Se tu conoscessi...! Le sorprese di Dio: stupirci per lasciarsi amare

 

Capitolo II

CHI L’AVREBBE MAI DETTO:
DIO SOFFRE D’AMORE
La canzone dell'amore di Dio per la sua sposa


Ma al sogno, al progetto di Dio, l’uomo risponde di no.
“Vivere è danzare..”, diceva Madeleine Delbrêl. Dio ci invita alla danza con Lui nel ballo della vita; ma il partner umano, che siamo noi, non ci sta.
Tutta la Bibbia racconta questa vicenda di Dio col suo popolo, come di uno sposo innamorato della sua sposa; ma questa sposa viene meno alla sua fedeltà e lo tradisce.
Sono le pagine più calde dei Profeti nelle quali leggere il vero volto di Dio, la sua misericordia di fronte all’ "adulterio” dell’uomo che è il peccato. E’ come vedere il dramma dalla parte di Dio.


Il nostro con Dio è un rapporto difficile. Dio fa problema perché l'uomo è un illuso: è talmente abbagliato dal fascino della sua libertà che si crede autosufficiente, e Dio - da Adamo in poi - gli appare come uno che gli fa concorrenza, e ne ha sospetto e paura.
Tutto questo succede perché l'uomo non conosce veramente il vero volto di Dio, e conseguentemente la sua vera storia con questo Creatore che lo ha fatto. Ne ha una idea sbagliata, per questo lo rifiuta.

Nella Bibbia il tema della Alleanza tra Dio e il suo popolo corre dall’Esodo all’istituzione dell’Eucaristia, segno della nuova ed eterna Alleanza sancita nel sangue di Cristo.
I Profeti hanno letto in chiave sponsale questo rapporto d’alleanza, quindi in prospettiva personale, interiore e affettiva, delineando quasi un’icona sintetica del permanente legame che corre tra Dio e il suo popolo di sempre. E’ la Canzone dell'amore di Dio per la sua sposa.
Parlano della tenerezza di Dio come di uno sposo innamorato che è tutto premuroso per la sua sposa, anzi, di un marito dal cuore così grande da essere capace di perdono verso la moglie infedele. In questa chiave sponsale il peccato è visto come adulterio; l’amore di Dio si esprime in dolore e sgomento. E alla fine il Partner divino di questa coppia non avrà altra scelta che quella della misericordia e del perdono.
Dice san Gregorio Magno: “Vuoi conoscere il cuore di Dio, leggi la parola di Dio!”. Seguiamo con tutta l'attenzione del cuore queste tra le più alte pagine della Bibbia.


1 UN DIO INNAMORATO

La prima parola sublime è in Ezechiele. Dio si rivolge al suo popolo e lo vede come una bambina appena nata, rifiutata dai suoi genitori.

“Così dice il Signore a Gerusalemme: Tu sei, per origine e nascita, del paese dei Cananei (...nessun diritto abbiamo alla cittadinanza divina!). Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato l’ombelico e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale, né fosti avvolta in fasce. Occhio pietoso non si volse su di te per farti una sola di queste cose e usarti compassione, ma come oggetto ripugnante fosti gettata via in piena campagna, il giorno della tua nascita (...destinata alla morte, come ogni uomo!). Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue e cresci come l’erba del campo”. E’ la prima parola di Dio sull’uomo che si dibatte nel suo destino di morte: VIVI!

Ma poi, molto di più: “Crescesti e ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza: il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà. Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l’età dell’amore; giurai alleanza con te, dice il Signore, e DIVENISTI MIA! Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti unsi con olio; ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso, ti cinsi il capo di bisso e ti ricoprii di seta; ti adornai di gioielli: ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo: misi al tuo naso un anello, orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo. Così fosti adorna d’oro e d’argento; le tue vesti eran di bisso, di seta e ricami; fior di farina e miele e olio furono il tuo cibo; diventasti sempre più bella e giungesti fino ad esser regina. La tua fama si diffuse fra le genti per la tua bellezza, che era perfetta, per la gloria che io avevo posta in te, parola del Signore Dio” (Ez 16,3-14).
Se Dio ci crea per la vita, poi soprattutto CI CERCA PER L’AMORE. Un amore giovanile, appassionato, quale traluce nella dolcissima parabola d’amore del Cantico dei Cantici: “Mi hai rapito il cuore, sorella mia sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo. - Unica è la mia colomba, la mia perfetta!” (4,9; 6,9). E’ un innamoramento con esplicita promessa di matrimonio: “Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo creatore; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (Is 62,5).

