Guida pastorale di Terra Santa quarto capitolo


LA GALILEA
 

La Galilea è tutta da godere per la sua bellezza e serenità. Serenità del paesaggio: tanto verde, tanto ben coltivato; campi di cotone, filari di eucaliptus, distese di mandorli; tante acque; il lago, la pesca; le alte montagne che fanno da corona al nord, e poi il Giordano, i grandi bananeti di Degania, la fertile piana di Genezaret, l’incantevole vallata di Esdrelon, i kibbutzim.. pieni di vita agricola.
Serenità a taglio domestico anche nell’incontro col mondo umano: villaggi dal clima modesto, secolare; gente cordiale e abbordabile; luoghi storici e archeologici anche a proporzione "umana": affascinante è l’incontro con Cafarnao!
Ma soprattutto serenità nella rievocazione evangelica. Incontriamo il Gesù dell’infanzia, la stupenda realtà della famiglia di Nazaret intuita dalle grotte che vi rimangono, i sentieri percorsi tra i colli dal predicatore col grappolo dei suoi discepoli..., Cana e la famigliola in festa; e poi tutta la vita sul lago, la chiamata dei discepoli, le giornate a Cafarnao, la "balconata" sul lago del "monte" delle Beatitudini, i simpatici momenti di Tabga con la moltiplicazione dei pani e il primato di Pietro. E ancora: la commozione di Naim, la esaltazione del Tabor.
Il lago, soprattutto, è l’incanto di questa Galilea. Il lago di Genezaret, che è rimasto tale e quale come ai tempi di Gesù, autentica reliquia che i suoi occhi hanno contemplato come oggi i nostri: i dolci declivi, le spiaggette col risucchio, le scogliere sassose, le barche che dondolano al sole in attesa della pesca.
Si scopre qui in Galilea una dimensione profondamente personalizzata dell’incontro con Cristo. La vicenda della CHIAMATA dei Dodici, come ci è descritta dal vangelo, ce la fa intuire: "Maestro, dove abiti? Venite e vedrete. - E stettero con lui tutto quel giorno...". Un rapporto che è tutto nella sostanza di una libertà interiore, povera ma essenziale, giocata nell’abbandono totale di ciò che sembra anche necessario (la barca, il banco delle tasse, ..) per seguire un ideale quasi utopico, proposto dal profeta senza appoggi e senza soldi, ma coraggioso e sapiente.

"In passato il Signore umiliò la terra di Zabulon e di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del Mare, oltre il Giordano e il territorio dei gentili. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" (Is 9,1-2).
Il nome Galilea significa "territorio dei gentili", regione molto fertile assegnata alle tribù di Aser, Nèftali, Zabulon e Issacar. Ma fu sempre occupata da potenze straniere - passava la Via Maris -, con grande rimescolamento di razze, per cui al tempo di Gesù la popolazione rappresentava qualcosa di sospetto agli occhi dei Giudei di Gerusalemme, tanto che nel vangelo è registrato il detto:"Non sorge profeta dalla Galilea" (Gv 7,52). Anche il Giudaismo qui si rifugiò dopo la distruzione di Gerusalemme del 70: qui fu redatto definitivamente l'A.T. e il Talmud detto palestinese.

Bibliografia
Per una ricostruzione storica precisa dell'ambiente culturale dell'epoca di Gesù e quindi della sua formazione a Nazaret, vedi:
Giovanni Magnani,ORIGINI DEL CRISTIANESIMO, 2, Gesù costruttore e maestro. L'ambiente: nuove prospettive. Cittadella Editrice, Assisi.


