Se tu conoscessi...! Le sorprese di Dio: stupirci per lasciarsi amare

 

Capitolo V

LO SPIRITO CHE DA’ LA VITA
Una rivoluzione nella morale degli uomini.
Incorporazione, conformazione, compimento.


All'opera storica di Gesù di Nazaret come redentore succede l'opera dello Spirito che ha il compito di portare a destinazione personale tutta l'azione salvifica di Cristo, entrando in paziente dialogo con la libertà e la storia di ognuno.
Il suo primo lavoro è quello di rifare in noi il legame strutturale con Cristo per ricostruirci figli di Dio, con capacità e strumenti per vivere come tali. E' quello che chiamiamo "grazia santificante" o “
vita secondo lo Spirito”.
Assieme ci sollecita con stimoli ed aiuti a compiere atti sempre più conformi a Cristo, modellando in noi sentimenti e atteggiamenti da figli di Dio e col far crescere in noi la presenza stessa di Dio come ospite dell'anima (“
Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”).
Il suo capolavoro definitivo sarà poi la risurrezione della carne, quando appunto “
quel medesimo Spirito che ha risuscitato Gesù dai morti, darà vita anche ai vostri corpi mortali a causa del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11).


Una legge di fragilità domina la nostra volontà. Una illusione è la nostra libertà, tesa a fare il bene ma inceppata da condizionamenti e fallimenti: “Voglio il bene e mi trovo di aver fatto il male!” (Rm 7,17).
Una storia di mormorazione, ribellioni e tradimenti racconta la Bibbia dell’antico Israele; una alleanza fallita quella del Sinai. Finché un giorno Dio promise una nuova alleanza, non più scritta su tavole di pietra, ma nei cuori (cf. Ger 31,31-34). Ed Ezechiele specifica: “Metterò dentro di voi uno spirito nuovo” (36,24-28).
E’ questo Spirito ormai la vera ed efficace legge/forza dei cristiani: è “la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù” (Rm 8,2).
Questa decisione di Dio di affiancare e rafforzare la nostra libertà ferita per farci diventare quegli uomini veri quali Lui ci ha sognato, è l’altra grande sorpresa divina che qualifica il cristianesimo come religione della grazia più che della parola; e quindi una morale dello Spirito più che della volontà. “Tutti quelli che sono guidati (“agiti”) dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio” (Rm 8,14).


1 IL DONO DELLO SPIRITO

Dice Gesù: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10,10): questo è tutto lo scopo della missione di Gesù.
Come far giungere questa vita conquistata da Cristo a tutti gli uomini dispersi nel tempo? Gesù dall'alto della croce ha dato lo Spirito.
Dal cuore trafitto di Cristo in croce "sgorgò sangue e acqua" (Gv 19,34), simbolo dei sacramenti. Più precisamente, nel suo linguaggio a duplice livello, san Giovanni dice che alla sua morte Gesù... "emise lo spirito" (Gv 19,30), cioè morì, spirò. Ma anche "emise lo Spirito", cioè diede lo Spirito. La sera stessa di Pasqua, al suo primo apparire tra i discepoli, risorto, "alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito santo" (Gv 20,22), la cui manifestazione pubblica e trasformante avvenne a Pentecoste.

Dalla destra del Padre

Con la morte e risurrezione Gesù di Nazaret, anche in quanto uomo, è stato glorificato e siede alla destra del Padre; un uomo cioè è stato rapito dentro la divinità e ne è divenuto parte integrante, sostanziale, unito al Figlio. Un uomo quindi viene a possedere le prerogative di Dio, cioè posseduto pienamente dallo Spirito santo. Ma, proprio perché anche uomo, diviene il tramite, il canale di collegamento tra Dio e l'umanità.
Dal momento che il Figlio-uomo viene a sedere alla destra del Padre, spinge lo Spirito a debordare oltre se stesso e a invadere l'umanità. Tracimando dalla sua pienezza, arricchisce l'uomo che a lui è collegato come membra di un unico Corpo. Diviene col Padre comprincipio dell’effusione dello Spirito sulla realtà creata: nasce la missione dello Spirito santo.
Sant'Ireneo dice che il Padre agisce come con due mani: il Verbo e lo Spirito. Alla "missione" del Verbo succede ora la "missione" dello Spirito per portare a compimento l'opera iniziata tra noi da Gesù.

La missione dello Spirito

Gesù rimase fisicamente tra noi fino all’ascensione dopo essere risuscitato dai morti. Ora cambia il suo tipo di presenza: da quella fisica (limitata in uno spazio-tempo) a quella mediante il suo Spirito che invia continuamente nel mondo, per divenire presente e attivo nel cuore di ogni credente. L’aveva promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). “Non vi lascerò orfani. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16.18). Ci ha lasciato il suo Spirito come “paraclito”, colui che lo sostituisce al nostro fianco: “Prenderà infatti del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16,18).

