Guida pastorale di Terra Santa quinto capitolo


IL LAGO
 

Il lago è l’ambiente naturale - rimasto tale e quale - scelto da Gesù per il suo primo ministero: Cafarnao divenne la "sua" città (Mt 9,1). Ogni angolo oggi rievoca pagine evangeliche fresche ed emozionanti.
Il lago è a 212 mt. sotto il livello del Mediterraneo, in una fossa geologica molto calda, pupilla azzurra in un’iride verde, tanto le sue acque sono risorsa di vita con vegetazione tropicale. Lungo 21 km. e largo 11, profondo 50 metri, è molto pescoso; ha una forma di arpa (in ebr. kinnor). La città principale oggi è Tiberiade, centro termale già dai tempi di Erode Antipa che la fondò nel 18 d.C.
Gesù non vi venne mai, perché città pagana; il suo apostolato si svolse nella fertile pianura di Genezaret, sulla sponda nord-occidentale dove sorgenti d’acqua dolce ne fanno ancor oggi un giardino ricco di banane, palme, agrumi e ulivi. Ai tempi di Gesù la città di Magdala era il centro commerciale più vistoso: vi si lavorava il pesce in salamoia. Ora il luogo è segnato da alcuni scavi dei Francescani: la cittadina è scivolata entro il lago per bradisismo. Il suo ricordo è legato a Maria Maddalena. La pianura si prolunga oltre un dosso in una località chiamata "Heptapegon" (settesorgenti), e più a nord fino a Cafarnao. E’ propriamente questo più stretto anfiteatro, alle spalle del lago, il luogo in cui Gesù scelse i suoi primi discepoli, annunciò il Regno di Dio, fece i primi segni della novità salvifica che veniva a iniziare tra gli uomini. Oggi è qui ricordato il luogo delle Beatitudini, della moltiplicazione dei pani, del primato di Pietro, e tutto il soggiorno di Gesù a Cafarnao.

Al lago è legato il mistero della CHIAMATA: "Venite con me, vi farò pescatori di uomini. E quelli abbandonarono le reti e lo seguirono subito" (Mc 1,16-20). Gente semplice, senza grandi numeri, ma limpida e generosa che ha saputo dire di SI’. Dio fa grandi cose con chi si fida di Lui. La chiamata di Pietro è emblematica: Lc 5,4-11. Gesù dice: getta le reti. E Pietro: ma come? Ho lavorato tutta la notte e non ho preso nulla.., chi è più esperto di me del mio mestiere...!? Ogni uomo dice: chi è più esperto di me delle mie cose e della mia felicità? Lo diceva anche Adamo, non fidandosi di Dio. "Però, sulla tua parola, getterò le reti". Ecco, se lo dici Tu, mi fido, rischio la mia vita. E Dio non delude mai, come ha fatto qui con l’abbondante pescagione di Pietro!

 

Luca 5,1-11
Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
 


Sul lago
 
E' uno dei momenti più suggestivi. Si sale su un battello tutto di legno che riproduce esattamente una delle imbarcazioni usate al tempo di Gesù e recentemente scoperta in fondo al lago (ora nel museo di Ghinossar). A metà traversata si fermano i motori e nel silenzio meditativo ci si lascia cullare dalle onde, rivivendo quei medesimi momenti di Gesù sul lago coi discepoli.

Sul lago Gesù, solo coi suoi, RIVELA la sua divinità; l’attraversava spesso, qui a nord, forse per andare con Pietro a Betzaida, suo paese natale. Una volta Gesù sulla barca dorme stanco; si muove il mare per un forte vento, i discepoli sono in difficoltà: "Signore, salvaci!" (Mc 4,35-41). Dio finge sempre di dormire in mezzo alle burrasche della nostra storia, è lì che sonnecchia, ma con l’occhio attento a che noi lo invochiamo. Ha solo bisogno di una nostra richiesta di aiuto... e tutto si placa. "Non s’addormenta il tuo custode", dice il salmo 120. E i discepoli concludono: "Ma chi è dunque costui? Anche il vento e le onde del mare gli obbediscono!".

