| Guida pastorale di Terra Santa | sesto capitolo |
AL FIUME GIORDANO
Il battesimo di Gesù
ricordando il nostro battesimo

Marco 1,9-11
In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da
Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su
di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio
prediletto, in te mi sono compiaciuto».
Proprio là dove il lago finisce e il Giordano comincia è tradizione recente
ricordare il Battesimo di Gesù e il nostro Battesimo. E’ angolo di frescura tra
secolari eucaliptus, dove il fiume color smeraldo inizia la sua lunga corsa (300
km. in una valle di cento) fino al Mar Morto. Giovanni Battista con ogni
probabilità battezzava sotto Gerico, alla fine del Giordano, luogo ancor oggi
segnato da una cappella francescana. Ma dal 1967 è zona militare, interdetta ai
pellegrini.
Giovanni Battista predicava alle folle con parole forti come quelle di Elia;
amministra un battesimo di penitenza per avere il perdono dei peccati; annuncia
uno più forte di lui, che battezzerà "in Spirito santo e fuoco" e agirà con la
potenza del giudice finale. Ma, sorpresa: anche Gesù, con la folla, riceve un
Battesimo e prega. Sopra di lui, uomo tra gli uomini peccatori, il cielo si apre
e scende su di lui lo Spirito, e una voce proclama: "Tu sei il mio Figlio,
quello amato, in te mi sono compiaciuto". Dio Padre dunque ha voluto un Messia
così: suo Figlio amato, uomo tra peccatori, dotato di forza divina che, come il
Servo di cui aveva scritto Isaia 42, userà non per bruciare i peccatori, ma per
la loro salvezza.
In quelle acque, incolonnato dietro e dentro la fila dei peccatori che vogliono
aprirsi all’annunciato Regno di Dio, Gesù di Nazaret esprime la sua
disponibilità piena al progetto di Dio. Rappresenta la sua scelta, che poi
maturerà nel deserto non dei criteri umani devo fidarmi, ma di quelli di Dio,
anche se rischiosi e diversi. Il suo battesimo di penitenza davanti a Giovanni
Battista esprime fortemente questa conversione alla volontà di Dio. E Dio
accetta questa sua disponibilità, e lo consacra inviandogli lo Spirito, in forma
di colomba, e proclamando ufficialmente: "Questi è il mio Figlio!".
Tale è il nostro battesimo: conversione ad accogliere il progetto di Dio, e
risposta di Dio col farci suoi figli e consacrarci ad una missione profetica
speciale. Proprio qui rinnoviamo la Professione di fede battesimale. Vedi a
pagina 245.
ALLE SORGENTI DEL GIORDANO

Il Giordano nasce ai piedi del monte Ermon da tre sorgenti (Dan, Panias e
Asbani); una di queste è BANIAS. Gesù un giorno ritornava da un giro in terra
Fenicia (Libano), e fece sosta a questa frescura; una roccia imponente si
staglia davanti; gli venne spontaneo dire a Pietro: "Tu sei Pietro, e su di te,
come su una pietra, io costruirò la mia Chiesa". Era la zona di Cesarea di
Filippo, Gesù aveva indagato tra i suoi sulle opinioni che correvano tra la
gente circa la sua missione; e Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente!". E' su questa fede di Pietro che viene edificata la Chiesa.
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Matteo 16,13-19
Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi
discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Risposero: “Alcuni
Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Disse
loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il
Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la
carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io
ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte
degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei
cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò
che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
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Molto della storia biblica è legata al Giordano, fiume sacro (e vitale ancora
oggi) per Israele. Come un nuovo Esodo è cantato in Giosuè 3 il passaggio del
Giordano a conclusione della lunga marcia nel deserto dopo la liberazione
dall’Egitto.
E liberazione emblematica è quella narrata in 2Re 5,1-14: Nahaman il Siro per la
parola di Eliseo e il semplice bagnarsi sette volte al Giordano, viene liberato
dalla lebbra. Dio agisce sempre con mezzi semplici, nei Sacramenti della Chiesa
come nelle mediazioni umane...: "Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole.."