E’ l’ultimo ulteriore passo compiuto da Dio per giungere a possedere l’uomo, quale espressione di quell’amore che tende alla comunione personale più intima: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

Spirito di Cristo

Più precisamente è lo Spirito di Cristo, sia nel senso che ci viene dato da Lui, sia soprattutto nel senso che è il Suo Spirito, cioè "lo Spirito del Figlio suo", come dice san Paolo (Gal 4,6). Come ha formato l'umanità di Gesù a vivere da figlio di Dio, così ora è dato a noi per aiutare il nostro spirito, la nostra libertà, ad agire da figli di Dio.
L'opera dello Spirito è in continuità e attuazione di ciò che ha fatto Gesù. Egli è come l'operaio di Gesù. Sostanzialmente ci fa capire chi è Gesù (ci parla di Lui) e ci connette e conforma a lui! Egli è come il cordone ombelicale che, collegandoci con Cristo risorto, alimenta la nostra difficile gestazione alla vita divina, durante il tempo del nostro crescere terrestre.
Tutta la vita cristiana consiste semplicemente nel lasciarsi guidare dallo Spirito, come spiega san Paolo in tutto il capitolo ottavo della Lettera ai Romani.


2 L'OPERA DELLO SPIRITO

Lo Spirito, in forme diverse, si rivolge ad ogni uomo; si comunica e fa crescere l’esistenza soprannaturale nei singoli credenti, quale vita redenta e divinizzata.
E' un lavoro "costitutivo" anzitutto, nel senso che pone in noi le condizioni e gli strumenti della vita nuova. Poi avviene un lavoro formativo, di stimolo e di graduale conformazione a Cristo, per "rivestirci di Lui", per diventare veramente capaci di vivere da figli di Dio. Infine porta a compimento il progetto con una signoria che trasfigurerà anche il nostro corpo mortale nella risurrezione della carne.
Con termine tecnico diciamo: un’incorporazione, una conformazione, un compimento.

L’incorporazione

Sappiamo che l’uomo nasce decaduto e macchiato dalla colpa originale. Il progetto iniziale di "predestinazione" in Cristo è in qualche modo rovinato. E’ solo parziale e incoativo, e aspira ad essere compiuto e sublimato dall’azione redentrice. E’ come un abbozzo di un quadro che attende di essere rifinito. E’ una specie di fidanzamento che tende al matrimonio, all’unione vera tra natura umana e natura divina, per essere in verità quel progetto che è.
Questa divinizzazione è opera specifica dello Spirito santo, in stretta collaborazione con la nostra libertà. Nella misura della nostra docilità si attua in noi una graduale "trasfigurazione", che chiamiamo santificazione.

Il battesimo

Il punto d’incontro - privilegiato e decisivo - tra fede e Spirito santo è il battesimo, luogo della nuova nascita. Lì l’uomo giunge con la fede, facendo una duplice scelta: credere che Gesù di Nazaret è l’unico autentico modello di vita, e il solo che può aiutare a realizzarla. “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne, e ciò che è nato dallo Spirito, è spirito” (Gv 3,5-6).
Si parla di nuova nascita, quindi di qualcosa che è qualitativamente diverso dalla vita fisica. La vita fisica è solo materia e predisposizione a una identità cui ogni uomo è chiamato, appunto la vita da “figli nel Figlio”.
La “materia” (cioè l’uomo ‘naturale’) riceve la sua forma (cioè la sua autentica identità) certamente quando la libertà dice il suo sì, che noi chiamiamo fede; ma l’operazione è causata e prodotta dallo Spirito “che è Signore e dà la vita”. Scrive san Paolo: “Dio ci ha scelti come primizia per la salvezza, per mezzo dello Spirito santificatore e della fede nella verità” (1Ts 2,13).

Qui scatta una prima connessione con Cristo: l’essere “immersi”, cioè uniti “mistericamente” alla sua morte-risurrezione per ottenere perdono e giustificazione. Il peccato (cui siamo coinvolti fin dalla nascita) ha reso la vita naturale chiusa, “ricurva” su se stessa, refrattaria ad accogliere la vita divina. Diciamo: nasciamo ribelli. Cristo in croce ci ha ottenuto di togliere questo rifiuto per riaprirci a Dio, attraverso il perdono (o giustificazione). Scrive san Paolo: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Essere sepolti con Lui significa in sostanza divenire compartecipi dell’atto di piena apertura a Dio compiuto da Gesù a nome nostro e per noi; per ottenere così la vita nuova, la vita con Dio, la vita d’amicizia con Lui, la stessa vita divina.

