| Guida pastorale di Terra Santa | terzo capitolo |
LE RELIGIONI OGGI
IN TERRA SANTA
Questa è la terra delle tre grandi religioni monoteistiche:
l'Ebraismo, il Cristianesimo e
l'Islam. Abramo ne è il capostipite.
Ad Abramo appunto si rifanno gli Ebrei, ritornati alla loro terra nel 1948 dopo
la dispersione dal tempo dell'imperatore Adriano (135 d.C.). Il gruppo più
fervoroso ha rinnovato qui il Giudaismo tradizionale, facendone la religione del
nuovo Stato d'Israele. Ha ricuperato anche la lingua ebraica antica rendendola
la lingua ufficiale.
Questi sono gli ultimi dati statistici (1999): nello Stato d'Israele, 4.847.000
ebrei, 922 mila musulmani, 92 mila drusi, 130 mila cristiani. Nella Palestina:
3.085.000 arabi, di cui 1.972.000 vivono nella West Bank; 1.113.000 a Gaza; i
cristiani sono 35 mila. Coloni ebrei (in Territori occupati) 180 mila.
Gli Arabi sono per la maggior parte musulmani, e in parte cristiani; sono in
pratica la popolazione indigena sempre rimasta in questa terra. A Gerusalemme,
nelle grandi moschee e nei villaggi coronati dai minareti, hanno la loro vistosa
presenza segnata dal richiamo del muezzin cinque volte al giorno.
I Drusi, che si rifanno al suocero di Mosè, Jetro, abitano per lo più sulle
montagne dell'Alta Galilea e del Libano meridionale.
A Haifa vi è il centro del Bahaismo.

La storia dei cristiani in Terra Santa
Nella Terra di Gesù i Cristiani sono una piccola minoranza, circa 160 mila, il
2% di tutta la popolazione, e molto divisi tra loro in diverse confessioni, con
propri riti e strutture gerarchiche, pastorali ed economiche (6 chiese
cattoliche, 9 ortodosse, 2 anglicane e 24 protestanti...). E’ necessario
conoscere bene la storia di questo paese prima, per evitare un impatto
scioccante.
Dalla primitiva comunità apostolica si svilupparono chiese di due tipi:
- giudeo-cristiane (cristiani che provenivano dal Giudaismo); a loro, per
esempio, è rivolta la “Lettera agli Ebrei” che si trova nel Nuovo Testamento
assieme alle Lettere di Paolo. Queste chiese presenti in Palestina avevano
caratteristiche spiccate proprie, utili per il riconoscimento dei luoghi santi
(es. battisteri);
- etnico-cristiane (cristiani provenienti dal paganesimo), furono ben presto le
più numerose, e dal IV secolo, l'unica grande Chiesa.
Come sappiamo, dopo il 135 gli Ebrei furono dispersi (diàspora) dalla Palestina.
Stessa sorte toccò a parecchi giudeo-cristiani, dato che i Romani non
distinguevano bene i due gruppi. Coloro che rimasero, in una condizione di quasi
clandestinità, furono ad esempio i Nazareni a Nazaret, che comprendevano, almeno
all’inizio, i discendenti dei “fratelli del Signore”.
Durante l’epoca bizantina si svolge la controversia cristologica con i grandi
Concili, e così la Chiesa si divide: tra chi accetta la definizione di
Calcedonia (451) (in Cristo ci sono due nature in una sola persona), detti
melchiti perché in pratica sostenuti dall'imperatore di Bisanzio (melek= re in
ebraico); e chi invece non accetta Calcedonia (in Cristo c’è una sola natura)
chiamati monofisiti. E' soprattutto la Scuola teologica di Alessandria a
sostenere questa dottrina, e quindi tutto l'Egitto/Etiopia, e poi la Siria
sobillata da Giacomo Baradai (Giacobiti) - tutti in forte polemica anche
politica con Bisanzio - si abbandonano al monofisismo proclamandosi chiese
autocefale.
Già dal concilio di Efeso (431) si erano separati dalla Chiesa ufficiale i
nestoriani (a seguito di Nestorio che separava troppo in Cristo le due nature,
accentuando la sua umanità - Scuola di Antiochia); sarà soprattutto in Persia
che potrà svilupparsi questa chiesa nestoriana. Analoghe vicende politiche di
contrapposizione a Bisanzio divideranno i cristiani dell'Armenia e della
Georgia.
Con le invasioni barbariche - in particolare dei Longobardi - Roma si ritrova
sempre più sguarnita e lontana da Costantinopoli; quando Ravenna è occupata, il
Papa Stefano II si rivolge ai Franchi (754). In quel medesimo anno viene al
massimo di scontro tra Oriente e Occidente anche la questione iconoclasta; la
tensione aumenta, e con Fozio e il Papa Nicola I (863) si arriva ad una prima
reciproca scomunica tra Roma e Bisanzio. Questioni poi di prestigio tra le due
sedi, di imposizione in alcune regioni (Bulgaria) del rito latino, questioni
dottrinali (Filioque) portano inesorabilmente ad una rottura con scomunica tra
il Papato e il patriarca Michele Cerulario (16 luglio 1054). Si consacra così
uno scisma definitivo tra Cattolici e Ortodossi che è aperto ancora oggi.
Nel 638 giungono a Gerusalemme i Musulmani. La popolazione usava allora la
lingua aramaica, quella usata anche da Gesù, ed era totalmente cristiana.
L'arrivo degli Arabi costringe molti a farsi musulmani. Quelli che rimangono
cristiani sono seguiti da una gerarchia greca legata a Costantinopoli.
