Vademecum per il pellegrinaggio al Sinai sesto capitolo


L’ORIZZONTE TURISTICO
Piccole note
per descrivere l'itinerario



Primo giorno, visita al Cairo

Oltre a quello biblico, il viaggio al Sinai ha un grande interesse turistico, storico-culturale e paesaggistico. Basta ricordare nomi come le Piramidi o Petra. Le guide locali ben preparate aiutano a cogliere qualcosa della storia sia dell’Egitto che della Giordania. Ma si consiglia di prepararsi con l’aver letto qualcosa, particolarmente circa la ricchissima civiltà dell’Antico Egitto.
Qui appuntiamo alcune note come cronaca/programma del viaggio classico che normalmente parte dal Cairo per concludersi al fiume Giordano (...qualche gruppo sale fino a Gerusalemme), via Sinai – Giordania.
Se si giunge sopra il Cairo alla sera, si è come su un mare di luci tremolanti. E' un'immensa città posta a cavallo del Nilo, di non meno di 15 milioni di abitanti, con quartieri che s’avanzano nel deserto sempre insufficienti di fronte al disordinato inurbamento di poveri contadini in cerca di sopravvivenza e lavoro.
Si attraversa la città (l’aeroporto è a Eliopolis, zona nord-est) su strade soprelevate che si intersecano a più piani (ora si fa normalmente una tangenziale est-sud); gente ovunque ad ogni ora, con negozi sempre aperti, in un clima di buon chiasso festoso che non si ferma neanche a notte fonda. Gli alberghi, per noi occidentali, sono da “mille e una notte”, distesi dentro tanto verde, con piscine, in una atmosfera esotica che ti fa subito sentire in un altro mondo. E forse qualche piccolo dettaglio non sempre è a posto, perché nel vocabolario d’oriente non esiste la parola .. manutenzione!
La mattina il sole sorge presto. Naturalmente bisogna mettere in conto temperature sempre troppo in diesis per il nostro gusto. Ma di buon ora l’aria è ancora fresca. Il Cairo ormai è sotto una tremenda cappa di smog.
Un giorno per scoprire il Cairo è troppo poco. Questo viaggio ha altre mire e quindi è solo un assaggio. Bisogna quindi scegliere.

La prima visita è, presto, per le Piramidi da vedere e fotografare; meglio spingersi all’estremo ovest nel deserto e da lì rivolgersi per le foto con lo sfondo delle tre Piramidi. E poi, dal basso, la foto alla grande Sfinge. Non si ha tempo per vedere gli interni o la Barca sacra.

Visita assolutamente irrinunciabile è al Museo Egizio. Sulla grande piazza centrale el-Tahrir si apre la costruzione ottocentesca di color giallo-ocra del Museo voluto dall’archeologo francese A. Mariette. Due piani, grandi sale, materiale abbondantissimo distribuito secondo criteri cronologici. Ci si immerge in tre millenni di storia. L’angolo più popolare è naturalmente il tesoro di Tutankhamon.

Sala speciale è quella dedicata ad Akhenaton, Amenofis IV, e alla bella moglie Nefertiti, con il fascino della sua arte più umanizzata, i quadretti di famiglia, e la forza spirituale del dio Sole che allunga le sue dita benefiche su l’umanità in preghiera. Notare i carri da guerra del faraone, e ogni genere di statuette di scriba, cotti che riproducono scene di vita domestica entro ricostruiti modellini di case d’epoca, mummie e sarcofagi di ogni dimensione. Ad ogni angolo, un’imponente riproduzione di Ramses II in granito rosa. Poi papiri con preghiere dei morti, grandi barche sacre, e.. alla fine anche il più antico affresco: quattro ochette tutte in fila in cerca di refrigerio. Naturalmente le guide sono più puntigliose, in date e documenti che illustrano questa lunga storia di civiltà egizia, di cui qui rimane solo un “rimasuglio”, a confronto di quanto tanti musei egizi europei conservano di meglio da qui “rubato”.
Il fascino d’Egitto è poi seminato lungo il Nilo, nei templi di Luxor, nelle valli dei re e delle regine a ovest di Tebe, ad Assuan, ad Abu Simbel. Merita una volta in vita un viaggio nell’Egitto classico.

