Guida pastorale di Terra Santa ottavo capitolo


SALIAMO ALLA SANTA CITTA'!



Salire a Gerusalemme rappresenta il vertice e il cuore del nostro pellegrinaggio. Da metà vangelo in poi Luca ordina tutti i fatti e i detti di Gesù come in una grande salita a Gerusalemme: è il vertice della sua missione.
La città Santa porta in sé tutte le cicatrici di secoli di storia, ed è come il punto di condensazione di tutto il mistero biblico del Dio che pone piede tra gli uomini e da Gerusalemme diffonde la sua presenza e la sua azione. Riandare alla storia e cogliere il senso biblico di Gerusalemme è impegno decisivo prima di giungere al Monte Scopus e da lì salutare la città baciandone il sacro suolo.
Di essa è detto: “Il mondo è come l’occhio: il mare è il bianco, la terra è l’iride. Gerusalemme è la pupilla e l’immagine che in essa si riflette è il Tempio”.
Con quale atteggiamento oggi salire a Gerusalemme?

Si ritorna alle fonti, alle radici: “lì c’è il nostro Dio”, lì è la nostra patria, lì è scritto anche il nostro nome, come proclamiamo con il Salmo 86:

"Il Signore ha fondato Gerusalemme sulla santa montagna;
Egli ama la città di Sion più di tutte le dimore d'Israele.
Città di Dio, ascolta le cose stupende che il Signore dice di te:
"Faccio l'elenco dei popoli che mi conoscono,
tra questi l'Egitto e Babilonia".
Uno dice: "Io sono di Tiro, di Palestina, d'Etiopia";
ma tutti poi dicono di Gerusalemme:
"E' la mia patria", perché tutti sono nati in essa!
Dio stesso, l'Altissimo, l'ha fondata!
Il Signore scriverà nel registro dei popoli:
"Là costui è nato!".
E danzando canteranno: "Sono in te tutte le mie sorgenti".

Gerusalemme è la città che Dio ha costruito. Si oppone a Babele, al tentativo autonomo dell’umanità di “farsi un nome”. La Bibbia ci insegna che esistono due città, Babele e Gerusalemme. Babele è la città che gli uomini costruiscono per se stessi: “Poi dissero: Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra” (Gen 11,4). “Farsi un nome” per gli uomini di ogni Babele, equivale a fissare lo scopo della propria esistenza, scegliere da sé il senso da dare alla propria umanità. Babele è dunque l’immagine di ogni umanesimo fuori della legge di Dio, autosufficiente e che pretende di dare una interpretazione definitiva dell’esistenza umana...
Gerusalemme invece è il laboratorio di quella umanità che impara a “farsi chiamare” da Dio, cioè a ricevere da Lui il senso e il valore della propria esistenza.

“Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore». E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!” (Sal 121).

Grande è la commozione di chi, “salendo” a Gerusalemme, pronuncia le parole del Salmo! Essa è la città di Dio: “...ora mi sono scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio Nome...“ (1Re 8,16); lì sono avvenuti i grandi misteri della nostra salvezza. Si sta anche pochi giorni a Gerusalemme per scoprire che lì Dio è entrato nella nostra storia di uomini, per toccare e vedere i FATTI che hanno determinato un nuovo nostro destino. Beato chi “sosta” meditando a Gerusalemme!

L’esperienza spirituale del “ritornare alle proprie radici”, del “salire alla Casa di Dio”, dello “stare là dove si sono compiuti i nostri destini”, si conclude con il “ripartire per una missione”, come gli apostoli..
Perché a Gerusalemme Dio rivela a ciascuno il proprio “nome”, cioè l’impegno della vita, che deve essere svolto, vissuto, dispiegato nel luogo che Dio a ciascuno ha fissato. Anche Gesù ha detto ai suoi: “...avrete forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (At 1,6).
Bisogna tornare tra gli uomini, affinché Gerusalemme svolga la sua funzione, di essere la città di Dio, la Santa, la Madre alla quale tutti gli uomini tendono e che tutti gli uomini attende.

