Guida pastorale di Terra Santa settimo capitolo


VERSO GERUSALEMME



"Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme" (Lc 9,51).

Ciò che vogliamo ora fare anche noi!

Attraversando la Samaria

Normalmente Gesù, nel passare dalla Galilea a Gerusalemme, percorreva la valle del Giordano; questo per non aver fastidi dai Samaritani. E’ un viaggio ancor oggi molto bello: si esce a est, dopo Afula, lungo la vallata di Esdrelon fiancheggiando i monti di Gelboe, che ricordano la disfatta di Saul e la morte di Gionata. Davide ne fece un'elegia molto accorata: "O monti di Gelboe, non più rugiada né pioggia su di voi né campi di primizie, perché qui fu avvilito lo scudo degli eroi.... Gionata, per la tua morte sento dolore, l'angoscia mi stringe per te, fratello mio Gionata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me più preziosa che amore di donna" (2Sam 1,21-26). Più oltre si incontrano le sorgenti di Gedeone con la sua vittoria sui Madianiti (Gdc 7). Proprio qui in fondo alla valle vi era la cittadina di Yzre’el, casa di campagna dei re di Samaria; è il luogo della violenta usurpazione della vigna di Nabot fatta da Gezabele al tempo di Achab, e delle relative invettive del profeta Elia (1Re 21). Chiude la valle la città di Bet Shean, "porta" di questo paradiso terrestre che è la fertile Galilea. Città antica, nel suo tell si registrano 18 insediamenti. Nel periodo ellenista-romano si chiamò Scitopoli, avendo poi nel periodo bizantino un forte sviluppo di vita cristiana. La valle del Giordano in questa sua prima parte è molto ben coltivata; sfuma poi in colture più povere quando si entra in Cisgiordania, fino a inaridirsi più a sud verso Gerico.

La dorsale centrale attraversa la valle di Esdrelon e si dirige diretta a sud incontrando a Genin le prime colline della Samaria. Qui si ricorda la pagina di

Lc 17,11-19: la guarigione dei dieci lebbrosi.
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!”.

Più sotto si incontra Tell Dotan, dove Giuseppe fu venduto dai fratelli (Gen 37,17). E poi Betulia, la città di Giuditta che uccide Oloferne (Gdt 7). Per giungere nel cuore della Samaria, proprio alla capitale, oggi sito archeologico di nome Sebastieh.

Era l’anno 880 a. C. quando Omri la fondò (1Re 16), su un colle a corona d’un vasto anfiteatro, arricchendola di palazzi e vita lussuosa. Ne abbiamo una eco nelle sferzanti pagine del profeta Amos (capp. 4 e 6), contro idolatria e ingiustizia sociale.
4,1-2: Ascoltate queste parole, o vacche di Basàn, che siete sul monte di Samaria, che opprimete i deboli, schiacciate i poveri e dite ai vostri mariti: Porta qua, beviamo! Il Signore Dio ha giurato per la sua santità: Ecco, verranno per voi giorni, in cui sarete prese con ami e le rimanenti di voi con arpioni da pesca. Uscirete per le brecce, una dopo l’altra e sarete cacciate oltre l’Ermon, oracolo del Signore.
5,21-24: Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni; anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco i vostri doni e le vittime grasse come pacificazione io non le guardo. Lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo! Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne.
6,1.4-7: Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Essi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi.

L’archeologia ha messo in luce gli avori che ornavano il palazzo e le fatture d’accompagnamento dei viveri pregiati che vi si consumavano. Ma presto vi piombò la rovina (2Re 17): nel 722 Sargon II distrusse la città e - come aveva predetto il profeta Michea (1,6) - ridusse "Samaria a un mucchio di rovine, a un terreno arido per piantare una vigna", fino "a far rotolare le sue pietre verso il fondovalle". E’ lo spettacolo che oggi si contempla appena a sinistra dei ruderi dell’acropoli romana, altro segno di una civiltà finita. Era stato Erode il Grande a voler risuscitare Samaria con grandi costruzioni romane tipo viale del mercato, basilica, foro e grande tempio al dio Augusto, con teatro e ippodromo. Sono i resti archeologici oggi visitati, in quella che fu la nuova Samaria (o Sebaste) del Nuovo Testamento, ricordata al cap. 8 degli Atti degli Apostoli per l’episodio di Simon Mago e l’attività missionaria del diacono Filippo.
Piú oltre si attraversa la moderna città di Nablus, vivace centro palestinese, già patria di San Giustino nel secondo secolo. Alle sue porte, a sud, si apre la piana di Sichem, in mezzo a due monti caratteristici: l’Ebal brullo e roccioso, e il Garizim, montagna sacra ai Samaritani.