Prima del pranzo, veloce visita alla grande moschea in alabastro di Mohammad Alì, sulla Cittadella di Saladino, davanti alla collina di Moqattam: dà la possibilità di osservare da un poggio tutta la parte centrale della città che si estende da sotto, con la Città dei Morti, con le moschee attorno all'Università di El-Ahzar e i grattacieli del centro, fino alle Piramidi.

E’ d’obbligo la sosta alla bottega del papiro, dove si spiega come dalla pianta si tragga il foglio “di carta”; vi sono esposti disegni su papiro con soggetti di storia egizia e d’ispirazione copta. E’ un souvenir che non può mancare dal Cairo.

Per qualche gruppo speciale – magari preti – vale la pena il pomeriggio di far una visita molto singolare: all’antico monastero di San Macario nella zona desertica di Scete o Nitra (Wadi en-Natrun), quasi a metà strada tra il Cairo e Alessandria. E’ l’occasione di rievocare l’antico Monachesimo – nato proprio in Egitto con sant'Antonio e san Pacomio -, e incontrare una presenza molto importante della attuale Chiesa Copta. Qui ha uno dei centri monastici più vivi. Per impulso dall’igumeno Mattà el-Meschìn (di cui molti scritti sono tradotti in Italia dalla Comunità di Bose), vivono qui più di 120 monaci, quasi tutti laureati, che si dedicano, oltre alla preghiera e allo studio, anche alle colture specializzate rubando terreno al deserto. Vengono sostenuti nella loro sperimentazione anche dal governo.
A Scete i monaci vivono ancora come gli antichi padri del deserto. L’intrecciare i giunchi ha lasciato il posto alla stampa di libri; la fabbricazione delle stuoie alla coltivazione del deserto e all’allevamento del bestiame. Le costruzioni in cemento hanno parzialmente rimpiazzato le grotte, e le opere della carità sono oggi accompagnate dalla gestione di un moderno dispensario. Lo spirito però che anima i monaci è rimasto lo stesso dei loro padri. E’ necessario però prenotare la visita. Tel. 049.600471.

La giornata va conclusa verso le 19 con la santa Messa, presso le Suore Elisabettine, in via Studio Mas 31, vicino alle Piramidi. Hanno una cappella accogliente, e parlano italiano. Prenotare, tel. 0020.023366305 - 012.0344348. O, se si ha l’albergo in centro, trovare la chiesa dei Salesiani (don Ferruccio) 2 Abdel Kader - Taha Road el Farag - tel. 0020.2.3866305 - Sahel, Cairo; o anche quella delle Suore Francescane, entro il cortile del Consolato Italiano, in via Champollion appena dietro il Museo Egizio. Tel. 393.744531 oppure 392.752026. Oppure, sempre al centro, i Comboniani: Chiesa del Sacro Cuore, 3, Abdel Khalek Sarwat Street, Cairo, tel. 2.5758272. Molto vicino all'aeroporto (può andar bene per il primo giorno quando si arriva presto al Cairo) vi è il Santuario di Nostra Signora di Fatima - cattedrale della Comunità dei Cattolici Caldei - 141 rue Nouzha - Heliopolis - Cairo; tel. 0020.2.6355718: accoglie il vescovo, che parla italiano, Mons. Giuseppe Ibrahim Sarraf (cell. 010.1594449), e può essere occasione di una presentazione della Chiesa Caldea e parlare delle Chiese Orientali Cattoliche.

La messa qui deve aiutare – nella riflessione – a cogliere l’anelito di immortalità che trasuda da tutta la storia di questa civiltà; al tempo stesso l’insufficienza di senso che offre l’idolatria (cf. il libro della Sapienza), e quindi il bisogno di una liberazione/salvezza. Proprio da qui è iniziata l'azione liberatrice di Dio, e quindi qui incomincia la Rivelazione storica. Con l'umorismo di Dio che sa liberare il suo popolo nel momento più glorioso dell'impero dell'antico Egitto.