 

Marco 4,35-41
In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».
 


Un’altra volta i discepoli lo vedono luminoso e raggiante - come dopo la risurrezione - camminare sul mare dietro la barca: Mt 14,22-31. "Signore, dimmi di venire verso di te", dice Pietro. Eco del nostro desiderio di essere coraggiosi discepoli di Gesù. "Ma vedendo la forza del vento, ebbe paura...". - "Signore, salvami!". "Gesù lo afferrò con la mano e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?". Si tratta di allungare la mano per stringere quella di Gesù..., perché "senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5). Dice il profeta Isaia: "Non è mai troppo corta la mano di Dio per salvare" (59,1). - "Tu sei veramente il Figlio di Dio!".

 

Matteo 14,22-33
Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E‘ un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».
 


Dall’altra parte del lago v’è una località chiamata Kursi: un monastero bizantino messo in luce dagli scavi, con abside, archi e mosaici, segna dal V secolo il ricordo dell’episodio dell’indemoniato di Gerasa: Lc 8,26-33. Era la regione della Decapoli, zona pagana. Una di queste città era Hippos, i cui ruderi sono appena sopra il kibbutz Ein Gev, a metà sponda orientale, sotto le alture del Golan. Qui di solito si arriva, dopo la traversata suggestiva sul battello, a mangiare il "pesce di San Pietro": è zona di pesca, con reti al sole ad asciugare. Ci viene alla mente la parola di Gesù: "Il regno dei cieli è simile ad una rete gettata in mare, che raccoglie pesci d’ogni genere. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, seduti, raccolgono i pesci buoni nei canestri e separano i cattivi dai buoni e li gettano nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti" (Mt 13,47).

Il "pesce di San Pietro" è una specie di carpa; il riferimento è a Mt 17,24-27 dove Pietro pesca un pesce con dentro la bocca una moneta.

Parecchi sono i riassunti dell’attività di Gesù attorno al mare: miracoli, discorsi, conversazioni private coi suoi: Mc 3,7-11.
In particolare i "discorsi in parabole" sono ambientati attorno al lago: Mt 13; Mc 4 e Lc 8.


TABGHA

Scrive la più antica pellegrina di Terra Santa, la monaca Eteria, nel suo diario del 395: "Non lontano da Cafarnao si vedono i gradini di pietra, sopra i quali stette il Signore. Ivi pure, sopra il mare, vi è un campo erboso coperto di molte erbe e palmizi e, presso di essi, sette fonti emettono ciascuna acqua abbondantissima: in questo campo il Signore saziò il popolo con cinque pani e due pesci. La pietra poi, sopra la quale il Signore stette, è diventata altare... Inoltre sul monte vicino vi è una grotta, salendo alla quale il Signore pronunciò le Beatitudini". Siamo quindi in un posto di grande "concentrazione evangelica". Alla testimonianza letteraria corrisponde perfettamente la scoperta archeologica, che qui ha messo in luce, oltre alla chiesetta del Primato, un conventino con chiesa del IV secolo costruito sopra una grotticella venerata; e più sotto il ricco complesso musivo della chiesa della Moltiplicazione dei pani.

La moltiplicazione dei pani

Un mosaico del VI secolo, con due pesci e un paniere di pani segnati da croce, è richiamo alla moltiplicazione dei pani. Sta sotto l’altare d’una chiesa ricostruita negli anni ’80 esattamente sul perimetro e nella forma di una basilica bizantina del 480, i cui mosaici bellissimi conservati fino ad oggi sono stati ricollocati in loco. Precedentemente, nel 350, vi era stata costruita una cappella (le cui fondazioni si vedono ancora), distrutta da un terremoto. Qui la continuità di culto si traduce addirittura in un ritorno al medesimo spazio (pavimentazione e struttura architettonica) di epoca bizantina.
La moltiplicazione dei pani è narrata ben sei volte nel vangelo; segno di una sua importanza fondamentale.

