Guida pastorale di Terra Santa nono capitolo


LA VISITA ALLA "CITTA' VECCHIA"



Dentro queste vecchie mura sta tutta la Gerusalemme della storia e della fede; va visitata con la Bibbia in mano!
Ma l’impatto non è facile: v’è tutto il mondo vivace degli arabi e della loro religiosità islamica; v’è il cuore del Giudaismo con le sue forme di separatismo religioso. I segni cristiani ci sono, e documentati e vivi, ma vanno come recuperati dal lungo itinerario di storia che hanno subito. Questo in particolare per il Santo Sepolcro e il Calvario: non è possibile giungervi senza una precisa preparazione storico-archeologica.

Guardando una cartina, la prima osservazione da tener presente è che al tempo di Gesù le mura erano più a sud e includevano il Cenacolo, escludendo il Calvario; le attuali sono spostate più a nord e racchiudono il Calvario e il Santo Sepolcro (questo già dal 44 d.C.).
A ovest e a sud la città è chiusa dalla valle della Geenna; a est dal torrente Cedron; in mezzo vi era una valle, detta dei Formaggiai (Tyropeion), segnata oggi dalla strada che scende a Siloe.

Merita una analisi di dettaglio, secondo questi nuclei: il Sion cristiano, attorno al Cenacolo (parte sud ovest fuori le mura attuali); l’antico Sion e la spianata del tempio con le moschee e il "muro del pianto" (parte sud est); il monte degli Ulivi da Betfage al Getsemani; la Via dolorosa e il Santo Sepolcro.

Oggi otto porte immettono nella città (la porta Bella è murata): a nord quelle di Erode, Damasco e Nuova; a ovest quella di Giaffa; a sud quelle di Sion e dei Magrebini; a est quella "Bella" e di S. Stefano (o dei Leoni). Ancor oggi l’interno delle mura è diviso in quartieri a taglio religioso: l’ebraico (tutto rinnovato e urbanisticamente esemplare), attorno al "Muro del Pianto"; il musulmano col dedalo del suk; il cristiano attorno alla basilica del Santo Sepolcro e al campanile di San Salvatore; l’armeno con al centro la chiesa-convento di San Giacomo, a nord ovest sotto la Cittadella.

Sguardo sul Cedron
e la "città di Davide"

Dal balcone panoramico al "Gallicantu" si può vedere bene la geografia dell'antica Gerusalemme: la "Città di Davide" (conquistata nell'anno 1010 a.C.) era semplicemente lo sperone che dalla parete sud della attuale spianata del tempio scendeva a triangolo tra la valle del Cedron e la strada che si vede scendere dalla porta dei Magrebini fino alla piscina di Siloe (allora valle del Tyropeion).

Davide comperò poi l' "aia di Arauna" appena sopra, dove poi Salomone costruì il primo tempio. La valle del Cedron divide il Monte del Tempio dal Monte degli Ulivi a est (ai piedi del quale si trova il Getsemani), che si prolunga con il villaggio di Silwan; il torrente Cedron, incontratosi con la valle della Gehenna, scende poi per il deserto fino al Mar Morto. Solo dopo la distruzione di Samaria (722 a.C.) la città si sviluppò a ovest con i quartieri che ora sono dentro le mura di Solimano.


La piscina di Siloe

Dalla fonte del Gihon nella Valle del Cedron un tunnel di 530 mt. porta l’acqua sorgiva fino alla piscina: è opera del re Ezechia (716-687), come è detto in 2Re 20,20. Isaia ebbe a rimproverare il troppo orgoglio per quest’opera di rara ingegneria: Is 22,9-11.
Anche se un po’ deludente, vale la pena di scendere a SILOE alla piscina dell’INVIATO, cioè Cristo Luce, e lì lavarsi gli occhi e pregare: Signore, fa' che i miei occhi vedano la Tua luce! E’ la grande pagina di Gv 9, drammatica e vivace nel contrasto tra il cieco nato che crede e i superbi giudei che non credono in Gesù.
Gesto attualizzato oggi dal nostro Battesimo: quell’acqua ci fa vedere, con gli occhi della fede, anche oggi. I sapienti maestri del nostro mondo non credono alla luce di Gesù; son convinti di vederci già bene con la sapienza di questo mondo. Noi chiediamo con umiltà al Signore di lasciarci "illuminare" dalla fede e di credere con docilità ai gesti della Chiesa, che sono i sacramenti: "Sono andato, mi sono lavato, e ora ci vedo".