Secondo giorno, verso Santa Caterina

La prima visita, al mattino, per iniziare il pellegrinaggio, è al Vecchio Cairo, l’angolo-ghetto dei Cristiani Copti con le loro antiche chiese dove si fa memoria della “fuga in Egitto” della Santa Famiglia di Nazaret.
Storia o leggenda - ma qui la credenza è ben radicata - è comunque la lettura teologica che ne fa il vangelo di Matteo ad autorizzarci a porvi la nostra prima attenzione spirituale. "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio" (Mt 2,15), fa riferimento a Gesù che quale nuovo Israele rifà l'itinerario dell'antico popolo di Dio reinterpretandolo con segno positivo; naturalmente per esserci davanti come esemplare nel rivivere anche noi un medesimo esodo!
La chiesa di san Sergio (e Bacco, martiri siriani del 296) è la più antica chiesa d'Egitto (V sec.), tre navate, dodici colonne (dodici apostoli), ora ben restaurata, con belle icone. Dietro l'iconostasi si scende ad una grotta che fa memoria della permanenza in Egitto della Santa Famiglia.
All'esterno della chiesa si visita una sinagoga, antica chiesa copta donata agli Ebrei che qui ricordano Mosè.

I Copti Ortodossi (divisi dal Concilio di Calcedonia, 451, come "monofisiti") sono oggi in Egitto circa 10 milioni (10% della popolazione tutta musulmana): il loro papa è Shenuda III. Sono gli eredi diretti della Chiesa di Alessandria fondata da san Marco, sembra nel 61, e poi sviluppatasi con i grandi Padri della Chiesa (Origene, Cirillo, Atanasio) e il primo Monachesimo. Non manca la presenza di piccoli gruppi di Ortodossi greci, siriaci, armeni.
Dal secolo XVIII (1741) vi è una Chiesa Copto Cattolica (oggi circa 200 mila fedeli, guidati da un loro patriarca. Una Chiesa Melchita (circa 7 mila fedeli); Maronita (5 mila fedeli). Altre Chiese Cattoliche: Siriaca, Armena, Caldea (500 fedeli) e Latina, con molte Congregazioni religiose e opere sociali. V'è presenza protestante: Copti evangelici ed Episcopaliani.

Si riprende per un viaggio di 400 km. Si attraversa la città verso est, dove si trovano i grandi quartieri nuovi, per lo più abitati da famiglie di militari (la categoria privilegiata); si passa davanti al monumento in forma di piramide che ricorda l’assassinio di Sadat avvenuto nel 1981, e si esce verso il deserto seminato di basse caserme tra palmeti impolverati.

Dopo 130 km si intravede una striscia verde che taglia l’orizzonte di sabbia e sassi: siamo al Canale di Suez. Va da Port Said a Suez, 161 km. Un’impresa sognata già dai faraoni, che tentarono un canale di collegamento col Nilo. Solo nel 1869 si è realizzato, quale è oggi, il collegamento tra Mediterraneo e Mar Rosso. La sosta qui è opportuna: l’acqua del canale (25 mt di profondità e 150 di larghezza) è d’un celestino che riflette il cielo tra due argini di terra rossa. I convogli di navi risalgono e scendono a turno da Suez a Port Said e viceversa, distanziati a tratti regolari: passano carichi di containers, i marinai salutano. A volte c'è difficoltà per ragioni di sicurezza! Sulla riva è d’obbligo cantare il cantico di Mosè.
La strada riprende verso sud. Da lontano si intravedono le costruzioni della cittadina di Suez e, subito dopo, l’azzurro del Mar Rosso con al largo sempre una coda di navi in attesa di infilarsi nel canale.
La sosta successiva, un po’ deludente, è a Mara: due buche, dove (una volta) c’era un po’ d’acqua sorgiva, ora divenute pozzanghere abbandonate. Tutto attorno v’è un bel palmeto rivolto verso il mare. Si legge il testo biblico per rievocare la prima sosta fatta da Mosè. Spesso si è assediati da bambini e mamme beduine che vengono ad offrire i loro simpatici prodotti artigianali. Sbucano d’improvviso .., non si sa da dove, perché si sono visti solo quattro ruderi di capanne di latta.

La costa è punteggiata da moderni insediamenti balneari. Sotto ogni tettoia anche il sole più caldo è.. un eden perché soffia sempre aria fresca! Verso le 12 si può raggiungere un villaggio per il pasto e fare un buon bagno in un mare invidiabile, pulito e azzurrissimo.
Riprendendo il viaggio, bisognerebbe tenere un occhio chiuso per la siesta e l'altro aperto per osservare il deserto che si attraversa, ricco di ricordi e di località legate all’Esodo.
Lasciato il mare, la strada si inoltra in corridoi sempre più stretti, con pareti rocciose d’ogni colore, dal bianco del calcare, al nero del manganese, al rosso del porfido; paesaggi incantevoli, con montagne sempre più ardite che si innalzano verso un cielo azzurro cupo e limpido. Il fondovalle – attraversato da un nastro d'asfalto – è tutto sassoso, scarico di materiale friabile che le piogge invernali violente portano a valle. In anfratti, ogni tanto, casette coperte di paglia, villaggi di beduini che occupano la regione. Ad una curva, appare improvvisamente un vero e proprio “Resegone”, è il Gebel Serbal, le cui rocce a forma di dita rivolte al cielo sembrano messe in forma di preghiera.