 

Giovanni 6,1-15
Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
 


"C’è qui un ragazzo che ha cinque pani e due pesci..": forse era la sua povera merenda di quel giorno. Il Signore gliela chiede; è poco, ma è tutto quello che ha. Gesù usa sempre del nostro poco, ma che sia tutto, per fare le sue meraviglie...!! Quel "pane vivo disceso dal cielo" è la persona stessa di Gesù che va accolto nella fede; ma è un nutrimento che giunge a noi attraverso il dono eucaristico del suo corpo: "Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,51). E’ il grande discorso che Giovanni ambienta nella sinagoga di Cafarnao, ma prendendo proprio spunto dalla moltiplicazione dei pani fatta qui.

Dalmanuta
Entro la proprietà dei Benedettini tedeschi alla Moltiplicazione dei pani, si scende verso il lago: un pergolato ricopre un sasso come altare; è luogo di contemplazione e preghiera, per la messa o il vespero al tramonto, veramente affascinante!


IL PRIMATO DI PIETRO

Appena dietro la basilica, tra fresche acque sorgive, si scende al lago là dove una scogliera e una rada sembrano fare da porto naturale a barche di pescatori: "Gesù si trovava sulla riva. Stava in piedi e la folla si stringeva attorno per poter ascoltare la parola di Dio. Vide allora sulla riva due barche vuote: i pescatori erano scesi e stavano lavando le reti. Gesù salì su una di quelle, quella che apparteneva a Simone, e lo pregò di riprendere i remi e allontanarsi un po’ dalla riva. Poi si sedette sulla barca e si mise a insegnare alla folla" (Lc 5,1-3). Forse proprio da qui Pietro e compagni partivano per la pesca, e qui Gesù li chiamò a diventare pescatori di uomini: Lc 5,4-11. "Ed essi lasciarono tutto e lo seguirono".

Fu una avventura meravigliosa seguire Gesù: Pietro vi si gettò a capofitto con tutta la carica emotiva di un cuore sincero. Ma un giorno si ritrovò ancora qui deluso e sconfortato, e con lui i suoi compagni. "Simon Pietro disse: io vado a pescare. Gli altri risposero: Veniamo anche noi". L’aver lasciato le reti e abbandonato tutto era stato un bel sogno giovanile. Ora tutto era finito: Gesù l’avevano messo al cimitero. Bisognava ritornare alle barche, arrangiarsi con le proprie mani e il proprio mestiere. Altro che fidarsi dell’utopista predicatore di Galilea! "Uscirono e salirono sulla barca. Ma quella notte non presero nulla". Quella antica pesca miracolosa della prima chiamata se l’erano scordata. Gesù allora rifà la lezione: "Gettate la rete.. e troverete" (Gv 21,1-17). Era dopo la risurrezione: Gesù appare all’alba sulla scogliera (era la terza volta che lo incontravano vivo!); riconforta i suoi e conferisce il Primato a Pietro: "Se mi ami ... pasci!". Paolo VI venne qui nel ’64 ed ebbe sempre a cuore questo santuarietto - costruito già dal IV secolo e ricostruito più volte - proprio sopra la scogliera, detta "Mensa Christi, dove Gesù mangiò il pesce arrostito con i suoi". Ora se ne è fatto un posto molto accogliente: si può entrare nell’acqua, dove delle pietre scolpite in forma di cuore sollecitano anche al pellegrino una professione d’amore come quella di Pietro.

 

Giovanni 21,1-17
Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E' il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.
Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle»
 



LE BEATITUDINI

Una antica grotta, già venerata nel IV secolo con chiesa, monastero e mosaici del V e VI secolo, segna forse - secondo la testimonianza di Eteria - "il monte dove Gesù passò tutta la notte a pregare. Quando fu giorno, radunò i suoi discepoli e ne scelse dodici e diede loro il nome di apostoli" (Lc 6,12-13).