Gerusalemme oggi

Gerusalemme oggi è una città di non meno di 700 mila abitanti, seminata su dolci colline a 750 mt. sul mare: con clima sempre buono anche d’estate. Il suo cuore è la città vecchia, chiusa dalle mura di Solimano (1537-1542): qui andremo scoprendo la ricchezza della sua memoria per le tre grandi religioni monoteistiche. Gerusalemme è oggi sede del governo di Israele, con il parlamento (Knesset) e i ministeri. E' un cantiere sempre aperto per una costante espansione, strade e quartieri nuovi che dilagano ovunque. Una morsa di cemento la chiude ormai come nuove mura da ogni parte: ad ovest Ramot, a est Adumim, a sud nuovissimi insediamenti la collegano con Betlemme, a nord est città-satellite fino a Ramallah. La parte est è abitata da arabi, e purtroppo è molto trascurata.

Dice un antico Midrash: "Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevuto nove. Dieci porzioni di scienza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevuto nove. Dieci porzioni di sofferenza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevuto nove". Bellezza, scienza e sofferenza sono una miscela che costituisce il fascino di questa città tutta da scoprire, nella sua storia prima, nel suo mistero e dimensione biblico/religiosa, e infine anche nella sua attrattiva turistico/culturale.

Alla fine, come per tutti i suoi visitatori e pellegrini, si dovranno far propri gli accenti nostalgici del Salmo 136:

"Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia".


LA STORIA

Da tremila anni uomini e donne salgono a Gerusalemme. Il suo nome evoca Pace: shalom, salvezza! (cfr. l'episodio di Melchisedech in Gen 14,18-20). E' un augurio e un dono. Ma la città è stata assediata 50 volte, conquistata 26 e distrutta 18 volte.

Già ricordata nel 1900 a.C. come città abitata da Cananei col nome di Hurushalem, Gerusalemme fu conquistata da Aramei, i Gebusei, che la fortificarono includendo la fonte del Ghion; nel 1400 con Tutmosi III cade sotto l'influsso egiziano ed è così ricordata nei testi di El-Amarna. Davide ne fa la capitale del suo regno (anno 1010 a.C.), portandovi l'Arca dell'Alleanza (2Sam 24,16). La città di allora era uno sperone di roccia a picco tra la valle del Cedron e quella parallela del Tyropeion (Ofel); sopra si estendeva il palazzo di Davide, e più sopra, oggi spianata, il tempio di Salomone (959 a.C.). Recenti scavi hanno messo in luce questa "città di Davide" e sono ora visitabili nello sperone che sta davanti al villaggio di Silwan.

Al tempo di Ezechia (sec. VIII) la città si estese al colle occidentale, accogliendo i rifugiati di Samaria nel 722; inoltre si assicurò il rifornimento d'acqua con lo scavo del tunnel di 550 mt. che dalla sorgente del Ghion portava l'acqua alla piscina di Siloe. Subì un lungo assedio da parte degli Assiri nel 701 ma ne scampò miracolosamente. La sua capitolazione e distruzione avvenne invece per opera dei Neobabilonesi, con Nabucodonosor nel 586, quando fu distrutto "il primo Tempio", costruito al tempo di Salomone (Cr 35,9 ss). Solo dopo l’esilio (538) la città si estende anche verso nord (quartiere di Bethesda e Sant'Anna). Viene con Neemia ricostruito il Tempio, chiamato "secondo Tempio" (515) e rifatte le mura solo nel 446. Sotto questo dominio persiano si sviluppa più una autonomia religiosa che politica, e nasce il Giudaismo.