Siamo a Feiran. Le case si sono condensate a villaggio, la valle si restringe e per almeno due o tre chilometri tutto è coperto da un palmeto sontuoso. E’ l’oasi più grande e più bella di tutto il Sinai. Le pareti rocciose rosse sono coronate in cima da antichi castelli diroccati, ricordo di una stagione di vita più intensa entro queste valli. Ruderi un po’ ovunque di costruzioni (forse monasteri), e di un’abside di basilica quando qui nel VI secolo era sede di un arcivescovado.
Dopo la sosta nel piccolo convento di Suore ortodosse, dove normalmente si celebra la Messa sotto un accogliente e pulito porticato, prima di uscire dall’oasi, merita una sosta un piccolo poggio a sinistra: pochi passi in salita e da lì una foto .. al mare di palme che riempie tutta la valle. Forse qui Mosè si sedette e alzò le mani in preghiera durante l’assalto degli Amaleciti.

Ci si avvicina alle ore del tramonto, le rocce si arroventano violentemente, le ombre si allungano, la valle si restringe ancora e... quasi si è alla meta. Bisogna giungere a cogliere l’ultimo sole proprio nella pianura di Er Raha, davanti alla caratteristica montagna del Ras Es-Safsaf per immortalare in una foto tale paesaggio che alla bellezza ora ha aggiunto un silenzio carico di fascino.
Sistematisi in un alberghetto, la serata va riempita con quattro passi nei dintorni per assaporare il silenzio immenso e maestoso.
Poi a nanna perché la sveglia suona già alle 2. Questa è la notte.. del mistero.

Terzo giorno, verso la Giordania

Purtroppo il tempo stringe. Terminata la visita al monastero, per le 10,30 si può essere in albergo per lavarsi, cambiarsi, rimettersi in sesto dopo la difficile impresa notturna dalla quale si ritorna.. stracotti e stravolti.

Partire al massimo per le 11 per pranzare a Nuweiba e poter prendere l'aliscafo per Aqaba, che di solito è alle 15 (bisogna essere un'ora prima per le operazioni di frontiera).
Per chi viene a Eilat, e quindi in Israele, si consiglia di fare il pranzo a Nuweiba e lì fermarsi sul mare fino alle 17 per fare un bel bagno. Poi si va a Taba per il passaggio di frontiera (calcolare un'ora per il disbrigo e controlli).

Si attraversa questa parte del deserto davvero affascinante, fatto di torri che si innalzano sul fondo sabbioso; rocce traforate; insediamenti beduini; grotte con iscrizioni di grandi passaggi di semiti verso l'Egitto. La pista (oggi asfaltata) esce a incontrare la dorsale che da Eilat scende a Sharm el Sheik. Dopo una faticosa discesa, spunta il mare azzurro sopra Nuweiba.
Il tratto di mare è molto bello, l'aliscafo impiega circa un'ora per la traversata verso la Giordania, e si arriva al tramonto ad Aqaba, in albergo, di solito con piscina disponibile. Può capitare che l'aliscafo non parta e allora c'è il traghetto, che impiega almeno tre ore. E' notte di riposo - dopo l'avventura della notte precedente.

Quarto giorno, verso Petra

Giornata tutta turistica: sempre però sulle orme di Mosè. Petra richiama la morte e la tomba di Aronne, e vi è la sorgente di Mosè che dà nome a tutta la valle: Wadi Mussa.
La strada esce da Aqaba e si inerpica subito dentro un canalone, passaggio obbligato per risalire dal mare verso l'altipiano, un tempo abitato dagli Edomiti. La Giordania corre tutta - nella sua parte fertile - a circa 900 m. sul livello del mare con una fascia di circa 20 km, per poi scendere a est verso il deserto dell'Arabia.

