomo: "Non
c'è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).
Ma le sorprese aumentano se si pensa a che mira tanto esporsi di Dio sull'uomo:
semplicemente a voler rendere ogni sua creatura partecipe a pieno titolo di Casa
Trinità, come figli ed eredi, perché divengano "simili a Lui" (1Gv 3,2).
"Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola"
(Gv 17,21).
Sorprese da scoprire per rimanerne stupefatti e affascinati; per questo un
giorno Gesù disse: “Se tu conoscessi il dono di Dio, saresti tu a chiedere a
me quest’acqua viva” (Gv 4,10). Un dono che eccede non solo ogni nostro
bisogno, ma ogni nostra stessa fantasia: “Noi ci saremmo accontentati di tre
locali più servizi, mentre Dio ci prepara le eterne praterie del cielo”.
Veramente DIO VEDE E VUOLE IL MIO BENE PIU’ DI QUELLO CHE IO NON VEDA E VOGLIA
DI ME!
Non sarà, questa, la verità dell'uomo capace di rispondere agli enigmi e, più
ancora, ai fallimenti dei suoi tentativi di risolvere la vita? Non sarà, questo,
il Dono che riesce alla fine ad accontentare il bisogno di felicità così
sconfinato che - ben comprendiamo - travalica ogni nostro confine umano perché
si sporge sull'orizzonte dell'infinito, dell'eterno, del tutto?
1 L’INTERROGAZIONE
Il bisogno di sintesi - oltre le conoscenze sparse, cioè il bisogno del senso,
del perché, del motivo, del fine.. - è la prima esigenza dell’uomo razionale e
pensoso. E, prima ancora, v’è la domanda sull’origine, sull’identità, .. sul
destino, proprio e della storia.
Gli enigmi
L’interrogazione nasce da una esperienza difficile della vita.
Quattro fondamentalmente sono le esigenze irrisolte dell’uomo che dicono la sua
insufficienza e il suo limite: scavalcare la morte, sentirsi pienamente capito e
perdonato, avere sempre più chiaro e sicuro il senso della propria esistenza,
una profonda e sincera esperienza di comunione. Siamo ai confini della capacità
umana dove l’uomo tocca l’assurdo e incespica nella disperazione. Tutte cose che
solo la fede può risolvere fino in fondo e salvare. Appunto l’uomo necessita di
un Salvatore.
Le aspirazioni
Assieme all’esperienza del limite, l’uomo sente profondamente l’anelito a
qualcosa di più grande: lo sogna, lo ipotizza e lo vorrebbe raggiungere con la
certezza e il possesso.
Aspira alla totalità, all’infinità, all’eternità, perché né cose né fortune né
amori terreni possono riempire il suo cuore.
Aspirazioni e sogni che a volte - troppo spesso - sono semplicemente mitizzati,
creduti veri senza verifica né sperimentale né scientifica. L’uomo ha bisogno di
verità certe, non basate su ipotesi, opinioni, ma su fatti. E’ alienazione
vergognosa la creduloneria verso maghi, oroscopi o.. forme irrazionali di
religiosità (compresi.. apparizioni e miracolismi!).
L’uomo ha bisogno pure di una vita felice, o per lo meno decente, nella
convivenza civile, nel tratto di strada che lo prepara alla promessa di un mondo
nuovo. Ma proprio qui sperimenta quanta insufficienza ed egoismo dominino la
vita comune!
Tutti cercano
L’uomo conosce se stesso dall’esperienza; da una esperienza riflessa che
possiamo chiamare scienza o .. cultura! Poeti, scrittori, filosofi, .. uomini
pensosi hanno cercato valori e senso della vita, ponendosi domande esistenziali
e cercando risposte.
Ma di fronte ai propri limiti e alle sue aspirazioni irrisolte l’uomo ha
incominciato ad alzare il tiro della ricerca per vedere oltre gli orizzonti
terreni e umani troppo soffocanti o insufficienti per dare piene soluzioni. Sono
sorte da qui le grandi religioni dell’umanità, frutto delle ipotesi su Dio,
sulla nostra storia, sulla nostra vicenda. Ma con quali garanzie?