NAZARET

I dati anagrafici ci dicono che "Gesù era il figlio di Giuseppe di Nazaret" (Gv 1,45), e che lo chiamavano "il Nazareno" (Mt 2,23)."Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?" (Gv 1,46), si diceva nei paesi vicini; e invece proprio a Nazaret il Figlio di Dio"pose la sua dimora tra noi" (Gv 1,14),"nato da donna" (Gal 4,4), e visse qui per più di trent’anni la vita quotidiana comune ad ogni mortale."Non è egli il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?" (Mt 13,55).
Qui a Nazaret, in Maria, il cielo e la terra si sono congiunti, divinità e umanità hanno fatto sposalizio, aprendo all’uomo un nuovo destino: è il mistero dell’Incarnazione. Maria diviene Madre di Dio: qui è il primo santuario mariano in assoluto; come corolla di fiore delicato, Nazaret racchiude e offre il più tipico dei misteri cristiani.
La visita a Nazaret parte da uno sguardo d’assieme, dall’alto, sulla città araba (60 mila abitanti, 25 mila cristiani), tagliata nel mezzo dalla via Paolo VI (a lui dedicata dopo la visita del 1964). Una puntata alla città alta (Nazaret Illit, ebraica, in grande espansione), apre lo sguardo sulle colline a est fino al Mt. Tabor. Quindi visita alla fontana della Vergine, nella bellissima chiesa di San Gabriele, ricca di icone. Attraverso il suk, entro la parte più vecchia della città (con botteghe che odorano ancora del lavoro del falegname!), si arriva alla Basilica della Annunciazione, agli scavi dell’antico villaggio col museo, e alla chiesa "della nutrizione", cioè di San Giuseppe.
Nazaret è ricca di molta presenza cristiana: ortodossi, greco cattolici, protestanti e latini. Questi ultimi legati al lavoro pastorale dei Francescani, alle scuole dei Salesiani. Viva è la Chiesa per istituzioni di carità (Ospedale italiano, Opera don Guanella...), e contemplativa (Clarisse, Piccoli Fratelli Jesus Caritas).

LA STORIA

Il cuore di tutta Nazaret è la grotta dell’Annunciazione: graffiti appartenenti alla comunità giudeo-cristiana (II e III sec.) ci testimoniano un culto alla Madonna che risale alle origini; uno di questi dice proprio: "XAIPE MAPIA, Ave Maria". Un museo dei PP. Francescani raccoglie la ininterrotta documentazione archeologica ricuperata dagli scavi compiuti dal 1955 da P. Bagatti. Uno splendido quadro didattico ne sintetizza la storia.

Nazaret al tempo di Gesù era un piccolissimo villaggio adagiato su uno sperone di collina (alt. sul mare 350), al centro di un anfiteatro aperto solo verso est; era costituito da grotte naturali scavate nella roccia viva lungo il pendio che saliva, rifinite sul davanti con pergolati e cortiletti; all’interno piccoli silos sotterranei, anche a più livelli, collegati con scalette e cunicoli, per il deposito delle derrate; fossette rotonde come pressoi, e depositi di giare per olio e vino, nicchie per lucerne; anfratti come ‘mangiatoie’ per il riparo delle bestie; cisterne (con gradini) per l’acqua; all’esterno un piccolo forno casalingo. In cima al villaggio l’unica sorgente, ancor oggi garrula; al centro la modesta sinagoga. Appena più in là la zona cimiteriale. Lo spazio abitato stava quindi tra le due attuali chiese, 'casa di Maria' a sud; 'casa di Giuseppe' a nord. Dai reperti di ceramica il villaggio è abitato molto modestamente dal VI secolo a.C. (anche se nell’A.T. Nazaret non è mai menzionata); quella usata al tempo di Gesù è visibile al museo. La visita agli scavi - soprattutto una grotta appena a nord della Basilica dell’Annunciazione - fa intuire interamente la essenzialità dell’habitat in cui è vissuto Gesù per più di trent’anni.
Giuseppe era artigiano, dicono i Vangeli; il termine greco"tekton" (Mt 13,55) indica un lavoratore del legno, un fabbro o tagliatore della pietra; probabilmente un artigiano di villaggio in grado di risolvere ogni problema pratico. Erode Antipa, all'epoca, cercava operai specializzati per costruire la sua capitale Sefforis , a pochi km da Nazaret; è probabile che Gesù, accompagnando Giuseppe, sia stato un pendolare operaio di queste costruzioni, frequentando un ambiente più aperto del piccolo villaggio di Nazaret.