Nel 332 Gerusalemme è occupata da Alessandro Magno, e quindi messa sotto la dominazione dapprima dei Tolomei e poi dei Seleucidi; nel 168 Antioco IV Epifane saccheggia il Tempio e lo profana mettendovi statue di divinità pagane, sottoponendo la città ad una forte pressione culturale greco/pagana. E' la scintilla che fa scoppiare la reazione dei Maccabei. E, in altra forma, quella monastica, la fuga verso Qumran dei "puri", gli Esseni.
Al tempo degli Asmonei (dal 143 con Simone Maccabeo) la città si allarga verso nord-ovest, con le mura che chiudono fuori a ovest il Ghareb, la zona dell'attuale Santo Sepolcro e Calvario. I Romani giungono qui nel 63 con Pompeo. Erode il grande (che governa dal 40 al 4 a.C. per conto e sotto la tutela romana) vi fa poi delle mura nuove, inglobando la città fino alla Gehenna (mura occidentali attuali col suo palazzo a porta di Jaffa).
Tra le opere di Erode in città va ricordata la ristrutturazione-costruzione del grande Tempio, un'opera mastodontica per strutture e bellezza (è ancora chiamato "secondo Tempio"). Così è la città al tempo di Gesù. Dopo Erode governa il figlio Archelao, un incapace, che viene sostituito nel 6 d.C. da un governatore militare romano (tra il 26 e il 36 è Ponzio Pilato). Nel 43 d.C. Erode Agrippa costruisce nuove mura a nord, inglobando il Calvario.

Nel 70 la città è occupata dall'esercito di Vespasiano-Tito; il Tempio viene completamente distrutto. Abbandonata, questa spianata diverrà il luogo sacro dei Musulmani quando giungeranno qui nel VII secolo, facendone il loro centro religioso con le due moschee.
Adriano, visitando Gerusalemme, la volle ristrutturare completamente come città romana, cambiandole il nome in Aelia Capitolina. Nel quartiere ebraico della città vecchia si ritrova ancora parte del "cardo maximus" di quest'epoca. Gli Ebrei si ribellarono con una rivolta guidata da Bar Kokhba (132-135). La reazione romana fu violenta: tutti gli ebrei furono dispersi. Non ritorneranno in pratica nella città vecchia che nel 1967. I Cristiani, già guidati da un vescovo di provenienza pagana, furono risparmiati, pur permanendo fino al IV-V secolo una comunità di tradizione giudeo-cristiana.

Nel 313 Costantino dà libertà alla Chiesa con l'editto di Milano. Nel 325 a Nicea il vescovo Macario convinse Elena, la madre dell'imperatore, a interessarsi della Terra Santa. Gerusalemme rivive e prende il suo volto cristiano, il suo nome, il suo respiro di pellegrini, e la Chiesa può espandersi; si costruiscono le basiliche. Nel V secolo si contavano in Gerusalemme 200 monasteri. Nel 451 il Concilio di Calcedonia eleva a patriarcato autonomo Gerusalemme; Giovenale è il primo patriarca.
Ma la storia prosegue con altre invasioni e altre distruzioni: nel 614 i Persiani che distrussero ogni chiesa e regnarono per 15 anni. L'imperatore Eraclio nel 629 riprende la città e opera una ricostruzione. Nel 638 giungono i Musulmani con Omar: il patriarca Sofronio gli consegna le chiavi del Santo Sepolcro; segue un periodo di pace e tolleranza. In questi anni inizia la costruzione delle Moschee, quasi in contrapposizione a La Mecca e Medina, sviluppando molto l'importanza religiosa di Gerusalemme in tutto il mondo musulmano. Nel 1009 al-Hakem scatena una persecuzione contro i cristiani e distrugge tutte le chiese e il Santo Sepolcro. Fino al 1020, quando alla sua morte succede un periodo di respiro: i cristiani hanno un loro quartiere e costruiscono ospizi, tra i quali quello di Santa Maria Latina da parte degli Amalfitani, da dove nascerà l'ordine Ospitaliero di san Giovanni. Con i Selgiuchidi (1055) riprendono intolleranza e persecuzioni. Nel 1099 vi entrano i Crociati; poi di nuovo gli Arabi nel 1187 con Saladino e i Mamelucchi; i Turchi Ottomani nel 1517, che dapprima ristrutturano la città con grandi opere (le mura di Solimano), ma poi trascurano il paese con una pessima amministrazione; gli Alleati alla fine della prima guerra mondiale si dividono l'impero Ottomano e affidano la Palestina ad un Mandato Britannico (1922). Nel 1948 lo Stato di Israele e nel 1967 la conquista della città vecchia.