L'incarnazione,
vero sposalizio che prosegue

Veramente per amore il nostro Dio ha scavalcato gli abissi che separano divinità e umanità. S’è fatto Sposo (cf. Mt 9,15 e Gv 2,10) per realizzare quel sublime mistero che è l’Incarnazione, cuore e contenuto di tutta la nostra fede. E' il matrimonio dei secoli! Dio sposa il suo Figlio, e la sposa prescelta è la nostra umanità. Scrive sant’Agostino: “L’utero della Vergine fu la stanza nuziale nella quale si sono uniti lo Sposo e la Sposa, il Verbo e la carne” (In 1Gv).
Non come caso unico, naturalmente, ma per generare tanti altri fratelli come Lui, per costruire la Chiesa, l'umanità che viene conquistata dal Divino, appunto Sua Sposa: “Cristo infatti ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei” (Ef 5,25-32), per costituire con essa "una carne sola". La Gerusalemme celeste “ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo” (Ap 21,2), sarà definitivamente “la sposa dell’Agnello” (Ap 21,9). L’umanità ormai pronta sta per unirsi pienamente alla divinità.

San Paolo dirà di ogni vero cristiano: “Vi ho promesso a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo” (2Cor 11,2). “Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve” (Ap 2,17). E’ come il brillantino del fidanzamento ...!

Un amore disatteso

Quanto poi Israele sia stato fedele a questo primo amore nato nel deserto, lo dice un lamento in Geremia: “Si dimentica forse una vergine dei suoi ornamenti, una sposa della sua cintura? Eppure il mio popolo mi ha dimenticato per giorni innumerevoli” (Ger 2,32). E noi, quante volte abbiamo abbandonato “la veste nuziale” (cf. Mt 22,12)?
Dio ha sempre grande nostalgia di quella nostra prima generosa corrispondenza: “Così dice il Signore: Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento. Allora eri soltanto mia” (Ger 2,2-3). Forse anche noi abbiamo nostalgia di quel primo amore, di quando - magari da bambini - abbiamo sentito forte nel cuore la presenza di Dio che ci ama! Allora la nostalgia di Dio per il primo amore si trasforma in richiamo pressante e forte: “Ho un rimprovero da farvi: non avete più l’amore dei primi tempi. Come siete cambiati! Ricordate come eravate da principio, tornate ad essere come prima!” (Ap 2,4-5).

Chi l’avrebbe mai detto: Dio è un nostalgico! Soffre per le nostre indifferenze. E forse non sono soltanto indifferenze! La storia d’amore narrata dai Profeti prosegue con allusioni più pesanti e, purtroppo, vere anche per ognuno di noi.


2 UN AMORE TRADITO

C’era un uomo chiamato Osea, aveva sposato una donna cui voleva molto bene; da lei aveva avuto tre bei bambini. Vivevano felici. Un giorno però la donna lasciò la casa, abbandonò i figli per seguire altri amanti. Osea ne rimase sconcertato. A questo punto Dio lo chiama a fare il profeta e a dire che questo è lo stesso Suo dramma di fronte al popolo infedele.
"Accusate vostra madre, accusatela, perché essa non è più mia moglie e io non sono più suo marito! La loro madre si è prostituita, la loro genitrice si è coperta di vergogna. Essa ha detto: Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande" (Os 2,4-7)

Non facciamo così anche noi uomini di oggi? Dio non mi dà né lo stipendio né la pensione..! Questo è ciò che conta! Diventiamo orgogliosi della nostra scienza e del nostro benessere e rifiutiamo Dio. "Non capì che io le davo grano, vino nuovo e olio e le prodigavo l’argento e l’oro che hanno usato per Baal" (Os 2,10).

Naturalmente, rifiutato il vero Dio, si scelgono degli idoli, come narra la vicenda di Israele uscito dall'Egitto. Dio si lamenta: “Dissi loro: Ognuno getti via gl’idoli d’Egitto: sono io il vostro Dio. Ma essi mi si ribellarono e non mi vollero ascoltare: non abbandonarono gli idoli d’Egitto; essi non camminarono secondo i miei decreti, disprezzarono le mie leggi, che bisogna osservare perché l’uomo viva” (Ez 20,7-8.13).

Si fa in fretta a dimenticare i benefici di Dio: “Così dice il Signore: Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri per allontanarsi da me? Essi seguirono ciò che è vano, diventarono loro stessi vanità e non si domandarono: Dov’è il Signore che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, ci guidò nel deserto?” (Ger 2,5-6). Scrive Paolo: "Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?" (1Cor 4,7). Diventiamo anche noi ciechi di fronte ai doni di Dio e ci reputiamo, stupidamente, padroni di tutto come di roba nostra!