(1Cor 1,22-29); basta obbedirgli con fiducia.
Per fare memoria di ciò, ci bagniamo qui sette volte anche noi nel Giordano.
IL TABOR
Ecco il Tabor. Un grosso panettone che chiude la vallata, alto 588
mt. sul livello del mare, coperto di verde, in cima la basilica rivolta a
oriente, ai piedi come greggi a riposo tre villaggi dalle bianche case a
terrazza. Uno di questi è Daburieh, che nel nome ricorda ancora Debora. L’epopea
di questa straordinaria profetessa è nel libro dei Giudici cap. 4-5: Barak,
accompagnato da Debora, raccolto un esercito ai piedi del Tabor, scese nella
vallata di Esdrelon contro Sisara e lo sconfisse al torrente Kishon. Siamo nel
1100 a.C. al tempo della prima conquista. L’inno che ne segue è tutto un canto
di trionfo e di gioia di fede nel Signore che libera sorprendentemente i suoi,
usando della debolezza di donna (Debora prima e poi Giaele).
Si sale con dei taxi fino in cima. Passata la "porta dei venti", residuo
crociato, si entra in uno spiazzo chiuso a fortezza da mura di Saladino. Domina
al centro la grande basilica recente, fatta negli anni trenta dall’arch.
Barluzzi, con facciata a tre cappelle per richiamare le tre tende di cui parla
San Pietro. Attorno alla basilica è l’antico monastero benedettino crociato,
dalle spesse mura; ricerche archeologiche hanno messo in luce le tre piccole
chiese bizantine, delle quali son rimasti abside e altare. Ma già all’inizio del
III secolo Origene identificava il Tabor come il monte della Trasfigurazione.
Gesù aveva incominciato a parlare della sua passione: Mc 9,21-23. Pietro ne era
rimasto scandalizzato, e aveva ricevuto un forte rimprovero: "Vai via, lontano
da me, satana, perché tu non parli secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Anzi,
Gesù aveva proseguito: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce
e mi segua.." (Mt 16,21-25). Il destino di Cristo, come del suo discepolo, passa
dalla passione e morte per arrivare alla risurrezione. Un paradigma difficile da
capire e accettare. "Ma essi non compresero.." (Mc 9 30-32). "Gesù allora prese
con sè Pietro, Giacomo e Giovanni...": Mt 17,1 ss.
In questo luogo suggestivo, che ispira l’incontro con Dio, si celebra il Mistero
della Trasfigurazione.
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Matteo 17,1-8
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li
condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo
volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco
apparvero loro Mosè ed Elía, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: "Signore, è bello per noi restare
qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elía". Egli
stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed
ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto. Ascoltatelo".
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da
grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse loro: "Alzatevi e non
temete". Sollevando gli occhi non videro piú nessuno, se non Gesù solo. Parola
del Signore.
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Meditando il mistero della Trasfigurazione
Nell'incontro con Dio l'uomo si trasfigura, e come già Mosè dopo il colloquio
con Dio aveva un volto raggiante, così Gesù nell'incontro col Padre squarcia il
velo e fa balenare la "gloria" che l'attende dopo la prova.
Gesù nella sua preghiera sta "parlando con Mosè ed Elia della sua dipartita (del
suo ESODO) che avrebbe portato a termine a Gerusalemme" (Lc 9,31). L'esodo cioè
della morte-risurrezione, il passaggio difficile dalla obbedienza della croce
alla glorificazione in cielo. In questo "conversare" di Gesù con le Sacre
Scritture (La Legge e i Profeti rappresentati da Mosè ed Elia), egli scopre il
suo destino ultimo, quel che sta oltre il guado duro della morte, la sua
esaltazione alla destra di Dio. La conferma della strada giusta intrapresa
nell'abbandono al disegno del Padre sta in quell'intervento della Voce: "E dalla
nube - segno della presenza di Dio - uscì una voce: Questi è il Figlio mio,
l'eletto: ascoltatelo!".