Dal 1099 si apre l'epoca delle Crociate. I Franchi impongono una gerarchia di
rito latino. Ma all’arrivo di Saladino (1187) i latini devono fuggire e,
d’accordo con l’imperatore di Costantinopoli, viene ristabilita una gerarchia
greca. Nel frattempo, però, essendo avvenuto lo scisma d’Oriente (1054), i greci
che ritornano non sono più uniti a Roma.
Lungo i secoli successivi molti furono i tentativi di unione (Concilio di Lione
1274 e Concilio di Ferrara/Firenze 1438/39), ma rimasero inefficaci.
Perseguitate entro il mondo musulmano, molte comunità orientali furono spinte ad
avvicinarsi a Roma. Nacque così la Chiesa Greco Cattolica (1772), detta oggi
Melchita; e frange sempre più numerose da altre Chiese passarono alla unità
cattolica: sono le cosiddette Uniate, o Chiese di rito orientale che ancora oggi
hanno presenza anche in Gerusalemme.
LA CUSTODIA DI TERRA SANTA
Fin dal 1333 i Francescani sono in Terra Santa. Nel 1342 viene costituita
ufficialmente la Custodia di Terra Santa dal papa Clemente VI. Presenti durante
la dominazione musulmana e turca, subirono molte sofferenze e persecuzioni e
molti martiri. Difendono pacificamente i luoghi santi, ne acquisiscono di nuovi,
li mantengono con dignità, pur nella povertà; intanto fanno opera di assistenza
spirituale e anche caritativa.
Grande merito hanno anche nello studio della Bibbia e nell’archeologia (Studium
Biblicum Franciscanum). Dopo il 1517 i Francescani sono messi in difficoltà
dalla presenza dei Greci ortodossi, sostenuti dal governo ottomano; esso assegna
agli Ortodossi diverse proprietà dei Francescani: parte della basilica del Santo
Sepolcro, della Natività, della Tomba della Vergine, del Cenacolo dove avevano
il loro primo convento.
CRISTIANI CATTOLICI IN TERRA SANTA
PATRIARCATO LATINO, ricostituito da Pio IX nel 1847 anche per contrastare
l’opera di proselitismo dei Protestanti e Anglicani, presenti dal 1833. I Latini
sono oggi 26 mila con 29 parrocchie (1 a Gerusalemme, 15 in Palestina, 13 in
Israele); 25 sono gli Istituti religiosi maschili con 74 conventi e 433
Religiosi; 58 gli Istituti religiosi femminili con 174 Case e 1300 Religiose.
I fedeli sono cristiani arabi con liturgia in lingua araba (in grande
diminuzione per espatrio, per motivi politici), legati all’attività pastorale
dei religiosi e del clero locale coordinato dal Patriarcato Latino. Il Patriarca
attuale è Mons. Michel Sabbàh, arabo, originario di Nazaret.
GRECO-CATTOLICI (o Melchiti). Cattolici di rito orientale (bizantino), con
lingua araba: sono 35 mila.
Nel 1724 a Damasco si staccò un ramo dall'ortodossia (Patriarcato Antiocheno) e
si unì a Roma. Ereditarono il nome che distingueva i calcedonesi (cioè la fede
sostenuta dall'imperatore) dai nestoriani e dai monofisiti. Hanno tutta la
storia, la spiritualità e il rito bizantini. Oltre al legame con Roma sono stati
e sono una presenza viva e culturale nel mondo arabo, con clero, vescovi e
preti, tutti arabi autoctoni. A Gerusalemme hanno la sede del Vicario
patriarcale entro la porta di Giaffa e una bellissima chiesa con iconostasi
molto ricca. Hanno molte parrocchie, e un vescovo in Galilea.
MARONITI. La Chiesa Maronita prende il nome dal suo fondatore, San Maroun, un
monaco che visse solitario su una montagna della Siria, nelle vicinanze di
Antiochia.
All’indomani della sua morte (410), il convento costruito a suo nome, riuniva
già 800 monaci; e per secoli la storia della prima comunità maronita si
identificò con quella di questo convento. Fedeli all'ortodossia di Calcedonia,
non volevano rifiutare la loro radice aramaica (siriaca), e quindi una loro
autonomia dall'impero bizantino. Da qui molte persecuzioni.
Nel VII secolo, a seguito della invasione araba, la sede patriarcale di
Antiochia, rimase vacante per più di un secolo. Nel 742 i monaci maroniti
rifiutarono la giurisdizione di un patriarca melchita ed elessero Patriarca il
Superiore del loro monastero. Da quel momento inizia la formazione di una
comunità Maronita indipendente, sottratta ad ogni influenza di stranieri, e
fedeli alla tradizione apostolica del cristianesimo primitivo.
Questa loro autonomia temporale e spirituale attirava le vessazioni da parte
degli Arabi vincitori. Per mettersi al sicuro dai pericoli, decisero di prendere
la via dell’esilio verso il Libano; l’esodo di tutti i Maroniti si realizzò
nell’arco di molti secoli.
Nel XI secolo, con la presenza dei Crociati, si consolidarono i rapporti con i
cristiani d’Europa e in particolare con la Santa Sede (Innocenzo III e il IV
Concilio Lateranense riconoscono il patriarcato nel 1215). Nel 1291 i Mamelucchi
d’Egitto diventarono unici governatori del paese e i Maroniti subirono una nuova
ondata di persecuzioni poiché continuavano ad avere relazioni con Roma.
Il loro Patriarca, costretto alla fuga, si rifugerà nella famosa valle “QADISHA”
(Valle Santa), ove per essere al sicuro vivrà nell’isolamento più totale. Ai
Mamelucchi successero nel 1510 i Turchi. Ci furono allora dei lunghi periodi di
tranquillità intervallati da altre dure prove, a causa soprattutto dei Drusi:
nel 1860 furono saccheggiati e distrutti 360 villaggi, 560 Chiese, 50 conventi e
sgozzati 2000 uomini. L’intervento dell’Europa cristiana metterà fine a queste
atrocità. Fu solo nel 1920, che il Libano riebbe i suoi confini naturali.