Il cenacolo

Il Cenacolo è il cuore della religione cristiana: qui avvennero le cose più grandi: l’istituzione dell’EUCARISTIA, del Sacerdozio e il comando della carità con la lavanda dei piedi; Giovanni ambientò qui le parole più care e profonde di Gesù come suo testamento e la preghiera sacerdotale (capp. 15-17); qui apparve per la prima volta Gesù RISORTO la sera di Pasqua; qui avvenne l’effusione dello SPIRITO SANTO a Pentecoste, inizio della Chiesa.
Ebbene, questo luogo così caro e santo, non è luogo di culto cristiano. Sorge sopra un luogo di venerazione ebraico, e quindi è proibita ogni celebrazione.
Ciò nonostante la visita deve essere intensa. Paolo VI si inginocchiò qui a pregare a lungo. Facciamolo anche noi, silenziosamente!

LA STORIA

Il colle di Sion è quello su cui era costruito il Tempio di Gerusalemme, il cuore politico-religioso dell’Ebraismo.
Nel Nuovo Testamento i cristiani si ritennero il vero e nuovo Israele, e quindi chiamarono SION il colle occidentale dove attorno al Cenacolo si era attestato il primo nucleo di Giudeo-cristiani.
Sant'Epifanio testimonia che alla distruzione del 135 era rimasta solo una chiesa-sinagoga, proprio qui, come antica "casa" degli Apostoli (cfr. At 12,12-13). Sembra sia da identificare con le mura dell’attuale "tomba di Davide", sotto il Cenacolo.
La prima basilica nel IV secolo, costruita dal vescovo Giovanni (386-415), si chiamò la SANTA SION, fu distrutta dai Persiani nel 614. Ricostruita da Modesto e poi distrutta dai musulmani, all'arrivo dei Crociati si fece una poderosa basilica, chiamata "Madre di tutte le chiese", a tre navate (in quella a nord c'era il ricordo della morte di Maria; da quella a sud si saliva alla sala superiore del Cenacolo).
Dopo la partenza dei Crociati, affidato a Siriani, il Cenacolo subì abbandono e rovina. Nel 1335 i Francescani - per l'intervento di Roberto d'Angiò - costruirono qui il loro primo convento di Terra Santa. Nel 1551 furono cacciati ed espropriati dai Musulmani, e da allora questo luogo del "Cenacolo" non è più luogo di culto. Recentemente i Francescani sono riusciti ad avere un conventino vicino "al Cenacolo", ed è il luogo ove ancor oggi si può celebrare la messa.

La visita al Cenacolo è tra le più desolanti: la "sala al piano superiore" dove Gesù fece l’ultima cena coi suoi è il luogo più abbandonato di tutta la Terra Santa. E’ ora una antica sala ristrutturata dai Francescani nel sec. XIV in stile gotico, adibita più tardi ad uso moschea tanto che vi è conservato ancora un mihrab che segnala la direzione della Mecca. Recentemente si sono fatti restauri, ma fino a poco fa era bersaglio dei sassi e del disprezzo di fanatici ebrei...!

L’unico segno cristiano rimasto è un CAPITELLO crociato nell’angolo nordovest: rappresenta un PELLICANO, simbolo cristiano per indicare il sacrificio di Cristo; è nella tradizione popolare la credenza che questo uccello per nutrire i suoi piccoli si scavi dentro il proprio petto fino a consumarsi per loro...!

 

Luca 22,7-20
Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare”. Gli chiesero: “Dove vuoi che la prepariamo?”. Ed egli rispose: “Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate”. Essi andarono e trovarono tutto come aveva loro detto e prepararono la Pasqua.
Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”.
Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

 


Meditazione al Cenacolo

L'Eucaristia si racchiude tutta nel segno conviviale, in un pane da condividere, caricato della presenza di Cristo che rinnova l'Alleanza col suo popolo. E proprio l’immagine della tavola familiare ci introduce molto innanzi nella comprensione del disegno di salvezza. Si potrebbe pensare come a tre tavole, o a tre momenti di questa convocazione e invito a cena con Dio.

1. In quella realtà misteriosa e viva che è il nostro Dio definito come Amore, un giorno si tenne consiglio di famiglia, lì in casa Trinità, e si decise: "Aggiungi un posto a tavola...!", e si creò l’uomo. "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" (Ef 1,4-5). Questo appunto è il progetto di Dio: "che gli uomini abbiano accesso al Padre e siano resi partecipi della divina natura" (DV 2). Divengano cioè membri di famiglia, figli ed eredi di casa Trinità. "A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12).
E' il grande sogno di Dio sull'uomo: fare di tutti una sola famiglia, una cosa sola col Padre, nel Figlio, per l'azione dello Spirito santo. Quasi un dilatarsi del Figlio in altri figli, da che lui da Unigenito è divenuto primogenito di molti fratelli. Lo ha dichiarato Gesù quella stessa sera nel Cenacolo: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (Gv 17,21). Uno con le Tre Persone divine. E' la nostra identità e il nostro destino irrinunciabili: a questo "siamo stati predestinati", cioè strutturati. Non è sbagliato il desiderio di essere come Dio, perché esprime una esigenza connaturata in noi.