Pietro, Giacomo e Giovanni saranno quei medesimi apostoli che dovranno
incontrare Gesù al Getsemani, stravolto dal dolore dell'agonia; avevano bisogno
di scoprire prima qualcosa della "gloria" nascosta entro quell'umanità fragile e
perseguitata di Gesù, per poterne sopportare poi lo scandalo della croce!
Il prefazio della messa della Trasfigurazione dice perché la Chiesa vuol
riproporci questo mistero: "Cristo preparò così i suoi discepoli a sostenere lo
scandalo della croce, e anticipò nella trasfigurazione il destino mirabile di
tutta la Chiesa, sua sposa e suo corpo, chiamata a condividere la sorte del suo
Capo e Signore". Si parla allora del destino della Chiesa, cioè di noi, di una
nostra esperienza della Trasfigurazione, anzi di una Trasfigurazione anche per
il nostro corpo.
Questa è esattamente l'immagine sintetica della esperienza cristiana:
trasfigurare, trasformare gradualmente la nostra umanità in divinità; si tratta
di una progressiva divinizzazione, una conformazione sempre più profonda a
Cristo per divenire con Lui partecipi alla gloria. Scrive San Paolo: "Noi tutti,
a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo
trasformati in quella medesima sua immagine, di gloria in gloria, secondo
l'azione dello Spirito del Signore" (2Cor 3,18).
Allora oggi - come qui è avvenuto per Gesù - abbiamo bisogno di un anticipo di
coscienza di quella trasfigurazione e di quel destino che toccherà anche a noi,
una intuizione sicura, dataci nella fede, che al di là della sofferenza e della
morte ci aspetta un destino di cielo, la certezza cioè che anche "questo nostro
corpo corruttibile si vestirà di incorruttibilità e questo corpo mortale si
vestirà di immortalità" (1Cor 15,54); perché " se lo Spirito di Colui che ha
risuscitato Gesù dai morti abita in noi, Colui che ha risuscitato Cristo dai
morti darà vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che
abita in noi" (Rm 8,11). Cioè un esodo definitivo anche per noi dalla condizione
mortale a quella celeste.
NAIM
Appena dietro Afula, su di un pianoro ai piedi del cosiddetto Piccolo Ermon,
circondato da campi pieni di mandorli (in primavera è tutto un fiore bianco,
gaio e promettente), sta il villaggio di NAIM, umile e povero, ma tanto caro al
cuore del credente, per quell’episodio di umanità commossa vissuto da Gesù, come
segno della sua potenza divina messa a disposizione per il riscatto della nostra
fragilità di uomini.
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Luca 7,11-16.
In seguito si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i
discepoli e grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco che
veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente
della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse:
«Non piangere!». E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono.
Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!». Il morto si levò a sedere e
incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. Tutti furono presi da timore
e glorificavano Dio dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha
visitato il suo popolo». La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e
per tutta la regione.
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"Non piangere...", dice Gesù; "Non temere", ripete spesso la
Bibbia: io sono con voi! "E se Dio è con noi chi sarà contro di noi?". Qui, a
una madre distrutta, Gesù restituisce un figlio risorto; a Cafarnao, al capo
sinagoga aveva restituito una figlia dodicenne risuscitata; più tardi sarà la
volta di Lazzaro: Cristo salva l’uomo fin dal fondo del suo annullamento, cioè
dalla morte!
Ai piedi del Tabor Gesù restituisce sano un figlio epilettico a suo padre
disperato; la gente rimaneva incantata e andava ripetendo: "Davvero Dio è venuto
a salvare il suo popolo" (Lc 7,16).