Qui in Terra Santa i Maroniti sono presenti con 6000 fedeli, 10 parrocchie, per
lo più in Galilea, con vicario patriarcale in Gerusalemme alla porta di Jaffa.
Vi è poi una Chiesa Caldea-cattolica (pochissimi), una Chiesa Siro-cattolica
(400 fedeli), Armeni-cattolici (600), Copti-cattolici.
CRISTIANI NON CATTOLICI IN TERRA SANTA
GRECO-ORTODOSSI con Patriarca greco e gerarchia greca, sono circa 42 mila; i
sacerdoti delle parrocchie sono invece quasi sempre arabi e sposati; hanno una
presenza più vistosa in quanto posseggono tutti i luoghi più importanti. Costoro
sono gli eredi - diciamo così - dei Bizantini: rimasero uniti a Roma fino al
1054; con lo scisma d’Oriente si chiamano "ortodossi" (coloro che posseggono la
retta dottrina). La chiesa ortodossa è definita autocefala: nega la
giurisdizione universale del vescovo di Roma, c'è indipendenza di una chiesa
ortodossa rispetto alle altre. Le chiese ortodosse autocefale riconosciute come
tali sono 15: i patriarcati di Costantinopoli, Alessandria d'Egitto, Antiochia,
Gerusalemme, Georgia, Russia, Serbia, Romania, Bulgaria e gli arcivescovadi di
Cipro, Grecia, Polonia, Albania, Cecoslovacchia e Finlandia.
La fede delle chiese Ortodosse, per il suo carattere tradizionale ancorato al
cristianesimo primitivo, coincide nei dogmi fondamentali e nei sacramenti con
quella della chiesa cattolica. Nella storia dell'Oriente cristiano la liturgia è
stata l'unico rifugio durante i secoli di decadenza e di oppressione sotto il
dominio ottomano e sotto le persecuzioni dell'ateismo di stato.
A Gerusalemme officiano il Santo Sepolcro, la Tomba della Vergine (con una
solennissima processione il 28 agosto, loro festa dell'Assunta); a Betlemme la
basilica della Natività, a Sichem il pozzo, una chiesa a Cafarnao, a Nazaret la
chiesa di San Gabriele.
Pur nel rispetto reciproco, i rapporti tra latini e ortodossi sono difficili.
Meritano tutta la nostra stima e interesse: liturgia ricchissima, icone, senso
del sacro; costituiscono ancora oggi la presenza monastica antica, nelle "Laure"
(San Saba e San Giorgio di Koziba).
RUSSI-ORTODOSSI. Prima della guerra 1914-18 avevano molte istituzioni. Dipendono
in parte dal Patriarcato di Mosca e in parte dal Patriarcato Russo per
l’Emigrazione, con sede a Jordanville (U.S.A.).
La Chiesa RUMENA.
ARMENI. La conversione del popolo armeno al cristianesimo avviene agli albori
del IV secolo, all'epoca di Costantino, per opera di san Gregorio
l'Illuminatore.
Nel 451 gli armeni, in guerra con i Persiani, non parteciparono al IV Concilio
Ecumenico, quello di Calcedonia, e così si trovarono nell'area di fede
"monofisita". Accanto alle questioni dogmatico-terminologiche ebbero altrettanto
peso le questioni di ordine etnico-politico-ecclesiastico. Sarà soprattutto in
seguito alla politica egemonica ed invadente di Giustiniano che gli armeni
vedranno nella proclamazione di una completa indipendenza dalla chiesa imperiale
l'unica àncora di salvezza per la propria identità religioso-culturale.
Nel sec. XI per sfuggire alle pressioni islamiche molti Armeni emigrarono a
occidente verso l'Anatolia bizantina e si concetrarono nella Cilicia. Vennero
così a formarsi dal punto di vista religioso due tronconi distinti con
caratteristiche proprie: a NE la Grande Armenia in cui predominava la tendenza
anticalcedonese e a SO la Piccola Armenia (1095-1375) che, sotto l'influsso del
movimento e degli stati crociati, ristabilì cordiali rapporti con Roma; anche la
Liturgia ne fu influenzata. La sede del Katholikòs (vescovo capo dell'episcopato
armeno) fu trasferita a Sis (1293) in Cilicia; l'ortodossia cattolica venne
accolta dall'episcopato e accettata dalla maggioranza della popolazione.
Purtroppo nel 1308 l'invasione tartara distrusse questo Regno cattolico di
Cilicia. Fu allora che il monastero di san Giacomo e il vescovo armeno di
Gerusalemme proclamarono la loro autonomia e si costituirono in patriarcato,
come custodi dei Luoghi santi. Un patriarcato armeno cattolico di Cilicia fu
ricostituito ad Aleppo nel 1740 e pose la sua sede in Libano. Un suo Vicario si
stabilì a Gerusalemme dal 1855 nella sede attuale alla III/IV stazione della Via
Dolorosa.
A Gerusalemme gli armeni ortodossi hanno la loro vistosa presenza nella chiesa
di san Giacomo, sorta - secondo la tradizione - sulla casa di san Giacomo "il
minore", fratello di Gesù e capo della primitiva comunità di Gerusalemme.
Attorno alla chiesa patriarcale si sviluppò il convento, una biblioteca con
ricchi manoscritti medievali, un museo e tutto un quartiere entro la città
vecchia, appunto detto "armeno" (sono circa 9000). Nella chiesa del Santo
Sepolcro hanno in particolare la cripta (oggi detta di sant'Elena), e nella
Liturgia possiedono molti elementi dell'antica Liturgia gerosolimitana.