Appena la superstrada giunge al livello del tavolato, si apre a destra un paesaggio eccezionale: Wadi Rhum, l'ambiente delle imprese di Lawrence d'Arabia e delle tribù beduine che l'hanno seguito nella impresa della conquista di Aqaba (vedi suo libro: I sette pilastri della saggezza). Sullo sfondo di un deserto sabbioso/sassoso si innalzano torri, rocce rosse, fantastici cippi e piccole catene montane con gole ombrose che nell'insieme fanno un ambiente da favola. Interessantissima è la presenza di iscrizioni che vanno dal IV millennio fino all'epoca nabatea. Sembra che in antico qui non fosse deserto, stando almeno ai disegni sulle pareti di foreste e caccia. Non manca infatti qui l'acqua con parecchie sorgenti. Se ci si ferma a dormire a Petra, vale la pena di dedicare almeno una puntata di un'ora qui dentro.
La strada poi prosegue verso nord; è una autostrada intasata da grossi autotreni lenti e carichi di merce che dall'Iraq e dalla Giordania scendono al porto di Aqaba.

A Petra
Ad un certo punto si prende a sinistra e si sale in un paesaggio brullo, seminato di piccoli villaggi "alpini" con attorno un po' di magro coltivato. Poi, come d'improvviso, spuntano da lontano le rocce di Petra: montagne che la chiudono dentro in una grande conca. La valle che la precede è ricca di vegetazione per la sorgente di Mosè. Wadi Musa appunto si chiama la cittadina che si annida nel fondovalle. All'inizio della cittadina si sosta per la visita alla sorgente.

Questa zona era abitata dagli Edomiti al tempo di Mosè e, stando alla Bibbia, la loro capitale si chiamava Sela (roccia, rupe). Una volta a Petra si entrava a cavallo. Ora si entra a piedi percorrendo un lungo tunnel chiamato Siq: due pareti rosse si innalzano ai lati per aprirsi al cielo azzurro. A tratti si incontra il vecchio selciato romano; ai lati corre il canaletto di rifornimento acqua per tutta la città, propiziato da edicole di divinità pagane intagliate alle pareti.
Ad un'ultima svolta appare improvviso una facciata illuminata dal sole, d'arenaria rosa tutta lavorata a forma di tempio classico con colonne corinzie: è il "tesoro". La sorpresa lascia a bocca aperta tanto è inattesa quest'arte in un ambiente così selvaggio!
Da qui inizia la visita alla città, tutta chiusa dentro pareti di calcare rosso striato da tanti colori che mettono in luce la presenza di minerali diversi.
Siamo - a prima vista - in una città di morti: a destra e a sinistra sono intagliate tombe, facciate di templi sacri di diversa grandezza con sincretismi di stili (ellenistico ma con ispirazioni diverse, egizio, persiano e assiro): opere realizzate tra il primo secolo a.C e il terzo d.C. Dietro ogni facciata scolpita si aprono camere: alcune con loculi mortuari scavati nel pavimento; in altre si trovano tavole e banchi in sasso, usati per banchetti sacri in memoria dei defunti.
Molte grotte furono anche veri e propri magazzini.
Passata l'epoca nabatea e romana, qualcuna di queste grotte, con le più belle facciate, furono trasformate in chiese (si riconoscono per le tre absidi) o in abitazioni.
La zona fu scelta - verso il 500 a.C. - dalle tribù beduine dell'Arabia che controllavano i traffici del deserto come città deposito; in seguito divenne città residenziale e centro di "dogana-pedaggio" per tutte le carovane che trovavano qui - col dazio - una scorta e una sicurezza di transito. Divenne così un centro molto ricco, perché difeso dalle sue montagne. Il suo periodo di massimo splendore fu sotto i re Areta II (110-96 a.C.), Areta III (87-62 a.C.), Areta IV (9 a.C. - 40 d.C.), quando spinse il suo dominio fino a Damasco. Fu conquistata dall'imperatore Adriano nel 106 d.C. che ne fece la capitale di una provincia romana. Quando Roma portò il traffico delle spezie via mare (cioè dal sud Arabia fino a Suez, e da qui al Nilo-Alessandria- Mediterraneo), l'antica via delle spezie (Arabia, Petra, Araba, Neghef, Gaza) decadde e Petra incominciò il suo declino commerciale. La regione si sviluppò poi valorizzando l'agricoltura e ponendo la sua capitale al nord, a Bosra, in Siria.
Ebbe ancora un ricco sviluppo come città nel periodo bizantino. Con l'invasione araba del VII secolo tutto fu abbandonato. Ne scoperse il sito solo nel 1812 l'archeologo svizzero Burckhardt. Quel che si vede oggi sono tombe; ma la città (bassa) doveva essere molto curata nelle case private e negli edifici. Dell'epoca romana (II sec.) è rimasto un bellissimo teatro scavato nella roccia, e più sotto una lunga via lastricata con arco romano, botteghe e il grande tempio dedicato a Zeus.
Meritano una visita - oltre l'itinerario consueto di passaggio lungo tutta la città - una costruzione ben tenuta che si chiama "il monastero" (III sec.), entro un vallone più appartato; e la sala del consiglio, la boulè (triclinio) che si trova più all'interno salendo a sinistra dal tempio di Zeus verso i luoghi alti.
Domina tutta la città un picco, raggiungibile attraverso una ripida scalinata, custodito da due alte steli sacre: sono i cosiddetti luoghi alti, vero santuario all'aperto con un caratteristico grande altare cananeo. Si tratta di un'ara rettangolare, con attorno canaletti per lo scolo del sangue e delle acque dove si offrivano sacrifici cruenti; e un piedistallo su cui veniva issato il dio nel giorno della festa.
Se si ha la possibilità, al mattino prestissimo o al tramonto, si può celebrare qui la messa, a inveramento dell'anelito dell'uomo verso Dio col rendere presente il sacrificio dell'Uomo-Dio venuto come nostro fratello a rendere il culto vero al Padre.