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Marco 9,14-29
E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che
discutevano con loro. Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse
a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». Gli
rispose uno della folla: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno
spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i
denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono
riusciti». Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a
quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E
glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il
ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando. Gesù interrogò il padre:
«Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi,
spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi
qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è
possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: «Credo,
aiutami nella mia incredulità». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla,
minacciò lo spirito immondo dicendo: «Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci
da lui e non vi rientrare più». E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì.
E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «E‘ morto». Ma Gesù,
presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi. Entrò poi in una casa e i
discepoli gli chiesero in privato: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».
Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo,
se non con la preghiera».
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LA GALILEA OCCIDENTALE
E' la zona più verde di tutto Israele, con vallate magnifiche, coltivate, con
colline tutte ammantate di sempreverdi mediterranei: è anche la zona più
industrialmente sviluppata, e meglio abitata.
Il Carmelo
E' una stupenda collina lunga 25 km. che corre verso il mare costeggiando a
sud la vallata di Esdrelon. In cima (522 mt.) alla punta estrema ovest sul
promontorio che si spinge nel mare da sopra la grande città di Haifa, sta un
caro santuario mariano, entro il convento di "Stella Maris": è la chiesa della
Madonna del Carmelo e della grotta di Elia.
La figura di Elia è grandissima nella tradizione biblica, ancor oggi viva anche
tra i Musulmani che vengono qui a raccomandare i loro bambini appena nati. Qui
vi è una delle grotte della sua orazione eremitica e della sua scuola profetica.
Elia è l’uomo della fede pura nello Jahvismo, nella drammatica lotta contro ogni
idolatria. Bisogna leggere la sfida ai 450 falsi profeti e la vittoria del vero
Dio: "Solo Jahvè è Dio!".
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1Re 18,20-39
Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Elia si
accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete con i due piedi?
Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo
non gli rispose nulla. Elia aggiunse al popolo: «Sono rimasto solo, come profeta
del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Dateci due
giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza
appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza
appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò
quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!».
Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e cominciate voi perché
siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il
fuoco». Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono il nome di Baal
dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non si sentiva
un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno all’altare che
avevano eretto. Essendo già mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro
dicendo: «Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è
soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si
sveglierà». Gridarono a voce più forte e si fecero incisioni, secondo il loro
costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il
mezzogiorno, quelli ancora agivano da invasati ed era venuto il momento in cui
si sogliono offrire i sacrifici, ma non si sentiva alcuna voce né una risposta
né un segno di attenzione.
Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi!». Tutti si avvicinarono. Si sistemò
di nuovo l’altare del Signore che era stato demolito. Elia prese dodici pietre,
secondo il numero delle tribù dei discendenti di Giacobbe, al quale il Signore
aveva detto: «Israele sarà il tuo nome». Con le pietre eresse un altare al
Signore; scavò intorno un canaletto, capace di contenere due misure di seme.
Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse:
«Riempite quattro brocche d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed
essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto.
Disse ancora: «Per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. L’acqua
scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. Al momento
dell’offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di
Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo
servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispondimi, Signore,
rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il
loro cuore!». Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le
pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutti si
prostrarono a terra ed esclamarono: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».
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Dal 1200, con San Brocardo, con alterne vicende vivono qui i Carmelitani, che da
Elia presero spirito contemplativo e svilupparono poi la grande devozione alla
Madonna, vero fiore di questo Carmelo, (carmelo in ebraico significa: "giardino
di Dio" ). Alla Madonna della contemplazione raccomandiamo tutta la nostra vita
di spiritualità.
Megiddo
E' il paradiso degli archeologi, uno dei teatri più importanti
della storia antica. Domina tutta la valle di Esdrelon.
E' una fortezza distrutta e ricostruita almeno 20 volte nella sua storia; del
periodo cananeo rimane un esemplare di altare rotondo (circa XXV sec. a.C.) con
sassi non lavorati (cfr. Es 20,25); celebre la descrizione di una vittoria di
Tutmosis III nel 1468 a.C. raccontata sulle pareti del tempio di Karnak; quel
che rimane in superficie risale come fortino militare al re Salomone, rifatto
poi da Acab a metà del IX sec.; gli Assiri ne fecero la capitale della Galilea.