Chi sono questi Samaritani?
 
Oggi il ceppo originario è molto immiserito, sono circa 300 (si sposano tra loro degradando la qualità etnica). Religiosamente riconoscono solo il Pentateuco; avendo ancora il "sacerdozio", celebrano la Pasqua secondo gli antichi riti dell’Esodo, cioè col sacrificio dell’agnello. Ciò che i Giudei più non hanno, dopo la distruzione del Tempio nel quale si era dai tempi di Giosia concentrato tutto il culto. La sinagoga infatti è oggi solo luogo di preghiera. L’origine però della polemica e dello scisma dall’Ebraismo di Gerusalemme, e quindi del loro centro di culto alternativo sul monte Garizim, risale al 722 con la distruzione di Samaria da parte degli Assiri. Questi, dopo aver deportato la popolazione locale, vi immisero coloni assiri, mescolando così la razza ebraica. Gli Ebrei di Gerusalemme li considerano da allora dei "bastardi"; da qui la divisione e l’ostilità ancor molto viva al tempo di Gesù.

Sichem è uno dei luoghi più ricordati nella Bibbia: Abramo vi pose il suo primo altare (Gen 12,6-7), quando nel lontano diciottesimo secolo a.C. venne dal nord della Siria. Qui a Sichem Giacobbe acquistò un terreno, vi scavò un pozzo ed eresse un altare (Gen 33). Qui dopo un anno dall’ingresso nella Terra Promessa Giosuè fece rinnovare l’Alleanza sinaitica a tutto il popolo venuto dall’Esodo (Gs 24). Qui ancora è la tomba venerata di Giuseppe, il patriarca riportato dall' Egitto.

E proprio qui a Sichem c’è il pozzo di Giacobbe, profondo 40 metri: lì Gesù si sedette ad attendere la Samaritana. E’ uno dei luoghi più significativi; si scende a bere quest’acqua con l’emozione di trovarsi davanti a Gesù e di partecipare al suo dono che ci offre...!
Già nel IV secolo un santuario in forma di croce copriva il pozzo, così al tempo Crociato. Gli zar della Russia iniziarono una grande basilica sopra il pozzo; la rivoluzione bolscevica del 1917 la lasciò a metà. Ora si sta completando la chiesa.

LA SAMARITANA, Giovanni 4,3-26
Gesù lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?”. Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Le disse: “Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”.
Gli replicò la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo”.
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: “Che desideri?”, o: “Perché parli con lei?”. La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”. Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. Ma egli rispose: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?”. Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”.
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

L’episodio della Samaritana ci tocca da vicino. Gesù, stanco, a mezzogiorno, si siede ad attendere questa donna; ne segue una schermaglia, finché Gesù arriva al cuore, e converte, fino a farne un’evangelizzatrice! E’ esattamente l’itinerario nostro di conversione: dal nostro difenderci di fronte a Dio, a divenire suoi discepoli e apostoli!
Capita sempre così! Agli appostamenti di Dio giungiamo sempre per caso, distratti, ...magari supponenti, come la Samaritana. Iddio ci è abituato, e con pazienza snoda il discorso fino ad arrivare al nocciolo, e .... colpire al cuore. Di Lui non c’è da dubitare. E’ di noi - per via appunto di quella supponenza - che ci dobbiamo preoccupare. Io ho già l’acqua, io ho pure il secchio, io ho la mia ragione, la mia scienza, ... la mia religione! "Va' a chiamare tuo marito..!". Svesti la tua corazza, la tua sicurezza! Se non arrivi fin qui, è inutile. "I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità".
Qui si tocca un problema esistenziale tremendo: la nostra sete di felicità e riuscita nessun’acqua terrena la può saziare; solo l’acqua che zampilla fino alla vita eterna. Dio ci ha chiamati a diventare simili a Lui, o... è il fallimento. Ma di fronte a un tale destino - a una tale acqua, che è la vita divina - ci pare di andare verso il TROPPO. Troppo più grande è il dono di Dio rispetto a quello di cui noi ci accontenteremmo: Dio è un Padre che offre molto di più di quello che l’uomo sogna di felicità. "Forse noi ci saremmo accontentati di tre locali più servizi, invece Dio ci propone le infinite praterie del Cielo".
"Se tu conoscessi il dono di Dio.., saresti tu a chiedere a me..!". Quando uno incomincia a capire che DIO VEDE E VUOLE IL MIO BENE PIU’ DI QUELLO CHE IO NON VEDA E VOGLIA DI ME, allora cambia atteggiamento, si vergogna di continuare a dissetarsi a cisterne screpolate e corre a questa acqua di fonte viva che Dio gli offre. Credo che la cosa migliore sia qui pregare, su questo pozzo certamente reliquia sicura su cui Gesù si è seduto. Ora è seduto due metri più in là, nel tabernacolo della cripta ortodossa che racchiude il pozzo.