Quinto giorno, Monte Nebo - Jerash - Amman

La meta centrale oggi è il Monte Nebo cui giungere per la santa Messa della memoria di Mosè a conclusione dell'itinerario dell'Esodo.

Bisogna partire presto da Petra. Si fa - come racconta la Bibbia - la strada del deserto (oggi l'autostrada che si era lasciata il giorno precedente) perché gli Edomiti non vollero far passare Israele dal loro territorio fertile.
Su questo itinerario non bisogna trascurare la lettura dell'episodio di Balaam e quello dei morsi dei serpenti.
Merita (quando è possibile) risalire da Petra attraversando la zona fertile, seguendo l'antica "via dei re". Era la strada costruita o ristrutturata da Adriano per la quale i commerci dell'Oriente - da Damasco - passavano al Mediterraneo, attraverso Petra e la valle dell'Araba. I Crociati lasciarono qui, a Kerak, una fortezza ancor oggi visitabile, fatta costruire da Baldovino I nel 1132. La strada poi attraversa l'immensa valle dell'Arnon, 20 km di larghezza. Era questo il confine settentrionale del territorio di Moab, dopo che i Moabiti erano stati scacciati dagli Amorrei. Anche Moab impedì il passaggio ad Israele. Ma Israele riuscì a farsi strada tra gli Amorrei conquistando la città di Esebon col re Sehon. Da qui dilagò poi fino al nord, sottomettendo il re Og di Basan (regione dell'attuale Jerash).

Lasciata l'autostrada all'altezza di Dibon si entra verso ovest passando per il luogo archeologico di Umm ar-Rasas, messo in luce da p. Piccirillo. Era un antico castrum romano (se ne vedono ancora le mura diroccate), occupato poi da una città bizantina, Kastron Mefaa, dove ci sono non meno di quindici edifici ecclesiali. Il cuore è costituito dal complesso della Chiesa di santo Stefano (anno 785), una basilica con pavimento tutto stupendamente mosaicato, con vignette geografiche delle città bizantine dell'epoca. Siamo nell'VIII secolo, il che significa che c'era ancora buona coesistenza tra cristiani e musulmani.

Si è così nel cuore di questa regione con la città di Madaba. Oggi qui vi è una forte presenza cristiana, per lo più ortodossa; ma nel V-VII secolo era un centro fiorente di vita ecclesiale, con una famosa scuola del mosaico. P. Piccirillo ha qui scoperto con i suoi scavi chiese mosaicate e monasteri. Si visita nella chiesa ortodossa di san Giorgio la mappa della Terra Santa della metà del VI secolo, con al centro l'ovale di Gerusalemme dove spicca il Cardo sul quale si affaccia la grande basilica costatiniana con la rotonda del Santo Sepolcro.