Qui fu sconfitto il pio re Giosia dal faraone Necao nel 609 a.C. Punto di difesa
della "via maris", era divenuto per antonomasia luogo di battaglie, fino ad
essere ricordato dall’Apocalisse (16,16: Armaghedon ) come il luogo dello
scontro finale tra il Bene e il Male alla fine della storia. Introduce bene
l’ottimo Museo; si conclude la visita con l’attraversare il tunnel che riforniva
d’acqua la cittadella da fuori le mura.
San Giovanni d’Acri
Cittadina ebraica, ma tutta araba nel suo vecchio nucleo. Ha un suo tell antico;
durante il periodo ellenista si chiamò Tolemaide. Atti 21,7 ricorda un passaggio
di Paolo a salutare la comunità cristiana.
Ebbe il suo massimo sviluppo nel periodo delle Crociate (quando si chiamò: Acre,
Acri), per essere stato un porto con la forte presenza delle città marinare
italiane, Genova, Pisa e Venezia (di qui passò anche Marco Polo). Fu
definitivamente conquistata dai Mamelucchi nel 1291, anno in cui finì la
presenza crociata. Napoleone l'assediò nel 1799 per 60 giorni, ma fu sconfitto;
portò i soldati feriti al Carmelo dove, coi frati, furono tutti trucidati (una
piccola piramide davanti a "Stella Maris" ricorda l'episodio).
Si visita la Moschea eretta da El Giazzar ("il macellaio") nel 1781: il minareto
filiforme gioca con le flessuose palme del cortile, circondato da bel porticato.
La moschea riproduce in piccolo Santa Sofia di Istambul. Nei sotteranei del
cortile vi sono le fondamenta a volte della grande chiesa crociata dedicata a
San Giovanni, ora cisterne per l'acqua.
Si visita la Cittadella CROCIATA: era il centro direzionale dell'Ordine
Ospitaliero dei Cavalieri di San Giovanni, oggi di Malta. Entrando, a destra le
sette sale dei cavalieri, una per nazionalità: Auvergne, Inghilterra, Francia,
Germania, Italia, Provenza, Spagna; poi un chiostro con a fianco forse il
dormitorio (in grande restauro a cura dell'Unesco); poi la "cripta", o
refettorio, di stile romanico ma con copertura a ventaglio gotico, coi segni del
fiordaliso della casa reale francese; infine si esce da un passaggio segreto che
andava verso il mare; non senza attraversare altro vasto ambiente (ancora da
restaurare) che poteva essere l'ospedale.
Si attraversa il suk verso il porticciolo nuovo; quindi il khan "delle Colonne",
un singolare caravanserraglio turco costruito sopra un convento d'epoca
crociata, dal chiostro intatto; si passa alla vista-mare sui muraglioni che
costituivano il quartiere pisano; e infine il porto antico ormai insabbiato. Qui
si lavora bene il rame sbalzato.
Nel 1219 sbarcò San Francesco d’Assisi per raggiungere Damietta in Egitto,
predicarvi il vangelo e cercare il martirio; non riuscì nell'impresa, ma pose le
fondamenta di quella presenza francescana che si rivelò poi tanto
provvidenziale.
Sefforis
A pochi chilometri da Nazaret, una tradizione identifica Sefforis (chiamata
poi dall'imperatore Adriano Diocaesarea) come la patria di Gioachino e Anna, e
quindi di Maria; vi sono resti di un monastero crociato, oggi riutilizzato da
una comunità religiosa.