Lo sgomento di Dio

Dio è sgomento di fronte al tradimento del suo popolo. Egli si aspettava molto da esso, ma ne rimase deluso: è il canto nostalgico d’un innamorato tradito.

"Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica.
Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi
" (Is 5,1-4.7).

Come fa l’uomo - pensa il Signore - “ad abbandonare me, sorgente d’acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono acqua?” (Ger 2,13). “Israele era cosa sacra al Signore, la primizia del suo raccolto; quanti ne mangiavano dovevano pagarla, la sventura si abbatteva su di loro” (Ger 2,2-3). Più protetto di così?! “Ti avevo piantata come vigna scelta, tutta vitigni genuini; ora, come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda?” (Ger 2,21).
Dio stesso non capisce, e scuotendo la testa con compassione, dice: ... sei come una cavalla pazza, non ti si può far ragionare: “Considera i tuoi passi là nella valle, riconosci quello che hai fatto, giovane cammella leggera e vagabonda, asina selvatica abituata al deserto: nell’ardore del tuo desiderio aspiri l’aria; chi può frenare la tua brama? Quanti la cercano non devono stancarsi: la troveranno sempre nel suo mese. Perché il mio popolo dice: Ci siamo emancipati, più non faremo ritorno a te” (Ger 2,23-24.31).
Mistero insondabile e incomprensibile è quello del peccato! Viene comunque sentito da Dio come un “adulterio”, un tradimento dell’amore.

I suoi richiami forti

Da qui il senso dei richiami forti di Dio, l’esperienza fatta fare al suo popolo del fallimento e della “nudità”.
Prosegue il brano di Isaia: "Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia" (Is 5,5-6).

E ancora Osea, molto concretamente: “Perciò anch’io tornerò a riprende il mio grano, a suo tempo, il mio vino nuovo nella sua stagione; ritirerò la lana e il lino che dovevan coprire le sue nudità. Devasterò le sue viti e i suoi fichi, di cui essa diceva: Ecco il dono che mi han dato i miei amanti. La ridurrò a una sterpaglia e a un pascolo di animali selvatici” (Os 2,11-14).

Le prove e i castighi di Dio hanno sempre un valore educativo. La sofferenza - si dice - è come l'ottavo sacramento, perché ci ridimensiona davanti a noi stessi e ci fa rinsavire davanti a Dio. Forse anche tu sei stato scosso da qualche disgrazia, e hai capito che Dio ti richiamava con metodi forti dopo che avevi snobbato altri infiniti richiami d'amore! Dio è un educatore robusto: "Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo" (Ap 3,19).

"Perciò ecco - prosegue Osea - ti sbarrerò la strada di spine e ne cingerò il recinto di barriere, e non ritroverà i suoi amanti. Inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà, li cercherà senza trovarli. Allora dirà: Ritornerò al mio marito di prima perché ero più felice di ora" (Os 2,8-9). Parola sublime..., così reale da essere sempre attuale!

Il pentimento

E allora nasce il pentimento. “Tornerò ...”: sarà la stessa esperienza del figliol prodigo, dopo aver “pestato il naso” nella sua illusione di emancipazione dal padre: “Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre” (Lc 15,16-20).
Il pentimento può nascere e sostanziarsi anche dalla esperienza del danno che ci deriva dal peccato. Stare con Dio si sta sempre meglio! Questo atteggiamento è indicato dal Concilio di Trento come “attrizione”. E il pentimento - si dice - è come la quarta virtù teologale!

Il cuore di un Padre

Sappiamo chi trova il figlio prodigo ad aspettarlo sulla porta di casa: un padre che fa grande festa. Dio è sensibilissimo di fronte al pentimento.

Se un uomo ripudia la moglie ed essa, allontanatasi da lui, si sposa con un altro uomo, tornerà il primo ancora da lei? Ti sei disonorata con molti amanti e osi tornare da me? Oracolo del Signore. E ora forse non gridi verso di me: Padre mio, amico della mia giovinezza tu sei! Serberà egli rancore per sempre? Conserverà in eterno la sua ira? Così parli, ma intanto ti ostini a commettere il male che puoi” (Ger 3,1.4-5). Si fa quasi patetico questo Dio, nell’ostinarsi a sognare un ravvedimento e un ritorno: “Io pensavo: Come vorrei considerarti tra i miei figli..! Io pensavo: Voi mi direte: Padre mio, e non tralascerete di seguirmi” (Ger 3,19-20).

Allora Dio si fa supplichevole: “Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari porterei la mia mano. Li nutrirei con fiore di frumento, li sazierei con miele di roccia” (Sal 81,14-15.17). “Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso, dice il Signore. Non conserverò l’ira per sempre” (Ger 3,12).