Vita nuova

Tolto l’ostacolo - lavato il peccato - irrompe in noi la vita divina come acqua viva, ossia la vita propria di Gesù, “lo Spirito del Figlio suo”. Un giorno così parlò Gesù: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva. - Questo disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7,37-39).
Si tratta dello Spirito di Cristo, l’energia vitale divina che invade ancora la sua umanità e che viene immessa in noi per farci vivere come Lui. La sua immanenza nell’umanità di Gesù e, contemporaneamente, anche in noi è ciò che costituisce propriamente il fondamento della nostra connessione con Lui. Con immagine paolina chiamiamo tutto ciò “incorporazione”. In sostanza viene a realizzarsi qui - a inverarsi - quella predestinazione a essere “a immagine del Figlio suo”, anzi ad essere “uno con Lui”, “figli nel Figlio”, parte di Lui, membra di Lui. Noi in Lui come “Christus totus”.
Il Nuovo Testamento si sforza di usare immagini per descrivere questa nuova nostra situazione: parla di Gesù come del Capo di un Corpo di cui noi siamo membra (cf. 1Cor 12); di Lui come della vite - “la vite vera” - di cui noi siamo i tralci per riceverne vitalità e portare frutti (cf. Gv 15); di Lui come dell’albero buono su cui noi, oleastro selvatico, veniamo innestati per portare frutti buoni (cf. Rm 11); di Lui come del fondamento di un edificio di cui noi siamo le pietre vive (cf. 1Pt 2,4-5).

Alla fine si tratta di vera nascita a una vita diversa, con un principio vitale diverso. San Pietro parla addirittura di “uno sperma divino” che viene gettato in noi (1Pt 1,23), per il quale diventiamo veramente “partecipi della natura divina” (2Pt 1,4). “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (1Gv 3,1). “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Il battesimo quindi è una iniziale ma reale identificazione con Dio, una autentica divinizzazione, qualcosa che cambia e ristruttura l’esistenza umana sulla vita divina. L’anima e il motore di tale nuova esistenza è lo Spirito. “Voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi” (Rm 8,9). Dove per carne si intende la vita fisica, naturale, non ancora salvata e vitalizzata dallo Spirito.

Da qui parte tutta l’azione dello Spirito per sollecitare la libertà a collaborare per giungere gradualmente a divinizzare tutta l’esistenza. Con questa iniziale strumentazione che deriva dal battesimo - completata dal sacramento della Cresima - l’uomo s’avvia a “rivestirsi di Cristo”.
E’ quell’operazione che più propriamente chiamiamo “conformazione”.

La conformazione

Come la nostra natura umana ha una sua struttura, così essa possiede dei suoi meccanismi e ritmi di crescita, legati al cammino discorsivo della libertà. Questa non sceglie mai cose definitive ma compie piccoli passi, a volte in avanti, a volte indietro; passi comunque sempre capaci di “trasnaturare” la persona, di farla progredire verso una sua piena riuscita, o di farla retrocedere verso una sua più pesante schiavitù, in particolare la schiavitù della materia.
L’azione dello Spirito si insinua e si affianca con pazienza a questo processo, spingendo la libertà umana verso il bene, facendola innamorare delle cose sempre più alte, risanando la fragilità della volontà e aiutandola con suoi speciali impulsi. San Paolo prega perché i suoi cristiani possano “essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante lo Spirito” (Ef 3,16). E’, lo Spirito, una guida interiore affidabile ed efficace, anche se purtroppo deve operare con un partner ...ribelle, pigro e molto resistente a stimoli impegnativi quale è ognuno di noi.
Questo maestro è, secondo Paolo, “la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù” (Rm 8,2). Si tratta di una nuova morale, di un principio d’azione a fianco della nostra libertà.

Le grazie attuali

Lo stile dello Spirito - oltre la pazienza per vincere le nostre viscosità e pigrizie - è la gradualità, con l’infiltrarsi a passi lenti nella complessa struttura del nostro agire morale. Dapprima il suo influsso è sulle singole azioni, illuminando la retta coscienza a scelte giuste: è ciò che chiamiamo ‘grazie attuali’ per le quali l’incredulo si prepara alla fede, il peccatore si dispone alla conversione, il giusto riesce a perseverare e a crescere nella vita divina. Grazia preveniente, che non manca a nessun uomo dal cuore sincero.