Di certo c'è che Erode Antipa nel 3 a.C. ne fece una grossa città, con un
teatro, una bella strada lastricata e splendide ville con mosaici ancor oggi ben
conservati (nella città alta un triclinio con scene di Bacco e un volto di
donna, chiamato oggi la Monna Lisa di Galilea ; nella villa in città bassa scene
che rievocano il Nilo, con un nilometro e scene di amazzoni a caccia).
Forse qui Giuseppe, l'artigiano, con Gesù, vi venne a lavorare. Forse Gesù
frequentò il teatro, stando alla allusione che fa "agli attori di scena"
(hupokrites) riferito ai capi religiosi (Mc 7,6). Fu quindi una esperienza di
apertura culturale per Gesù che abitava nel piccolo e chiuso villaggio di
Nazaret.
Fu centro della prima resistenza ebraica contro Roma, e poi sede di maestri
ebraici che completarono la Mishnah (200 circa d. C.). Segue una presenza
cristiana bizantina e crociata con chiese e una fortezza (oggi utilizzata come
museo). Da qui partì l'esercito crociato contro Saladino dove fu sconfitto ai
Corni di Hattin il 4 luglio 1187.
Corni di Hattin
Alle spalle della valle dell'Arbel che guarda il lago, stanno questi due
corni dove 1200 cavalieri sostenuti da 16 mila fanti diedero battaglia a
Saladino (sultano d'Egitto e di Siria, con 60 mila soldati) e proprio attorno a
queste due punte fu l'ultima difesa dei Crociati; furono sconfitti e massacrati,
sfiniti anche dal caldo e dalla mancanza d'acqua. Finiva così il Regno latino di
Gerusalemme, iniziatosi il 15 luglio 1099. Rimase solo Akko, che fu conquistata
da Baybars nel 1291.
Sostegno delle Crociate furono le strutture militari degli Ordini Cavallereschi,
organismi ricchi e potenti che fornivano cavalleria disciplinata: gli
Ospitalieri (1113) e i Templari (1128). Di questi ultimi - che da San Bernardo
di Chiaravalle ricevettero le Regole - si conserva sulla spianata del tempio il
refettorio (ora Museo Islamico). Rimangono in tutta la regione ancora molti loro
castelli (Belvoir, Monfort, Nimrod). Un terzo Ordine militare fu quello dei
Cavalieri Teutonici sorto durante la terza crociata (1189-1192).
CANA DI GALILEA
Nella parrocchia cattolica le ultime ricerche fatte da P. Alliata
hanno messo in luce testimonianze di una presenza di culto già in epoca
prebizantina (una cisterna, abitazioni del I sec. sotto l'attuale sacrestia, un
mosaico in aramaico forse pavimento di una chiesa-sinagoga), e poi reperti
bizantini (un'abside, una grossa giara di pietra e una tomba del V sec.) e
crociati. Già all'epoca di Girolamo a Cana si ricordava il primo miracolo di
Gesù (Ep. 31 di Paola). L'attuale chiesa (ormai ristrutturata) fu consacrata nel
1906 alla presenza di Angelo Giuseppe Roncalli poi papa Giovanni XXIII.
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Giovanni 2,1-11
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la
madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel
frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più
vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la
mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti
ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le
riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al
maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua
diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo
sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse:
«Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello
meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede
inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi
discepoli credettero in lui.
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Qui si celebra l’atteso e promesso SPOSALIZIO tra la divinità e l’umanità:
Cristo, lo Sposo, è finalmente in mezzo alla umanità; l’ha assunta in sè
trasformandola da labile in eterna, donandole la sua ricchezza divina, come a
propria Sposa, che è la Chiesa. Il vino saporoso dei beni messianici è offerto
in abbondanza; l’eterna alleanza è compiuta, non senza la mediazione di Maria.
L'amore di un uomo e di una donna in tutta la Bibbia è segno dell'amore di Dio
per il suo popolo. Ma ora che lo Sposo è qui, lui diviene il modello d'ogni
amore, compreso quello coniugale: "Voi, mariti, amate le vostre mogli come
Cristo ha amato la Chiesa" (Ef 5,25). Il matrimonio sacramento è segno e
strumento dell'amore di Cristo: l'un coniuge per l'altro e tutti e due per i
propri figli ne divengono incarnazione. Questa propriamente è la loro missione.