Il fatto
Alle ipotesi si oppongono i fatti. Di fronte ai quali non c’è discussione. I
fatti fondano con certezza una verità. Fatti veri, sicuri, documentati.
La certezza della verità è assolutamente condizione necessaria (l’unica
razionale, umana) perché l’assenso possa fondare una adesione di vita. Non si
tratta, di fronte alla domanda di senso, di identità e di destino, di fare della
letteratura e dell’estetismo. Si tratta di giocarci la vita. E’ quindi decisivo
scommettere su qualcosa di certo e di vero.
Ora ci si può domandare: ci sono dei fatti su cui fondare certezza di verità? Ci
sono per lo meno dei paletti che possono segnare la strada di una ricerca seria
e sicura?
Nella storia un fatto c’è ed è ben documentato: un uomo che del senso della
vita, della propria identità e destino, aveva idee chiare e sicure; un uomo che
la riuscita piena della vita - oltre i limiti e .. ben oltre le più alte
aspirazioni umane - l’ha ottenuta, scavalcando anche la morte, perché ora - da
duemila anni - vive col suo corpo (benché messo una volta al cimitero!) risorto,
e siede alla destra di Dio. Possiede quella pienezza di esistenza che è il sogno
profondo e vero dell’uomo di sempre: possedere Dio ed essere come Lui!
Lo sanno i cristiani e cercano di segnalarlo con gioia anche ai loro fratelli
uomini. Nella persona di Gesù di Nazaret hanno trovato la risposta piena
all’interrogazione umana fondamentale sia per il destino finale di resurrezione
e di vita eterna, sia per la convivenza, lunga o breve, che ci è data sul tratto
terreno della nostra esistenza.
In lui si rivela pienamente chi è l’uomo - cioè ogni uomo - sullo schermo ben
più vasto di Dio e del suo disegno. San Paolo dice che Cristo è il sì, l’Amen di
Dio all’uomo che si pone la domanda sull’essere e sulla verità.
2 LE SFIDE
Sembra ovvio girare a lui, a Cristo, le domande che riguardano l’uomo.
Naturalmente sono validi tutti gli apporti delle scienze umane, ma solo chi ha
creato la macchina ne sa pienamente la composizione e il retto funzionamento.
Sembra ovvio, ma non lo è. Ci sono pregiudizi e difficoltà.
Pregiudizi
Di fronte alle crisi personali e al crescente disordine sociale molte sono le
analisi dei sociologi di cui i giornali e i dibattiti televisivi sono pieni. Da
un punto di vista biblico o cristiano tre sono gli errori tragici o le sfide che
il mondo postmoderno lancia alla fede e sono causa di quei malesseri.
Primo errore: aver negato - anzi l’essersi ribellati - alla verità dell’essere
umano, del mondo e della storia, al quadro cioè che precede ogni scelta della
libertà e la condiziona. Si enfatizza oggi come unico criterio di scelta il
proprio soggettivo principio di autodeterminazione assoluta (.. si dice: “la
cultura fa l’uomo”!) rifiutando ogni dato di “natura” che precede e determina
l’identità, il senso e il destino. Fino a sentirsi padrone persino della vita,
aperta ad ogni manipolazione genetica. Su questa strada che ne sarà dell’umanità
in mano al potere, alla tecnologia, alla più istintiva volontà di prevalere (..
leggi anche terrorismo)? Dal tempo di Pilato (“Che cos’è la verità?”, Gv
18,38) il Cristo è deriso. Ma “la pietra che i costruttori hanno scartata è
diventata testata d’angolo” (Mt 21,42).