Le virtù teologali

Dagli atti si passa poi alle loro radici, là dove l’uomo vive le sue funzioni più tipiche di intelligenza, volontà e cuore. Lì lo Spirito interviene a risanare, a rafforzare e a sublimare queste capacità con quello che noi chiamiamo il dono della fede, della speranza e della carità. Si tratta di una progressiva divinizzazione, ‘ontologica’ alla fine ma che passa da una graduale divinizzazione ‘morale’, cioè operante sugli e attraverso i nostri atti liberi e personali.
Se questa nostra libertà, incamminata sulla vita ascetica, cerca di togliere gli ostacoli e di realizzare gli atteggiamenti delle Beatitudini, allora gradualmente avviene quella ‘trasfigurazione’ di cui parla san Paolo: “Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Cor 3,18).

L’inabitazione

Questo significa essere coinvolti arcanamente negli atti vitali di conoscenza e di amore che intercorrono tra il Figlio e il Padre. In questo senso si arriva a parlare di inabitazione della Trinità in noi, divenuti realmente ‘creature nuove’, trasformate sì ma rispettate nella nostra identità di uomini e di interlocutori liberi e personali. E’ qui che si sviluppa la vita di preghiera e l’esperienza dei mistici. Del resto Gesù ne aveva parlato: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Diventiamo tempio dello Spirito: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16); cioè “abitazione di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2,22).

I frutti dello Spirito

Crescendo in tale conformità a Cristo - ricuperando cioè la ‘somiglianza’ alla ‘immagine’ - noi realizziamo sempre più l’unica nostra identità, raggiungendo una più profonda unità interiore e libertà. Assieme avremo anche una facilità maggiore a produrre frutti di una qualità diversa di vita. Sono i frutti di cui parla san Paolo: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).

La docilità

Naturalmente dell’azione feconda dello Spirito non c’è da dubitare: la grazia di Dio è sempre efficace. Tutto però dipende dalla libera collaborazione dell’uomo, che Dio rispetta e non vuol scavalcare. Il punto è la nostra docilità. Qui si gioca il nostro destino. E’ pure scritto: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene” (Rm 8,9).
Per fortuna - scrive san Paolo – “è Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2,13); è ancora azione dello Spirito sollecitare e sostenere la nostra corrispondenza. In questo senso l’esistenza cristiana si struttura come vita che deve sviluppare le tre virtù teologali della fede, della speranza e della carità.
La vera libertà è lasciarsi guidare dallo Spirito, lasciarsi fare da Dio. La nostra massima attività deve essere la docilità.

Il compimento

Con dentro un tale motore di vita - "lo Spirito santo, che dà la vita" - non dobbiamo aspettarci altro se non che ce la riaccenda dopo la morte, con la risurrezione della carne. Come è già avvenuto per Cristo, la morte abboccherà come un pesce vorace per divorarci; ma in fondo all'amo troverà l'Autore della vita che è impossibile far morire. Sarà proprio il medesimo Spirito a operare in noi tale miracolo di vita: "Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rm 8,11).

Risorti col nostro corpo

Nel Credo professiamo "la risurrezione della carne", la risurrezione del nostro corpo perché nella vita eterna la totalità del nostro essere parteciperà alla nuova qualità d'esistenza propria di Dio. "Tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna" (Gv 5,28-29).

La retribuzione individuale sarà immediata, subito dopo la morte, perché entrando nell’eternità non c’è più successione di tempo. “Tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. E’ necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità” (1Cor 15,51-53).

"Qualcuno dirà: come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno? Stolto! Ciò che tu semini non prende vita se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza" (1Cor 15,35-43).
L'esperienza che abbiamo è quella del corpo risorto di Gesù: era ancora il suo anche se sotto leggi nuove (passava dalle porte chiuse ..!). E del corpo di Maria, assunta in cielo, la quale, quando appare, si mostra sempre giovane e bella!

Con il nostro corpo anche tutto il mondo sarà rinnovato. Tutto il creato "nutre la speranza di essere lui pure liberato dalla corruzione, per entrare nella libertà dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto" (Rm 8,21-22).

E' il trionfo del corpo, il vero materialismo perché porta al massimo la realizzazione dell'uomo in tutte le sue dimensioni. San Tommaso dice che “l'anima senza corpo.. non sono io!”. Anima mea non est ego! Solo nel Cristianesimo v’è l'autentico umanesimo, l'unico, integrale, cioè completo. "Fiducia christianorum resurrectio mortuorum", diceva già Tertulliano.

Il nostro impegno è quello ora di legarci nella fede a Cristo, risorto e vivo: “Chi vive e crede in me, anche se muore, vivrà”; di nutrirci di Lui col Pane vivo Eucaristico, di cui è detto: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54); e di vivere poi l’obbedienza della fede e della vita come una offerta sacrificale (“un sacrificio spirituale”) a Dio, in atto di amore e di abbandono. “Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione” (Rm 6,5).



La preghiera

Vieni, santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri; vieni, datore dei doni; vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo; nella calura riparo; nel pianto conforto. O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano, i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen.

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