Maria s'accorge di un bisogno da nessuno prima avvertito. Lei vede fino in fondo
le necessità vere della nostra vita, come madre attenta e premurosa. E ci
indirizza a Gesù: "Fate quello che Lui vi dirà". Questa è l'ultima parola messa
in bocca a Maria, come un suo testamento.
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Il secondo miracolo di Cana: Giovanni 4,46-54
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi
era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito
che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di
scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non
vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette:
«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Và, tuo
figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise
in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo
figlio vive!». S'informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli
dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre
riconobbe che proprio in quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e
credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo miracolo che Gesù
fece tornando dalla Giudea in Galilea.
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La vocazione di Natanaele: Vi è ancora una chiesetta latina dedicata a San
Bartolomeo (Natanaele):
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Giovanni 1,45-51
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando
lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i due
discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e,
vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che
significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono
dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano
circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era
Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e
gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse
da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio
di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».
Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo
e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno
scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret».
Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli
rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco
davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi
conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto
quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di
Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti
avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli
disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di
Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».
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ATTRAVERSANDO I CAMPI,
VERSO IL LAGO
Si esce a nord di Nazaret. Si attraversa la cittadina di Cana di Galilea. Ora la
strada prende verso est attraversando una vallata dove i terreni coltivati sono
strappati a fatica a rovi, sassi, cespugli e piante selvatiche. Gesù per
sentieri attraversava questi campi coi suoi discepoli, e prendendo spunto
dall'ambiente avrà incominciato a dire....
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La parabola del seminatore:
Mt 13,3-9; seguito: Mt 13,18-23.
Gesù parlò loro in parabole e disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. E
mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la
divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra;
subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole,
restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e
le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e
diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi
intenda».
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Le parabole sembrano piccole storielle semplici di vita domestica; ma hanno
sempre qualcosa che suona strano per chi le ascolta con attenzione. E' la spia
dell'insegnamento che vogliono trasmettere. Qui è davvero strano il
comportamento di un seminatore così prodigo da gettare seme anche su terreni che
non sono coltivati. Dice la prodigalità di Dio nell'offrire a tutti gli uomini i
suoi doni, dichiara l'abbondanza della sua Parola gettata là anche dove non
troverà d'attecchire. Dio dà sempre più credito all'uomo di quanto meriti.
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La parabola della zizzania:
Mt 13,24-30. Seguito: Mt 13,36-43.
Un’altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un
uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano
venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi
la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi
andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon
seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un
nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a
raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con
essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme
fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: 'Cogliete
prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece
riponetelo nel mio granaio'».
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Questa parabola vuol rispondere a due domande sul problema del male: perché il
male nel mondo, da dove deriva, se Dio è buono? e: Perché Dio non interviene ora
a togliere il male?
Dio ha fatto due grandi scelte - essendo persona libera -, impensabili da noi,
sorprendenti; la prima: ha come voluto limitare la sua onnipotenza per dare
spazio alla nostra libertà; e la rispetta questa nostra libertà fino a vedersi
sciupare il suo disegno sull'uomo e sul mondo. Da questa libertà deriva il male
nel mondo, non senza essere sollecitato e organizzato dal "nemico", satana.
Seconda scelta: Dio ha come voluto scadenzare la sua giustizia al ritmo della
misericordia, nell'attesa (e nel sollecitare) un ravvedimento! E alla fine
giustizia ci sarà.
Bibliografia, per saperne di più:
Bruno Maggioni, Le parabole evangeliche, Vita e Pensiero, Milano.
