
SUI SENTIERI DELL'ESODO
Vademecum per il pellegrinaggio al Sinai
Introduzione
La sera di Pasqua due discepoli stavano tornando delusi a Emmaus;
avevano conosciuto “il Cristo nella carne”, avevano anche sentito dire di
una risurrezione, ma solo quando “un viandante si fu accostato e ebbe
spiegato loro in tutte le Scritture ciò che riguardava il Cristo”...
incominciarono a sentirsi scaldare il cuore, finché si aprirono loro gli
occhi così da riconoscerlo vivo. “La Legge - dice Paolo - fu pedagogo a
Cristo”. L’Antico Testamento è premessa indispensabile per riconoscere il
Cristo. “Ignorare le Scritture è ignorare Cristo”, ripeteva san Girolamo.
La lettura del libro dell'Esodo - quasi un ripercorrere il pellegrinaggio
dell'antico Israele al Sinai - vuol condurre ogni lettore alla conoscenza
della Bibbia e aiutarlo a traghettarlo da un’idea naturale (pagana) di
Dio, alla conoscenza del Dio vero, personale, rivelatosi nei mille anni di
storia del “popolo di Dio”. Dio ha voluto riservarsi un segmento d’umanità
qualunque - Israele - per divenirne Lui stesso educatore e guida, perché
l’umanità tutta incontrasse il suo volto e conoscesse i suoi liberi e
sorprendenti rapporti con ogni uomo credente.
Questo piccolo strumento aiuta a seminare lungo l’itinerario geografico
dell’Esodo - dall’Egitto, alla Giordania, a Israele (paesaggi stupendi,
scoperte turistiche di prim’ordine..!) - la lettura lenta delle pagine
bibliche che riferiscono i fatti e la progressiva rivelazione di un Dio
che libera, che dialoga, che educa, che ama. E’ volutamente una esperienza
spirituale e teologica, perché altro non possono gridare quelle rocce e
quei paesaggi così vibranti di mistero che sono il Sinai e il suo deserto.
Rifare l’esodo d’Israele significa tentare il nostro esodo; fare l’esodo
significa lasciarsi guidare da Dio fino alle soglie della Terra Promessa.
Ma vediamo subito cosa rappresenta l’Esodo nell’economia salvifica
generale.
Perché ci interessa l'Esodo?
L’Esodo è il ‘Credo’ d’Israele, la sua memoria storica. Su di
esso si fonda il popolo di Dio: “Il Signore ci fece uscire dall’Egitto con
mano potente e con braccio teso, .. ci condusse in questo luogo e ci diede
questo paese dove scorre latte e miele” (Dt 26,8-9). Qui sono registrati i
FATTI di un Dio che s’è mescolato con un popolo per salvarlo. La pasqua,
rivissuta annualmente, si incaricherà del ricordo e della attualizzazione
di questo agire di Dio - per pura sua iniziativa - entro la storia di
Israele. “Ogni generazione deve considerare se stessa come uscita
dall’Egitto”, è il ritornello del rito pasquale ebraico.
I fatti stessi fondano la nostra fede: noi crediamo a un Dio non inventato
da noi, ma che si è rivelato nella storia, mostrando il suo volto concreto
e il suo progetto sugli uomini attraverso gesti precisi e significativi.
Dacché Dio si è così manifestato di persona, non è più possibile “avere
altro Dio fuori di Lui”.
L’Esodo è l’EVENTO tipico della salvezza. E’ l’icona dell’agire di Dio col
suo popolo di sempre, e la conseguente risposta che da esso si aspetta.
L’Esodo è il paradigma del rapporto uomo-Dio, segnato da queste tappe:
la liberazione gratuita da una schiavitù, per mano di Dio, perché ne è il
go’el, cioè il parente che si sente legato (solidarietà di Cristo) alla
nostra umanità; attraverso le acque, simbolo del male da cui si esce, cioè
il battesimo;
l'alleanza, per fare del suo popolo una sua famiglia, (in ebraico 'am)
siglata da un banchetto (l’Eucaristia), dal sangue (circoncisione -
croce), dalla Legge (nuova legge che è lo Spirito santo);
il deserto, tempo di prova, di tentazione, di caduta, di misericordia
(immagine sponsale del Profetismo), di perdono;
per giungere ad una Terra Promessa, fino alla vita eterna.
Attraverso un mediatore, Mosè (Cristo).
Nella sua essenza, l’Esodo costituisce il fatto salvifico: prefigurato in
Israele, è attuato pienamente dal nuovo Israele, che è Cristo.