Da qui al Monte Nebo sono 9 km. Mosè vide da lontano la Terra Promessa e qui morì. Un memoriale antico (IV secolo), circondato da monasteri, è stato rinnovato nel 597 con una chiesa a tre absidi, ricca di mosaici. Nel 608 fu aggiunta una cappella in memoria di Maria, Madre di Dio, e un battistero, oggi nella navata a destra. All'esterno il ricordo del serpente di Mosè. Dalla balconata sulla valle del Giodano si intravede Gerico, il Mar Morto, e di lontano, nei giorni limpidi, persino i campanili del Monte degli ulivi a Gerusalemme. Se ne sta ora rinnovando la copertura per farne un santuario definitivo, dopo che nel 2000 papa Giovanni Paolo II l'aveva visitato.
La messa ben fatta qui rievoca la figura di Mosè: la sua morte come è ricordata dal Deuteronomio, la sua figura interpretata dal diacono Stefano nel libro degli Atti, e il suo ruolo di Legislatore, figura del definitivo Legislatore, Gesù, nuovo Mosè, che dal monte delle Beatitudini dà la nuova Legge del cristiano.

Il pomeriggio può essere dedicato alla visita di Jerash, 48 km sopra Amman, sulle montagne di Basan. Prima di giungervi, si attraversa il torrente Jabbok, lo Zarka, dove va fatta memoria del passaggio di Giacobbe e la sua lotta con l'angelo (Gen 32,23-33). "Giacobbe chiamò quel luogo Penuel perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva".

E' JERASH città romana ben conservata. Era parte della Decapoli dal IV sec. a.C. La conquistò Pompeo nel 63 a.C.; ebbe sviluppo edilizio nel I e II sec., e il suo massimo splendore nel III sec. quando fu distrutta la rivale Palmira. Impressiona il grande foro ovale - con 56 colonne in piedi ancora oggi - da cui parte il cardo maximus tutto colonnato, e una volta con doppio portico. A metà un bel ninfeo. All'entrata della città sta un arco di trionfo (fatto in onore di Adriano nel 129 d.C.), cui segue l'ippodromo. Dopo un'altra porta, un bellissimo teatro greco (sud) sta all'inizio a sinistra, appena sopra i ruderi di un tempio a Zeus. Più in là resti di basiliche bizantine (una dedicata ai santi Cosma e Damiano con pavimento mosaicato) e una cattedrale - divenuta città cristiana viva, ma saccheggiata nel 614 dai Persiani. Infine il grande santuario alla dea Artemide (II sec.) con colonne altissime, e ancora la lunga scalinata solenne che introduceva le processioni al luogo sacro.

Per la visita ad AMMAN basta una sosta in centro città davanti al teatro romano, del II secolo, tre ordini di gradinate, 6000 posti. Appena sopra ci sta la Cittadella con un museo archeologico e un palazzo ommayade.
La città di Amman - l'antica Rabbat Ammon, capitale degli Ammonniti nel XIII secolo a.C., conquistata dal re Davide e Salomone - diviene capitale nel 1922 della Trasgiordania dopo il crollo dell'Impero Ottomano, e nel 1950 capitale dell'attuale Giordania. Conta oggi circa due milioni di abitanti. Al centro storico antico, tutto arruffato entro valloni, s'è gonfiato attorno negli anni '70 un'enorme anello di nuove costruzioni - a volte sfacciatamente lussuose - con tutta una città che vive di passaggi finanziari e commerci tra Oriente e Occidente.

Il vescovo di Amman, Mons. Selim Sayegh, Vicariato patriarcale latino, Al-Ameerah Aliah Street 28, tel. 00962.6.5929546, riceve volentieri gruppi e dà spazio nella sua cappella per la messa, o anche nella vicina chiesa parrocchiale, col parroco molto accogliente. La Chiesa qui - dice il vescovo - si interessa degli handicappati con un grande centro cui convergono energie di molti giovani cattolici ma anche musulmani in un movimento nazionale che vuol creare la coscienza per il rispetto della persona umana, divenendo così occasione di un dialogo concreto.
La Chiesa in Giordania gode oggi, pur in mezzo ad un risorgente clima musulmano, di una certa libertà; i cristiani sono 150 mila (3% di una popolazione calcolata in 4,5 milioni, beduini e palestinesi; questi ormai più del 50%). I cattolici sono 70 mila (metà latini e metà melchiti), hanno scuole e una forte presenza sociale (ospedale italiano nella capitale, gestito dalle Comboniane, molto stimato). Molto viva è la comunità melchita, che recentemente ha anche importato l'esperienza degli oratori. Assieme ci sono poi maroniti, siro-cattolici, armeni, caldei per lo più profughi dall'Iraq. Viva è la comunità greco-ortodossa con 60 mila fedeli. Sono circa 5 mila i protestanti che hanno prestigiose scuole.