2. Gesù disse ancora nell’ultima cena: "Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio" (Mt 26,29). Ha precisato l'invito: adesso qui, la prossima volta a casa mia, in Casa Trinità appunto. Per questo ripeteva: "E’ meglio per voi che io me ne vada. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io" (Gv 14,2-4).
Tutta la sua predicazione fu un illustrare quel posto che ci aspetta, usando le immagini più efficaci: quella del banchetto di nozze del figlio del re (cfr. Mt 22,1-13), quella d'un lauto banchetto e d'una grande festa fatta per il ritorno a casa del figlio perduto (cfr. Lc 15,11-32), quella infine - è l’immagine più commovente uscita dal cuore di Gesù per parlarci del paradiso - che è in Lc 12,37: "Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli". Fantastico, vero!.... essere a cena da Dio, e Lui nostro inserviente! Sarà così contento di averci a casa sua che farà Lui gli onori di casa e ci farà da cameriere...! Gesto che proprio qui nel Cenacolo Geù ha voluto anticipare lavando i piedi agli apostoli.

3. Volendo invitare e preparare l’uomo a quel banchetto definitivo del Regno dei cieli Dio ha come voluto seminare lungo la storia degli appuntamenti a cena con Lui: dal banchetto della pasqua dell’Esodo per sancire la prima Alleanza, alla pasqua ebraica annuale per rinnovare quella medesima Alleanza, fino al banchetto della Nuova ed Eterna Alleanza, la Cena Eucaristica di cui Gesù ci ha comandato: "Fate questo in memoria di me”. Capita a Dio quel che capita a noi, di voler essere a tavola con commensali conosciuti e amici. Ecco: perché noi alla fine possiamo essere suoi commensali conosciuti e consueti, Dio ci vuole oggi spesso suoi commensali a questo banchetto eucaristico, anticipo e caparra dell'eredità eterna.
Così che alla fine - come dice l’orazione per il funerale di un cristiano -: "dopo esserci nutriti di questo cibo di immortalità, fa', o Signore, che ci sediamo al tuo banchetto eterno imbandito nei cieli". "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54).

"Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, CENERO’ con lui ed egli con me" (Ap 3,20). Si tratta oggi di non essere così sciocchi da snobbare questi inviti a cena (come rievoca la parabola di Lc 14,15-24, gli invitati al grande banchetto che rifiutano l'invito con varie scuse: il campo, cinque paia di buoi, la moglie nuova...!); se lo incontriamo oggi come salvatore e amico ce l'avremo domani come giudice benigno.

La lavanda dei piedi

Giovanni 13,1-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete mondi”.
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

Un amore di misericordia

"Proprio nella notte in cui venne tradito...", dice il testo di Paolo nel racconto dell'Ultima Cena (1Cor 11,23-29). Al dono e alla intimità di Gesù corrisponde il tradimento dei discepoli. Giuda è l’altra faccia di questa notte della Cena ("E uscì che era notte...") e dell’arresto di Gesù.
Ma dietro a Giuda si snoda una lunga sequela di traditori e nemici. Anzitutto i capi e tutta la gente che condanna Gesù. Questa gente che misconosce i miracoli di Gesù e sceglie Barabba. Poi gli stessi Apostoli che dormono nel Getsemani, che fuggono alla sua cattura, che lo rinnegano in Pietro. Fino a quel bacio di Giuda ...! E poi l’umanità tutta e ciascuno di noi cui il sacrificio di Cristo è destinato per redenzione. Tutto un mondo di personali e collettivi tradimenti e infedeltà a Dio che in questo luogo particolarmente vengono messi a confronto e bruciati dall’amore di Cristo. Proprio qui si mostra come Dio abbia scelto più che un amore di benevolenza, un amore... di misericordia, un amore che "vince il male col bene".
Per questo l’atteggiamento del pentimento e del perdono qui è d’obbligo. E' bella cosa in un viaggio in Terra Santa arrivare anche ad una Confessione e Comunione...: ci si abbandona totalmente a quel Cristo che si incontra nella fede! Qui, al Cenacolino, vi è sempre un Padre Francescano a disposizione per vivere bene questo momento personale di ritorno a Dio col sacramento della Riconciliazione.