Secondo errore: l’illusione dell’autosufficienza morale. Il mondo è pieno di
“auspici”, uniti a qualche sincero sforzo di bene (pace, tolleranza, amore,
giustizia...), ma il risultato è che tutto peggiora ogni giorno. Paolo scrive
che “io ho sì il desiderio del bene ma non ho la capacità di compierlo”
(Rm 7,17). Una delle tesi fondamentali della visione biblica dell’uomo è che la
libertà umana è ferita e incapace di compiere pienamente e a lungo il bene che
vuole, e di resistere al male che non vuole, se non è risanata dalla Grazia di
Cristo. Solo una libertà liberata, risanata, può compiere il bene per sé e per
gli altri. Non c’è da meravigliarsi se l’amore tra un uomo e una donna (uno dei
massimi valori umani) non duri più di sette mesi quando ci si muove con
autosufficienza e si rifiuta Dio. Non per nulla Cristo è detto “salvatore”, cioè
Colui che è venuto ad aggiustare qualcosa che s’è rotto (ed è decisivo per la
vita!).
Terzo errore, oggi sempre più diffuso: l’orgoglio “laico” dell’uomo che dice -
soprattutto di fronte a Dio: mi spezzo ma non mi piego! Riconoscere i propri
errori è sempre difficile, davanti a chiunque; ma almeno davanti a Dio
(conosciuto come misericordioso e pronto al perdono) dovrebbe essere - come lo è
stato da sempre anche dei grandi peccatori - non dico facile ma certamente
l’unica e ultima chance per dare serenità alla coscienza! Oggi si rifiuta anche
questo, e con orgoglio si.. organizzano leghe anti-Dio per mostrare la stupida
straffotenza atea del vermiciattolo che è questo uomo del XXI secolo!
Naturalmente è poi sufficiente un piccolo sommovimento della crosta terrestre
per .. sgonfiare il pallone gonfiato di tanta tecnologia orgogliosa.
Difficoltà
Ma non è detto che per chi accetta la fede tutto sia facile. Anzi. Tre sono
almeno le difficoltà, le sfide, all’interno della fede.
La prima è l’esigenza di giustizia mai soddisfatta e il grido degli oppressi che
grida inascoltato verso Dio. Ho letto del genocidio degli Armeni e il modo come
è avvenuto (un milione e mezzo, 1915, da parte dei Turchi). Mi sono detto:
nessun buonista venga più a dirmi che l’inferno non c’è. O c’è Dio e una sua
giustizia o non c’è niente! Così per Auschwitz, per i Gulag staliniani e per
tutte le pulizie etniche. Non è ovvio parlare di Dio come Padre! L’unico punto
certo è che un Innocente, ammazzato dai violenti, Gesù di Nazaret, Dio lo ha
risuscitato ed ora è vivo! Ma ci vuole tanta fede!
Quando poi la pelle brucia, credere a un Dio provvidente è davvero un eroismo.
Si dice che Dio regala la salvezza.., ma quanto ce la fa pagare, mi son detto
davanti ad una donna con cinque anni di cancro! Il problema della sofferenza e
della morte è certamente sempre il nervo scoperto e la sfida più radicale di
fronte alla fede, al di là anche qui di buone teorizzazioni. Un uomo santo,
fratel Ettore, morto da poco, ebbe a dire: “Tutto quello che ho sofferto nel mio
darmi ai poveri è niente di fronte all’eroismo che mi è stato richiesto nei mesi
della mia malattia!”. E questo spaventa.
Ma vi è una più delicata sfida all’interno della fede: la croce. Dove croce vuol
dire che per “salvare la propria vita bisogna perderla”: ossia si giunge alla
riuscita attraverso una “spogliazione”; e anche che l’opera della salvezza e del
regno di Dio si costruisce non col successo umano, ma con.. il martirio! Gesù ha
salvato non con la predicazione o i miracoli, ma con l’olocausto della sua
libertà e del suo corpo straziato in croce! Non sono cose facili da capire e da
vivere. Sono solo gli sciocchi che pensano il cristianesimo roba da ... anime
belle!
3 L’ATTEGGIAMENTO INTERIORE
Si racconta in Luca (18,1-8) di una vedova che cercava giustizia da un giudice
straffotente, il quale non temeva né Dio né gli uomini. Quella, a furia di
insistere, proprio perché “rompeva”, ottenne dal giudice giustizia. E Gesù
conclude: “E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte
verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia
prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.