I rapporti ecumenici tra la chiesa cattolica e la chiesa armena hanno per base
la dichiarazione comune del papa Paolo VI e del katholikòs armeno Vasken I
(1970). La visita di Giovanni Paolo II al patriarca armeno di Costantinopoli del
1979 ha ulteriormente migliorato i buoni rapporti tra le due chiese, e in
particolare col katholicos Karekin, morto nel 1999.
COPTI. Denominazione in uso in Europa dal sec. VII d.C. per indicare quanti
degli abitanti dell’Egitto erano rimasti fedeli alla religione cristiana
(portata, secondo la tradizione, dall’evangelista Marco) anche dopo l’invasione
araba del 641, che vi propagò l’Islam.
Gli antecedenti della chiesa copta vanno ricercati nelle vicende connesse alla
condanna del monofisismo nel concilio di Calcedonia nel 451. Il concilio non
venne accolto dalla chiesa egiziana che nelle deliberazioni dogmatiche di
Calcedonia credette di scorgere una indiretta condanna della dottrina e della
figura del patriarca San Cirillo e, con il canone 28 (attribuzione della sede di
Costantinopoli del primato dopo la sede di Roma), un attentato al ruolo
predominante del vescovo di Alessandria nella chiesa d’Oriente.
I secc. VI e VII rappresentarono il momento di maggiore floridezza, sempre
nutrita dalle sue antiche figure di Santi monaci: Antonio, Pacomio, Macario, e
dei Maestri di fede: Origene, Atanasio, Cirillo; sviluppò rapporti col
cristianesimo monofisita di Siria, iniziò l’attività missionaria nella Nubia,
rinsaldò i legami di supremazia sulla chiesa etiopica, incrementò lo sviluppo di
un’arte autoctona e di una letteratura tipicamente copta. La conquista araba
dell’Egitto (639-643) fu accolta con favore dalla chiesa e dal popolo egiziano
che speravano di ottenere la liberazione dal dominio bizantino. Le sorti della
chiesa copta variarono secondo l’oscillare della politica del potere islamico.
In epoca moderna la Chiesa Copta ha conosciuto una ripresa numerica (oggi sono
circa 8/10 milioni), malgrado le circostanze pericolose in cui si trova ad
operare, e ha avviato una riforma interna di sorprendente vivacità culturale e
di coraggiosa fedeltà alle verità del cristianesimo; non da ultimo per merito
del monastero di San Macario nel deserto di Nitria guidato da Mattà al-Meskin
con più di 120 monaci tutti laureati.
Nel 1973 a Roma al termine dell’incontro avvenuto tra il papa Paolo VI e il
patriarca Shenuda III di Alessandria venne emessa una Dichiarazione comune
riguardante la fede cristologica ove si constata, al di là delle divergenti
forme verbali, l’identità della fede.
Una piccola parte della chiesa copta, si saldò molti secoli fa, ed è tuttora
unita, a Roma. Nel 1742 il vescovo copto di Gerusalemme, Atanasio, entrò nella
chiesa cattolica: il fatto incrementò il movimento di adesioni a Roma e portò
nel 1895 alla erezione di un patriarcato copto cattolico da parte del papa Leone
XIII, alla indizione di un sinodo nel 1898 e alla istituzione di un seminario a
Tahta all’inizio del sec. XX. I copti cattolici sono oggi ca. 220.000.
A Gerusalemme (1150 fedeli) i copti officiano una cappella dietro il Santo
Sepolcro; hanno la sede del patriarcato copto-ortodosso sul lato nord della
basilica dell'Anastasi, e parrocchie e scuole a Nazaret e a Gerico.
ETIOPI o Abissini, circa 70, con convento e due cappelle sopra la cripta di
Sant'Elena.
SIRIANI, o Giacobiti, 1250 fedeli.
PROTESTANTI, varie confessioni: Anglicani, 1200 con la cattedrale San Giorgio;
Luterani, 600, con la chiesa del Redentore presso il Santo Sepolcro; Battisti,
900; Presbiteriani o Chiesa Scozzese; e più recenti ... i Mormoni.
Recentemente si è costituito un gruppo di Ebrei-cristiani, che si riallacciano
idealmente alla primitiva Chiesa giudeocristiana di Gerusalemme; sono quattro
comunità molto vive che fanno riferimento alla gerarchia cattolica latina
tramite un vicario patriarcale. Cresce più genericamente tra gli Ebrei interesse
per la persona storica di Gesù.
Per saperne di più, per cogliere Israele come radice santa della Chiesa, e il
valore di un gruppo di giudeocristiani oggi, vedi:
Francesco Rossi De Gasperis, COMINCIANDO DA GERUSALEMME, la sorgente della fede
e dell'esistenza cristiana, Piemme, Casale.
Molto sentito è il problema dell’ECUMENISMO, e Istituti di studio ad alto
livello trovano in Terra Santa luogo di sviluppo e di speranza (es. Tantur, alle
porte di Betlemme). Come molti sono gli istituti che si interessano al dialogo
interreligioso, in particolare tra le tre religioni monoteistiche: Ebraismo,
Cristianesimo e Islam.
LA PRESENZA SOTTERRANEA MA VIVACE
DELLA CHIESA IN TERRA SANTA
A prima vista sembra che il tempo si sia fermato qui in Israele; che l’unica
presenza cristiana sia quella vigile dei Francescani, ma a conservare luoghi e
riti antichi. Viene il sospetto che anche la Chiesa Cattolica abbia un po’ lo
stile cultuale del mondo ortodosso. Invece no. La si scopre adagio adagio, ed è
una Chiesa viva oggi: bellissima e moderna. Aggiornata col Concilio, e direi
quasi profetica. E’ una Chiesa sotterranea, ma efficace.