I primi a divenir cristiani sono i parenti di Gesù. Vivevano d’agricoltura: al tempo di Domiziano questi parenti mostravano i calli sulle mani; e il martire Conone, "parente del Signore" anche lui, morto nel 249, era agricoltore. Erano giudei convertiti, chiamati a lungo “Nazareni” (Cost. Apostoliche); da noi chiamati: Giudeo-cristiani o Chiesa della Circoncisione. Il loro modo di vivere la fede contiene molti elementi del giudaismo: ne è testimonianza visiva il loro speciale battistero: sette gradini che sono i sette doni dello Spirito santo; sei caselle in mosaico per indicare i sei angeli che presiedono i sei giorni della creazione; canaletto per richiamare il Giordano; la pietra nera che rievoca la roccia dalla quale nel deserto scaturì l'acqua; oltre alla fossetta per l’immersione. Sotto la chiesa di San Giuseppe sembra si praticasse il triplice Battesimo, di fuoco, di acqua e di Spirito santo. I Giudeo-cristiani, presenti in Galilea e forti a Gerusalemme, resistettero fino al IV secolo almeno, finendo poi in frange eretiche. In polemica con quel loro triplice battesimo, la Chiesa ufficiale farà professare poi nel Credo: “Professo un SOLO Battesimo per la remissione dei peccati”.

Attorno alla casa di Maria si sviluppò subito uno spazio di culto, una chiesa-sinagoga (con sei colonne) con facciata rivolta a Gerusalemme, probabilmente molto ricca se stiamo ai reperti che ancora oggi possediamo: un battistero scavato nel calcare di stile giudeo-cristiano, un basamento di colonna con il graffito "Kaire Maria", un ‘martyrium’ dedicato al martire del III sec. Conone con propri disegni floreali a colori simboleggianti il Paradiso, splendidi mosaici, uno dei quali detto della ‘Corona’ con monogramma di Cristo, e altri graffiti come invocazioni: "Sul luogo santo di Maria ho scritto..."; un disegno a tratto di un Giovanni Battista che agita una croce cosmica; e ceramica significativa trovata entro il battistero riempito per far da piano alla basilica bizantina.

Dal V sec. (tra il 419 e il 427, epoca di Teodosio II) abbiamo una basilica bizantina a tre navate con annesso monastero; di queste costruzioni ci rimangono abside e mosaici nell’attuale basilica inferiore. Siamo evidentemente ormai in una Chiesa venuta dai Gentili. Distrutta per l’invasione di Cosroe II nel 614 e poi dalla presenza musulmana, la basilica rinasce grandiosa nel 1130: è il principe Tancredi a fare una cattedrale crociata, stile romanico della Borgogna, con capitelli istoriati, di cui ci rimangono ancora sei esemplari stupendi nel museo (forse mai collocati in loco perché era sopravvenuta la distruzione), lunga 75 mt., con annesso monastero. Distrugge tutto il sultano Bibars nel 1263: non rimane che la grotta venerata, ma sempre più spogliata d’ogni segno. I Francescani (qui presenti da documenti del 1546) riescono a trovare proprietà stabile solo nel 1620; e nel 1730 vi costruiscono una modesta chiesa. Durerà fino al 1955, quando iniziano i lavori della basilica attuale, opera dell’arch. Giovanni Muzio, inaugurata nel 1969.

Stessa vicenda è da segnalare per la casa di Giuseppe, o chiesa della nutrizione, più a nord. Sopra i silos, trasformati presto in un ambiente di culto sotterraneo, vi era una casa d’abitazione, e viene costruito un battistero dalle caratteristiche giudeo-cristiane più accentuate. Qui si ricorda la Sacra Famiglia.
Segue l’epoca bizantina, poi una basilica crociata, quindi l’attuale chiesa del 1914. Dai Vangeli apocrifi è sviluppata molto la figura di Giuseppe, morto e sepolto qui a Nazaret: ebbe molta parte di venerazione nella "Chiesa della circoncisione". Al calare di questa, in polemica con questa, la comunità venuta dal paganesimo lasciò cadere il ricordo di Giuseppe. Solo nel Medioevo, e in Occidente, si ricominciò a venerare San Giuseppe.

LA FEDE

Luca 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
Allora Maria disse all’angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l’angelo: "Lo Spirito santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio!".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.