Avrà l’uomo postmoderno – quello del tutto e subito – la pazienza di aspettare i
ritmi della giustizia di Dio, compresi i momenti della Sua latitanza e le prove?
Ecco le conclusioni da tirare di fronte alla fede. Come s’è detto, la fede non è
ovvia, non va da sé, anzi è irta di sfide e prove: c’è d’aver trepidazione e
paura di perderla. E’ un dono di Dio che va richiesto con tanta preghiera. “Chi
prega si salva e chi non prega si danna”, ripeteva sant’Alfonso Maria de’
Liguori. Soprattutto quando la pelle brucia non ci sono più ragioni che tengano.
La prova di santa Teresa di Lisieux lo dice: basta leggere il diario dei suoi
ultimi mesi di vita. Rimango sempre sorpreso delle reazioni difficili che
provano quanti sono passati per qualche tempo entro l’esperienza del cancro. (Ho
letto Turoldo, il vescovo Corecco, fratel Carretto di Spello…). Umiltà e un po’
di timore sono gli atteggiamenti spirituali da avere quando si pensa seriamente
alla propria salvezza e alle prove che prima o dopo ci saranno. Perché se Dio ci
ha amati col metterci la pelle, vuol “spremere” da noi una risposta altrettanto
seria, pura e radicale!
La seconda conclusione è quella di conoscere sempre più a fondo il disegno e
l’opera di Dio perché ci si convinca della sua verità da rimanerne affascinati
per la sua generosità e grandezza. E’ il tesoro per il quale vale la pena di
vendere tutto! Ora questo lo si fa conoscendo bene la Bibbia. Non solo
attraverso la lectio divina, quale saporoso e commovente gustare le parole calde
della tenerezza di Dio, ma anche attraverso l’assimilazione delle linee portanti
dell’opera e del disegno di Dio. Non sono molte le verità e le idee che dominano
la Bibbia. Questi elementi sono l’essenziale intelaiatura che sostiene
“razionalmente” un assenso anche della mente alla proposta di Dio. Conoscere i
fatti e le meraviglie di Dio è l’unico compito serio per chi ha la voglia di
essere uomo vero. Nel crogiuolo della prova, la certezza dei fatti (e
primariamente il fatto-Cristo e il suo sbocco vincente oltre la croce) può
fondare e rinsaldare la fede. Le riflessioni che qui seguono hanno la
presunzione di esprimere le linee sintetiche del disegno di Dio: quel che
chiamiamo “lo specifico cristiano”. Cinque sembrano gli elementi essenziali di
tale disegno: previene l’iniziativa del Padre che ci fa figli, l’opera del
Figlio che ci redime, l’azione dello Spirito che ci trasforma. Cui risponde
l’uomo che si apre alla loro azione con la fede e la carità. Sono i temi di
questo libretto distribuiti in dieci capitoli.
Viviamo in un mondo pluralista. L’atteggiamento da avere nei confronti degli
altri, di chi non ha la fede, è la discrezione, il rispetto, la tolleranza.
Credere è difficile. Se tu possiedi la fede è un dono non un privilegio. Nessun
orgoglio, nessun giudizio, nessuna intransigenza. Potresti essere tu in quello
stato! Questo dice anche lo stile della missione, una testimonianza umile –
anche se precisa – nello spirito delle Beatitudini (parte integrante del
contenuto del Vangelo) che contemplano la mitezza e persino la silenziosa
sopportazione dell’emarginazione e della persecuzione. E’ uno stile che si
contrappone al trionfalismo, all’imporre a chi non ha la fede - anche attraverso
leggi e consuetudini - scelte che solo la fede può motivare. E qui i casi .. di
prevaricazione son tanti!