Oggi la città è "dichiarata" unilateralmente da parte di Israele "città unica e indivisibile" come capitale dello Stato ebraico (1980). Ma la parte est, abitata dagli Arabi, è richiesta come capitale del futuro Stato Palestinese.
Inoltre si richiede da parte del Vaticano che la "città vecchia" sia internazionalizzata, o per lo meno sotto una qualche forma di controllo internazionale, per dare libertà di culto ai santuari delle tre religioni monoteistiche.

Bibliografia, per saperne di più:
Per una storia di Israele e in particolare di Gerusalemme, con l'occhio alla vicenda dei Luoghi Santi, e i sui risvolti politici:
Paolo Pieraccini, GERUSALEMME, LUOGHI SANTI E COMUNITA' RELIGIOSE NELLA POLITICA INTERNAZIONALE, EDB Bologna.


LA BIBBIA

Quando Davide nell'anno 1010 conquistò la città di Gerusalemme (2Sam 6), vi collocò l’Arca della Alleanza, facendone il centro religioso di tutta la nazione, ereditando le tradizioni religiose delle 12 tribù che avevano avuto fino ad allora il proprio santuario in Silo. Gerusalemme è "la santa DIMORA dell’Altissimo, Dio sta in essa, non potrà vacillare" (Sal 46,5).
Ma più che nel tempio materiale, era nel tempio vivo della Comunità della Alleanza che Dio abitava, nel popolo venuto dalla discendenza davidica: "Qual è il popolo il cui Dio è così vicino?" (Dt 4,7), va ripetendo meravigliato il libro del Deuteronomio. E tutta la vicenda di questo popolo eletto è un intreccio di rapporti sempre più intimi con Jahvè, letti alla fine in un modo ardito in chiave sponsale dal Profetismo: "Nessuno ti chiamerà più ‘Abbandonata’, né la tua terra sarà più detta ‘Devastata’, ma tu sarai chiamata ‘Mio compiacimento’, e la tua terra ‘Sposata’, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Creatore; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te" (Is 62,4-5) .

Ma la vicenda di Israele è solo un momento iniziale di un disegno che Dio prevede e porta avanti a favore di tutti i popoli. Spetta a Isaia proporre.. il sogno universalistico di Dio: "Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti: ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare sui suoi sentieri. Perché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra" (Is 2,2-5).
Nell’educazione robusta di questo Sposo che è Dio nei confronti del suo popolo, la prospettiva non è nazionalista, bensì universale; l'elezione è per la missione, non per un privilegio.
Non avendolo Israele compreso, Dio permette la fine del regno politico, e opera per la ricomposizione di un Resto, legato ad una nuova Alleanza più spirituale e più universale (Ger 31,31-34 ed Ez 36,24-28): "Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo" (Ger 31).
Nella prospettiva messianica Gerusalemme diviene il centro di unità spirituale di tutta l'umanità rinnovata (cfr. Ez 40-46). Scrive ancora Isaia: "Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del suo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore" (Is 60,1-6). (Leggiamo questo brano come prima lettura il giorno dell'Epifania a dirci come i Magi siano il simbolo e la primizia di tutte le genti che accorreranno a riconoscere in Gesù il Messia e quindi a divenire il nuovo popolo di Dio che è la Chiesa).