La prima e più larga presenza è quella della CARITA’, nelle sue pionieristiche
forme anche tecnicamente e socialmente avanzate. Ne ricordo alcune: i
Guanelliani a Nazaret ricuperano gli handicappati medio-gravi con un centro
moderno attrezzato; a Nazaret lo stimatissimo Ospedale Italiano; Suor Nerissa a
Gerusalemme ha un nome; come ad Ain Karem le stesse Suore di San Vincenzo hanno
un “Cottolengo”, che lo Stato d’Israele ha voluto fosse loro affidato. A
Betlemme l’istituto ‘Effetà’: giovani suore di Vicenza che con metodi moderni
ricuperano sordomuti. Così il Baby Hospital, la Crèche, ospedali per bambini
mantenuti dalla carità della Chiesa d'Europa. Orfanatrofi d’ogni grado. Ma
l’elenco è lungo. Proprio l’impegno di carità distingue la presenza dei
cattolici: è appunto il segno della religione vera.
Una presenza, ancora sociale, sono tutte le forme di SCUOLE per gli Arabi. Ogni
gruppo religioso ha le sue: compresa la forte presenza dei Salesiani sia a
Nazaret che a Betlemme.
Soprattutto significativa è la presenza CONTEMPLATIVA: Trappisti, Benedettine,
Clarisse, ecc...: gruppi di élites spirituali, anche di fondazione recente,
quali le famiglie di Don Dossetti a Gerusalemme e a Gerico. Sono oasi di
preghiera, di ricerca e di studio, di coagulo di unità e di dialogo con le varie
forme religiose presenti in questo paese. D'iniziativa cattolica è anche Neve
Shalom.
Infine la vita parrocchiale costituita attorno ai Francescani: è simpatico
ritrovare a Gerusalemme i nostri Oratori per la gioventù araba, o gli Scouts,
oppure assistere alla messa parrocchiale di Nazaret o Betlemme con le loro belle
corali di voci bianche che cantano anche in latino.
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Bibliografia
Nicola Fux, Franco Cardini, L'ANNO PROSSIMO A GERUSALEMME. La storia, le
guerre e le religioni nella città più amata e più contesa. San Paolo

EBREI
Un appuntamento classico a Gerusalemme è davanti al MURO OCCIDENTALE, detto Muro
del pianto, per il vespero del venerdì: inizia con solennità il grande SABATO
EBRAICO. Gli Ebrei osservanti scendono al luogo comune della preghiera, vestiti
con dignità nei loro abiti neri e cappelli a larghe falde, i bambini coi
ricciolini e gli anziani coi filatteri che rammentano la Torah. A volte in
questo appuntamento si vedono canti e danze comunitarie: cantano in coro il
Cantico dei cantici, l’amore fedele di Jahvè alla sua alleanza. E’ solo il
momento più vistoso di una realtà complessa che merita molta attenzione.
Da Abramo, a Mosè, a Davide, ai Profeti, al primo Giudaismo post-esilico la
storia di questo popolo è tutta nella Bibbia, Antico Testamento; questa è anche
tutta la sostanza dei contenuti di fede, di spiritualità, di sapienza di questo
popolo.
Dentro questo alveo religioso, si innesta la realtà di Cristo, il Messia
annunciato, preparato, ma sostanzialmente rifiutato dal legittimo erede, appunto
il popolo eletto ebraico; la vicenda interiore di questo rifiuto e quindi di
questa svolta che fa ormai della Chiesa la continuatrice legittima della
religione biblica, è descritta nel Nuovo Testamento, e vissuta con intensa
partecipazione personale e speculativa da Paolo.
Nel 70 d.C. il Tempio è distrutto; nel 135 tutti gli Ebrei sono dispersi fuori
dalla Terra Promessa. Il Giudaismo, con le sue sette e le sue tradizioni, così
vivo al tempo di Gesù, si raccoglie tutto in una "comunità religiosa" attorno al
culto dei suoi testi: la Torah con l’Antico Testamento, e il Talmud, l’insieme
delle interpretazioni didattiche e giuridiche, le tradizioni e le sottolineature
delle diverse scuole rabbiniche. Non possiede più né sacerdozio né sacrificio;
il rabbino è semplicemente un maestro nella interpretazione della Legge. Più che
una ricerca dottrinale, la passione del giudeo si orienta alla "ortoprassi", a
vivere cioè in pienezza tutte le regole della Torah. Ha le sue feste religiose,
il suo centro nella sinagoga, il culto del sabato, le sue regole sociali e
persino dietetiche (il kasher). Ha attraversato i secoli questo patrimonio
religioso pur senza nessun appoggio istituzionale politico o territoriale, anzi
in mezzo a persecuzioni, incomprensioni e misconoscimenti. Ha avuto le sue
vicende anche culturali, soprattutto in Europa, ad es. con una propria lingua,
l’Jiddish, e letteratura; e i suoi movimenti interni di spiritualità, i
Chassidim (cfr. i libri di Martin Buber). E... il suo olocausto!
Il ritorno alla antica Terra Promessa, iniziatosi alla fine del secolo scorso
per lo più in chiave "laica" con ondate successive lungo il periodo del Mandato
Britannico, è poi esploso dopo il 1948; oltre che un movimento nazionale e di
razza, ha assunto anche una caratteristica di rinnovamento religioso.