La gioia della missione
Se questa di Dio è la verità dell’uomo, significa offrire l’unico vero servizio,
l’unico vero bene all’uomo. Quando questa verità incontra un cuore sincero e
senza pregiudizi, questi si troverà a dire: guarda, è proprio quello che
cercavo! Si rende l’uomo veramente uomo. Così dice il Concilio: “Chi segue
Cristo l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (GS 42), cioè veramente uomo.
Il che dice non solo la necesssità e l’utilità, ma tutta la legittimità e,
soggettivamente, la soddisfazione di contribuire al bene dell’umanità. Da qui la
fierezza e la gioia della propria fede. Solo qui si fonda la voglia di essere
missionari.
Qui c’è in definitiva l’unico umanesimo pieno, o plenario. Pur nel rispetto di
tutti, l’uomo o è cristiano o è meno che uomo. Nessuno si vergogni della propria
fede. Gli sfortunati sono gli altri!!
Un tempo, nei presepi tradizionali, si metteva la figura di
un "ravì", cioè di un uomo "rapito", stupefatto del mistero del Dio che nasce
bambino. Studiare più a fondo la fede è scoprire le SORPRESE di Dio per
stupircene e rimanerne incantati.
Bernadette a Lourdes quando le apparve la Madonna si sentì dire con garbo e
finezza: "Volete farmi il favore di venir qui per 15 giorni...?". Come a dire
che è Dio a chiedere all'uomo il favore di .. lasciarsi amare!
La preghiera
Per riprendere il lamento di Gesù alla Samaritana e risponderGli con sincera
apertura di cuore, preghiamo anche così:
Signore, io ho sete!
Signore, io ho sete! A mezzogiorno della mia vita ti sei seduto stanco ad
attendermi sul pozzo di quell’acqua che zampilla fino alla vita eterna.
Finalmente, dirai!
No, non conosco quest’acqua! Il mio palato è abituato al sapore di altre acque -
dolci, non lo posso negare - ma che fanno venire più sete di prima. Il peccato
chiama peccato: e alla fine appiattisce ogni gusto. Forse abbiamo cisterne
screpolate ..!
E poi, ce l’hai tu il secchio per attingere? Molti gridano che il tuo secchio
non serve, che la fede è un narcotico per deboli, che la vita è altra cosa dalla
messa festiva, che solo la lotta di classe, il progresso e il potere sazian le
brame più vere! E il dubbio mi viene! Ho sete, Signore, ma non proprio di te!
O forse è un bluff! Ostento la mia sicurezza dinanzi la gente, indifferenza e
trasgressione al club degli amici; ..ma quando tu mi denudi fin nel fondo del
cuore, mi scopro povero e vergognoso, insicuro e solo, bisognoso di tutto come
un bambino. E' solo quando arrivo fin qui che cerco un'altr'acqua, e ho sete!
"Se tu conoscessi il dono di Dio ...", mi dici sospirando. E’ vero, ho sempre
avuto paura di Te, come del vigile che multa e proibisce, come del giudice che
condanna e punisce... Poco conosco di Te come padre e fratello, sposo e Signore
amante dell’uomo. Con volto forse sbagliato, ti ho più volte incontrato. Ho
sete, dammi la tua acqua!
"Un’acqua che disseta per sempre..."; lo credo, Signore! Almeno Tu non sei
sofisticatore; non vendi acqua inquinata. Conosci e vuoi il bene dell’uomo, più
di quanto egli sappia di sé! E non hai interessi: il tuo guadagno è l’uomo che
viva, che riesca, che sia felice, della tua stessa infinità di gioia e di vita,
per una libera scelta di comunione con Te. Non lasciarmi mancare questa tua
acqua!
E alla fine non la posso tenere per me. Troppi nella mia città attendono
quest’acqua. Voglio correre loro incontro. Non pretendo che credano. Non è una
grand’acqua la mia. Desidero che ascoltino solo l’invito, per arrivare fino a
Te. Sono persuaso che alla fine ti terranno ben gelosamente ospite nella loro
città.
Signore, io ho sete: fa’ che io presto non abbia più sete in eterno. Amen.
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