La Pentecoste, nascita della Chiesa

Nella "sala al piano superiore" Gesù apparve vivo la sera di Pasqua effondendo il suo Spirito sugli Apostoli: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20,21-24). Otto giorni dopo ritornò per incontrare Tomaso, il quale professò: "Mio Signore e mio Dio"!
Qui raccolta la Chiesa dopo l'ascensione attese l'effusione dello Spirito promesso: "Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo" (At 1,13).

Attorno a Pietro la Chiesa scelse il successore di Giuda per integrare il numero 12 degli Apostoli (prolungamento e compimento delle dodici tribù di Israele): At 1,15-25.
Raccolta al Cenacolo, il giorno di Pentecoste, tutta la Chiesa ricevette lo Spirito; e partì l'avventura dell'annuncio del vangelo "fino agli estremi confini della terra".

 

Atti 2,1-11
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbattè gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».

 

Il ricordo di Maria

"Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di Lui" (At 1,14).

Nel Cenacolo non può mancare il ricordo di Maria, che dopo aver generato a Betlemme il corpo fisico di Gesù, qui nel Cenacolo genera il corpo mistico di Cristo, la Chiesa.

A fianco del Cenacolo vi è una grande basilica dei Benedettini tedeschi di Beuron (specialisti in mosaico), inaugurata nel 1910 a ricordo forse d’una abitazione di Maria a Gerusalemme e della sua "dormizione", cioè della sua morte qui, come è attestato dal patriarca Sofronio all'inizio del VII secolo.

"Che tutti siano una cosa sola!"

Mai come a Gerusalemme si sente forte la sofferenza per la divisione tra i cristiani. Al Cenacolo Gesù pregò per l'unità della sua Chiesa, fu il suo testamento:

Gv 15,1-8
Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Giovanni 17,15-26
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.
Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.

“Prima che il gallo canti…”

Una reliquia della Passione di Gesù è qui al GALLICANTU: una scalinata di pietre di epoca romana, ben conservata, collegava il Cenacolo alla valle del Cedron e quindi al Getsemani. Gesù vi è passato quella notte del giovedì santo scendendo al Getsemani e vi è ritornato legato al Palazzo di Caifa che stava qui su questa collina occidentale della vecchia Gerusalemme. Già dal IV secolo (come ricorda il Pellegrino di Bordeaux del 333) nell'area tra il Cenacolo e la porta di Sion si ricordava la Casa di Caifa, ed effettivamente si trovano resti di chiese bizantina e crociata; ora il sito è nella proprietà degli Armeni, nella chiesa di san Salvatore. Inoltre proprio questa collina occidentale era la residenza delle famiglie più ricche, (.. più sotto, entro il nuovo quartiere ebraico, si è trovata una ricca abitazione privata, certamente di epoca erodiana, e altre abitazioni sacerdotali, con molti bagni rituali). Comunque dall'epoca bizantina su questa collina sudovest è il ricordo delle abitazioni di Anna e Caifa.
Scavi recenti eseguiti sotto la chiesa del "Gallicantu", più sotto, entro la proprietà dei pp. Assunzionisti francesi, hanno messo in luce pozzi, cisterne usate come celle per prigionieri, con ceppi per legarvi i condannati alla flagellazione; il tutto segnato da croci bizantine. Anche qui si parla di un monastero bizantino e dal sec. XII si ricorda il pianto di Pietro. Potrebbe essere anche questo il palazzo di Caifa, come più sopra si è indicato per secoli la casa del sommo sacerdote Anna. Qui Gesù ha subito il primo processo e ... il tradimento di Pietro.

Giovanni 18,12-27
Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E‘ meglio che un uomo solo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.

Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Luca 61-71; 23,1-2
Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui.
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Gesù rispose: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio». Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono». Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca». Tutta l’assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re».

Fermiamoci in silenzio a meditare sopra questa scala che ha visto l’agonia di Gesù. Pensiamo a Pietro...; dopo il tradimento qui Pietro incontrò lo sguardo di Gesù: e ... "uscito fuori, pianse amaramente". Fu questo sguardo di perdono a cambiargli il cuore; mentre Giuda... per non aver voluto accogliere il perdono di Cristo... andò ad impiccarsi! Proprio qui, su questa scala di sassi dove ora noi siamo seduti, Pietro capì, al canto del gallo, tutta la misericordia di Dio. Il pentimento è la prima condizione per la salvezza!

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