Signore, io ho sete!
Signore, io ho sete! A mezzogiorno della mia vita ti sei seduto stanco ad attendermi sul pozzo di quell’acqua che zampilla fino alla vita eterna. Finalmente, dirai!
No, non conosco quest’acqua! Il mio palato è abituato al sapore di altre acque - dolci, non lo posso negare - ma che fanno venire più sete di prima. Il peccato chiama peccato: e alla fine appiattisce ogni gusto. Forse abbiamo cisterne screpolate ..!
E poi, ce l’hai tu il secchio per attingere? Molti gridano che il tuo secchio non serve, che la fede è un narcotico per deboli, che la vita è altra cosa dalla messa festiva, che solo il progresso e il potere sazian le brame più vere! E il dubbio mi viene. Ho sete, Signore, ma non proprio di te!
O forse è un bluff! Ostento la mia sicurezza dinanzi la gente, mi mostro indifferente e trasgressivo al club degli amici; .. ma quando tu mi denudi fin nel fondo del cuore, mi scopro povero e vergognoso, insicuro e solo, bisognoso di tutto come un bambino. E' solo quando arrivo fin qui che cerco un'altr'acqua, e ho sete!
"Se tu conoscessi il dono di Dio ...", mi dici sospirando. E’ vero, ho sempre avuto paura di Te, come del vigile che multa e proibisce, come del giudice che condanna e punisce ... Poco conosco di Te come padre e fratello, sposo e Signore amante dell’uomo. Con volto forse sbagliato, ti ho più volte incontrato. Ho sete, dammi la tua acqua!
"Un’acqua che disseta per sempre..."; lo credo, Signore! Almeno Tu non sei sofisticatore; non vendi acqua inquinata. Conosci e vuoi il bene dell’uomo, più di quanto egli sappia di sé. E non hai interessi: il tuo guadagno è l’uomo che viva, che riesca, che sia felice, della tua stessa infinità di gioia e di vita, per una libera scelta di comunione con te. Non lasciarmi mancare questa tua acqua!
E alla fine non la posso tenere per me. Troppi nella mia città attendono quest’acqua. Voglio correre loro incontro. Non pretendo che credano. Non è una grand’acqua la mia. Desidero che ascoltino solo l’invito, per arrivare fino a Te. Sono persuaso che alla fine ti terranno ben gelosamente ospite nella loro città.
Signore, io ho sete: fa’ che io presto non abbia più sete in eterno! Amen.


Verso Gerusalemme

Da Sichem il viaggio verso Gerusalemme diviene tutta una preparazione spirituale alla Santa Città, attraverso regioni che sono piene di ricordi biblici: l’antico santuario di SILO, legato alla figura del profeta Samuele e all’Arca dell’Alleanza, centro della Lega delle tribù al tempo dei Giudici. Quindi il santuario di BETEL, legato a Giacobbe (Gen 28), luogo poi di culto pagano, dove Amos e Osea proclamarono le loro invettive.

Giunti a RAMALLAH si ricorda a El Bireh l’episodio di Gesù disperso al tempio a dodici anni (Lc 2,41-52), perché punto di sosta delle carovane che partivano da Gerusalemme.

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Poi, quando sulla destra si incontra il piccolo aeroporto, si è già nella municipalità della grande Gerusalemme.

Precedente Indice Successivo