E il nuovo popolo della "nuova ed eterna Alleanza" finalmente si raccoglie attorno alla nuova 'dimora' di Dio tra gli uomini, Gesù di Nazaret, in quel "Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14), che proprio in Gerusalemme, col dono del suo Spirito, fa convocazione (cioè ékklesìa) di tutti i popoli "nella Gerusalemme di lassù che è libera ed è nostra madre" (Gal 4,26), cioè nella Chiesa, autentica erede delle promesse e benedizioni, nuovo Israele. Dirà la "Lettera agli Ebrei", ai Giudei convertiti alla Chiesa: "Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste" (Eb 12,22).
E’ in questa comunità che Gesù promette presenza definitiva: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20); in particolare, sappiamo, con il Dono del Suo Spirito. Ma assieme dà anche un comando missionario perché ancora il popolo di Dio non si chiuda a tenere per sé l'Alleanza come un privilegio, ma lo diffonda a tutti gli uomini: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni".
E' a questa Gerusalemme-Chiesa allora che il cristiano con fierezza dichiara di appartenere quando ripete il Salmo 86: "Il Signore scriverà nel libro dei popoli: Là costui è nato. E danzando canteranno: Sono in te tutte le mie sorgenti" (6-7). Anche noi, col battesimo, siamo cittadini di questa città ideale che è la nuova famiglia di Dio. "Dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù" (Ef 2,19-20).

Ma è una nuova Gerusalemme, questa della Chiesa, che è appena agli inizi del suo nuovo destino: "come stranieri e pellegrini sopra la terra" aspettiamo "la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso" (Eb 11,10). La comunità cristiana è incamminata verso la sua realizzazione piena che si attuerà quando Cristo ritornerà glorioso, e allora Lui la porterà alla comunione definitiva con Dio.
Oggi è tempo di fidanzamento, nell'attesa e nella fedeltà al Signore che viene. Scrive San Paolo: "Io provo per voi una specie di gelosia divina avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo" (2Cor 11,2). E la Chiesa come una fidanzata aspetta l’incontro definitivo col suo sposo. Così ne parla l'Apocalisse, l'ultimo libro della Bibbia:
"Vidi la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio-con-loro. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno perché le cose di prima sono passate. E colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose.
Poi vidi uno dei sette angeli e mi parlò: Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello. L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli di Israele. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
Non vidi alcun tempio in essa, perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni" (Ap 21,2-25).
"Mi mostrò poi un fiume d'acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dall'Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni.." (Ap 22,1ss).

E’ la trasfigurazione di questa grande città, che tra poco incontriamo, nella nuova città del CIELO definitiva, perenne, piena della ricchezza di Dio, della sua presenza, dell’albero della vita ...della piena comunione con Lui!
Proprio con questo anelito termina la Bibbia: "Lo Spirito e la sposa dicono: 'Vieni!'. E chi ascolta ripeta: 'Vieni!'. Colui che attesta queste cose dice: 'Sì, verrò presto!". Amen. Vieni, Signore Gesù!" (Ap 22,17-20).

Questi capitoli 21 e 22 dell’Apocalisse dovrebbero essere allora il filtro col quale leggere quanto vedremo in questa città. QUI TUTTO E’ SEGNO, tutto è richiamo. Più precisamente, QUI TUTTO E’ MEMORIALE: cioè ricordo del passato, e tipo, anticipo, presagio per il futuro. Ogni cosa diviene sacramento, segno del nostro incontro con Dio, oggi "nella speranza e nel mistero", domani nella pienezza della luce e del possesso eterno!


SALMI

Gli antichi pellegrini medievali si inginocchiavano a pregare quando arrivavano al Monte della gioia (oggi è Nebi Samuel, il colle occidentale) per salutare Gerusalemme. Anche noi, giunti in cima al Monte Scopus, scendiamo a baciare la terra e riconoscere di essere nella fede cittadini di questa città!

"E ora stanno i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme". Finalmente ti vedo grande Città, condensato di storia, crogiuolo di popoli e di religioni, ma soprattutto carica di religiosità e di spiritualità, città della mia fede e della mia storia. Anch’io, come milioni di pellegrini, antichi e nuovi, ora .. sto alle tue porte. Anche di me sta scritto nel registro della tua anagrafe: "Là costui è nato!".