3 L’AMORE CHE PERDONA

Al dolore di Dio, al suo sconcerto di fronte al tradimento dell’uomo, succede la sua iniziativa di ricupero e di salvezza. E’ ancora la sorprendente vicenda di Osea che riaccoglie in casa la donna infedele.
"Il Signore mi disse: "Ama la tua donna, anche se ti tradisce con un amante. Amala, come il Signore ama gli Israeliti, anche se si rivolgono ad altre divinità” (Os 3,1).

Con gesto di altissima carità e perdono Osea riprende in casa la sposa infedele. Quando in questa coppia strana, il partner umano viene meno, il Partner divino non ha altra scelta che di ripiegare sulla misericordia e sul perdono. Capita da noi di sentire le nostre mamme dire, di fronte ad un figlio discolo: Che vuoi farci.. o massal o mantegnill!
"Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto. E avverrà in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: Marito mio, e non mi chiamerai più: Mio padrone” (Os 2,16-18).

L’iniziativa è ancora e sempre di Dio: “Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,6-8).
Il Dio della Bibbia è un Dio che vuol mostrare più che un amore di benevolenza, un amore di misericordia e di perdono. Egli ci sa amare anche quando noi gli siamo ostili o indifferenti.

Il vero cuore di Dio è la misericordia

Gesù ha parlato a lungo del cuore di questo Dio, presso il quale “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti...” (Lc 15,7). Egli è il buon pastore che va in cerca della pecora smarrita (Lc 15,3-7); è il padre della parabola che fa festa al ritorno del figlio prodigo (Lc 15,11-32). Noi a Dio - insegna sant’Agostino - non possiamo regalare niente che Lui non abbia già, tranne una cosa: dargli la gioia col chiedergli perdono! Scrive sant’Ambrogio: “Non leggo nella Bibbia che Dio si sia riposato quando creò il cielo e la terra o le piante e gli animali; leggo che si è riposato quando creò l’uomo perché finalmente aveva trovato uno cui potesse perdonare” (Esamerone).
Sant'Agostino concludendo il commento all'episodio evangelico dell'adultera (Gv 8,1-11) scrive: "Relicti sunt duo: miseria et misericordia" - Dopo che tutti se ne furono andati ("Chi è senza peccato scagli per primo la pietra", aveva detto Gesù), sono rimasti solo la donna (misera, cioè la peccatrice) e la misericordia (cioè Gesù).

Il sogno realizzato

Alla fine il sogno grande di questo Sposo che è Dio si realizza.
"Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore. E amerò Non-amata; e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio, ed egli mi dirà: Mio Dio" (Os 2,21.25)
Il verbo ebraico qui usato fa riferimento al matrimonio con una vergine; Dio abolisce totalmente il passato adultero di Israele che ora diviene creatura nuova. Questa è la magnanimità del perdono di Dio.

Poiché tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra. Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha il Signore richiamata. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? Dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, il tuo redentore, il Signore” (Is 54,5-8). Com’è fine Iddio: in verità è Israele che ha abbandonato il Signore!
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo” (Is 62,4-5).

Sarà Cristo a presentarsi come l’autentico Sposo della nostra umanità (cf. Mt 9,15), e di questo suo sposalizio - l’Incarnazione - ne farà segno vistoso a Cana (Gv 2,1-11). Naturalmente per proporlo e attuarlo in ogni membro del suo Corpo, nella Chiesa, la Gerusalemme celeste, la Sposa dell'Agnello. L’Apocalisse ne pregusta la celebrazione come nozze dell’Agnello: “Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell’Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puro splendente. La veste di lino sono le opere giuste dei santi” (19,7-8). “Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni! - “Sì, verrò presto! - Amen. Vieni, Signore Gesù!” (22,17.20). Con questo anelito finisce la Bibbia.


La preghiera

Alla Madonna della misericordia

O Madre della Misericordia, presso il cuore di Gesù la tua intercessione è potente: non ricordare il peccato e l’ebbrezza di un giorno che scatenò nel cuore cattivi desideri. Anche se ho peccato contro il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, tuttavia non ho rifiutato di credere, ho coltivato l’amor di Dio e ho adorato Dio che ha fatto l’universo. Lui che non vuole alcuno si perda di quanti credono e sperano, riguardi propizio alla mia fede sincera e alla mia cristiana speranza.
La tua attenzione di Madre conosce e capisce la mia fragilità: ricorda al tuo Figlio l’esperienza di questa ‘obbedienza’ che è la vita, quando verrà a giudicare il mondo col fuoco.
Nella tua bontà siimi in quell’ora Avvocata e oggi Madre che compatisce e fa risorgere. Amen.

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