Il Giudaismo attuale si divide in due gruppi con propri Rabbinati: i SEFARDITI
(provenienti dalla Spagna e dai paesi arabi nei quali erano stati dispersi) e
gli ASCHENAZITI (provenienti dall’Europa orientale) con tradizioni e culture
diverse. Nel quartiere di Mea-Shearim si sono raccolti i Giudei più
intransigenti, chiamati Ebrei Ortodossi Osservanti, che anche nell’abito esterno
ricuperano le più caratteristiche e confessionali forme di Giudaismo. Sono
questi che impongono anche allo Stato ebraico attuale condizionamenti giuridici
e politici, anche se la maggior parte degli Ebrei attuali, venuti da tutto il
mondo, vivono l’Ebraismo solo come generico formalismo sociale.
Meritano un accenno le feste giudaiche: il Capodanno, a metà settembre, inizio
dell’anno civile; il Kippur, giorno della espiazione, cioè di grande digiuno e
riconciliazione (dove tutta anche la vita civile si ferma); la festa di Succot,
che ricorda la vita nel deserto, con la costruzione di capanne di frasche sopra
i terrazzi; la Dedicazione, a ricordo della consacrazione del secondo Tempio al
tempo di Neemia, verso il Natale, festa vissuta in famiglia, col candelabro a 9
braccia (detto Hannukkà, appunto dedicazione); Purim, attorno a carnevale, che
ricorda e rivive il libro di Ester; la Pasqua e gli Azzimi (marzo-aprile) con
tutto il contenuto e il cerimoniale come al tempo di Gesù (Haggadà); infine la
Pentecoste, che ricorda il Sinai.
Il SABATO è vissuto con molta serietà e ... bellezza. La sera del venerdì si
fanno le pulizie in casa e si prepara tutto per il giorno dopo; si inizia -
accesa la Menorah - con una cena rituale; la mattina dopo e il pomeriggio è
incontro alla sinagoga, per l'ascolto della Torah e sua spiegazione, lo studio
assieme della Legge, e la preghiera. E’ giorno di riposo assoluto e di grande
intimità familiare: è bello vedere tutta la famiglia a passeggio assieme con la
serenità di chi fa festa in attesa dei doni di Dio, della venuta cioè di Elia e
del Messia ..!
La finalità del Giudaismo è quella di formare "un popolo santo e sacerdotale"
che renda testimonianza a Dio di fronte al mondo attraverso la preghiera, il
regime di una vita particolare ispirata alla Legge, la santificazione della
terra promessa. Una vera vocazione missionaria, cioè una missione di fronte a
tutto il mondo, che si esprime più in forma di testimonianza che di
proselitismo.
Scrive il papa Giovanni Paolo II: "L'esistenza del popolo ebraico non è un mero
fatto di natura né di cultura, nel senso in cui attraverso la cultura l'uomo
dispiega le risorse della sua propria natura. Essa è un fatto soprannaturale.
Questo popolo persevera nonostante tutto perché è il popolo dell'alleanza e
perché, malgrado le infedeltà degli uomini, Jahvè è fedele sempre alla sua
alleanza" (Ai responsabili Dialogo cristiani-ebrei, 1997).
Chi è l'ebreo?
La tradizione rabbinica sostiene che è ebreo chi nasce da madre ebrea.
La famiglia è il luogo della trasmissione della tradizione in senso stretto; è
in famiglia che gli ebrei ancora oggi celebrano il momento culminante di ogni
festa (la sinagoga non è un luogo sacro, è semplicemente un luogo di riunione,
anche se si conserva un oggetto sacro che è la Torah, segno della presenza di
Dio nel suo popolo), e i ministri del culto sono i genitori. La celebrazione
delle feste familiari diventa il catechismo nel quale si apprende, all'interno
di un'esperienza, la cultura, la fede e l'esperienza del proprio popolo. Ebrei
si nasce e si cresce; è più difficile diventarlo.
Il popolo di Israele
Ebraismo e giudaismo non sono sinonimi. Il primo è una civiltà e una cultura; il
secondo è propriamente l'aspetto religioso, o la fede, praticata per lo più solo
dal 20% degli ebrei. Per cui oggi dire ebreo o giudeo significa parlare del
popolo di Israele ma non degli ebrei dello stato di Israele.
Il nome Israele ha un duplice significato, Israele indica il nome dato da Dio a
Giacobbe dopo la lotta allo Yabbok e letteralmente Israele significa uomo che
vede Dio. Quando si usa il termine di popolo di Israele ci si riferisce al
popolo che discende da Abramo attraverso Isacco e Giacobbe; non si indica la
popolazione che vive nello Stato di Israele.
Con il termine israeliano, invece si indica l'ebreo, o anche il non ebreo, che
ha la cittadinanza nello Stato di Israele. Quando si parla di ebrei si parla
soprattutto di quelli che stanno fuori dallo Stato di Israele indipendentemente
dalla condivisione della politica dello Stato di Israele.
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Bibliografia, per saperne di più
Per uno studio dell'Ebraismo, nella sua storia e nelle sue prospettive future:
Hans Kung, EBRAISMO, passato presente futuro, BUR, Supersaggi, Milano
Pia Compagnoni, IL PAESE DELLO SPLENDORE, IPL Milano
Sulla tragedia della Shoah:
Gerald Green, OLOCAUSTO, Sperling & Kupper Editori, Milano
Primo Levi, SE QUESTO E' UN UOMO, Giulio Einaudi Editore
Su l'inizio dello Stato ebraico:
D. Lapierre, L. Collins, GERUSALEMME, GERUSALEMME, Oscar Mondadori
CHIESA ED EBRAISMO
Giovanni Paolo II ha chiamato gli Ebrei "nostri fratelli maggiori" (Discorso
alla Sinagoga di Roma 1986).