Appena sopra vi è oggi un angolo tutto italiano, con chiesa ottagonale che ricorda le otto Beatitudini, e ospizio tenuto da Suore Francescane. Qui si gode come da stupenda balconata la vista di tutto il lago. Tra l’ombra di palme e grandi ficus è angolo raccolto per celebrare una delle messe più suggestive a rievocazione del "discorso del monte" nel quale Matteo raccoglie tutto l’insegnamento morale di Gesù che, come nuovo Mosè sul monte, promulga la legge della Nuova Alleanza.

 

Matteo 5,1-12
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». .
 

Luca ha una versione parallela di queste Beatitudini (6,20-26): "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi".

Proclamano giunto ormai il Regno di Dio, Dio finalmente volta pagina, riscatta i poveri e giudica i ricchi. Matteo mette in luce gli atteggiamenti interiori ( "Beati i poveri in spirito..") per essere cittadini del nuovo Regno, che ha criteri così diversi e discordi dai criteri di successo del mondo; eppure alla fine i criteri vincenti sono quelli di Gesù - povero, mite, misericordioso, ricercatore della giustizia di Dio, puro di cuore, e perciò emarginato, che il Padre riabilita risuscitandolo da morte! Questo fatto fonda oggi ogni reale giudizio di valore al di là dell’apparenza mondana, dell’opinione prevalente, delle mode ...: fonda lo stile del cristiano nel mondo!

Riflessione sulla povertà evangelica

La prima Beatitudine sintetizza tutte le altre. Cosa significa: "Poveri in spirito"? Che cosa è la povertà evangelica?

Nella Bibbia ritorna spesso un binomio a definire l'atteggiamento di Dio nei nostri confronti: GRAZIA E MISERICORDIA, la sua gratuità nel donarci ogni cosa e il suo perdono per ricrearci dalla colpa. Grazia e misericordia sono il cuore di Dio per noi, e gli argini entro i quali si muove la nostra vita.

GRAZIA
Tutto è dono gratuito in noi, dalla vita con le sue meravigliose ricchezze fisiche e spirituali, alla chiamata soprannaturale ad essere figli ed eredi di Dio. Tutto è grazia, premura e generosità: a noi il compito di riconoscerlo. Per questo l'atteggiamento costante del credente è fare "eucaristia", cioè ringraziamento.
Probabilmente a questo sentimento di stupore, di accoglienza e di dipendenza gioiosa voleva alludere Gesù quando parlava di diventare come bambini: "Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso" (Mc 10,15). Per cui il primo contenuto del peccato dell'uomo è sentirsi padrone di sè, misconoscendo il dono che è e che ha tutto da Dio. Tagliandoci il cordone ombelicale che ci lega a Dio, il peccato porta la morte!
Emblema di un cuore invece che sa riconoscere il dono di Dio è Maria che nel Magnificat riconosce in sé e nella storia che tutto avviene per iniziativa gratuita di Dio. Lei stessa dall'angelo Gabriele è chiamata non per nome, ma "kecharitomene", cara a Dio, la tutta amata, la "piena di grazia", cioè piena del dono gratuito di Dio. Ecco anche la nostra miglior definizione, il nostro vero nome davanti a Dio: KECHARITOMENE; anche ognuno di noi è oggetto dell'amore di Dio che si dona per arricchirci di Sé. San Paolo, guardando tutta la sua vita, la sintetizzerà così: "Per grazia di Dio sono quello che sono" (1Cor 15,10).