Sesto giorno, luogo del battesimo di Gesù

Il viaggio dell'esodo può terminare con la visita molto interessante al sito del Battesimo qui in Giordania, esattamente "a Betania al di là del Giordano" (Gv 1,28) dove il Battista battezzava. In Gv 10,40 si dice che Gesù ripassò di qui: "Ritornò al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò".

D'epoca bizantina - come attesta il mosaico di Madaba (col nome di Bethabara) - qui era una chiesa a ricordo del Battesimo di Gesù. In una valletta molto graziosa e raccolta (un tempo con sorgenti) che scende al Giordano, ora distante circa 200 metri - Wadi Kharrar - proprio di fronte a Gerico - si sono messi in luce la costruzione di una chiesa dedicata a san Giovanni Battista, del V secolo, e un monastero dedicato al ricordo di Elia rapito in cielo su un carro di fuoco al suo passaggio del Giordano (2Re 2,1-18), con cisterne e ambienti mosaicati. Va qui ricordato anche il passaggio d'Israele venuto dall'Egitto alla guida di Giosuè (Gs 14-17).
Più sotto, allo sbocco dell'wadi nel Giordano, si sono ritrovati resti di una scala che scendeva al fiume, dove vi era una chiesa detta "delle Vesti" sul luogo del battesimo di Gesù. Gli scavi hanno rivelato resti di tre chiese sovrapposte per le continue esondazioni del Giordano. Materiale di ceramiche, monete, piastrelle di marmo e mosaici attestano l'importanza del luogo. In mezzo al fiume vi era piantata una colonna con croce sopra. Abbiamo di ciò dal 530 (arcidiacono Teodosio) e dal 570 (pellegrino di Piacenza) testimonianze letterarie fino al medioevo. Merita di soffermarsi qui per la rievocazione del battesimo di Gesù e il ricordo del nostro battesimo.


Rinnovazione delle promesse battesimali

Tu sei la mia vita altro io non ho,
tu sei la mia strada, la mia verità.
Nella tua parola io camminerò
finché avrò respiro fino a quando tu vorrai.
Non avrò paura, sai, se tu sei con me:
io ti prego, resta con me.

Fratelli carissimi, per mezzo del Battesimo siamo divenuti partecipi del mistero pasquale di Cristo, siamo stati sepolti insieme con Lui nella morte, per risorgere con Lui a vita nuova. Ora, ricordando Cristo Signore, che attraverso la Sua gloriosa passione è passato dalla morte alla vita, rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo, con le quali un giorno abbiamo rinunziato a satana e alle sue opere, e ci siamo impegnati a servire fedelmente Dio nella santa Chiesa.

Lettura di Gv 1,19-34
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Chi sei tu?”. Egli confessò e non negò, e confessò: “ o non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Che cosa dunque? Sei Elia?”. Rispose: “Non lo sono”. “Sei tu il profeta?”. Rispose: “No”. Gli dissero dunque: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”. Rispose: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: “Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?”. Giovanni rispose loro: “Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo”. Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.

Professiamo ore assieme la nostra fede battesimale:

Sac.: Rinunziate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio?
Tutti: Rinunzio.
Sac.: Rinunziate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?
Tutti: Rinunzio.
Sac.: Rinunziate a satana, origine e causa di ogni peccato?
Tutti: Rinunzio.
Sac.: Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?
Tutti: Credo.
Sac.: Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio e nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?
Tutti: Credo.
Sac.: Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?
Tutti: Credo.
Sac.: Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla in Cristo Gesù, nostro Signore.
Tutti: Amen.
Padre nostro..

Preghiamo:
Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato e ci ha fatto rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia in Cristo Gesù nostro Signore, per la vita eterna.
Tutti: Amen

Padre della vita noi crediamo in te,
Figlio salvatore noi speriamo in te.
Spirito d'amore vieni in mezzo a noi:
Tu da mille strade ci raduni in unità,
e per mille strade poi dove tu vorrai
noi saremo il seme di Dio.


Vicino al luogo del Battesimo, proprio all'inizio del Mar Morto, ci si può fermare per il bagno e il pranzo, in un luogo ben attrezzato anche di piscine d'acqua dolce.

horizontal rule

Precedente Indice