L’Esodo è il MISTERO che si attua permanentemente nella storia, nell’oggi
della Chiesa e del cristiano. Oggi Dio fa esodo con gli uomini del nostro
tempo: prende l’iniziativa e moltiplica modi di liberazione; mette alla
prova e purifica il cuore del credente e del non credente, restando sempre
segno di contraddizione e artefice di perdono; continuamente fa balenare
la Speranza al di sopra delle delusioni delle attese terrene, ma dentro il
crogiuolo terribile dell’incontro-scontro tra fede e incredulità. Lo
stesso esodo compiuto da Cristo in un modo definitivo e riuscito, ora nel
mondo lo sta attuando la Chiesa, secondo le indicazioni profetiche del
libro dell’Apocalisse.
L’Esodo allora ci interessa per leggervi in filigrana la nostra stessa
vita. Per capirne la vicenda e per crederne la riuscita, occorre fidarsi
dell’iniziativa di Dio, sopportando la prova e la purificazione,
testimoniando una fedeltà segnata da continue cadute e da rinnovato
perdono.
Perché iniziare dall'Egitto?
"Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio" (Mt 2,15). L'Egitto antico esprime
il massimo dell'anelito all'immortalità, e una delle più alte ricerche di
Dio. Questa ricerca di Dio è di tutti, ma (libro della Sapienza) è
faticosa e non sempre riesce, anzi devia in idolatria. Soprattutto però è
semplicemente ipotesi, intuizione, desiderio (.. si giunge solo al
'citofono' della Casa di Dio). C'è bisogno di speranze sicure,
documentate.
Ecco la risposta di Dio. Proprio qui, con Mosè, Dio inizia il suo esporsi
sull'umanità per rivelare Se stesso e il disegno che ha su di noi. Al
vertice c'è l'umanità di Gesù di Nazaret, dove Dio in un modo fisico si
rivela all'uomo.
Si rivela per comunicarsi, cioè invita gli uomini a divenire suo popolo,
sua famiglia perché un giorno sia partecipe di Casa Trinità.
Il primo Israele è nient'altro che figura (anticipo) di ogni altro futuro
popolo di Dio. Dio lo libera, lo chiama all'Alleanza, lo fa passare per la
prova del deserto e lo fa giungere alla Terra Promessa. Israele è il
primogenito.
Ma Israele non riesce, dice di no alla proposta di Dio; come ognuno di
noi!
Ecco allora il nuovo Israele - Gesù - che rifà l'esodo, rifà la vicenda
umana ma per essere un figlio obbediente e fedele, e giungere così con la
risurrezione a sedere alla destra del Padre (a compiere il suo esodo
definitivo). Anche lui - storicamente - ha iniziato proprio da qui (fuga
in Egitto di Matteo, e la chiesa copta di san Sergio) il suo esodo per ..
passare da questo mondo al Padre.
Lui, Gesù, ha conosciuto il vero volto di Dio, e vi ha corrisposto. La sua
risurrezione sigla la sua riuscita e fonda la nostra stessa risurrezione,
cioè la nostra raggiunta Terra Promessa. Ciò che Gesù ha capito e rivelato
di Dio è l'unico Dio vero che gli uomini da sempre ricercano.

Come faremo
Partiamo per un viaggio lungo e complesso, ma affascinante e ricchissimo,
che penetra in successive profondità orizzonti diversi: l’orizzonte
geografico, quello storico, quindi quello religioso che ci è offerto dalla
Bibbia. L’esodo è un luogo - il Sinai; una storia - legata alla figura di
Mosè e alla sua epoca; un libro - l’Esodo appunto, secondo libro della
Bibbia. Ma esodo è pure esperienza permanente del popolo di Dio: è
l’esperienza della Chiesa e dell’essere cristiano: esperienza ‘misterica’.
Anche questo è orizzonte che dobbiamo penetrare.
Tutti e quattro questi orizzonti si compenetrano e costituiscono, così
legati, la grande avventura della Fede nel Dio della Bibbia, che Gesù
Cristo - suprema verifica del pellegrinaggio dell’Esodo - ha inverato per
proporlo come paradigma di salvezza universale. Sarà allora la Grazia
dello Spirito santo, lo Spirito di Cristo, ad aiutarci ora a tradurlo come
nostra esperienza di vita. E’ il clima di preghiera e di celebrazione che
vogliamo accompagni tutto il nostro pellegrinaggio.
Noi cercheremo qui di distinguere questi diversi livelli, pur sapendo che
vi troveremo connessioni e compenetrazionì inevitabili. In particolare
cercheremo di collocare la lettura dei brani dell’Esodo sul presumibile
itinerario, così da rivivere sul posto quanto viene rievocato dalla
Bibbia.
Bisognerà trovare poi momenti di maggior quiete per riprendere i dati
teologici sintetici collocati nella terza parte. Infine vanno molto curate
le celebrazioni, pur se collocate in angoli precari, all’aperto, o in
luoghi cui bisogna adattarsi.
Iniziamo con la benedizione invocata da Aronne ad ogni tappa del popolo di
Dio:
“Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il
suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo
volto e ti conceda pace” (Nm 6,24-26).
Così sia!