MISERICORDIA
Ma al dono gratuito di Dio l'uomo risponde di no. Fin da Adamo l'uomo vuol fare da sè, ed è la sua rovina. Allora propriamente il disegno di Dio sulla nostra storia è incentrato su un Redentore, su un gesto di riscatto e di perdono. Il cuore più profondo e vero di Dio è la MISERICORDIA. La Bibbia usa per Dio il termine "rachamim" (Ger 31,20) che indica le viscere materne, quell'amore del cuore di mamma invincibile anche di fronte al figlio più disgraziato!
La seconda povertà allora è riconoscere che noi alla fine saremo salvati dal perdono, non dai nostri meriti o dalle nostre opere. E' tutta la teologia di Paolo sulla salvezza attraverso la fede in Cristo redentore; o la polemica di Gesù nei confronti dei farisei che pretendevano di "essere giusti" (cfr. Lc 18,9-14 - la parabola del fariseo e del pubblicano). Proprio questa pretesa di salvarsi con le proprie opere buone è il secondo contenuto del peccato che Gesù ha censurato nella finale della parabola del figlio prodigo.
E' una povertà più difficile da accettare, perché alla fine è riconoscere l'eccedenza del dono di Dio rispetto ad ogni nostro impegno (cfr. parabola degli operai chiamati a diverse ore e pagati tutti con la "gratuità" di un denaro, Mt 20,1-16). Non che non servano le nostre opere buone; ma sono solo condizione (verifica di sincerità), non causa di salvezza. Solo una vera maturità spirituale fa cogliere che noi alla fine siamo sempre infedeli a Dio e meritiamo solo il suo perdono!

Grazia e misericordia: la povertà secondo la fede, o la povertà che è la fede!



CAFARNAO

Cafarnao è il luogo più affascinante e più difficile di questa Galilea splendida. Gesù la scelse come sua "parrocchia", vivendo qui i primi tempi del ministero, trovandovi accoglienza e traendone i suoi discepoli. E’ una città dissepolta in questi anni da p. Virgilio Corbo, dopo che un terremoto nel 746 la distrusse completamente. Quanto oggi è messo in luce ci riporta quindi direttamente a quell’epoca, molto vicina a quella di Gesù.
Ma la grande scoperta di Cafarnao è la "casa di Pietro", il luogo sicuro dove Pietro abitava, con la suocera guarita da Gesù, e dove quindi avrà certamente alloggiato Gesù stesso in quei mesi passati in città!
Infine vi è la sinagoga: quella che vediamo oggi è del V secolo d.C., molto solenne; ma certamente costruita sullo stesso luogo di quella del tempo di Gesù, più modesta, i cui resti sono stati ritrovati proprio sotto il pavimento dell’attuale.

IL VILLAGGIO ANTICO

Cafarnao era una cittadina di confine, con una guarnigione romana (cfr. Mt 8,5-9) comandata da un pio centurione (cfr. Lc 7,5) e un posto di dogana, di cui conosciamo il funzionario, Matteo-Levi (Mt 9,9). Passava di qui la "Via maris": tra i reperti archeologici vi è un cippo miliare. Era abitata da pescatori e agricoltori: si vedono ancora grosse macine per l’olio e il grano.

Gli scavi ci danno una idea più precisa della planimetria: una via principale scende al lago, sulla quale si aprono stradette trasversali che delimitano piccoli quartieri. Questi a loro volta sono costituiti da quattro o cinque "case" patriarcali (o matriarcali): un cortile con porticato coperto di fogliame (cfr. l’episodio del paralitico: Mc 2,3-4), entro il quale si svolge la vita giornaliera di tutto il clan; per la notte ogni monofamiglia ha un suo localino per dormire (cfr. il racconto dell’amico importuno, Lc 11,5-7), quattro stuoie messe sul pavimento in un corridoio di non più di due metri di larghezza. Le case, costruite con blocchi di basalto nero a secco, non avevano nè intonaco nè pavimenti: l’acciottolato rimasto dà l’idea del come va ambientata la parabola della moneta persa e ritrovata (Lc 15,8-9). Notare le rozze basse finestre e le scalette per le quali si saliva al porticato o sopra le case per respirare di sera.