Il Vaticano II ha condannato ogni pregiudizio nei confronti degli Ebrei per la
morte di Gesù: "Quanto è stato commesso durante la sua passione non può essere
imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi né agli ebrei del
nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli ebrei
tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti,
come se ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. La Chiesa, memore del patrimonio
che essa ha in comune con gli ebrei e spinta non da motivi politici ma da
religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le
manifestazioni dell'antisemitismo diretto contro gli ebrei in ogni tempo e da
chiunque" (Nostra aetate 4).
Il Cristianesimo ha le sue radici nell'Ebraismo: la fede cristiana ha ereditato
l'Antico Testamento e continua a nutrirsi di esso; il Figlio di Dio si è fatto
uomo ebreo; la prima Chiesa era ebrea. San Paolo parla dei pagani come
dell'innesto sull'olivo buono dell'ebraismo e delinea il mistero del suo rifiuto
come una occasione per l'entrata nell'eredità promessa ad Abramo di tutti i
pagani (cfr. cap. 11 della Lettera ai Romani).
"La permanenza di Israele (laddove tanti antichi popoli sono scomparsi senza
lasciare traccia) è un fatto storico e segno da interpretare nel piano di Dio.
Esso resta il popolo prescelto 'l'ulivo buono sul quale sono stati innestati i
rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili'. La fede e la vita religiosa del
popolo ebraico così come sono professate e vissute ancora oggi, possono aiutare
a comprendere meglio alcuni aspetti della vita della Chiesa". (Dichiarazione
Segretariato per l'unione dei cristiani - Commissione per i rapporti religiosi
con l'ebraismo, 1985).

ISLAM
Sulla cornice interna della Moschea di Omar vi è una precisazione dottrinale
proprio in polemica coi cristiani: "Gesù non è che il figlio di Maria, l’inviato
di Dio e sua Parola che ha deposto in Maria. Crediamo dunque in Dio e nel suo
inviato e non dite che vi sia una Trinità. Dio è unico, e non può avere figli".
La verità di un Dio che è Trinità e che si è incarnato è ciò che divide l'Islam
dal Cristianesimo; ma proprio questa idea di Dio è la spia della sua origine
divina, a differenza dell'Islam che in fondo è una pura intuizione umana di quel
che si può razionalmente di Dio pensare. Senza incarnazione l’uomo non ha
superato la distanza che lo divide dalla divinità, non può avere Dio come Padre,
ma solo come Signore: l’unico atteggiamento da avere è l’ISLAM, cioè la
sottomissione totale.
"Allah hu akbàr", Dio è il più grande, grida per cinque volte al giorno il
muezzin dall’alto del minareto invitando alla preghiera rituale; un Dio solo,
Allah, santo e separato, intoccabile, è il primo Credo dell’Islam. Il merito
storico dell'Islam è d’aver ricuperato per le popolazioni pagane dell’Arabia (e
oggi per più di un miliardo di uomini) almeno tutto il rigido monoteismo
dell’Antico Testamento.
Maometto, che nasce verso il 570 d.C. alla Mecca, è un uomo ricco di senso
religioso, ma anche di forte capacità politica e manageriale; dal suo contatto
molto superficiale con la Bibbia e con alcune piccole comunità cristiane,
raccoglie elementi dottrinali per una religione semplice, come fondamento
teocratico di una società molto confessionale. Nel 622 fugge dalla sua città,
legata ad un santuario fortemente politeista, la Kà’bah, verso Medina per
iniziare il suo movimento di riforma. Fortune economiche e militari lo rendono
immediatamente forte e quindi uomo di prestigio, dapprima tollerante, poi
chiaramente polemico con Ebrei, Cristiani ed .. estranei. Finché si impone anche
su la Mecca e in seguito su tutta la regione araba. Egli si sente investito da
Dio come ultimo profeta per trasmettere la vera "religione di Abramo", che
tramite il figlio Ismaele riconosce come capostipite. Dio che aveva parlato per
mezzo dei suoi profeti Mosè (e la sua Torah), Davide (e i suoi Salmi), Gesù (e
il suo Vangelo), ultimamente e definitivamente ha parlato agli uomini attraverso
Maometto e il suo Corano.
Appunto al CORANO fa riferimento tutto l’Islam, dettato letteralmente al
Profeta, e quindi immutabile e infallibile. Le rivelazioni, in lingua "araba
chiara", ricevute dal Profeta nel corso di una ventina d'anni, furono
successivamente trascritte e raccolte dai compagni di Maometto (egli stesso era
analfabeta). Fu il califfo Omar (644-656) a compiere una selezione definitiva
dei vari testi e comporre il Corano (che significa "lettura ad alta voce"). E’
composto di 114 capitoli (o súrah) in ordine decrescente di lunghezza. Oltre
alla fede religiosa vi sono contenute norme giuridiche, sociali e familiari.
Tema centrale: Dio è misericordioso verso il peccatore, ma giudice esigente nel
giudizio finale.
L'Islam si fonda su cinque pilastri.
1 - La professione di fede, la sahada ("Allah è l'unico Dio e Maometto è il suo
Profeta").
2 - La preghiera: cinque volte al giorno, quando il muezzin chiama alla
preghiera, in orari ben prestabiliti, rivolti verso la Mecca, dopo aver fatto le
abluzioni. Una volta alla settimana, il venerdì, il giorno sacro dei musulmani,
la preghiera del mezzogiorno è la preghiera congregazionale; uomini e donne non
sono insieme per non consentire le distrazioni dati i frequenti inchini, nei
quali si tocca con la fronte il terreno. La preghiera del mezzogiorno é
importante perché viene recitato il sermone nel quale tra l'altro si prega per
l'autorità costituita. Tutte le rivoluzioni in Islam iniziarono in Moschea
quando l'imam non pregava più per il re, per il sultano, per l'emiro, per il
califfo al potere ma pregava per un altro. Cioé era il momento in cui si sanciva
che era cambiata la direzione del governo; quindi religione e politica sono
molto legate.