Meditando il mistero dell'Incarnazione

A Nazaret nell’anno 7 avanti la nostra éra, una fanciulla di non più di 15 anni intuì per illuminazione divina che un mistero stava avvenendo in lei: Dio la chiamava a divenire il luogo, nel suo cuore e nel suo corpo, dove inserirsi fisicamente nel mondo come Salvatore, uomo Dio in Cristo Gesù. La lunga attesa dell’uomo di vedere Dio era finalmente finita: Dio in carne ed ossa ora si faceva nostro concittadino per condividere dal di dentro, e poi riscattarla, tutta la nostra esistenza umana.
E’ il mistero dell’Incarnazione, il più tipico del Cristianesimo, che si esprime bene con l’immagine di uno SPOSALIZIO tra divinità e umanità perché la nostra fragile umanità si mescoli e si trasformi in divinità. Scrive sant'Agostino: "L’utero della Vergine fu la stanza nuziale, poiché è là che si sono uniti lo Sposo e la sposa, il Verbo e la carne" (In 1Gv 1,2). Quel giorno l’umanità scoprì una solidarietà inaudita; l’uomo si trovò in casa un parente ricco e potente, che gli cambiò destino:"A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12). Dio assume il tempo, e questo diventa eterno!

Guardando a quel che è avvenuto in Maria, divenuta per il suo sì e l'azione interiore dello Spirito santo, vera Madre di Dio, impariamo anche noi a prolungare nell'oggi quella stessa incarnazione divina, capace di cambiare il destino di ogni uomo e della storia.

LA VERGINITA'
Perché avvenga uno sposalizio è necessario l'incontro di due sì: quello del Verbo di Dio che si fa uomo e dice: "Tu non hai voluto né sacrifici né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Allora io ho detto: Ecco, io vengo a fare, o Dio, la tua volontà" (Eb 10,16-17); e quello di Maria che dice: "Ecco, io sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Il suo sì è come la punta di diamante dell'umanità che si apre a Dio, e la riassume tutta: Maria ... primizia e immagine della Chiesa!
Ella ci sta davanti come modello della nostra fede, capace di accogliere ogni iniziativa di Dio. "Piena di grazia" la saluta l'angelo, e fin dal primo istante della sua esistenza fu tutta per Dio:"Il Signore è con te". E fu, la sua, una progressiva peregrinazione di fede fino ai piedi della croce dove"una spada le trapassò l'anima". Ella fu sposa autentica di un unico Sposo, dal cuore indiviso, vergine tutta per Dio:"Beata te che hai creduto". Trovandola così docile, Dio ha potuto"fare in lei grandi cose".
E' questa disponibilità del cuore la prima condizione a che si attui anche per noi quello sposalizio che ci divinizza: appunto la verginità della fede. Sant'Ambrogio dice che Maria ha generato Dio prima nel cuore con la sua fede che nel corpo con la carne. E sant'Agostino dice addirittura che Maria fu più grande per essere stata discepola di Gesù, che non sua madre. Dirà Gesù: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8,21). E' una grandezza allora più che accessibile anche a noi, una santità alla nostra portata.

LA FECONDITA'
Ed ecco che dall'incontro di due sì, da questo matrimonio, sgorga una fecondità ardita: Dio associa a Sé Maria per renderla partecipe della sua fecondità divina."Lo Spirito santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio". Da vergine sposa Maria diviene madre, Madre di Dio (la "Theotocos"). "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna" (Gal 4,4); e "Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, si fece uomo per la nostra salvezza", "si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14).
E' lo Spirito santo a generare in Maria il Figlio di Dio, come è lo Spirito santo a fare della Chiesa la sposa feconda di Cristo per generare nuovi figli di Dio. E' attraverso il dono dello Spirito santo ricevuto nel battesimo che ognuno di noi diviene figlio di Dio. Non è da noi la fecondità divina, non è nostra capacità la salvezza eterna, cioè l'eredità divina: "Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Gv 3,5). E' nella forza dei Sacramenti, ricevuti con fede, che in noi cresce quella divinizzazione che ci farà alla fine "simili a Lui perché lo vedremo così come Egli è" (1Gv 3,2).
Al tempo stesso è lo Spirito santo a renderci fecondi del divino per generare Dio nel nostro mondo di oggi. E' la missione propria del cristiano: partecipe della fecondità della Chiesa, si tratta di incarnare in ogni situazione l'amore di Dio che chiama a trasformare la nostra umanità in divinità, il tempo nell'eterno! Fede e Spirito santo sono la fonte d'ogni fecondità spirituale nella Chiesa, l'anima di ogni apostolato, la forza e l'efficacia d'ogni testimonianza cristiana.