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Kibbutz LAVI
Kibbutz, che vuol dire "gruppo", "assemblea", è il villaggio nato
dall’ideale sionista di trasformare questa terra e di realizzare una comunità
umana completamente egualitaria (comunismo) in uno stile di volontarismo
profetico che superi gli schemi della proprietà individuale e sviluppi al
massimo l’aspetto sociale e comunitario. Il kibbutz è fondato sui principi della
solidarietà, della messa in comune della produzione e dei proventi, e della
assoluta uguaglianza dei suoi membri. Il primo è nato a DEGANIA (il fiordaliso),
nel 1909: oggi Degania è uno dei villaggi più floridi della valle del Giordano.
Una assemblea generale convocata una volta la settimana distribuisce il lavoro e
i vari servizi: scuola, lavoro, servizi culturali. Scuole primarie e sanità sono
ben curate. La terra è demanio statale; ogni kibbutz è chiamato ad essere
autosufficiente. Ci sono edifici per la comunità (cucine, pasti assieme, sale e
biblioteche per momenti comuni); e poi ciascuna famiglia ha una propria casa
modesta, dove generalmente non vive neanche coi propri figli, per lo più da tre
anni assemblati nelle istituzioni comunitarie. I giovani oggi sentono un po'
dura questa vita rigidamente d'insieme: solo una superiore motivazione ideale di
solidarietà li può fermare in kibbutz. E' da qui che escono i sabra (sabra è una
specie di fico d'India, dolce ma con scorza irta di aculei; è l'immagine
dell'ebreo nato qui.. e rafforzato con l'esercizio di tanti anni di guerra!);
Il Kibbutz Lavi è religioso: lega i suoi membri anche una fedele osservanza del
Giudaismo, e ha al suo centro una bellissima Sinagoga moderna che ci aiuta a
rievocare quella di Cafarnao: un'aula centrale con ai lati i matronei per le
donne, il tabernacolo di fondo conserva i rotoli della Torah, nel mezzo il banco
per la lettura e il commento della Parola. Dal tempo della riforma di Giosia
(622 a.C.) tutto il culto fu concentrato nel Tempio di Gerusalemme; distrutto il
Tempio, gli Ebrei ora non hanno più né sacrificio né sacerdozio. La sinagoga è
solo luogo di lettura della Bibbia e di preghiera.
Fuori della sinagoga, i 12 simboli delle 12 tribù di Israele: sotto un
baldacchino qui si celebrano i matrimoni della comunità. Davanti alla sinagoga
la biblioteca; al tempo di Gesù, a Cafarnao, era la scuoletta del paese.
Qui si vive d’agricoltura e di turismo, coltivando industrialmente le ampie
vallate attorno al cucuzzolo di colle sassoso trasformato ora in un paradiso
terrestre di verde, piante, fiori e uccelli d’ogni specie.
Oggi i kibbutzim sono circa 250, in questa forma di collettivo agricolo (3%
della popolazione); esiste un’altra forma di cooperativa agricola più larga, a
proprietà divisa, detta Moshav (40 % della popolazione), con in comune i mezzi
di produzione e la commercializzazione (cfr. le nostre cooperative bianche).
Questi sono circa 350, con una media da 60 a 100 famiglie.
I kibbutzim costituiscono ancora il sindacato economico più potente in Israele
per la forte organizzazione di distribuzione e di vendita dei prodotti di una
agricoltura che è all'avanguardia nel mondo. All'origine del paese sono stati la
fucina della generazione che ha conquistato questa terra (Moshè Dayan, Golda
Meir da Degania): da agricoli si erano anche attrezzati come militari per la
conquista, in particolare per scoraggiare la presenza britannica con atti di
terrorismo, e poi come prima forza di conquista nella prima guerra araba.
Oggi hanno avuto una evoluzione, e oltre all'agricoltura gestiscono direttamente
ambienti di accoglienza, hotels e ristoranti; in particolare molti giovani
vengono d'estate a vivere una esperienza nel kibbutz.
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