3 - Il digiuno nel mese di Ramadàm in cui dall'alba al tramonto per tutte le ore
di luce del giorno è vietato mangiare, bere, fumare, avere rapporti sessuali.
4 - L'elemosina: come la preghiera così l'elemosina non è spontanea, è legale,
una specie di tassa. E' una percentuale sui beni e la sciarìa (la legge
coranica) stabilisce norme precise cui destinarli: ai poveri, per la causa
dell'Islam, per costruire moschee. Eccezione viene fatta se si ha un parente
prossimo bisognoso.
5 - Il pellegrinaggio, hagg, che ogni buon musulmano dovrebbe fare almeno una
volta nella vita alla Mecca se ne ha la possibilità. Ci sono delle società di
mutuo soccorso ed ogni anno si manda qualcuno, che al suo ritorno prende il
soprannome di hagg e spesso dipinge dei murales sulle pareti esterne della sua
casa, nei quali sono raffigurate la nave con la quale si è recato, la K'abah,
ecc. Anche il pellegrinaggio avviene in un mese particolare che è il mese del
pellegrinaggio, alla fine del quale c'è la più grande festa del mondo islamico.
All'uomo musulmano è data la certezza di salvarsi se rispetta la prescrizione
della preghiera, delle elemosine, del pellegrinaggio e del digiuno del ramadam.
Gli imam, che conducono la preghiera e tengono il sermone del venerdì, sono solo
persone più esperte in questioni teologiche. L’integralismo della fede porta ad
un confessionalismo totalizzante e ad una forte intolleranza, poco rispettosa
della coscienza individuale (non separazione tra fede e politica) e della
condizione femminile.
Commento ed esegesi del Corano è la SUNNA, da qui il nome di Sunniti della
maggior parte dei Musulmani. SCIITI (da shià, partito) sono il ramo
secessionista che alla morte di Maometto sostenevano il califfato di Alì, genero
di Maometto. Non essendoci una autorità unica, l'Islam, che è unico nelle fonti,
presenta applicazioni teoretiche e pratiche diverse nelle diverse parti del
mondo; solo il 18% sono arabi; l'80% sono filippini, indonesiani, pakistani...
Nella sottomissione a Dio come stile di vita, troviamo tra i musulmani alcuni
che seguono una linea di ascesi verso Dio fatta di ricerca profonda quasi
mistica. Questi sono chiamati "sufi". Il musulmano ha come missione di portare
l'Islam a tutti gli uomini del mondo.
La Mecca è la capitale spirituale, cui rivolgersi nella preghiera. Nella moschea
si entra a piedi scalzi, come ci richiama l’episodio di Mosè al roveto ardente:
"Togliti le scarpe, perché il luogo dove sei è terra santa". Prima di entrare ci
si purifica con abluzioni rituali; le prostrazioni sono segno di adorazione e
sottomissione. I fedeli portano - anche per le strade - una corona di 33 grani,
da rigirare 3 volte per pronunciare ininterrottamente i 99 attributi di Allah.
Una delle formule sintetiche di fede e preghiera ripetuta prima di ogni azione
è: "In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso".
Le moschee
Le moschee sono il cuore dell’Islam: Gerusalemme, dopo la Mecca e Medina, è la
terza città santa dei Musulmani.
La moschea di OMAR, edificata nel 690, nel suo forte color azzurro contro gli
spiriti malefici, è una delle meraviglie del mondo, per le maioliche esterne;
per mosaici, vetrate, tappeti e cupola di legno dorato all’interno. Si chiama
‘Cupola della Roccia’ perché conserva questa roccia legata al ricordo di Abramo
che sacrificò il figlio Isacco: sarebbe il monte Moriah; storicamente è il luogo
su cui era posto l’altare degli olocausti del Tempio ebraico; infine sarebbe il
luogo della ascensione notturna al cielo di Maometto quando ebbe particolari
rivelazioni divine. A fianco della Roccia, un’urna conserva peli della barba di
Maometto.
L’altra grande moschea è EL AQSA (la più lontana, dalla Mecca), anche questa
grandiosa a sette navate, costruita nel 710 dove sorgeva il portico regio e la
basilica di Erode. Divenne il palazzo dei Re Crociati a Gerusalemme; Saladino ne
fece una grande moschea, definitivamente. Rinnovata da Solimano il Magnifico
(XVI sec.), ebbe gli ultimi rifacimenti nel 1938. (Mussolini regalò le colonne
in marmo bianco di Carrara). Vi sono rimaste decorazioni originali del tempo di
Saladino (1187); un incendio distrusse lo splendido mihrab, pure del tempo di
Saladino. Vi possono stare, e alcuni momenti ci sono, 5000 fedeli alla
preghiera.
Il muezzin
In Gerusalemme la presenza del muezzin che chiama alla preghiera è ...
incombente. Ecco le parole che canta cinque volte al giorno:
Dio è il più grande (4 volte).
Testimonio fermamente che non esiste dio se non Dio (Allah).
Testimonio fermamente che Maometto è l'inviato di Dio (2 volte).
Venite alla preghiera (2 volte).
Venite alla salvezza (2 volte).
La preghiera è migliore del sonno (aggiunta solo all'alba).
Dio è il più grande (due volte).
Non esiste dio se non Dio (Allah).
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Bibliografia
Gabriele Crespi, Giuseppe Samir Eid, L'ISLAM: storia, fede, cultura,
La Scuola, Brescia.
Per un confronto tra cristianesimo e islam, nella loro storia e nei loro
contenuti:
Giovanni Rizzi, CRISTIANESIMO E ISLAM alle soglie del duemila, Centro
Ambrosiano.
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