Non ci resta allora che pregare Maria che renda anche noi capaci di questa sua stessa fecondità del divino per generare - sempre in unione con la Chiesa - ancora Dio nel nostro mondo di oggi.


A MARIA, MADRE DI DIO

O Vergine, Madre di Dio, anello di congiunzione tra l’anelito degli uomini e la risposta di Dio, offrendo al mondo visibilmente il Dio invisibile col dargli un corpo di carne: fa’ della Chiesa e di ognuno di noi generatori di Dio!
Lo Spirito santo ti ha resa feconda della fecondità del divino, per una iniziativa gratuita ed esaltante del Signore che vuole ogni uomo partecipe della sua divinità: rendici desiderosi e orgogliosi di tale fecondità, disdegnando le banali fecondità terrene che generano labilità e insoddisfazione!
Nel tuo cuore con la fede, prima che nella carne, hai generato Dio, offrendoti come serva obbediente al tuo Signore per il suo grandioso disegno: forma in noi un cuore come il tuo, vigile e generoso alla Parola e alla vocazione che il battesimo ci ha dato per generare Dio nel nostro mondo di oggi.
Sempre come partecipazione della fecondità della Chiesa, con la tua protezione di Madre, a servizio del mondo, per il Regno di Dio. Amen.

 

Il mistero della vita nascosta

Una visita significativa è all'angolo dell’ex-Convento delle Clarisse dove Carlo De Foucauld visse per tre anni come portinaio del Convento per condividere materialmente la vita nascosta di Gesù a Nazaret; erano gli anni 1897-1900.
Oggi vi risiede una comunità di Piccoli Fratelli di Gesù (Jesus Caritas di Carlo Carretto da Spello) che vivono nella testimonianza silenziosa la fraternità universale di Fr. Carlo de Foucauld. "La nostra vita - dicono - vuol essere solo un piccolo segno della tenerezza di Dio verso i più poveri".
Si incontra qui al tempo stesso incarnato il SI' dell’abbandono di Maria, mistero centrale di Nazaret; e l’umile, quotidiana strada della santificazione fatta di lavoro e di preghiera che Gesù ha vissuto per 30 anni nella vita nascosta. Nazaret e il suo mistero non sta più nei ricordi, ma nelle persone vive che continuano quello stile di vita.

Chi è Fr. Carlo de Foucauld?

Francese, nato nel 1858 da famiglia benestante, giovinezza dissipata fino a perdere del tutto la fede; militare della "legione straniera", primo esploratore occidentale del Marocco. Conversione a 28 anni: diviene trappista, prima in Francia e poi in Siria.
Ma altro è il suo ideale: imitare Gesù "FINO ALL’ULTIMO POSTO". Lo fa vivendo da povero servo a Nazaret per tre anni (1897-1900); divenuto prete per essere più efficace presenza di Dio, va ad annunciare il vangelo ai più abbandonati, i musulmani del deserto del Sahara. Vive tre anni a Beni-Abbès; quindi inseguendo il suo ideale di essere tra i più poveri ancora, scende a Tamanrasset, nel cuore del deserto, per vivere con i nomadi Touaregh. Per dodici anni condivide la loro vita, aiutandoli in tutto, compreso il preziosissimo lavoro di formular loro, cioè inventare loro la scrittura; un giorno, per sbaglio, in un agguato militare al suo villaggio, viene ucciso come un cane. Ora è là nel deserto, a El Golea, abbandonato, per vivere fino in fondo la parola del Vangelo: "Se il grano di frumento non muore, non può portare frutto". E i frutti ci sono già stati, e molti. Diversi gruppi che si ispirano alla sua spiritualità, tra i quali i Piccoli Fratelli e le Piccole Sorelle di Gesù.
Il cuore della sua spiritualità: l’innamoramento a Gesù (il suo "beneamato"). Per fr. Carlo tutto è partito dal momento della sua conversione: un dono totale di sé a Dio, che per lui si è specificato nell’imitazione di Gesù. A Nazaret ha scoperto la "kenosis", cioè l’annientamento di Cristo nella quotidianità di un villaggio poverissimo; e lui vuol imitare questo Dio che si pone ALL’ULTIMO POSTO.
L’ultimo posto nella scala sociale l’aveva scoperto nel Sahara: e là va, per imitare Cristo che sta con gli ultimi. Divenuto sacerdote "per gridare il Vangelo con tutta la vita", lo vorrà fare "non per i parenti, o i vicini - che è abbastanza comodo; ma per i lontani, gli ultimi, i più abbandonati": appunto i beduini del deserto. E così finisce per diventare "fratello universale" dei negri, dei berberi, degli arabi, dei musulmani, di ... tutti gli uomini più bisognosi. Come è l’amore di Dio "che non fa preferenze di persone", e "fa piovere la pioggia sul campo del buono e del cattivo...".