LA CITTA’ DI GESU’

Gesù venne a Cafarnao (Mt 4,13-16), che divenne la "sua" città (Mt 9,1); Marco vi descrive giornate intere (Mc 1,21-39; 5,21-43), punto di partenza del suo apostolato (Mc 1,38; 4,17; Lc 4,43 ss.). Molte toccanti guarigioni avvennero a Cafarnao: la donna malata di flusso di sangue e la risurrezione della figlia dodicenne del capo della sinagoga, Giairo (Mc 5,21-43): "Talità kum"; quella del servo dell’ufficiale romano (Lc 7,1-10), dell’uomo posseduto dal demonio (Mt 7,28-29), dell’uomo dalla mano inaridita (Lc 6,6-11); e, per prima, quella della suocera di Pietro (Mc 1,29-31), nella cui casa Gesù trovò ospitalità almeno per un anno e mezzo. Caratteristico è l’episodio del paralitico portato da quattro amici e calato con funi dalla tettoia entro il cortiletto di casa stipato di gente (Mc 2,1-12): qui Gesù compie il gesto come prova della sua missione divina di perdonare i peccati.

Cafarnao riservò accoglienza e successo per Gesù: spesso si parla di folle; e di gente che sembra lo capissero, tanto da identificare in essa la sua nuova famiglia ("Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli...?", Mc 3,33-34). Da qui trasse i suoi discepoli più cari, compreso quel Matteo esattore di tasse (Mt 9,9-13); a loro, in casa, riservava confidenze e spiegazioni particolari (Mc 4,10 e Mt 13,10-12) e li educava nelle discussioni e litigi interni al gruppo (Mc 9, 33-35: chi fosse il più grande! e Mt 17,24-27 circa le tasse da pagare).

Ma Cafarnao fu anche luogo di amare delusioni: dopo il grande discorso del "pane di vita" (Gv 6), ambientato da Giovanni proprio qui nella sinagoga, in cui Gesù si presenta come "il pane vivo disceso dal cielo" da accogliere anzitutto nella fede e poi nel segno dell'Eucaristia ("la mia carne da mangiare"), "molti discepoli, sentendo Gesù parlare così, dissero: Adesso esagera! Da quel momento molti discepoli di Gesù si tirarono indietro e non andavano più con lui. Allora Gesù domandò ai dodici: Forse volete andarvene anche voi? Simone gli rispose: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna" (Gv 6,60-71).

E alla fine Gesù non mancherà di rimproverare Cafarnao: "E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora esisterebbe. Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua" (Mt 11,23-24).

LA CASA DI PIETRO

Mentre le altre case del villaggio rimasero immutate per secoli, il piccolo vano abitato da Pietro, e quindi da Gesù, subì, già dagli anni 60, numerose trasformazioni, proprio per l’attenzione e il culto ivi praticato. I muri furono intonacati, poveramente e ingenuamente affrescati, le ruvide massicciate del pavimento furono ricoperte in battuto di calce. Sulle pareti furono incisi graffiti con invocazioni a Pietro e a Gesù. Tra i calcinacci che più tardi formarono il fondo dei mosaici bizantini (ancor oggi visibili nel giardino) si ritrovarono ceramiche di epoca erodiana. Si sviluppò una fervente comunità Giudeo-cristiana. Nel IV secolo tutta l’area fu delimitata da un muro di cinta (oggi visibile); la casa di Pietro subì modifiche per essere allargata ad un flusso più numeroso di devoti: era appunto una "domus ecclesia" (si vedono ancora i pilastrelli che sostenevamo un arco a sostituire una parete tolta per allargare il frequentato luogo di culto); finché nel V secolo si costruì una basilica a doppio muro ottagonale con abside, opera ormai della Chiesa di origine gentile.
Siamo quindi in un luogo tra i più sacri, capace di rievocare con assoluta verosomiglianza la condizione di vita del "Figlio dell’uomo", venuto a condividere davvero "l’ultimo posto" nella povertà della nostra condizione umana. Oggi un nuovissimo santuario (1990) - detto "Memoriale di San Pietro" - valorizza ed esalta questo che è un luogo evangelico tra i più sicuri.

 

Marco 1,29-39
Usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
 


Marco 2,1-17
Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».
Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì. Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?». Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i
malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».
 


"Io sono il pane vivo": il discorso di Cafarnao
Giovanni 6,48-68

«Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? E‘ lo Spirito che dá la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il
Santo di Dio».

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