I salmi delle ascensioni o salmi del pellegrino (dal salmo 119 al 134) sono così chiamati perché gli Ebrei in occasione delle feste di Pasqua, Pentecoste, Tabernacoli, salivano a Gerusalemme, situata a notevole altitudine, e pregavano cantando salmi. Anche Gesù pellegrino pregò con queste preghiere.

 

SALMO 124

Ant.: Circonda il tuo popolo, Signore,
da ora e per sempre.

Chi confida nel Signore è come il monte Sion:
non vacillerà, è stabile per sempre.

Gerusalemme: le montagne intorno a lei,
il Signore intorno al suo popolo, da ora e per sempre.
Non starà il bastone degli empi sopra la sorte dei giusti,
perché i giusti non tendano le mani verso l’iniquità.

O Signore, fa’ del bene ai buoni e agli onesti di cuore.
Quelli che piegano per vie tortuose,
falli andare con i colpevoli. Pace su Israele.
Sia gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo:
a chi era, è, e sarà nei secoli il Signore.

Ant.: Circonda...

 

SALMO 120

Ant.: Il mio aiuto è dal Signore
che ha fatto cielo e terra.

Sollevo i miei occhi verso i monti:
di dove viene il mio aiuto?
L’aiuto mi viene dal Signore
che ha fatto cielo e terra.

Non lascia che vacilli il tuo piede,
non sonnecchia il tuo custode.
Ecco, non sonnecchia e non dorme
il custode d’Israele.

Il Signore ti custodisce e ti protegge e sta alla tua destra:
di giorno il sole non ti colpisce, né la luna di notte.

Il Signore ti custodisce da ogni male, custodisce l’anima tua;
custodisce il tuo entrare e il tuo uscire, da ora e per sempre.

Sia gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo:
a chi era, è, e sarà nei secoli il Signore.

Ant.: Il mio aiuto...

 

SALMO 129

Ant.: Spero nel Signore e aspetto sulla sua parola.

Dal profondo grido a te, o Signore: ascolta la mia voce!
Le tue orecchie siano attente alla voce della mia preghiera.

Se tu guardi le colpe, o Signore, chi resisterà?
Ma presso di te è il perdono perché tu sia temuto.

Spero nel Signore, spera l’anima mia,
e aspetto sulla sua parola.
L’anima mia aspetta il Signore, più che le sentinelle il mattino.

Sì, presso il Signore è l’amore, e grande è il riscatto;
egli riscatta Israele da tutte le sue colpe.
Sia gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo:
a chi era, è, e sarà nei secoli il Signore.

Ant.: Spero..

 

Il salmo 121 è l’espressione più sublime dei santi affetti del pellegrino verso Gerusalemme. Lo cantavano i Giudei che dall’esilio di Babilonia e da altre terre straniere venivano alla santa città, immagine della vera Città di Dio, cioè della Chiesa militante e trionfante.
Con questo pensiero il pellegrino cristiano deve dare spirito e vita al suo viaggio a Gerusalemme.

SALMO 121

Ant.: Rallegrati, Gerusalemme:
accogli i tuoi figli
fra le tue mura.

Esultai quando mi dissero:
Andiamo alla casa del Signore!
E ora stanno i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme, riedificata come città ricostruita compatta!
Là sono salite le tribù, le tribù del Signore.

A lodare il nome del Signore, - è precetto in Israele -;
là sono i troni del giudizio, per la casa di Davide.

Chiedete pace per Gerusalemme: sia sicuro chi ti ama,
sia pace nelle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi.

Per amore dei fratelli e dei vicini io dirò: In te sia pace;
per la casa del Signore, nostro Dio, io cerco il tuo bene.

Sia gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo:
a chi era, è, e sarà nei secoli il Signore.

Ant. : Rallegrati...

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