Bibliografia
Jean Fr. Six - Itinerario spirituale di Ch. de Foucauld. Morcelliana.
Jean-Jacques Antier, Charles de Foucauld, Piemme.

Gesù nella sinagoga di Nazaret

Della sinagoga del tempo di Gesù, dove è ambientato Lc 4,16-30, da Lui frequentata per trent’anni per il culto del sabato, e dove vi ha frequentato la scuola, non è più reperibile niente. Il posto sembra essere quello dell’attuale ‘moschea bianca’, per la tenace continuità del ‘luogo sacro’ che i semiti rispettano: all’arrivo dei musulmani nel 638 passò di religione.

Luca 4,16-30
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui.
Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!».
Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Il precipizio era probabilmente il piccolo salto che sta a sud dell'attuale basilica. Già dalle stampe del secolo scorso (vedi foto qui sotto) si intravede il villaggio posto tra due piccole valli ora occupate dalle due strade, una che scende da Casa Nova e l'altra l'attuale via Paolo VI a est della basilica.
Si ricorda alle porte di Nazaret anche una chiesetta detta Santa Maria del Tremore e un "monte del precipizio", ma sono tradizioni tardive che non tengono più conto della topografia all'epoca di Gesù.

Il Museo Francescano

Non può mancare a Nazaret la visita agli scavi fatti negli anni '50 per mettere in luce il livello del tempo di Gesù; qui vi è annesso un bel Museo. Da vedere: un quadro didattico mostra la stratificazione delle varie chiese succedutesi in loco (sopra la Grotta Santa e sopra la casa di Giuseppe); la base di colonna della chiesa-sinagoga del II-III secolo con inciso Kaire Maria; varie iscrizioni con invocazioni della medesima epoca, e un S. Giovanni Battista con croce cosmica in mano; la ceramica di epoca erodiana; un busto di san Pietro con in mano il modellino della basilica crociata del Santo Sepolcro; i capitelli crociati di bel stile gotico (forse mai posti in opera perché giunta improvvisa la distruzione) raffiguranti storie di Gesù e Pietro, e infine molte stampe di Nazaret lungo i secoli. E' possibile acquistare un volumetto ben fatto che presenta tutta la storia di Nazaret e l'archeologia.

La fontana della Vergine

In fondo al villaggio (200 metri verso nord) c'è la Chiesa di san Gabriele (parrocchiale ortodossa) con bella iconostasi del 1700. Una cripta medievale conserva la sorgente che poteva essere anche il lavatoio del villaggio, cui certamente Gesù e Maria ogni giorno andavano a prendere acqua. 'Ain Sitti Mariam’ la chiamano ancora oggi gli arabi. Il Protovangelo di Giacomo dice che qui apparve dapprima l'angelo Gabriele come invito a tornare a casa, dove poi avvenne l'Annunciazione. Sul fondo della piccola abside v’è una tela che riproduce Maria con nel seno il piccolo Gesù.

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